La felicità di una figlia

La felicità di mia figlia

Sistemare la mia Margherita era diventata una missione degna di Ulisse e ormai sarebbe anche lora! Il suo orologio biologico non solo ticchettava: sembrava la giostra dei cavalli di Coney Island, con lancette impazzite, numeri piagnucolanti e sospiri che parevano quelli di sua madre, la signora Giovanna.

Margherita, lo comprendi che vorrei diventare nonna? Vorrei un po di confusione in casa, la fila davanti al bagno, tutti i fornelli occupati perché tu cucini il semolino ai bimbi, friggi le uova a tuo marito e io metto su il caffè… Ecco, Titti, questa è la vera essenza della vita! concludeva solennemente Giovanna, togliendosi gli occhiali e fissando sua figlia con aria saccente.

Mamma! Ma non posso mica sposare il primo che passa solo perché tu vuoi la fila fuori dal bagno! Non ho mai tempo e non ho occasioni! Sto in ufficio fino alle sette, corro come una trottola. In autobus non parlo con nessuno, al cinema non vado, discoteche nemmeno. Per favore, smettila di fissarmi così Trova qualcosa da fare, va! Margherita, ormai spazientita, sistemava tazzine e pezzetti di parmigiano ormai secchi, tastava la teiera ovviamente, il tè era freddo.

Riusciranno mai a fare colazione in pace, come due donne adulte, senza questi dialoghi inutili, i lamenti di mamma e le inutili giustificazioni di Margherita che nessuno ascolta comunque? Potranno?

No.

Arrancando in cucina arrivò il nonno di Margherita, il nonno Aldo, trasferito da poco a Milano dopo essersi ritrovato vedovo e un po perso.

Lui, di suo, era silenzioso e malinconico. Trascorreva giornate davanti alla finestra sorseggiando tè, di sera camminava avanti e indietro in camera, la notte si lamentava sommessamente, a malinconia perpetua.

È dura, figliola, abituarsi qui. Non ci sto mica! Portami a San Gimignano, lasciami al mio orto! borbottava ogni tanto. Ma Giovanna non voleva sentire ragioni.

Mi fa più comodo averti qui sotto gli occhi! Non faccio più la spola fino a San Gimignano, e poi se ti succede qualcosa? Basta, papà, resti qui! gli sottraeva anche le sigarette. E niente fumo, te lha detto il medico! Dai, papà, ora devo volare in ufficio.

Andava. Lui restava, salutava Margherita e Giovanna dalla finestra, tornava a sospirare.

Una famiglia di donne, cioè: gli uomini erano figure rare nel circondario, a parte le bollette. Margherita ci aveva pure provato ad andarsene, a vivere per conto suo, ma ogni volta succedeva una catastrofe: la mamma si ammalava, il gas finiva, spariva il vicino con le chiavi demergenza… E toccava tornare.

Almeno il padre di Margherita era stato galante alla vecchia maniera: aveva lasciato a Giovanna un bellappartamento a Milano e se ne era andato portandosi solo una valigetta piena di mutande e camicie.

Giovanna, comunque, aveva rinunciato a sperare che Margherita si accasasse da sola e si era decisa: avrebbe preso in mano le redini della situazione.

Papà, ma che sarà mai?! cercò il parere di Aldo, il padre, risoluta. Oggi ci sono le sensale di matrimoni, le mammeta, vado, mi consigliano un bravuomo e il resto vien da sé!

Aldo, seduto su uno sgabello col cruciverba in mano, lasciò cadere la matita, si chinò sotto il tavolo, risalì sbuffando e squadrò la figlia.

Gio, sembra che tu stia scegliendo il toro per la stalla, non lo sposo per tua figlia! Fattene una ragione, lascia stare! O hai proprio tanto tempo libero? Se sì, domani si va a raccogliere le olive con il vicino che mi ha chiamato: così ti sfoghi. Ci vai?

