Basta, non ce la faccio più! Quanto ancora dovrò resistere? Figlio mio, la tua stanchezza infinita, aiutami, aiutami… ma io vorrei uscire, come una volta! Voglio vicinanza! Lavoro tanto! Vorrei tornare dalla mia amata moglie… ora starò un po’ da un amico, poi troverò una ragazza giovane… ehhh…» – seduto al volante, pensando che oggi è stato il punto finale del suo matrimonio, Sergio fumava nervosamente.

Non ne posso più, davvero. Sento sulle spalle il peso di tutto: la piccola Giulia, sempre spossata, sempre a chiedere una mano, e io che sogno soltanto di tornare a camminare tra i vicoli di Roma come facevo una volta. Mi manca la vicinanza, il calore delle persone. Lavoro senza sosta, vorrei solo rifugiarmi tra le braccia della mia amata moglie, ma ora mi trovo da un amico, magari incrocio una ragazza giovane… chi lo sa. Stringo il volante, la sigaretta si consuma tra le dita, il fumo si confonde con i miei pensieri: oggi sembra davvero la fine del mio matrimonio.
La nostra storia ha radici profonde. Ci siamo conosciuti, travolti dalla passione, senza pensare alle conseguenze; dopo pochi mesi, lei mi mostrò il test positivo. “Andiamo avanti, ce la faremo,” dissi sicuro, e tutti, nonni e genitori, annuirono: “Ti daremo una mano, vogliamo nipoti!”
Poi le nozze, lattesa, le lacrime di gioia: una figlia! Da quel momento, la tranquillità è svanita. Mia moglie, Francesca, si è trasformata in una chioccia: sempre stanca, spettinata, la bambina urlava giorno e notte, e lei ripeteva: “Aiutami, ti prego…”
Che fine aveva fatto la ragazza che amavo? I parenti si sono defilati, siamo rimasti soli con la nostra genitorialità.
“Non sono pronto!” ho urlato oggi, sbattendo la porta davanti a Francesca che stringeva la neonata.
Frenata improvvisa… davanti allauto, una figura curva e scura.
“Ti sei stufato di vivere?” ho gridato, scendendo di corsa.
Un uomo anziano, avvolto in un cappotto, si è raddrizzato e mi ha fissato con occhi tristi, sussurrando: “Sì.”
Sorpreso, ho balbettato: “Signore, ha bisogno di aiuto? Vuole che la accompagni?”
“Non voglio più andare avanti.”
“Ma cosa dice, venga, la porto a casa. Mi racconti, magari posso fare qualcosa…” Gli ho preso la mano e lho accompagnato con cautela verso la macchina.
“Allora, mi dica,” ho detto, aspirando il fumo.
“È una storia lunga.”
“Non ho fretta.”
Lanziano mi ha osservato, poi ha guardato la foto sopra il cruscotto.
“Cinquantanni fa ho incontrato una ragazza, mi sono innamorato subito, tutto è successo in fretta: famiglia, figlio, erede… sembrava la felicità.”
“Ma io volevo che tutto restasse come prima: amore, passione, gioventù. Mia moglie era esausta, la bambina piccola, la routine, il lavoro… le ho lasciato tutto sulle spalle, non lho mai aiutata…”
“Al lavoro ho conosciuto unaltra donna, è nata una storia… mia moglie ha scoperto tutto, divorzio, fine. Con quella donna non ha funzionato, non mi importava, vivevo alla giornata.”
“Lei si è risposata, è diventata più bella, il figlio chiamava papà il patrigno, e io restavo indifferente.”
“E lei?” ho chiesto, accendendo unaltra sigaretta con mano tremante.
“Io? Ho vissuto così, senza famiglia, senza moglie, senza figli. Oggi mio figlio compie cinquantanni, sono andato a salutarlo, non mi ha fatto entrare,” il vecchio è scoppiato a piangere, “è colpa mia. Mi ha detto: ‘Non sei mio padre, vai a divertirti altrove.'”
“Dove la porto, signore?” tamburellavo sul volante.
“Abito qui vicino, vai pure, non preoccuparti…” Il vecchio è sceso e si è avviato verso un palazzo di nove piani poco distante.
Lho seguito con lo sguardo finché non è entrato nel portone, poi mi sono fermato un attimo e sono ripartito. Al supermercato ho comprato dei fiori.
“Perdonami, ti prego,” entrando in casa, mi sono inginocchiato davanti a Francesca in lacrime, “riposati, amore mio.” Ho preso Giulia dalle sue braccia, lho portata in camera, cullandola e cantando con voce roca: “Gattino grigio, gattino bianco…”
La bambina, sorpresa, si è addormentata subito, poggiando la manina sul mio petto che batteva forte. Lho guardata commosso: voglio vedere mia figlia crescere, voglio sentire chiamarmi papà…
“Hai salvato un altro naufrago?” ha sorriso la vecchietta accogliendo il marito alla porta. Lui, sorridendo, ha appeso il cappotto.
“Sì, ho salvato, bisogna pur insegnare ai giovani le grandi verità.”
“E come capisci chi ha bisogno?”
“Anchio ne avevo bisogno a questa età.”
“Vieni a cena, salvatore, e ricorda che domani cè il compleanno di nostro figlio, niente naufraghi domani sera,” ha detto la donna con affetto.
“Non dimentico, sono cinquantanni che nostro erede è nato, il nostro amore, come potrei scordarlo,” abbracciando la moglie, lanziano si è avviato sorridendo verso la cucina…
Così si è svolta questa incredibile vicenda. Credeteci o meno, sta a voi. Scrivete nei commenti cosa ne pensate. Mettete un “mi piace”.

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Basta, non ce la faccio più! Quanto ancora dovrò resistere? Figlio mio, la tua stanchezza infinita, aiutami, aiutami… ma io vorrei uscire, come una volta! Voglio vicinanza! Lavoro tanto! Vorrei tornare dalla mia amata moglie… ora starò un po’ da un amico, poi troverò una ragazza giovane… ehhh…» – seduto al volante, pensando che oggi è stato il punto finale del suo matrimonio, Sergio fumava nervosamente.
Sei sempre al mio fianco