Caro diario,
Oggi è successo di tutto. Quando sono uscita da scuola, ho visto il papà fermo davanti al cancello, un sorriso larghissimo sul viso. Mi ha salutata e messo subito il mio zaino enorme nel bagagliaio.
Mamma mia, papà, oggi a scuola abbiamo fatto delle cose incredibili! Ma non posso dirti tutto, è una sorpresa che ti mostrerò dopo! Poi era il mio turno di dare da mangiare ai coniglietti dellaula di scienze, e Plinio ha portato le caramelle perché era il suo compleanno, e
Papà sorrideva, ascoltando la mia voce che non si fermava un secondo. Vado col papà così di rado che ogni volta cerco di raccontargli tutto, tutto insieme. Ma anche oggi doveva riportarmi a casa e poi correre a lavorare.
In macchina la radio parlava del tempo, pubblicità di vitamine. Io facevo sedere le bambole sul mio seggiolino. Un momento prima stavo ancora continuando con la mia storia, e il momento dopo boom. Tutto è avvenuto così in fretta. Unauto, una Ford blu, ha sbandato dalla corsia opposta e ci ha colpiti di lato. Ho visto la faccia del guidatore terrorizzata un attimo prima dellurto.
Mi ricordo poco. Nel caos sentivo papà lamentarsi, poi chiamava il mio nome, con la voce tremolante. Io piangevo, urlando mamma, chiedendo aiuto. La macchina era un groviglio di ferro. Fuori, persone cercavano di aprire la porta. Mi sentivo minuscola.
Tieni duro, amore, resisti ancora un attimo! Andrà tutto bene! gridava papà, cercando di voltarsi verso di me e invece restava bloccato.
Poi è arrivata lambulanza, sono corsi tutti. So solo che papà alla fine non mi ha più risposto. Silenzio.
***
Adesso sono in ospedale. Mamma non mi lascia mai, sta sempre seduta accanto al mio letto e mi tiene la mano. Le dita hanno ancora le tracce dellacquerello, dellinchiostro, della scuola. Io ho qualche gesso e dei dolori, ma mi dicono che sono stata fortunata. Mamma cerca di essere forte, ma a volte le trema il mento e deve chiudere gli occhi per calmarsi.
Oggi è venuto il dottor Alessandro, il primario. Ha chiesto alla mamma di seguirlo. Io mi sono addormentata subito dopo. Quando è tornata, mi ha sorriso, ma sapevo che aveva pianto.
Il giorno dopo è arrivato un altro dottore, il dottor Federico Benassi. Mi piaceva subito: aveva la divisa verde con un ricamo buffo sul taschino, una cuffia piena di astronavi. Ha guardato a lungo le mie analisi e poi ha chiesto: Piccolina, posso vedere la tua schiena? Mi sono sdraiata di fianco e lui ha tastato lungo la spina dorsale. Fa male qui? Solo un pochino, dottore.
Mamma era lì, con le mani giunte. Preghiere silenziose. Alla fine, il dottore lha guardata e le ha sussurrato che doveva parlarle.
Quando sono usciti, ho sentito la mamma discutere con lui. Le aveva appena detto che dalla risonanza avevano visto qualcosa vicino alla colonna, una specie di piccola massa. Forse niente, ma avrebbero dovuto operarmi presto. Mamma era sconvolta: Una massa? Ma Katia ha solo avuto un incidente! Non sarà mica per colpa di quello? No, signora, lincidente non centra, ha risposto il dottore con calma triste.
Ci hanno trasferite il giorno dopo al Centro Pediatrico Oncologico di Firenze. Ho chiesto a mamma se tornavamo a casa e se papà sarebbe stato lì. Ha scosso la testa, mi ha detto che papà era sempre ricoverato, ma si sarebbe ripreso presto. Qui ci sono pure i cartoni animati? le ho chiesto. Mi ha sorriso: Chiediamo appena arriviamo.
La stanza era grande, con altri bambini che mi squadravano curiosi: Qua i cartoni li fanno la sera, se vuoi venire!
***
Il giorno delloperazione mamma non faceva che camminare avanti e indietro nel corridoio. Unaltra mamma, giovane, mi ha parlato con voce dolce: Anche mio figlio è passato di qui. Il dottor Benassi è molto bravo, vedrai che andrà tutto bene.