Papà! Margherita è tua unica nipote. Ma veramente te ne freghi del suo futuro? Nulla, eh?! Giovanna strillava, finché Aldo non le porse un bicchier dacqua.

La donna sorbì rapidamente e ripartì:

Vuoi veramente che la stirpe dei Bertelli si estingua? Margherita tra un po compie quarantanni

Tra dieci, esageriamo! precisò il padre.

Credi sia tanto? I Benassi hanno già i nipoti alle scuole medie e la sorella della Porticelli diventa bisnonna! Tu il tizio dei Sarti te lo ricordi? Pietro e Lucia? Ebbene, hanno appena fatto il secondo matrimonio in famiglia e aspettano il secondo nipotino. Qui, invece, tutto fermo, nessuno che si sposa. Mi vergogno ormai ad entrare dal panettiere: la signora Carla mi chiede sempre quando la sposiamo Margherita? e io… faccio finta di niente!

Rispondile che si faccia gli affari suoi! sbottò Aldo. Sono fatti nostri, non della fornaia! E queste brioche? Basta, non ne voglio!

Scostò il piatto di brioches alla crema, distolse lo sguardo.

Mangia papà, dai. In effetti la Carla forse non ha tutti i torti Ma dove trovo ste mammeta?

Fu la cuoca Luciana della mensa aziendale a suggerire la signora Rosaria, una zia un po bizzarra ma, a detta di tutti, brava a combinare matrimoni.

Vai solo da Rosaria! Fidati! assicura Luciana.

Ma è una professionista? chiese diffidente Giovanna mordicchiando la montatura degli occhiali.

Giovanna, si sa, si fida solo dei professionisti con tanto di titoli e diplomi: dal dentista del Centro Odontoiatrico, professore universitario, al maestro di pianoforte per Margherita, che doveva per forza essere diplomato al conservatorio (avevano dovuto ripiegare sulla vicina Rosa, che si vantava di aver preso il diploma ma chissà dovera finito lattestato). Anche lidraulico: meglio laureato, mica il solito Antonio che beve in cortile

Dunque, cercava la mammeta délite!

Rosaria non ha titoli, ma ci sa fare e lavorava pure come infermiera, ha occhio! Luciana si sistemava il cappello da cuoca.

Bene, almeno non ci tocca uno mezzo morto, che poi Margherita se lo cresce come un secondo nonno! concluse Giovanna.

Il compotto, signora Bertelli! si precipitò la cameriera Lisa. Lho fatto col ribes!

Lascia perdere, Lisa. Ho altro a cui pensare! salutò in tono regale, perché una madre che piazza la figlia pensa a ben altro dello zucchero nelle vene

Rosaria accolse Giovanna con aria furbetta e, o laveva solo immaginato, leggermente brilla.

Signora Bertelli, proprio lei? fece Rosaria.

Sì, sono io Avevamo appuntamento. Ecco dove posso vedere i candidati? Giovanna già si tirava su le maniche, pronta allazione.

Era pronta a vedere un archivio con foto di giovanotti, dossier stile 007, ma trovò solo una normale sala da pranzo, tavolo tondo con tovaglia di velluto rosso ormai lisa, accessori di porcellana e qualche busto di Verdi e Rossini sul pianoforte (che Margherita da bambina aveva rotto). Niente archivi segreti: solo la classica atmosfera da casa di zia.

Allora, si accomodi. Racconti di Margherita, mi raccomando tutti i dettagli e prese appunti: dove si veste, che romanzi legge, se ha casa in campagna, che lavoro fa, che ne pensa della musica.

Margherita è bravissima al piano, ascolta sempre Rachmaninov, ma il piano labbiamo dovuto vendere dopo il divorzio, sa comè…

Come, senza piano? Siete in miseria? chiese scandalizzata Rosaria.

No, il mio ex ci ha lasciato la casa, io ho venduto il piano per equilibrare i conti. Comunque, Margherita suona, e ama i bambini!

