Una televisione nuova per la mamma

Diario personale, settembre 1979

Nico, oh Nico! Tua madre ormai è completamente smemorata. Stavo quasi per partire senza il prosciutto! Ha detto: mettilo nella borsa nera, e poi ce lha infilato con le cipolle, in un sacchetto nero. Nico! Ma io guardo: cosè che cè in quella busta? E il nostro prosciutto! Quasi scordati a casa… Nico!

Nicola fece un gesto seccato con la mano. Non aveva proprio tempo per queste cose. Le preoccupazioni gli sovrastavano la testa.

“Sbrigatevela voi…”

In casa degli Evdokimov anzi, ora dal lato italiano, degli Esposito cera unagitazione indescrivibile. La famiglia si preparava a partire per Roma. Non un viaggio qualunque: erano stati invitati a partecipare alla Fiera delle Eccellenze Agricole Nazionali. La cooperativa agricola locale era stata selezionata per rappresentare la regione, un vero onore.

Partivano tutti i rappresentanti, e anche le donne che lavoravano nelle stalle. A Nicola aveva iscritto anche la moglie, Serena pure se era maestra dasilo, ufficialmente risultava allevatrice. Ma daltronde… si andava a Roma! Viaggio e soggiorno pagati dalla provincia.

Nella cooperativa nata dallunione di quattro poderi, intitolata a Garibaldi, erano riusciti ad allevare maiali e scrofe che avevano vinto premi persino a livello regionale. Sconfitti tutti gli altri, e ora…

Cera grande fermento anche nella dependance dove viveva nonna Anita, la mamma di Nicola. Il figlio era sempre in riunione con funzionari regionali e provinciali e più di tutti loro si sentiva investito di responsabilità. Che onore: rappresentare la regione nella capitale!

La mamma, Anita, era fiera di suo figlio.

Nonna Anita era piccola, ossuta, il viso rugoso come una mela cotta. Viveva in una cucina esterna sul retro della grande casa, un avanzo della vecchia cascina dove ormai stava da sola da quando non cera più il marito. Aveva cresciuto i nipoti e si accontentava della sua stanza, con i muri un po umidi e i mobili vecchi riciclati dalla casa grande.

Le piaceva così: vicina alla famiglia, pronta a dare una mano quando serviva, ma senza essere di peso. Invidia zero, comando nemmeno. Suo figlio era così in gamba, sua nuora così pratica! E pure la casa: avevano messo un pavimento in pietra, terrazza rifatta. Era quasi una villa!

Avevano tutto: frigorifero, lavatrice… pure la televisione era a colori. Ogni tanto Anita entrava a vedere la televisione dei nipoti, trasmissioni colorate, restava incantata, ma si vergognava a restare troppo, per non sembrare invadente.

Da sempre era stata così: silenziosa, laboriosa, mai egoista, umile. Aveva lavorato tutta la vita da mungitrice, senza mai mettersi in mostra.

E come aveva fatto ad avere un figlio così bravo?

Il nipotino, Fabio, ancora piccolo, una volta la trovò dietro il pollaio che piangeva, corse dal papà. Nicola la raggiunse di corsa:

Mamma, coshai? Ti hanno fatto arrabbiare?

Lei in fretta si asciugò le lacrime.

Ma figurati, Ninuccio! Piango solo per la felicità… Chi lavrebbe detto che mio figlio diventava presidente della cooperativa! Tuo papà non ha fatto in tempo a vedere…

Ora Anita era invecchiata davvero. Nicola era tardo, figlio unico. Le gambe pesanti, il cuore sempre affaticato. Quellautunno le era venuto pure il mal di schiena e camminava curva.

Il figlio era già direttore della cooperativa. E adesso si andava a Roma!

In questi giorni speciali lei si sforzava di aiutare come poteva Serena nei preparativi: i nipoti Fabio e Lucia già grandi, ma comunque bambini ai suoi occhi.

Perché non portate anche noi?! si lamentava Lucia Anchio voglio andare a Roma.

Dai, Lucia, non essere triste. Ti compro tutto lì, un paio di scarpe, qualche maglia nuova, magari anche un cappotto per linverno. Anche a Fabio serve un giubbotto, la mamma Serena faceva la lista mentalmente.

E mi prendi anche le calze a fantasia che mi hai promesso!

Sì, anche quelle. E alla zia Simona, alla cugina Giulia, e a zia Rita… Tutto scritto sul quadernino Serena si fiondò a controllare la borsa.

Cosaltro, mamma?

Il quadernino… ce lho? Sì, per fortuna… Almeno la vendita del motorino ci ha dato i soldi per tutto…

La Fiera era la scusa, ma tutti volevano cogliere loccasione di vedere la capitale. Dalla provincia era arrivato linvito di un giorno libero per visitare Roma.

