Una sorpresa inaspettata dall’ex

«Una sorpresa» dallex

Matteo, aspetta! gridava Federica dalla finestra aperta.

Ma lui, ormai, non la sentiva più.

Era già salito in macchina e stava accendendo il motore. Federica allora afferrò il cellulare e corse fuori dalla porta.

Scendendo trafelata dai quattro piani di scale, continuava a comporre il suo numero, sperando che rispondesse. Ma anche al telefono, Matteo non accettava le sue chiamate.

Federica aveva un unico pensiero fisso: Devo assolutamente fare in tempo!

Il cielo, forse, ascoltò la sua preghiera. Appena uscita come un turbine sulla strada, trovò Matteo ancora fermo, intento a far scaldare il motore.

Visto che lei usciva senza giacca in pieno inverno, lui abbassò il finestrino, stupito: Coshai? Sei pallida come un fantasma!

Sotto la tua macchina cè balbettò Federica, senza fiato.

Era talmente agitata che non riusciva a spiegarsi. Invece, si inginocchiò subito per terra, infilandosi sotto lauto, senza curarsi della neve sporca che le inzuppava i jeans.

Quando ne uscì, stringeva tra le braccia un gatto magro, spelacchiato, tremolante. Matteo la guardava stordito.

Fede, ma che stai facendo? Ti pare il momento di fare queste scene? Ho già fatto tardi per il lavoro!

Cera un gatto sotto la tua macchina, lho visto dalla finestra! Avevo paura che partissi e

Un gatto? sbuffò Matteo ironico. E allora? Tutta questa scenata per un gatto randagio? Ma dai

Perché, scusa, non hanno forse il diritto di vivere anche loro? replicò Federica, indispettita.

Se quel gatto ci teneva a vivere, non si cacciava sotto una macchina. E poi, appena senti il motore, i gatti scappano. Quindi ti agiti per niente

Guarda che non avrebbe potuto scappare Guarda come sta male. Non ha nemmeno la forza di miagolare!

Va bene, Fede hai salvato il gatto, complimenti. Quando torni su, prendi una caramella dalla ciotola e fai un post sui social. Io devo andare davvero, ci vediamo stasera.

Federica, con il gatto stretto forte, osservava la macchina mentre si allontanava. Non riusciva a capire come Matteo, così gentile allinizio, fosse diventato così freddo.

Abbassò lo sguardo sul gatto: era esausto, quasi non la guardava. Ma nei suoi occhi vide gratitudine. Sì, decisamente: gratitudine.

Rientrata, si vestì, raccolse qualche euro e chiamò un taxi.

Dove si va? salutò il tassista con un sorriso quando Federica salì sul sedile posteriore.

Glielho detto al telefono: ho bisogno della clinica veterinaria. Più in fretta possibile, per favore.

Veterinario, giusto! Scusi, mi era sfuggito. Cosha il gatto? chiese dal retrovisore.

Sta male. Ha bisogno daiuto.

Ho capito, non faccio domande. Conosco una clinica ottima, posso portarla lì, se le va bene.

La migliore possibile.

Allora è deciso, annuì lui, lì sono maghi, rimettono in piedi qualsiasi animale.

Quindici minuti dopo, Federica era seduta nella sala dattesa piena di gente, tutti con animali, tutti pieni di timore e speranza.

Il suo cosha? domandò una signora anziana con un cagnolino in braccio.

Non so ancora Lho trovato stamattina sotto una macchina. Credo abbia passato la notte lì, al freddo

Al freddo? rabbrividì la signora. Senta, noi siamo qui solo per un controllo. Vada prima lei. Il suo è più urgente.

Davvero? Grazie mille

Ci mancherebbe, siamo tutti umani, no?

Finalmente Federica si sedette di fronte al veterinario. Mentre lui visitava il gatto, lei si tormentava tra ansia e preoccupazione.

Il medico spiegò che servivano analisi e bisognava aspettare.

