Sposarsi per colpa di LucaNonostante i dubbi, accettò il matrimonio, sperando che Luca potesse finalmente dimostrare il suo amore vero.

Linfanzia felice di Luca finì quando aveva cinque anni. Un giorno, i genitori non vennero a prenderlo allasilo di Montecelio. Gli altri bambini erano già stati portati a casa, ma Luca rimaneva al tavolo a disegnare sé stesso, la madre e il padre. Linsegnante lo osservava e, inspiegabilmente, continuava a tamponargli le guance. Poi si avvicinò, lo sollevò, lo strinse forte e gli disse:

Qualunque cosa accada, non devi avere paura, Giacomino. Devi diventare forte. Capito, tesoro?

Voglio la mamma rispose il bambino.

Arriveranno zia e zio. Li seguirai, Giacomino. Ci saranno tanti altri bimbi, ma non piangere.

E le sue labbra umide si posarono sul suo viso. Lo presero per mano e lo condussero verso lauto. Alla domanda Quando lo ridanno alla mamma? gli risposero che la mamma e il papà erano lontani e che quel giorno non potevano venire. Lo sistemarono in una stanza comune con altri ragazzi della sua età, ma né il giorno dopo né quello successivo i genitori tornarono. Luca piangeva ogni notte, si ammalò e la febbre gli salì.

Solo la zia in camice bianco lo visitò seriamente dopo la guarigione. Gli disse che i genitori erano ormai sul cielo, troppo in alto per scendere, ma che lo vegliavano sempre. Gli chiese di comportarsi bene, di non ammalarsi, così non avrebbero sofferto per lui.

Luca non ci credette. Guardò il cielo e non vide altro che uccelli e nuvole. Decise allora di cercare i genitori da qualche parte. Inizialmente perlustrò il cortile durante le passeggiate e trovò, dietro un cespuglio, un piccolo buco tra le sbarre arrugginite di un recinto. Riuscì a infilarsi solo a metà, così cominciò a scavare un tunnel. Con pazienza, la terra soffice e sabbiosa si allentava; poco a poco si formò un varco più grande.

Attraversò il buco e si ritrovò libero. Corse via dal rifugio che gli altri bambini chiamavano orfanotrofio. Ma non conosceva alcuna città e ben presto si perse. Doveva trovare casa, ma tutti gli edifici gli sembravano uguali.

Allora, su una traversa, vide una donna che somigliava molto alla madre: un vestito a pois, i capelli raccolti in un elegante chignon.

Mamma! gridò Luca correndo verso di lei.

La donna non lo sentì, né si girò. Luca la afferrò con forza.

Mamma! ripeté, più disperato.

La donna si voltò, si accovacciò e lo guardò attentamente.

Non è tua madre disse.

Alessandra aveva ventanni quando si innamorò di Marco. Si conobbero per caso sulla pista di ballo di una serata destate a Firenze; lui, timido, la invitò a un lento, parlarono e da quel momento non la lasciò più. Dopo tre mesi si sposarono. Per tre anni vissero felici, ma Alessandra scoprì di non poter avere figli. Marco non accettò la situazione, e lei si sottopose a infinite visite e cure in diversi centri termali. Alla fine accettarono di non avere un figlio e Marco propose di adottare un bambino dal Casa dei Piccoli.

Alessandra amava così tanto il marito che, non volendo un divorzio, lo propose. Avevano entrambi trentanni, erano ancora giovani. Marco, però, rifiutò: Non ti lascerò mai. Allora Alessandra architettò un piano astuto: confessò di avere un amante, sperando che Marco chiedesse il divorzio. Marco non gli credette, ma la notte successiva Alessandra non tornò a casa. Al mattino, laria odorava di vino e di profumo maschile. Quando Marco la interrogò, lei rispose solo che aveva un amante. Alla fine Marco acconsentì al divorzio.

Quando Luca chiamò mamma Alessandra, lei era già da due mesi separata da Marco. Si sentiva vuota, sentiva la mancanza del marito e si chiedeva come stesse. Il grido di Luca fece battere il suo cuore.

Che succede, piccolo? Ti sei perso? chiese dolcemente.

Cerco i miei genitori. Mi hanno detto che sono in cielo, ma non ci credo singhiozzò Luca.

Vieni, abito qui vicino. Vuoi dei bomboloni? lo invitò, prendendolo per mano.

