Veronica non riusciva proprio a trovare la sua felicità. Ormai era quasi quarantenne e ancora sempre sola. Eppure la vita non le aveva fatto mancare nulla: intelligenza, bellezza, un ottimo lavoro e uno stipendio alto, ma la gioia dell’amore femminile continuava a sfuggirle.

Ah amica mia, ti racconto questa storia che sembra proprio la trama di un film italiano, ma giuro, è la vita vera. Allora, cera questa ragazza, si chiamava Ludovica, praticamente vicina ai quarantanni e ancora da sola. Non le mancava proprio nulla: bella donna, intelligente da far paura, un lavoro da favola e uno stipendio da far invidia. Solo che la felicità, quella vera, sembrava sempre irraggiungibile.

I suoi genitori, Teresa e Alessandro, erano sempre lì a preoccuparsi per lei. Vieni a vivere con noi che cè spazio per tutti! Magari un giorno quei soldi ti serviranno, quando troverai finalmente la tua strada! le dicevano sempre, e ogni volta lei ostinata rimaneva. Loro più daiuto morale che pratico, ad essere sinceri, perché Ludovica era pure in grado di sostenere loro economicamente, ma niente da fare.

E ogni sera stessa scena: la mamma sospirava quando Ludovica tornava stanca dal lavoro, Povera stella, nessuno che ti coccoli tranne me e tuo papà! e il padre aggiungeva: Quando non ci saremo più, sarà dura per te restare sola! Devi trovarti la tua felicità, figlia! E via, tutti e tre davanti alla TV, come sempre. Una routine noiosa, ogni giorno uguale, da addormentarsi sul divano!

Col passare degli anni, Ludovica aveva sempre più paura delle uscite del padre sul tema un giorno quando noi non ci saremo…. Pensa che Ludovica era nata quando Teresa e Alessandro avevano solo diciannove anni: amore vero, matrimonio giovane! Parlare già di quando non ci saremo era quasi ridicolo!

Anche Ludovica ai tempi delluniversità aveva avuto una storia. Un certo Matteo, un tipo grande e un po goffo. Divertente, eh, sempre a rovesciare qualcosa, a rompere bicchieri, piatti, una vera calamità! La mamma lo prendeva in giro chiamandolo Matteo-la-rottura oppure disastro ambulante. E il papà, a ogni cena, imitava il ragazzo che inciampava su tutto.

Non va, figlia. Quello rompe tutto ciò che tocca, porta sfortuna nella vita! Non è la persona giusta per te! cercavano di dissuaderla. E insomma, col tempo Ludovica iniziò pure a pensare che Matteo fosse davvero un pasticcione con del talento solo per fare casini.

Eppure, la vita ha sempre delle sorprese: finita luniversità, Matteo si mise in proprio con uno studio legale, si sposò con una ragazza che invece vedeva qualcosa di unico in quella sua goffaggine. Aveva solo bisogno di spazio. Così, ora vivono fuori Milano, in una villetta tutta loro.

Ogni tanto i genitori di Ludovica si consolavano dicendo: Lo vedi? La felicità di Ludovica prima o poi arriverà, basta saper aspettare!

Ma ti assicuro: erano una famiglia bellissima e unita! Pochi mesi fa sono pure stati tutti insieme in Thailandia, un viaggio bellissimo, e adesso la sera non fanno altro che riguardare le foto: chi ride, chi prende il sole, cosa si erano mangiati… una vera vacanza!

In Thailandia, Ludovica conobbe anche un uomo, Riccardo, che veniva dalla Svizzera. Solo che i genitori di Ludovica non ci pensarono due volte a ridicolizzarlo: Ma guarda un po, un Riccardo svizzero che ci piomba addosso! scherzava Teresa. Alessandro si metteva una felpa sotto la maglietta per simulare la pancia di Riccardo e camminava in giro per la stanza a imitazione.