Durante lattesa, Matteo continuava a chiamare, ma Federica ignorava le sue chiamate: non voleva pensare a lui, solo al gatto.

Senta, disse infine il veterinario, lha trovato in strada, vero?

Sì, sotto una macchina Non so da quanto fosse lì.

Segni di congelamento ce ne sono. Ma è il meno. Ha molti altri problemi, il percorso sarà lungo e costoso. Se se la sente, bene. Altrimenti, bisognerà trovargli qualcun altro che se ne occupi.

Federica, già pronta a prendersi cura del micio, non aveva però messo in conto cure lunghe e costose.

Guardò negli occhi il gatto. Lui non chiedeva niente, restava dignitoso: Se non puoi, capirò. Lei comprese subito.

Certo che sono pronta! Farò tutto il necessario, anche per tutta la vita.

Va bene, sorrise il veterinario. Ora resterà da noi per due settimane, poi le spiego come continuare le cure a casa.

Grazie davvero, gli rispose quasi in lacrime.

No, grazie a lei. Persone così se ne trovano poche oggi.

Federica accarezzò affettuosamente il gatto e gli promise che sarebbe tornata a riprenderlo.

E lui, raccogliendo tutte le forze, le regalò un debole miagolio di saluto.

Federica tornò a casa la sera, distrutta. Voleva solo buttarsi a letto: il giorno dopo laspettava il lavoro. Ma i suoi piani furono scombussolati. Ad aspettarla, arrabbiatissimo, cera Matteo.

Federica! Dove sei stata? Ti ho chiamato mille volte! Cosè questa storia?

Scusa, Matteo. Giornata pesante sospirò Federica, mentre sistemava il disordine lasciato da lui nellingresso.

Pesante? Eppure oggi non lavoravi nemmeno Coshai mai fatto per essere così stanca?

Ho passato la giornata dal veterinario col gatto che ho salvato stamattina.

Sempre quel gatto?! Ma davvero?

Sì, quello sotto la tua macchina. Sono esausta Parliamo domani?

No, aspetta! Vuoi dirmi che ti sei fatta tutta la giornata correndo dietro a un randagio? Ma dai!

Non importa se è randagio o meno, reagì Federica, esasperata. Aveva bisogno daiuto. Altrimenti sarebbe morto

E io? Io muoio di fame! Torno a casa, non trovo né te né niente da mangiare.

Matteo, non sei un bambino. In freezer trovi dei tortellini. Potevi prepararli Lo so che ti piace mangiare altro, ma se ti sentivi morire

I tortellini? Ma non sono mica un barbone! E poi io, a differenza tua, ho lavorato tutto il giorno. Pure devo pure cucinarmi da solo?

Nonostante la stanchezza, Federica cucinò la cena per Matteo, esattamente come piaceva a lui.

Non la meritava certo quella cena, ma Federica preferì evitare altre discussioni. Matteo, ovviamente, non la ringraziò nemmeno.

Due settimane dopo, Federica finalmente riportò il gatto a casa.

Aveva già comprato ogni cosa per lui, senza dire nulla a Matteo, per non agitare le acque prima del tempo.

In realtà, non sapeva come spiegare a Matteo che il gatto sarebbe rimasto con loro. Però, tutto sommato, lappartamento era suo, e Matteo non era suo marito né pareva che volesse diventarlo.

Ma Matteo non prese affatto bene la questione: appena vide il gatto, fece una scenata terribile.

Tu hai portato quel randagio nella MIA casa? Ma ci sei o ci fai? Sei sicura di star bene, dopo stamattina che ti sei ficcata sotto la macchina?

Basta, calmati, Matteo. Ho salvato questo gatto, ora è mia responsabilità.

E quanto hai speso per curarlo, eh? E quanto spenderai ancora?

Sono soldi miei, Matteo. Come li spendo, non sono affari tuoi. Anche perché tu a casa porti poco o nulla e sei sempre pronto a sbafare

Sai bene che la macchina ha bisogno di manutenzione. E poi di problemi ne ho anchio al lavoro! Comunque ora si parla di questo coso!