Le visite turistiche contavano, ma lo shopping era sacro.

Tutti qui a comportarsi bene! Non fate arrabbiare la nonna!

Salivano sulla Fiat 131 Mirafiori aziendale, premio per meriti speciali. Tutto il paese veniva a salutare.

La mamma restava in disparte, minuscola e quasi invisibile.

Nicola le si avvicinò.

Forza, mamma! Comanda tu qui in mia assenza, ti autorizzo…

Ma Anita era agitata per aver quasi fatto un pasticcio col prosciutto. Anche la nuora Serena le aveva fatto il rimprovero.

Scusami, Nico, con questo prosciutto… stavo per rovinarvi tutto, mi scordo le cose, la vecchiaia…

Ma figurati… a Roma mangiamo come re!

Anita fece il segno della croce mentre lauto spariva nella polvere. Tornò in cucina, troppo presto per cominciare a riordinare la famiglia sarebbe rientrata dal viaggio solo il giorno dopo.

I nipoti riposavano. Sentiva Lucia e la cugina fantasticare sui vestiti nuovi che la mamma avrebbe portato. Bei sogni, pensava Anita. Anche lei da giovane ne aveva. Ora non servivano più.

I mobili non le interessavano: i figli le avevano lasciato la vecchia toletta, la credenza, i pensili. Il letto non lavrebbe mai cambiato: anche se la vernice era scheggiata e il materasso sfondato, ci era affezionata. Così pure scarpe e vestiti: destate usava gli zoccoli, dautunno i galosce di gomma, dinverno gli stivali pesanti. Indossava sempre qualcosa di Serena, gran modaiola. Anni che non comprava nulla per sé. Perché avrebbe dovuto?

Così, ascoltando le chiacchiere delle ragazze, si addormentò.

Intanto Nicola e Serena venivano travolti dalla frenesia romana. Sorvegliavano i maiali come neonati, le autorità regionali gli stavano addosso. Quando finalmente venne il giorno degli acquisti, le allevatrici impazzirono. Le visite ai monumenti interessavano poco; aspettavano solo Galleria Alberto Sordi e La Rinascente. La guida lo capì e le mollò in anticipo.

Nicola passava ore in coda a prendere salumi, pasta, conserve, arance. Quando si trattò di vestiti e scarpe non ne poteva più. Comprarono qualcosa per tutti: Serena, Nicola, i figli, amici e parenti.

Nico, guarda questo cappotto rosso, o meglio questo grigio per Lucia? Che ne pensi?

Niente scarpe da ginnastica, immagina! Che si fa, Nico? Prendiamo le Superga?

Forse alla metro Termini cè un negozio che ha le calze fantasia, Serena sudava fra le borse.

Poi, Nicola portava le borse cariche di prelibatezze rare: Magari prendiamo anche un berretto per Fabio, visto che i mangianastri non se ne trovano…

Era esausto. Poi doveva accompagnare i dirigenti alla stazione. Arrivò in sala dattesa di Termini con poco tempo prima della partenza.

Le donne confrontavano gli acquisti. Guarda che calzini con le nappe ho trovato al mercato, diceva la cognata di Serena.

Dove?

Al mercato vicino Tiburtina.

Serena si rabbuiò.

Nico, hai visto che roba ha trovato Silvia? E la signora Longo ha pure il mangianastri giapponese. Chissà comè riuscita… Dice che è stato un colpo di fortuna. Sì, certo! E a noi quanto sarebbe servito per Fabio…

Poi, per consolarsi: Beh, in fondo anche noi siamo stati bravi. Scarponcini per te, jeans Levis e cappotto per Lucia, altre cosine, e un abitino verde Montana che mi piace tanto. E per me stivali bulgari, per Fabio una maglietta con la tasca… e qualcosa anche per la zia…

E per la mamma? la interruppe Nicola.

Cosa?

Cosa hai preso per mamma?

Ma… non ha chiesto niente, Anita…

E il regalo? Lei qui con i nipoti, a mungere la mucca, tutta la casa sulle spalle, e noi… niente…, la voce metallica rimbombò nella sala dattesa.

I paesani voltarono la testa.

Ma dai, Nico. Cosa può volere? Serena cercava di calmarlo Se vuoi, le do il foulard di seta, quello azzurro… anche se mi piace con il cappotto. O le compro una statuina lì’ fuori…

Una statuina?! la rimproverò Nicola.

Oh Nico, sei sempre così severo! Sei stato con me ovunque, potevi ricordarmelo… Ho dimenticato, ok…

Nicola ricordò la madre quando li salutava, in disparte, con il vecchio gilet del padre, il fazzoletto e le scarpe da contadino. Quanta costernazione per il prosciutto dimenticato! Avevano pensato a regali per tutti meno che per lei… Solo una statuina per la mamma?