Ma la signorina, ci tiene a sposarsi? si fece seria la mammeta.

Ehmmm cioè non tanto! Ma io sì! balbettò Giovanna.

Sa cosa? Sono le donne doggi! Sempre di corsa, sempre a fare carriera e la famiglia sembra un optional! Vogliono libertà e poi si trovano sole in casa a piangere, le stesse che da adolescenti giuravano mai come mia madre! e invece… Si va a finire che si resta fra le mura con la madre, a cucinare la minestrina all’ingrossarsi della pancetta! È un incubo! Rosaria si commosse, si soffiò il naso nel fazzoletto che chissà dove teneva.

Giovanna rimase quasi pietrificata da quella tirata:

Non sempre è colpa delle donne! Gli uomini ora sembrano di cristallo: si proteggono, evitano rischi… Mia figlia è splendida e lavora tanto! Ma… forse teme che le capiti il mio destino.

Le due finirono in un abbraccio silenzioso, passandosi fazzoletti e biscotti al burro.

Non lasceremo che la nostra stirpe si estingua! Dobbiamo solo insistere concluse Rosaria, battendo il pugno sul tavolo.

Certo sussurrò tremante Giovanna, tutta da rifare.

Allora, prova a vedere questo: Carlo. È un responsabile, un uomo dolce e capace. Fa delle marmellate da sballo! Rosaria mise una foto sul tavolo.

Marmellata? Ora? chiese Giovanna.

E dieci minuti dopo erano già a spalmarsene sulle fette biscottate, cantando stonate una vecchia canzone napoletana.

È la scelta giusta, secondo lei? chiese infine Giovanna.

Rosaria annuì.

***

Intanto, ecco Margherita imbufalita in azienda, a discutere con il direttore:

Dottor Fontana, se mette ancora questa pressione sul personale, tutti le porteranno la lettera di dimissioni, compresa la mia!

E via a fare la lista della spesa per la mamma, recuperare gli stivali dal calzolaio e le medicine del nonno. In borsa, tra vecchie ricevute e biglietti del tram, trovò finalmente la ricetta per fortuna!

Dove scappa, signorina Bertelli? fece capolino il direttore, Carlo, quello della marmellata.

Ho già chiesto il permesso, deve controllare meglio. E scusi, ma vado in farmacia! E via, salutando il guardiano che le augurò buona serata.

Però domani alle dieci in ufficio! urlò Carlo, mentre lei già scivolava verso luscita.

In farmacia, ovviamente, folla che neanche in via Torino a saldi. In pasticceria (carissima, ma la mamma voleva proprio quei chantilly con frutti di bosco!) cera più fila che davanti allo stadio per la finale.

Eccoci ancora qui! Margherita trasalì: proprio Carlo, pure lui con locchio fisso sui dolci.

Che ci fa lei qui? Dovrebbe, anzi, lavorare!

Anche la mamma mi ha spedito a fare favori a una sua vecchia amica, un favore tecnico Mi tenga da parte quei dolcetti! ma la commessa era già impegnata a incartare per Margherita.

Mi spiace, la signorina li ha già pagati. Le do questi ai lamponi, se vuole.

Carlo sospirò. Sempre avanti lei… Prima o poi me la ritrovo presidente!

Tutto questo zucchero fa male. E poi doveva andare in farmacia! Carlo le tenne la porta.

Ma guarda, non deve impicciarsi della mia vita! Passi, che sono di fretta.

Lei marciò via decisa, lui si infilò nel primo vicolo. Fortuna almeno che non abitavano nello stesso stabile

A casa, Giovanna era da unora che tentava di convincere Aldo a togliersi i pantaloni della tuta consunta per mettersi finalmente una camicia e i pantaloni buoni.

Perché, Giò? Sto così bene! lui opponeva, tutto intento a risolvere il cruciverba.