Si chiama Orlando.

Gli hai pure dato un nome? Sei fuori! Dovresti farti vedere da uno bravo!

Quella notte, Federica dormì in unaltra stanza. Finalmente ebbe il tempo di riflettere.

Convivevano da quasi un anno, ma i problemi con Matteo erano diventati frequenti; ormai lui sembrava prepotente, offensivo, urlava spesso Segno che la relazione non andava più bene. Eppure, Federica decise di dargli ancora una possibilità.

Tutti hanno diritto a unultima occasione. Ma non tutti ne approfittano

Purtroppo Matteo sprecò anche quella. Continuava a urlare di continuo per via del gatto, diceva che il suo posto era per strada. Federica ascoltava, tirava conclusioni. E una sera, decisa, disse:

Matteo, non ti amo più. E nemmeno tu ami me. Meglio smetterla di farci del male, no?

Ma che significa?

Domani ti prego di portare via le tue cose e lasciare la mia casa. Sono stufa delle tue scenate. Voglio pace.

Cioè tu porti un gatto in casa senza dirmi niente, e io sono quello che crea casino? Ma sentirti parlare mi fa impazzire!

Se non accetti che Orlando viva qui, rispose Federica pacata, allora è meglio che ognuno segua la sua strada. Magari troverai una ragazza a cui i gatti non piacciono. O, meglio ancora, comprati tu una casa e fai le regole che vuoi.

Il giorno dopo Federica aveva il giorno libero. Meglio occasione per chiudere, non cera.

Matteo cercò di rimediare, ma ogni volta che sentiva nominare il gatto, perdeva il controllo. Federica era certa di fare la cosa giusta: di felicità, con lui, non ce ne sarebbe stata.

Matteo iniziò a raccogliere le sue cose verso mezzogiorno, tergiversando il più possibile, forse sperando in un suo ripensamento.

Federica stava bevendo il tè quando la sua capa la chiamò durgenza al lavoro:

Federica, tesoro, so che avevi chiesto il giorno libero, ma senza di te siamo nei guai.

Capisco, ma proprio oggi uscì in corridoio guardando Matteo che riempiva la borsa con rabbia.

Gli ricordò di lasciare le chiavi nella buca delle lettere. Lui annuì secco, lanciandole un ultimo sguardo di astio.

Al lavoro, non la trattennero a lungo. Quarantacinque minuti dopo, chiese un taxi.

Come sta il suo gatto? le chiese il tassista, la stessa persona che aveva già avuto modo di aiutarla.

Federica rimase stupita: lo riconobbe.

Grazie, ora sta meglio. Per favore, mi porti a casa veloce, è urgente.

Certo, sorrise lui.

Arrivata al portone, guardò subito nella cassetta delle lettere: niente chiavi, e nemmeno lauto di Matteo in giro.

Vorrà dire che non è ancora andato via pensò Federica.

Ma appena aprì la porta di casa, vide che Matteo aveva già portato via tutto: valigia, computer, persino gli attrezzi dal balcone.

Avevo solo chiesto di lasciare le chiavi nella buca. Dovrò cambiare la serratura

Poi entrò in camera. E lì, rimase pietrificata.

Orlando non era sul letto. E nemmeno la sua cuccetta. Iniziò a chiamarlo, correva per la casa disperata. Niente. Matteo aveva preso il gatto. Ma perché?

Matteo! Ma sei impazzito? Dove hai portato Orlando? gridava Federica, finalmente riuscendo a trovarlo al telefono.

Sorpresa, sorpresa! Un regalo per te, Federica! Se torni da me in ginocchio, magari te lo rido

Ma almeno renditi conto di quello che fai! Orlando ha una dieta speciale, ha bisogno di cure!

Ma Matteo aveva già chiuso la chiamata.