Alla povera Ludovica spiaceva, perché Riccardo non era grasso, solo robusto. Parlava sempre di stelle, la portava a guardare il cielo di notte sulla spiaggia… Così, decise di lasciargli il numero, sperando che magari stavolta i genitori si sbagliassero.

Tornati a casa, però, Teresa sentì che loro due continuavano a sentirsi, e subito sentenziò: Le storie da vacanza sono alla buona, non portano a nulla! Non importava che né Ludovica né Riccardo avessero famiglia. Solo che era, appunto, una storia nata in vacanza. Fine della faccenda.

Cerca la tua felicità, Ludovica! Conta sempre su di noi, noi ci saremo sempre! prometteva il papà.

In estate si rifugiavano tutti tre in campagna, nella loro casa in collina vicino a Parma! Fiume, giornate di relax sotto al melo, barbecue accanto alla veranda. Tutta roba dellorto! Anche i vicini venivano spesso per fare due chiacchiere e una volta arrivò pure il figlio dei vicini, Andrea, con il suo bimbo di cinque anni, Gabriele. Tutti e due chiari di capelli, occhi azzurri, pieni di lentiggini, con le orecchie a sventola uguali!

Poi, i vicini spiegarono che la moglie di Andrea laveva lasciato per uno in carriera, e il bambino ovviamente non lo voleva nessuno tranne il papà. Troppo somigliante a lui, diceva la donna, che il nuovo compagno non sopportava vedere per casa.

Ludovica si affezionò subito a loro. Tra Andrea e lei scoccò la scintilla, e Gabriele la seguiva ovunque. Ma ovviamente Teresa e Alessandro ci andarono giù pesante: Andrea si è mangiato tutte le carote dellorto e ne ha lasciata solo una! Ecco, i suoi ti hanno mandato qui apposta per combinare qualcosa con te! Perché ti vuoi prendere un uomo già con il pacco completo? insisteva la mamma.

Il papà rincarava: Ma un uomo lasciato dalla moglie non sarà poi un caso? Un vero uomo la moglie non lo molla, specie se cè un bimbo!

Stavolta, però, Ludovica decise di rispondere: Papà, anzi! Se la donna lascia il bambino a un uomo, vuol dire che si fida davvero. Sa che lui saprà crescerlo bene.

Niente, genitori chiusi come ricci: Non è la tua felicità! Devi cercare altro. Noi vogliamo dei nipotini nostri, non quelli degli altri! Vogliamo tenere per mano delle manine piccole, sentire i passetti per casa…

Da quel momento, silenzio glaciale con i vicini. Persino le cene insieme finirono. I genitori di Andrea ricevettero critiche che non si aspettavano, ci rimasero malissimo. Lautunno passò in silenzio e tensione.

Ma Ludovica ormai aveva nel cuore Andrea e Gabriele ma amava tanto anche la sua famiglia, non riusciva a deluderli. Si sentiva persino in colpa di essersi innamorata della persona sbagliata, non quella ideale per i suoi. Quando arrivò la fine della stagione, se ne andarono tutti insieme nella casa in città.

Teresa e Alessandro continuavano a non menzionare mai Andrea e Gabriele, né per scherzo né seriamente. Puntavano tutto sul meglio soli che male accompagnati.

Ma un giorno, tornando a casa sotto la pioggia, Ludovica vide un piccolo gattino rosso, solo, infreddolito, che si era rifugiato sotto una macchina. Ogni miagolio gli si spezzava il cuore, sembrava proprio Gabriele: solo al mondo, abbandonato, senza nessuno. Un attimo e la ruota dellauto poteva schiacciarlo… Così Ludovica lo prese tra le mani, se lo infilò sotto la giacca senza pensarci un attimo. Non le importava se puzzava, se era bagnato, voleva solo scaldarlo.

Arrivata a casa lo asciugò, mise una ciotola di latte e si mise seduta sul pavimento a guardare quel piccoletto che beveva come se non mangiasse da giorni.

Poverello, chissà da quanto tempo non mangia pensava.

