L’amica immaginaria

Amica immaginaria

Intorno a Chiara, da tre giorni, si aggirava una folla di studenti. La ragazza era diventata popolare in tutta la scuola come vera indovina e psicologa a tutti gli effetti. Tutti volevano un assaggio della sua saggezza. La fermavano vicino ai bagni, le si sedevano accanto in mensa, le portavano cioccolatini, quaderni con i compiti già fatti e vari piccoli regali, che lei sorprendentemente rifiutava sempre.

Mi piace Matteo della 5ª B. Secondo te, abbiamo futuro insieme? Possiamo sposarci un giorno? sognava ad alta voce Martina, la compagna di classe.

Non te lo consiglio. Matteo sembra a posto, ma in realtà si scaccola e mangia le caccole. Non morirai mai di fame con lui, certo, ma non è la vita che sogni. Finirai per vivere tutta la vita così, tra una caccola e laltra, sorseggiando il suo tè con una fetta di ciambella, rispose Chiara.

Bleah, che schifo! E invece Luca? Lui è bravissimo, suona pure la chitarra, si illuminò Martina, di nuovo speranzosa.

Luca? Quello fa il bullo con i gatti. Gli lega le lattine alla coda e li fa correre per i cortili. Diventerà crudele. E inizierà pure a bere.

E perché pensi questa roba?

Hai mai visto chitarristi sobri? E poi, dai retta a me: lascia perdere i ragazzi, vivi per te stessa per un po. Studia matematica e smetti di mangiarti le unghie, che poi ti vengono i vermi.

Io non ho amici. Dicono tutti che sono grasso e nessuno mi invita mai a niente, sbottò Lorenzo della 4ª C, allontanando Martina che rotolò quasi dallaltro lato del tavolo.

Mercoledì iniziano le iscrizioni a lotta greco-romana. Puoi lasciare il modulo in palestra. Magro non diventi, ma almeno smetteranno di prenderti in giro. E tu, non lanciare così via tua futura moglie, eh.

Chiara si alzò e portò il vassoio al lavandino.

Chiara, secondo te mi conviene prendere la patente questanno o il prossimo? domandò con aria distratta la professoressa di geografia mentre sciacquava il suo piatto.

Professoressa Elena, per prendere la patente serve una macchina, e lei ha solo la vecchia Fiat Uno di suo padre. Capisce la differenza?

Eh, credo… forse sì…

Chiara alzò gli occhi al cielo e, dopo essersi lavata le mani, riprese:

Venda quellaccidenti di macchina: con i soldi prenda una bella bici e un paio di pantaloncini, che tra due mesi tanto laccompagneranno a lavoro comunque. Ma se proprio vuole un consiglio vero, si faccia un mutuo: i tassi adesso sono bassissimi, e a trentacinque anni vivere ancora dai genitori non è proprio il massimo. Glielo dico perché lo so.

Osservata da sguardi increduli, Chiara se ne andò verso la sua classe per la lezione di tecnologia.

In quaranta minuti, mentre le compagne imparavano la differenza tra un metro e una squadra e tentavano di infilare il filo nella macchina da cucire, Chiara aveva già rattoppato i pantaloni che aveva portato da casa, ristretto una gonna e addirittura lavorato alluncinetto un paio di calzini che regalò alla professoressa di tecnologia perché le donne incinte devono tenere i piedi al caldo, disse. Linsegnante corse subito in farmacia a comprare un test di gravidanza. Il giorno dopo in classe si mangiò una splendida torta al cioccolato che la prof aveva portato come ringraziamento a Chiara.

Anche a casa Chiara si comportava in modo strano. Rimproverò la madre per aver comprato la carne macinata del supermercato e si mise a preparare degli gnocchi fatti in casa. La sera, invece di guardare YouTube, si immersi ne I tre moschettieri e ogni tanto parlottava sottovoce con qualcuno. Il padre la fissava da dietro lo schermo del computer; lei lo riprese dicendo che stava diventando gobbo, e che farebbe meglio a sbattere il tappeto fuori invece di navigare su quei siti strani.

Cominciarono a girare voci strane per la scuola; gli insegnanti erano preoccupati e chiesero lintervento della psicologa. Si fissò un incontro durante le lezioni e nellaula si radunò il consiglio dei professori, compresa la preside.