E adesso dove lo trovo? piangeva Federica, accovacciata sul pavimento. Doveva cercarlo ma non sapeva da dove iniziare.

Sapeva solo che Matteo veniva da unaltra città, della quale non le aveva mai parlato. Prometteva di portarla lì, non laveva mai fatto.

Federica non chiuse occhio fino al mattino. Poi si precipitò al lavoro di Matteo, ma lì le dissero che aveva preso dei giorni di permesso.

Raccontò sommariamente la storia al suo capo, che le promise di avvisarla appena Matteo fosse tornato. Chiamò ancora Matteo, ma il telefono era spento.

Vuole che la accompagni? sentì una voce accanto. Era il tassista, lo stesso di sempre.

Sì, grazie, portami a casa

Non aveva più forze, non sapeva che fare.

Sali, disse lui.

Mentre tornavano, ricevette una chiamata da un numero sconosciuto.

Pronto, chi parla?

Federica? una voce femminile.

Sì, sono io. Chi è?

Ecco ieri sera il suo ragazzo, Matteo, è venuto a casa nostra. Conosce mio marito, lavorano assieme. Si è trattenuto qui per dormire e aveva con sé un gatto.

Orlando? Era con lui?

Sì. Ecco il motivo della telefonata. Mi dispiace dirlo, ma Matteo ha bevuto molto ieri, si vantava che col gatto avrebbe fatto tornare lei. Ma il gatto poverino, è sempre raggomitolato, sembra stare davvero male. Miagola, si vede che le manca molto.

Mi raccomando, non dategli nulla: deve seguire una dieta precisa. Non può mangiare di tutto.

Ho provato, ma non voleva mangiare. Le dico la verità: mio marito è fuori, e Matteo è uscito un momento. Forse al bar. Se vuole, venga subito a prenderlo. Gli animali non devono soffrire per colpa degli umani.

Arrivo subito, mi dia lindirizzo!

Federica spiegò al tassista, che ascoltò in silenzio, annuendo serio.

Guidò come un razzo, tagliando il traffico con maestria. Giunta a destinazione, Federica volò letteralmente su per la scala, bussò alla porta e, ricevuta la cuccetta con il gatto, ringraziò col cuore chi laveva aiutata.

Nel taxi, finalmente, poté tirare il fiato mentre il casermone dove Matteo aveva tenuto prigioniero Orlando spariva dietro la curva.

Federica pianse a dirotto per la gentilezza ricevuta: la nonna alla clinica, il tassista che era sempre lì, la donna che aveva chiamato da perfetta sconosciuta Finché esisteranno persone così, il bene vincerà sempre sul male.

Vuole che resti io con lei, nel caso il suo ex si faccia vivo? le chiese il tassista.

Sì, grazie! rispose Federica con gratitudine.

Nello stesso giorno chiamò un fabbro per cambiare la serratura. Nel frattempo, Vittorio il tassista rimase accanto, coccolando Orlando che, rilassato in braccio, si lasciava andare a un dolce ronfare.

Federica fu profondamente riconoscente a Vittorio, per tutto. E così questa storia si concluse.

Non serve aggiungere che, col tempo, il rapporto tra Federica e Vittorio sbocciò nellamore.

Quanto a Matteo, val la pena spendere ancora qualche parola.

Lo cacciarono dalla casa degli amici quella stessa sera. Il marito della donna, sentite le urla, lo prese letteralmente a calci, regalandogli pure un occhio nero.

Al lavoro, la mattina seguente, il capo gli intimò di dimettersi.

Ma perché? protestò Matteo.

Perché sì, fu la gelida risposta. Fai meno domande e vedi di andare.

Così Matteo dovette tornare nella sua città, senza amici né amore.

Perché chi si comporta male con gli animali ma soprattutto con le persone alla fine trova solo solitudine.

La gentilezza, invece, costruisce la vera felicità.