Sua moglie aveva ragione: la colpa era sua.

Dammi i soldi!

Nico, il treno parte tra poco, cosa vuoi fare? E poi qui tutto costa tantissimo…

Serena, dammi i soldi!

Capì che era meglio lasciar perdere la discussione. Aprì il portafoglio, ma Nicola lo prese tutto.

Uscì deciso, senza una meta. Girò intorno alla stazione, cercando un negozio adatto. Ma solo bigiotteria, cianfrusaglie, magliette… Cercò scarpe o una giacca bella, ma niente.

Intanto in stazione annunciavano il treno. Serena era agitata, con lo sguardo fisso sulle porte.

Quando tornarono sulla banchina tutti i paesani aiutarono con borse e reti piene di cibo e roba. Cera tensione per la partenza di Nicola.

Nicola si allontanò ancora.

Ed eccolo: un negozio di elettronica. In vetrina, i televisori.

Proprio quello!

Ricordò quando, pochi giorni prima, la madre guardava incantata Super Quark sulla loro TV a colori. Si era meravigliato di vederla così interessata. Ma ci avevano messo mesi ad aspettare la loro TV… impossibile trovarne uno in vendita senza prenotazione.

Difatti, la commessa sbuffò subito:

Non ci sono televisori disponibili.

Nicola provò a insistere, a chiedere se pagando di più… Ma la ragazza lo guardò storto: Questo non è il mercato nero.

Chiese anche di altri apparecchi, ma niente. Il pensiero della madre lo tormentava. Un televisore per lei sarebbe stato un regalo vero!

Uscì e guardò lorologio. Tempo scaduto… Tornò verso la stazione, rimuginando.

Aveva sempre aiutato tutti in paese e nella cooperativa, costruito case, sostenuto iniziative… E per sua madre? Aveva mai fatto davvero qualcosa?

Sua madre viveva in una casupola trascurata, mai un pensiero per ristrutturare, per migliorare la sua vita.

Proprio adesso, dopo tutti gli elogi ricevuti per il suo lavoro, sentiva un senso di vuoto rispetto allamore e alla gratitudine dovuti a sua madre.

Quando ormai rinunciava, sentì una voce dietro di sé.

Scusi, signore!

Un omino basso e rotondetto lo raggiunse. Nicola lo riconobbe: laveva visto in negozio.

Le serve un televisore?

Sì, a colori…

Cè un televisore appena disdetto, marca nuova, di qualità. Se vuole, anche se senza documenti ufficiali… È davvero nuovo, me lo confermo io.

Prendo! Quanto?

La cifra era alta, ma con la vendita del motorino e qualche spesa non fatta, bastava.

Il televisore era davvero nuovo. Avrebbe potuto vederlo funzionare, ma aveva troppa fretta.

Se mi hai imbrogliato, torno a riprendertelo. È per mia madre, non perdono su queste cose…

Il venditore aggiunse il libretto distruzioni. Nicola sapeva di pagare di più, ma non gli importava. Notò la commessa che si era dileguata. Il venditore si offrì di portarlo in macchina fino alla stazione.

Serena ormai era in lacrime. Nicola non si vedeva, il treno partiva. Guardò dal finestrino col viso speranzoso.

Il treno si mosse, lento fra nuvole di vapore.

Non preoccuparti, Serena, la rassicurava lamica Natalina. Arriverà dopo, dai, ormai è grande.

Ma Serena non si dava pace, pensando al marito. Non aveva capito fino a che punto fosse attaccato alla madre.

E dopo un quarto dora, aiutato da due soldatini, Nicola comparve con la scatola. Sudato, esausto ma felice.

Un televisore? Serena lesse la scritta.

Sì, Nicola si buttò sul sedile.

A colori?

Spero

È per la mamma? domandò Serena cauta.

La scatola era enorme, più della loro TV.

Sì, per lei.

Ma nemmeno ha unantenna…

Gliela metteremo. E Serena, il restauro della camera di Lucia lo rimandiamo. Prima mettiamo a posto la casa di mamma. In condizioni ormai pietose.

Serena sgranò gli occhi. La figlia aspettava il suo restauro da mesi.

Lucia ci resterà male… disse con cautela.

Avrà tempo, lei. La nonna, invece, il tempo ce lha ormai poco. E poi sarà felice anche per la nonna. Non è una bimba egoista

Non se ne parlò oltre. Serena guardava il televisore ai suoi piedi senza gioia. Pensava che, se solo avesse ricordato di prendere qualcosa per la suocera, forse sarebbe avanzato qualcosa per il restauro della camera, e la figlia non si sarebbe disperata. Sapeva già come avrebbe reagito Lucia…

Ma poi, durante il viaggio, lumore cambiò e tutti risero, raccontando episodi romani.