Papà, per favore! Voglio dare una bella impressione agli ospiti, capisci?

Non devo impressionare nessuno, e i pantaloni lasciali lì!

Non centra nulla! Arriva gente, un ospite importante insisteva lei.

Ma Aldo già rovistava in cantina, alla ricerca della scacchiera vintage.

Trovata! Giò, dopo giochiamo!

Giovanna sbuffò e andò in cucina.

Entrò Margherita, di corsa, portò le medicine al nonno e si fermò un attimo a respirare.

Stanca, piccola cicala? chiese Aldo. Giò, vieni: Margherita ha preso i tuoi dolcetti. Tua madre mi sta rovinando: mi ha vestito da matrimonio civile! Nemmeno ha voluto che aprissi le acciughe, dice che puzzano! Chi stiamo aspettando?

Boh, qualche amica Nonno, calmati, dai! Margherita si sedette, pronta per la scacchiera.

A quel punto piombò in cucina Giovanna.

Margherita, mi aiuti con la tavola? E basta rosicchiare le unghie!

Ma insomma, lasciala respirare! Chi stiamo aspettando poi? tuonò Aldo.

Non importa. Aiutami, forza.

Le donne sgattaiolarono in cucina. Aldo sospirò e tornò a fissare la Milano grigia dal vetro.

Al primo squillo di campanello, mandarono il nonno ad aprire: lui, col codino semi-ridicolo e la camicia infilata a fatica nei pantaloni migliori, cercò pure di salutare battendo i tacchi ma in ciabatte è dura.

Benvenuto nella nostra umile dimora! fece Aldo a Carlo, il nuovo ospite con la scatola di pasticcini.

Risate dietro la porta, passi e via in cucina.

Giovanna in un lampo: sorriso ospite VIP, abbracci, presentazioni, Margherita piantata lì col vassoio in mano.

Ma vi conoscete? sgranò gli occhi Giovanna.

Certo! Siamo colleghi! Però, signorina Bertelli, non pensavo di trovarla anche qui Carlo posò i pasticcini con fare incerto.

Aldo emise un gemito rassegnato: la saliera! Porterà sfortuna!

Lavorate insieme? Sotto la direzione di Margherita?

Beh, diciamo che la TV qui ogni tanto fa i capricci

Vado a vedere! fece Carlo, preso alla sprovvista, e seguì Aldo in salotto.

Margherita, resta qui ordinò Aldo. Vediamo se sistemiamo la faccenda.

Gli uomini si persero tra cacciaviti e polvere. Le donne si accapigliavano ancora in cucina anzi, Giovanna chiamò Rosaria:

Signora Rosaria? Qui una tragedia! Si sono già litigati! E poi, questo suo candidato, niente di che Come, è suo figlio? Non centra niente il lavoro Basta, non venga qui, per favore!

Margherita la fissava mestamente.

Mamma, non voglio sposarmi solo per non sentire storie in panetteria. Io voglio essere libera e non fare lo stesso errore che hai fatto tu con papà E poi avete venduto il piano senza dirmi nulla.

Ma cara

Non importa più. Ho capito tutto crescendo. Papà ha unaltra famiglia. Tu hai avuto me. E adesso basta spremere la tua ansia su di me. Mi vuoi felice, ma forse la felicità che vuoi per me non è la mia.

Margherita se nandò in salotto, si mise qualcosa nel piatto e cominciò a mangiare con una certa bohémità. Giovanna si sedette di fronte e la osservò, mesto cornetto in mano

Ancora squilla il campanello. Margherita va ad aprire.

Buonasera. Lei è Margherita? Mi scusi se sono diretta, ma che problemi avrebbe col mio Carlo? Così gentile, così educato

Ma lei è la mamma di Carlo?

E certo! Levatevelo dalla testa, nessuna gli starà mai bene! E la storia della sua collega che gli fa venire lesaurimento? Ah, ecco allora! Rosaria indicò la biondina. Se avessi saputo che proprio lei era la collega, non avrei mai accettato linvito!