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Una sorpresa inaspettata dall’ex
SENZA CUORE… Claudia Vasillievna è tornata a casa dopo essere stata dal parrucchiere, una sua piccola abitudine nonostante abbia appena compiuto 68 anni. Si prendeva cura di sé, testa, unghie, tutto ciò che le trasmetteva buon umore e vitalità. — Claudietta, poco fa ti ha cercata una parente. Ho detto che saresti arrivata più tardi. Ha promesso che tornerà, — le annuncia il marito Yuri. — Che parente? Non mi è rimasto nessuno. Qualcuno di lontanissimo… vorrà sicuramente chiedere qualcosa. Dovevi dirle che ero partita all’altro capo del mondo, — risponde seccata Claudia. — Ma dai! Perché mentire? Secondo me è davvero della tua famiglia: alta, distinta, ricorda tua madre, Dio l’abbia in gloria. Non mi pare sia venuta a chiederti qualcosa. È una signora raffinata, vestita con gusto, — cerca di rassicurarla Yuri. Dopo circa quaranta minuti la parente suona alla porta. Claudia la fa entrare personalmente. In effetti assomiglia molto alla madre defunta e sfoggia un look elegante: cappotto costoso, stivali, guanti, orecchini con minuscoli brillanti; in queste cose Claudia aveva occhio. Claudia invita la donna alla tavola già apparecchiata. — Allora, se siamo parenti, conosciamoci: io sono Claudia, niente formalità. Vedo che siamo quasi coetanee. Lui è mio marito Yuri. Tu da che ramo di famiglia arrivi? — chiede la padrona di casa. La donna esita un momento, si fa persino rossa: — Sono Galina… Galina Vladimirovna. In realtà abbiamo poca differenza d’età; io ho compiuto 50 anni il 12 giugno. Quel giorno non ti dice nulla? — Claudia impallidisce. — Vedo che hai capito. Sì, sono tua figlia. Ma non ti preoccupare, non voglio niente da te. Ho solo voluto vedere mia madre, la vera. Ho vissuto tutta la vita senza sapere nulla. Non riuscivo mai a capire perché mia mamma non mi amasse. Tra l’altro lei è morta da otto anni. Perché solo papà mi ha sempre amato? Papà è mancato proprio due mesi fa. Solo all’ultimo mi ha raccontato di te. Ti ha chiesto di perdonarlo, se puoi, — racconta emozionata Galina. — Ma che dici? Hai una figlia? — chiede Yuri sbalordito da quella rivelazione. — Pare di sì. Ti spiegherò tutto più tardi, — risponde Claudia. — Quindi sei mia figlia? Bene! Se vuoi vedere, hai visto. Se credi che mi metterò a chiedere scusa, a pentirmi, ti sbagli: non lo farò. Non è colpa mia, — risponde tagliente, — Spero che papà ti abbia raccontato tutto. Se credi di risvegliare in me sentimenti materni, anche qui ti sbagli, nemmeno un briciolo! Scusa. — — Posso venire ancora a trovarti? Vivo qui vicino, in periferia. Abbiamo una casa grande su due piani, venite con Yuri da noi. Ti ho portato le foto di tuo nipote e della pronipote, magari ti fa piacere guardarle? — chiede timidamente Galina. — No. Non voglio. Non venire più. Dimenticami. Addio, — risponde fredda Claudia. Yuri chiamò un taxi a Galina e la accompagnò. Quando tornò, Claudia aveva già sparecchiato e seguiva serenamente la TV. — Hai una tempra da generale! Dovresti guidare degli eserciti. Non hai proprio nessun cuore? Lo sospettavo che fossi senza pietà, però fino a questo punto non pensavo, — dice Yuri. — Ci siamo conosciuti quando avevo 28 anni, vero? Sappi che il mio cuore me lo hanno tolto e calpestato molto prima. Sono una ragazza di paese, ho sempre sognato la città. Studiavo per questo, l’unica della mia classe ad andare all’università. A 17 anni ho conosciuto