A casa, Luca divorava i bomboloni che Alessandra aveva comprato, accompagnandoli con una tazza di tè al lampone. Raccontò tutto: come più grande lo avevano privato di dolci e lo avevano picchiato. Alessandra provò una profonda compassione.

Vuoi che ti prenda con me? Vivremo insieme, e quando crescerai capirai. Un giorno incontrerai i tuoi genitori, ma non è ancora il momento gli propose. Luca accettò.

Alessandra telefonò al Casa dei Piccoli e segnalò il ritrovamento. Portò Luca al centro, parlò con le educatrici affinché fossero più vigili e iniziò a visitarlo ogni giorno, ma non poteva adottarlo. Aveva un lavoro stabile, un appartamento a Roma, ma nessun marito; una donna sola non riusciva a prendere un bambino in adozione. Per la prima volta si pentì di aver voluto il divorzio, ma non sapeva come riconquistare Marco.

Allora stipulò un matrimonio di comodo con il collega Stanislao, recentemente divorziato, un bonaccione ma anche un po donnista. Stanislao accettò, a patto che Alessandra pagasse le spese. Lei, desiderosa di mantenere la sua indipendenza, accettò, ma il suo cuore rimaneva fedele a Marco.

Una sera, tornando a casa, Alessandra trovò Luca con un livido sotto locchio, segno che i più grandi lo avevano punito per non aver parlato. Le educatrici, invece di aiutarlo, riferirono a lei la conversazione con Alessandra, rendendola consapevole che il piccolo avrebbe avuto difficoltà.

Al giorno successivo Alessandra accettò lofferta di Stanislao. Sabato sera preparò una cena, indossò un elegante vestito rosso, accese le candele e attese lospite, ma il suo animo era colmo di amarezza. Suonò il campanello; aprì la porta e, con sorpresa, vide Marco sullo scalino.

Devo parlarti, Ninetta disse, guardandola dritto negli occhi. Ti ho osservata per tutto questo tempo. Non ho mai visto nessuno entrare in casa tua, né te ne sei andata.

Nel frattempo lascensore si aprì e ne uscì Stanislao con un mazzo di rose e una bottiglia di spumante.

Nina, eccomi! esclamò.

Marco arrossì, i pugni si serrarono. Senza dire una parola, scese rapidamente le scale, salì sul tram e sparì. Alessandra rimase in lacrime, cacciò via Stanislao, il cuore lacerato, chiedendosi che futuro attendesse Luca.

Due anni dopo, Luca, ora chiamato Giacomo, marciava fiero nella cerimonia di fine anno della prima elementare a Torino. Indossava un completo scuro, camicia bianca e portava in mano un grande mazzo di rose per la maestra. Al suo fianco cerano i genitori, Marco e Alessandra, e la sorellina Margherita, una bimba vivace che non smetteva di girare tra le braccia del papà. Alessandra e Marco avevano anche adottato un altro bambino, completando la loro famiglia.

Stanislao si rivelò non così crudele; incontrò Marco e spiegò tutto. Il giorno dopo, Marco si precipitò da Alessandra, la prese per mano e la condusse al Comune per ricasarsi, così da formalizzare la loro unione e garantire a Giacomo una casa stabile.

Continuarono a visitare loratorio, a portare regali e dolci ai piccoli. Quando Margherita fu accolta lì, la portarono subito a casa.

Mamma, papà, prometto di studiare bene disse Giacomo guardando il cielo. Non fatevi male per me, anche se ora ho altri genitori. Li amo, ma sono temporanei finché non potrò rivedere i miei.

Lui sapeva che i suoi genitori erano morti in un incidente stradale e che era stato sepolto in un cimitero vicino. La domenica, però, andava alla scuola domenicale della parrocchia di San Lorenzo, dove, tra preghiere e canti, comprendeva davvero cosa fosse il cielo.

Alessandra, da prima a ora, aveva rifiutato di comprendere Marco, ma il destino laveva condotta a ricongiungersi con lui. La loro storia dimostra che, anche quando il cammino è tortuoso, lamore vero e la responsabilità verso i più piccoli guidano verso la riconciliazione. Lunica lezione che resta è che i legami del cuore, più che le convenzioni, sono la vera ricchezza di una vita.

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Sposarsi per colpa di LucaNonostante i dubbi, accettò il matrimonio, sperando che Luca potesse finalmente dimostrare il suo amore vero.
Allora, se è così – vado da mamma! – ha dichiarato il marito