Mamma, tra sé, pensava a papà, sempre in coma. Lui non sa niente, che la nostra bambina ora è sotto i ferri, che io non ce la faccio più, le uscì quasi gridando. Laltra mamma la tranquillizzò: Tua figlia sente tutto, anche se non ti ascolta.
Intanto io ero già addormentata, con il profumo di chewing gum sotto il naso che mi portava via. Ho sognato la mia scatola musicale, quella che papà mi aveva regalato per il compleanno: una ballerina di porcellana che gira su una ninfea rosa. Ricordati di questo momento, Katia! mi aveva detto papà abbracciandomi. In sogno, lui mi abbracciava ancora, la ballerina danzava. Di alla mamma di stare tranquilla. Ora riposo un po, ma torno presto, mi prometti di aspettarmi? Sì, papà, ti aspetto!
***
Lintervento è andato bene. Ora bisogna aspettare le analisi dei tessuti. Il dottor Benassi è venuto a controllarmi: Tutto ok, ora riposa ancora un po. Hai bisogno di qualcosa, Polina? Un caffè, dottore Arriva subito, io vado al bar!
Papà, invece, stava ancora male. Lo vedevo nei sogni mi chiamava per pranzo, ma non mi trovava mai. Spesso si sedeva su una panchina in giardino e non capiva perché non riusciva a raggiungerci, me e la mamma. Sognavo che mi proteggeva anche se non poteva muoversi.
Finalmente, dopo qualche giorno, il dottore venne da mamma con i risultati: avrei dovuto iniziare le prime cure. Lei segnava tutto per papà, anche se lui non poteva ancora ascoltarla davvero. Da allora, mamma è diventata più attenta, annotava tutto quello che dicevano i medici. Eppure, spesso la notte la trovavo lì, a fissare la scatola della ballerina con lo sguardo perso.
Le cure mi davano un po di nausea. Vedevo i miei capelli cambiare, la faccia dimagrire. Ma ormai avevo iniziato a uscire in corridoio, fare i lavoretti con gli altri, guardare fuori dal finestrone gli operai che dipingevano le strisce bianche sulle strade di Firenze. Non potevo ancora uscire in cortile, salutavo la nonna dalla finestra. Ma aspettavo sempre papà. Mamma, lo sai che papà viene ogni notte? Si mette sulla mia sedia e mi racconta una favola.
Mamma ascoltava in silenzio, piangeva un po ma cercava di nascondersi dietro al giornale. Anche lei sognava papà la notte, e in quei sogni restavano abbracciati senza parlare. Nessuna parola era abbastanza. Guardavano la ballerina che girava silenziosa.
Un giorno ho sentito papà, volevo davvero che tornasse: Papà, la mamma è triste. Devi tornare. Arrivo presto, piccola, tu tieni duro, mi ha detto.
Mamma aveva iniziato a lasciarsi un po andare. Sembrava più vecchia, i capelli più bianchi. Non si preoccupava più della pettinatura. Ogni tanto parlava da sola, la sentivo lamentarsi della vita prima, del destino, della sfortuna.
Ma una notte in sogno papà la rimproverò: Polina, basta piangerti addosso! Guarda Katia come sorride comunque, e tu pensi solo a te stessa e alle ginocchia sbucciate di quando eri bambina? Dopo quel sogno, mamma capì che doveva cambiare. Non poteva restare indietro.
***
Un mattino, papà finalmente si svegliò dal coma. E mentre veniva portato nel corridoio della riabilitazione, io lo vidi dalla finestra. Mamma! Guarda! Papà! È papà!
Con le stampelle, un passo alla volta, si avvicinava alla nostra finestra. Teneva stretto un mazzo di margherite comprato dal fioraio vicino allospedale. Sorrideva, proprio come faceva fuori da scuola, un secolo fa, ma con una luce nuova, fortissima.
Mi batteva il cuore così forte, diario. Ho capito che la vita può essere una melodia spezzata, ma chi ci sta vicino può sempre aiutare a ricomporre la musica. Con la mamma, con papà, anche nella paura, la ballerina sulla mia scatola musicale non smetterà mai di girare.