Volodia. Lo amavo follemente. Era più grande di quasi dodici anni, ma non mi importava. Dopo una vita povera, vivere in città per me era un sogno. La borsa di studio non bastava mai. Mangiavo poco, quindi accettavo felice ogni invito di lui al caffè, a prendere un gelato. Non mi aveva mai promesso nulla, ma ero certa che mi avrebbe sposata. Una sera mi invita nella sua casa di campagna. Non ho esitato. Dopo, sono seguite tante altre volte. Presto fu chiaro che aspettavo un figlio. Glielo dissi. Fu contentissimo. Chiesi quando ci saremmo sposati: avevo già 18 anni, si poteva andare a registrare. — Ti ho forse promesso di sposarti? — mi rispose. — Non te l’ho promesso e non mi sposerò. Per di più sono già sposato… — mantenne la stessa calma. — Ma il bambino? E io? — — Sei giovane e sana. Sei perfetta. Farai una pausa agli studi, un congedo. Intanto frequenta l’università senza dare nell’occhio, poi mio moglie ed io ti prenderemo con noi. Non riusciamo ad avere un figlio, forse perché lei è più grande. Quando nascerà, prenderemo il bambino noi. Per le carte, lascia fare a me. Sono importante nel comune. Mia moglie è primario in ospedale. Non ti mancherà nulla. Ti pagheremo pure. All’epoca nessuno sapeva che cosa fosse la maternità surrogata. Credo di essere stata la prima. Che avrei dovuto fare? Tornare in paese e rovinare mia famiglia? Fui ospite da loro fino al parto. La moglie di Volodia non si fece mai vedere: forse era gelosa. Partorii in casa, con l’ostetrica. Tutto regolare. Non ho mai allattato, la bambina fu portata via subito. Non l’ho più vista. Una settimana dopo mi congedarono con delicatezza. Volodia mi diede dei soldi. Sono tornata a studiare. Dopo la laurea, alla fabbrica. Mi diedero una stanza nel residence. Prima operaia, poi capo reparto controllo qualità. Avevo tanti amici, ma nessuno mi ha mai chiesto di sposarsi, fino a quando sei arrivato tu. Avevo già 28 anni, non cercavo il matrimonio, ma era ora. Il resto lo sai. Abbiamo vissuto bene, cambiato tre auto, la casa piena di tutto, la villetta in campagna sempre in ordine. In ferie ogni anno. La nostra fabbrica è sopravvissuta agli anni ’90 perché un reparto produceva strumenti unici per trattori, e nessuno sapeva cosa facessero gli altri. Ancora oggi è circondata da filo spinato e torrette. Abbiamo la pensione agevolata. Non ci manca nulla. Non abbiamo figli, e va bene così. Con i bambini di oggi… — conclude la confessione Claudia. — Non abbiamo vissuto bene. Io ti ho amato. Ho cercato di scaldare il tuo cuore per tutta la vita, invano. Va bene non avere figli, ma non hai mai avuto compassione neanche per un gattino, un cagnolino. Mia sorella ti chiese aiuto per una nipote, nemmeno per una settimana l’hai voluta. Oggi è venuta tua figlia, e come l’hai trattata? Tua figlia! Il tuo sangue, e tu… Fossimo stati più giovani, avrei chiesto il divorzio, ma ormai è tardi. Accanto a te c’è freddo, tanto freddo, — risponde Yuri, deluso. Claudia si spaventò un po’, Yuri non le aveva mai parlato così. La sua serenità fu spezzata da quella figlia. Yuri andò a vivere alla villetta in campagna. Negli ultimi anni vive lì: tre cani adottati, tanti gatti. A casa passa di rado. Claudia sa che frequenta Galina e la sua famiglia, adora la pronipote. — È sempre stato un sempliciotto, e così resterà. Che viva come vuole, — pensa Claudia. Non ha mai voluto conoscere davvero sua figlia, né i nipoti. Va da sola al mare, si rilassa, si ricarica e si sente benissimo.