Nicola arrivò per una chiamata urgente. Gli aprirono un ragazzino di circa dieci anni e una bambina. – La mamma arriva subito, entri pure! Il rubinetto in cucina perde, – disse il ragazzino.

Michele arrivò allindirizzo indicato per lintervento. Gli aprì la porta un ragazzino di circa dieci anni insieme a una bambina.
La mamma arriva tra poco, entri pure! È il rubinetto della cucina che perde, disse il bambino.
Michele entrò e riparò il rubinetto.
Papà lo avrebbe sistemato lui stesso, ma fa il pilota. Non è mai a casa, spiegò il bambino.
Poco dopo arrivò la madre, che pagò Michele, mentre il bambino lo accompagnava alluscita.
Non abbiamo nessun papà pilota! La mamma se lè inventato, confessò improvvisamente.

Quella era lultima chiamata della giornata per Michele: aveva appena sostituito il rubinetto del bagno di una signora anziana.

Stava già andando a casa, quando ricevette una telefonata dalla ditta, che gli chiese di dare uno sguardo a un altro rubinetto difettoso in cucina.

Michele ormai lavorava da sei mesi per una piccola azienda che si occupava di idraulica, pulizie e altri lavoretti domestici.

Arrivato allindirizzo, citofonò. Gli rispose un ragazzino serio di circa dieci anni. Accanto, una bimba bionda, di qualche anno più giovane.

Non ci sono adulti? chiese stupito Michele.

In azienda, era sconsigliato entrare in casa senza la presenza di un adulto.

La mamma arriva tra poco, entri pure! Il rubinetto perde, ho provato a sistemarlo col nastro adesivo ma niente. Non pensi male, abbiamo i soldi per pagare, precisò subito il ragazzino.

Alla fine, Michele entrò, fidandosi che la mamma sarebbe arrivata presto. Riparò il rubinetto, cambiando la valvola.

E poi il tavolo è traballante, la gamba si muove, e linterruttore non funziona, aggiunse la bambina.

Papà avrebbe aggiustato tutto, però fa il pilota. Vola lontano, lontano, e non riesce mai a tornare a casa, continuava la bambina, ripetendo palesemente le parole della mamma.

Finalmente, rincasò la madre.

Era una donna dai lineamenti dolci, sulla trentina, che mostrava tutta la fatica accumulata e un unico desiderio nel volto: riposare.

Fu sorpresa dalliniziativa dei figli.

Se aspettavo te, non veniva mai nessuno! spiegò il figlio. Dici sempre che chiami qualcuno, e non lo fai mai. E allora lho fatto io, disse fiero.

La donna saldò il lavoro di Michele, mentre la bambina ricordava del tavolo e dell’interruttore.

Si accordarono per il giorno dopo. Michele lasciò il suo biglietto da visita.

Il ragazzino, Michele lo sapeva già che si chiamava Matteo, uscì con lui a buttare la spazzatura.

Non abbiamo nessun papà pilota, sa? La mamma racconta bugie. Pensa che siamo piccoli e non capiamo nulla. Se davvero ci fosse, sarebbe venuto almeno una volta. Lei dice che i regali li manda lui, ma li compra lei, ho visto con i miei occhi che ha scelto la bambola per Giulia il giorno del compleanno, e ha detto che era da parte del papà, raccontava Matteo, abbassando lo sguardo.

Non essere così duro. A volte le cose sono più complicate, magari davvero non può venire, rispose Michele.

Matteo lo guardò con occhi tristi, senza rispondere.

A casa, Michele non riusciva a darsi pace. Pilota. Quella parola gli tornava in testa. Una volta lo era anche lui, pilota di aerei.

Abitava in una grande città. Volava in tanti Paesi.

Aveva una moglie bellissima. Lui partiva per lavoro, lei insisteva che smettesse di volare e mettesse radici. Non avevano figli.

Facile per te, voli in cielo, e io resto con pannolini e faccende? No, grazie!

Poi, un giorno i suoceri decisero di trasferirsi all’estero dove avevano dei parenti. Si trasferirono e iniziarono a chiamare anche loro.

Michele si rifiutò categoricamente, sua moglie invece lasciò tutto e partì

Lui continuò a volare, finché un giorno si ammalò e dovette andare in pensione anticipata.

Aveva accumulato tante ore di volo e una buona carriera alle spalle.

Diventò pensionato.

Decise di tornare a vivere con la mamma, in un piccolo paese.

Riuscì a vivere con lei sei mesi, poi se ne andò all’improvviso

Michele cadde in depressione. Non aveva mai avuto vizi, ma in quelle settimane tutto si era accavallato. Nuovi amici non mancavano.

Fece baldoria per un mese, a intervalli. Poi una notte sognò la madre che lo guardava piena di rimprovero e piangeva

La mattina dopo, cacciò tutti da casa. Si rimise in riga. Fece qualche lavoretto a casa Ma la solitudine tornò presto.

Un giorno, sfogliando il giornale locale, vide che una ditta cercava operai con auto propria.

Decise di tentare. Un po di lavoro non fa mai male, e qualche euro fa sempre comodo.

Gli piaceva lorario flessibile, libero di scegliersi i giorni di riposo.

Il giorno dopo, Michele tornò allindirizzo conosciuto. Si aspettava che la mamma di Matteo e Giulia fosse nuovamente fuori fino a tardi, invece era già in casa.

Aggiustò la gamba del tavolo, linterruttore, sistemò una mensola nellingresso e allineò le ante dissestate della cucina.

Dando unocchiata al bagno, rimase sorpreso.

Qui ci vorrebbe una ristrutturazione generale, disse.

Se lei accetta di farla, per me va bene, rispose Laura così si chiamava la signora. Abbiamo messo da parte un po di soldi, credo basteranno.

Lavorando insieme, si conobbero meglio. Laura lavorava come educatrice in un asilo.

Resti a cena con noi? Avrà fame, dopo tutto quello che ha fatto, propose timidamente.

Anche i bambini insistettero, tirandolo a tavola.

Michele accettò.

La cena si prolungò. I bambini dormivano già, ma loro continuarono a parlare.

Michele non aveva mai raccontato la sua vita così sinceramente a nessuno. Laura sapeva ascoltare, e nei suoi occhi cera quella tipica saggezza e comprensione tutta femminile

Non aveva mai avuto davvero un marito. Due storie finite male e due figli, con tre anni di differenza. Il papà pilota era una storia inventata, che avrebbe spiegato ai bambini quando fossero stati più grandi.

Quando Michele tornò a casa, era ormai mezzanotte.

Promise di tornare la sera dopo cera ancora molto da fare.

La sera seguente, al suono del campanello, Laura rimase senza parole. Entrò Michele, vestito da pilota, con un mazzo di fiori e una torta.

Papà, il nostro papà pilota è tornato! urlò Giulia, correndo ad abbracciarlo.

Sono tornato, solo che non vi avevo riconosciuti subito, era tanto che non vi vedevo. Vero, Laura? chiese Michele, fissandola con speranza. Laura non poté che annuire.

Così, la famiglia di Laura divenne finalmente completa e felice.

Matteo, dopo un po, credette davvero che il suo papà fosse tornato.

Michele adottò Matteo e Giulia; dopo un anno e mezzo nacque anche un altro maschietto

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Il Guinzaglio del Destino