Arrivati a casa, Lucia batté le mani:

Evviva! Una tv nuova! È enorme! Posso avere quella vecchia in camera mia? Dopo il restauro, papà!

Nicola e Serena tacevano.

Anita era ai fornelli. Il minestrone pronto, il contorno no. Era diventata lentissima. Tagliava le verdure, preoccupata che la cena non bastasse per tutti.

Il figlio la abbracciò da dietro.

Mamma, questo è un regalo da Roma.

Per me? Ma dai… e cosa mai avrei fatto per meritarmelo tutto questo? guardava i figli, pensando ci fosse uno scherzo.

Guarda: una tv, nuova, tutta per te spiegò Nicola.

Anita sbatté le ciglia, incredula. No! Non le serviva… Tutti quei soldi! E non se lo meritava proprio…

Ma papà! Un televisore così grande per la nonna?

Così vede meglio, le serve grande. E poi, mamma, cominceremo anche a sistemarti la casa. Un po alla volta la metteremo a nuovo.

Anita continuava a guardare i cetrioli da tagliare, con gli occhi pieni di lacrime. Non vedeva quasi più nulla.

Eppure, pensava solo alla cena.

Si asciugò il viso con il grembiule.

Nicola, impaziente, corse dal tecnico del paese per montare subito la tv. Serena intanto consolava la figlia in lacrime.

Ma il pianto della figlia non toccò Nicola. Non come quello della madre, che gli si era appena impresso nel cuore.

Si ricordò quando sua madre aveva pianto di felicità, il giorno in cui era diventato presidente della cooperativa. Allora aveva capito quanto era importante quella tappa della sua vita. Se la madre era felice, valeva tutto.

La nuova televisione fu montata. Anche Gino, il tecnico, restò a bocca aperta:

Niente male, dottor Esposito! Ma lo lascia qui dentro?

Qui. Abbiamo cominciato dalla tv. Ora pensiamo al resto della casa.

Pranzarono. Lucia continuava a mugugnare, la madre cercava di distrarla raccontando degli acquisti e della città.

Anita non si decideva ad andare nella sua casetta. Era sempre intenta ad aiutare, mortificata davanti alla nipote e a Serena.

Quando vennero insieme a Fabio a mostrarle come funzionava la tv, Anita non ci capiva granché. Anzi, voleva regalare loro la tv.

Diceva che non le serviva, che faceva male agli occhi, che era rumorosa…

Ma Nicola ignorava le proteste. Da sempre la madre era così: umile, mai a chiedere niente. Ma ora era deciso a imporsi. Glielo spiegava una, due, tre volte.

La sera, uscì a fumare in cortile. Dallesterno, la finestra della madre era illuminata dalla tv. Si avvicinò in silenzio a guardare.

Vide sua madre con i capelli sciolti, seduta sul letto, in camicia da notte a fiorellini, inondata dalla luce blu. In mano il pettine, ma ferma come una statua. E il viso ora non gli pareva più anziano, ma quasi da ragazzina.

Non la ricordava più così: era sempre ordinata con lo chignon. I capelli le scendevano fin sopra al letto. Sgranava gli occhi verso lo schermo; le gambe corte penzolavano a mezzaria. Sembrava una bimba incantata, pronta a sognare.

Lucia uscì a prendere il bucato.

Vieni a vedere…

Lucia si avvicinò con le lenzuola in braccio, guardò la nonna dalla finestra a lungo, poi si voltò verso il padre e si rifugiò abbracciandolo.

Perdonami, papà. Sono stata una sciocca…

Hai ancora tempo per esserlo, tu. Io sono un adulto sciocco invece sussurrò Nicola.

Lucia entrò, abbracciò la nonna. Le consigliarono di cambiare canale per vedere che cera un film in programma; poi corsero insieme nel salotto per guardarlo.

Anita guardò Sogni di gloria. Mai visto prima, mai sentito di questa storia. Non aveva mai capito davvero come funzionasse la televisione; le sembrava tutto reale, in diretta.

Si commosse e si preoccupò per la protagonista. Parlava come se fosse davvero lì: Ma perché credi che succederà? Illusa, poverina!

Quando apparvero le vele rosse nella scena finale, Anita si alzò e camminò su e giù per la stanza a battere le mani sulle ginocchia, sorpresa di vero cuore.

Poi spense la televisione con delicatezza, si sdraiò e pianse. Ma non per la protagonista, piuttosto per sé stessa.

Perché anche a lei la vita, in fondo, era andata bene.

Si ricordò di quando Michele era tornato dalla Marina. Il berretto, la postura…

Era verde lerba sul bordo della strada quando erano andati a passeggiare. Ricordò come veniva a trovarla, le portava miele quando era malata, si prendeva cura di lei.

Un marito buono. Un figlio splendido. E i nipoti.

Anche lei, ora, aveva le sue vele rosse.

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