A questo punto pure Giovanna si infuriò: Ma lei che genitrice e sensale è, eh? Ha tirato in ballo suo figlio per sistemare la faccenda ed io aspettavo magari un altro candidato!

Non cè nessun altro candidato! urlò Rosaria, paonazza. Me lha detto Luciana che cercavate, io ho pensato a mio figlio, tutto qui!

Ah, Luciana…

Avrebbero continuato a bisticciare ma a quel punto Carlo prese per mano Margherita.

Andiamocene a fare due passi! sussurrò. Aldo tenterà di tenerle buone.

E uscirono.

Le donne, commosse alla finestra, li guardavano camminare nel cortile illuminato dai lampioni e borbottavano tra di loro su storie di nonni, nipoti e su quanto, in fondo, la fiducia nel futuro sia obbligatoria.

Allora, posso mangiare anchio o mi devo mettere il grembiule? borbottò Aldo, che si preparava già una bistecca con insalata, ormai freddina. Avreste potuto pensarci prima. Bastava farli incontrare per caso…

Dai che magari la va bene! sospirò Rosaria.

Carlo e Margherita, intanto, erano fuori.

Ma la storia del pianoforte? chiese lui.

Oh, non è niente…

Le nostre madri vogliono metterci insieme, non lha capito? La mia per anni mi manda a riparare cose da conoscenze che regolarmente hanno figlie, nipoti, zie disponibili… E io rassegnato come Giacomo Leopardi nelle sue Canzoni.

E perché ci vai?

Aggiusto solo le prese, non sposo nessuno.

Non cerchi moglie?

Lho già trovata ma non vuole sposarmi!

Sei per le relazioni aperte, allora!

Macché, vorrei una famiglia! Ma a trascinarla allaltare, no. Lei mi odia!

Si allontanò di qualche passo, Margherita arrancava dietro.

Carlo, aspetta! Ho paura!

Un bulldog tarchiato si era piazzato tra loro e il portone, muso duro, faccia da spaccone.

Ho paura dei cani sussurrò Margherita.

Anche io fece Carlo. Fischiò, il cane lo guardò, sbuffò, e se ne andò mollemente, quasi offeso.

Margherita saltò al fianco di Carlo.

Grazie!

Di niente. Dopo questo, devi sposarmi per forza! rise. Vuoi una caramella?

Lei arrossì. Così facile? Bastava una caramella?

***

Tornando a casa, trovarono tutti a far baldoria, con pasticcini alla panna e mirtilli al centro della tavola. Aldo raccontava storie di guerra, Giovanna e Rosaria ridevano.

Margherita, vuoi un po di pollo? chiese timida Giovanna.

Carlo, siediti con noi. Scusami, per oggi bisbigliò Rosaria.

E Aldo, gonfio dorgoglio e con la camicia stirata: Su, a tavola! Che quelli come voi si sposano solo se la zuppa è buona! Dai, fate pace!

In sei mesi, Margherita e Carlo si sposarono davvero. In azienda non litigarono più, a casa solo qualche brontolio. In estate facevano le marmellate, in inverno andavano a sciare.

Giovanna e Rosaria divennero inseparabili, musei e teatro, sempre in giro, a volte trascinandosi dietro Aldo che le premiava con il gelato e il giro sul battello. Ogni tanto tornavano a parlare di nipotini, ma Aldo le zittiva, deciso.

Luciana, la cuoca, si attribuisce tutto il merito della felice conclusione. Senza di me, qui, niente amori! dice. E in effetti, pure il bulldog era suo, scappato dal cortile quel giorno: a ritrovarlo ci ha messo due giorni.

Povera Luciana. Chi lo dice che la cuoca non sia Cupido travestito col grembiule bianco? Solo nessuno, nemmeno un grazie. E dopo, la gente si lamenta dei favoritismi!

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