Sofia aveva preso la decisione per tutti.
Il telefono squillò alle sette in punto, quando Giulia si era appena alzata ed era andata in cucina per accendere il bollitore. Guardò lo schermo e aggrottò la fronteera sua sorella minore, Emilia.
*”Pronto, Emi, cosa succede? Sai che mi sono appena svegliata.”*
*”Giulia, vieni subito da mamma!”, la voce di Emilia era agitata. “Ho deciso, ho fatto tutte le carte. Vendiamo lappartamento di mamma e la portiamo in una buona casa di riposo.”*
Giulia quasi lasciò cadere il telefono.
*”Cosa hai detto? Quale casa di riposo? Di che parli?”*
*”Non fare finta di non capire! Mamma sta perdendo la memoria. Ieri ha lasciato il gas aperto, laltro ieri la vicina lha trovata sulle scalenon ricordava più a che piano abita. Non possiamo andare avanti così!”*
*”Emi, aspetta un attimo. Parliamo con calma. Che carte hai fatto?”*
*”La procura per vendere lappartamento. Mamma ha firmato da sola. Le ho spiegato che era per il suo bene.”*
Giulia sentì la rabbia ribollirle dentro.
*”Sei impazzita? Come hai potuto fare una cosa simile senza consultarmi? Mamma ha due figlie, nel caso non lo sapessi!”*
*”E tu dove sei stata tutto questo tempo?”, rispose Emilia con tono tagliente. “Vieni da mamma una volta a settimana per unora e credi di aver fatto il tuo dovere di figlia? Io vengo ogni giorno dopo il lavoro, le faccio la spesa, mi assicuro che prenda le medicine!”*
*”Lavoro dalla mattina alla sera, lo sai! E non abito a due passi come te!”*
*”Esatto! Per questo le decisioni le prendo io. Se vuoi, vieni a salutare lappartamento. Domani arriva lagente immobiliare per la valutazione.”*
Emilia riattaccò. Giulia rimase in mezzo alla cucina, col telefono in mano, senza credere ai suoi occhi. Sua sorella minore, che fino a poco prima considerava ancora una ragazzina viziata, aveva preso una decisione così importante da sola, decidendo il futuro della loro mamma di settantacinque anni.
Giulia si vestì in fretta e corse da sua madre. Mentre camminava, ricordava come, dopo la morte del padre, lei, essendo la maggiore, si era presa tutta la responsabilità. Laveva aiutata economicamente, aveva sistemato le questioni di casa, laveva portata dai medici. Emilia, invece, allepoca era alluniversità, vivendo la spensierata vita da studentessa.
Lappartamento della mamma era al quarto piano di un vecchio palazzo di cinque piani. Giulia salì le scale ben conosciute e suonò il campanello. Ad aprire fu la madreRosa Bianchi, una donna minuta, con occhi castani e uno sguardo penetrante.
*”Giulietta, tesoro!”, esclamò felice. “Che presto sei venuta. È successo qualcosa?”*
*”Mamma, dobbiamo parlare. Sul serio.”*
Entrarono in cucina. Rosa accese il bollitore e tirò fuori dei biscotti dalla credenza.
*”Mamma, dimmi di ieri. Cosa hai fatto?”*
Rosa ci pensò su.
*”Mi sono svegliata, ho fatto colazione. Poi è arrivata Emi. Abbiamo parlato di qualcosa. Mi ha portato delle carte.”*
*”Che carte, mamma?”*
*”Non ricordo bene. Ha detto che era importante per il mio bene. Che dovevo firmare.”*
*”E hai firmato?”*
*”Sì, certo. Emilia se ne intende di queste cose. Lei fa leconomista.”*
Giulia serrò i pugni. La mamma era diventata smemorata, ma questo non significava che avesse perso il diritto di scegliere il suo futuro.
*”Mamma, ricordi cosa ti ha detto Emilia?”*
*”Qualcosa su una casa di riposo. Mi ha detto che starei meglio lì, che mi avrebbero curata. Ma io non voglio andare via da qui, Giulietta. Questa è casa mia.”*
Negli occhi di Rosa brillarono le lacrime. Giulia la abbracciò.
*”Non andrai da nessuna parte, mamma. Non te lo permetterò.”*
In quel momento suonò il campanello. Era arrivata Emiliauna donna energica, con i capelli corti e un completo elegante.
*”Ah, sei già qui”, disse, vedendo Giulia. “Bene. Ora possiamo parlarne da adulte.”*
*”Adulte?”* Giulia si alzò. *”Chiami comportamento da adulta ingannare una donna anziana e indifesa?”*
*”Non ho ingannato nessuno! Mamma ha firmato la procura da sola.”*
*”Mamma non ha capito cosa stava firmando!”*
*”E comunque la mamma è qui, tra laltro!”, intervenne Rosa. “E smettetela di urlare in casa mia!”*
Le sorelle tacquero. La mamma alzava raramente la voce, ma quando lo faceva, tutti obbedivano.
*”Emilia, spiegami di nuovo quali carte ho firmato ieri.”*
Emilia si sedette accanto alla madre e le prese la mano.
*”Mamma, ho fatto una procura per vendere lappartamento. E ti ho trovato una bella casa di riposo. È pulita, tranquilla, cè un medico, la cuoca prepara pasti sani. Avrai la tua camera, e potremo venirti a trovare quando vogliamo.”*
*”Ma io non voglio vendere lappartamento”, sussurrò Rosa. “Qui cè tutta la mia vita. Qui ha vissuto vostro padre.”*
*”Mamma, capisci, è pericoloso…”*
Alla fine, dopo molte discussioni e consigli dai parenti più stretti, le sorelle trovarono un compromesso: assunsero una badante che stesse con la mamma durante il giorno, mentre loro si alternavano la sera. Così, tutte rimasero soddisfatte, e la casa piena di ricordi restò al suo posto.