Ed ecco che, come sempre, arrivano anche Teresa e Alessandro a vedere la novità con la faccia da guerra: E adesso che facciamo con questo esserino qui? Dove lo mettiamo?

Quando il gatto finì il latte, cercò il posto perfetto, e… beh, una bella pozza! Ludovica non aveva neanche fatto in tempo a prendere uno straccio che già la mamma gridava: Buttalo fuori subito! Qui ci distrugge la casa, ci rovina il parquet, ci graffia i mobili! Alessandro, dille qualcosa! Questa casa non è un rifugio per animali!

E il padre, con tono da gran signore: Eh, ci prenderebbe tutti per matti al blocco! Non ce le facciamo nemmeno avvicinare più le persone, con lodore di gatto!

Mamma, papà, dai, è piccolo! Gli comprerò un tiragraffi, gli insegnerò a usare la cassetta. E poi, guardate comè dolce! cercava di spiegarsi Ludovica. Ma niente da fare, pareva parlassero due lingue diverse.

No, no e no! Portalo in un canile, ti prego! Se fanno storie, minaccia che chiami la stampa! urlava papà brandendo il Corriere della Sera.

Così Ludovica, con il gattino stretto tra le braccia, uscì e sbatté la porta. Era triste, umiliata: quasi quarantanni, e niente di suo. Nessun marito, nessun figlio, nemmeno una stanza tutta per sé! A quarantanni non poteva avere nemmeno un gatto? No! Aveva bisogno di un posto suo, anche piccolo, dove sentirsi finalmente libera.

Invece di portare il gatto al canile, Ludovica entrò nella prima agenzia immobiliare che trovò. In pochi giorni le trovarono un monolocale bello, con la nota: Animali ammessi.

Per la prima volta si sentì padrona di un pezzetto di mondo. La prima cosa fu comprare tutto per la micetta e poi dal veterinario scoprì che era femmina, due mesi circa. La chiamò Macchia.

Subito si sentì più serena. Guardandola, le tornavano in mente i momenti con Gabriele e Andrea. Sentiva la mancanza, certo.

Un giorno il telefono squilla. Chi sarà mai, pensava, dopo tutti quei discorsi e litigi? Ma era Andrea!

Ciao! Tutto bene? Guarda che cè Gabriele che vuole dirti qualcosa

Si sentiva già sciogliere, pensando alle sue guanciotte piene di lentiggini e agli occhioni aperti. Ludo! Ci manchi tanto, vieni a trovarci! Papà ed io ti aspettiamo!

E lei subito, con il cuore in gola: Vengo volentieri, ma… posso portare il gattino?

Dallaltra parte una risata: E porta pure tutto il Circo Togni! Dai, dicci dove sei che passiamo!

Così, Ludovica ha trovato la sua felicità. Controcorrente, finalmente tranquilla con Andrea, Gabriele e Macchia. E presto, Gabriele avrà anche un fratellino, o una sorellina: che importa, va bene comunque!

E i suoi? Non li ha dimenticati, anzi. Li sente spesso, li ama sempre. Quello non cambierà mai.

A Teresa e Alessandro telefona, racconta spesso che sta bene, ora davvero ha trovato la sua gioia. Non è la felicità che avevano sognato per lei, ma è la sua felicità.

Forse, un giorno, capiranno e smetteranno di insistere: Torna a casa! E magari anche loro proveranno la gioia di stringere quelle manine, sentire i piedini che corrono per casa chissà.

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Veronica non riusciva proprio a trovare la sua felicità. Ormai era quasi quarantenne e ancora sempre sola. Eppure la vita non le aveva fatto mancare nulla: intelligenza, bellezza, un ottimo lavoro e uno stipendio alto, ma la gioia dell’amore femminile continuava a sfuggirle.
Sono esausta. E no, non si tratta di una stanchezza emotiva astratta. È una vera spossatezza fisica, mentale ed economica causata dal dover mantenere due adulti che hanno scelto di vivere per sempre come adolescenti.