Chiara, cara, qui a scuola cè qualcuno che ti dà fastidio? cominciò il dottore con la barba alla moda e gli occhiali appannati.

Mi dà fastidio solo il fatto che la scuola ha ricevuto milioni di euro e in palestra abbiamo ancora il cavallo sgangherato e solo due metri di corda.

Tutti fissarono la preside, che allimprovviso trovò una scusa per uscire dalla finestra che dava sul cortile.

Non hai amici?

Lamicizia è un concetto astratto, rispose annoiata Chiara girando le ciocche tra le dita. Oggi giochi a nascondino allintervallo, domani la tua amica lava i piatti a casa tua mentre tu firmi le detrazioni fiscali.

Ma che detrazioni fiscali! Di che parli? Chi ti dice certe cose?

La mia amica.

Ecco il problema! Puoi invitarla qui?

È già qui, disse Chiara, con una naturalezza che fece gelare la stanza.

Non la vediamo come si chiama?

Rosa Maria.

Ma quanti anni ha?

Settanta.

E cosa altro ti dice?

Mi dice di lavare i denti dalle gengive, che il cane nel mio cortile non è cattivo ma impaurito e affamato, che non si deve mai dimenticare la famiglia. E poi che negli ultimi cinque anni avete calcolato male la tassa sulla casa: dovete andare al catasto e chiedere il ricalcolo sul valore di mercato, non catastale.

Lo psicologo prese appunti frenetici, sottolineando due volte lultima cosa.

Alla fine, dalla segreteria chiamarono i genitori, entrambi a lavoro in quel momento.

Ma aspettate! gridò il padre eccitato al telefono. Mia madre si chiamava così! È morta dieci anni fa.

Un mormorio di stupore e di preghiera invase laula.

Esatto, dieci anni e nessuno è passato a trovarla. Lerba ha coperto tutto, la recinzione è caduta, sussurrò Chiara offesa.

Eh volevo ma non cè mai tempo balbettò papà dalla cornetta.

La seduta finì.

Il giorno dopo tutta la famiglia si recò al cimitero. Chiara non aveva mai conosciuto la nonna, sentita solo in racconti scarni del padre. Trovare la tomba non fu facile: quel campo di marmo era cresciuto in fretta dove un tempo cera la pineta.

La ragazza portò un mazzo di tulipani gialli e li mise in una bottiglia di plastica tagliata. Il padre raddrizzò la recinzione, la madre strappò le erbacce.

Papà, la nonna dice che sei una brava persona, ma ti sei perso nel lavoro e su internet, e non hai più tempo per nulla, nemmeno per me.

Il padre arrossì dalla vergogna e annuì senza parole.

Dille che da ora migliorerai, le accarezzò i capelli, carezzando anche la foto sbiadita sulla lapide.

Ora è serena e non verrà più da me, anche se mi mancherà molto. Era dolce, allegra e saggia.

È vero. La nonna era unica e vedeva le persone per quello che erano. Ti ha detto altro?

Sì. Dice che la tua dieta a base di cetrioli è una fesseria, se vuoi dimagrire vai in palestra. E che aprire il conto in franchi svizzeri è stata una sciocchezza era meglio fare i conti prima. E poi di quel cemento scadente che hai ordinato per la base della saunaIl vento soffiava lieve tra i cipressi; Chiara rimase qualche minuto davanti alla tomba, in silenzio. Avvertì una calma nuova, qualcosa che le scaldava il petto, come una carezza invisibile.

Tornarono a casa mano nella mano, sorridendo senza un motivo preciso. Papà, quella sera, lasciò il computer spento. Prepararono la cena insieme, mescolando ricordi e nuove risate. Quando la mamma si avvicinò per baciarla sulla fronte, Chiara pensò che forse Rosa Maria le aveva regalato più di unamicizia immaginaria: le aveva restituito una famiglia vera.

Per qualche giorno a scuola nessuno le chiese più consigli strani, ma ogni tanto qualcuno sedeva accanto a Chiara, in silenzio, solo per ascoltare cosa avrebbe sussurrato tra sé e sé.

Ogni tanto, ancora, Chiara girava la testa verso la finestra e sorrideva. Ma questa volta era il sorriso di chi sa di essere guardata da qualcuno che ti vuole bene, anche se non lo vede più nessuno.

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