Mio marito guardava la televisione mentre io piangevo sulla spalla del suo migliore amico

Mio marito guardava la televisione, mentre io piangevo sulla spalla del suo amico

*

Andrea posò la tazzina sul piattino e fissò Giulia. Lei era seduta di fronte a lui, tenendo stretta tra le mani una tazza di tè ormai freddo; i suoi occhi erano gonfi e arrossati.

Con Marco è impossibile parlare, sussurrò Andrea, come se temesse che qualcuno potesse sentirli. Passa le giornate in garage a trafficare con la macchina, poi la sera si piazza davanti al televisore. È come se io non esistessi più.

Giulia sollevò lo sguardo:

E Laura? Lei proprio non ti sente, Andrea. E Marco sembra morto dentro.

E così cominciò tutto. In un bar del centro storico di Parma, allangolo di Piazza Nuova, seduti a un tavolino vicino alla grande vetrata, con i raggi autunnali del sole che disegnavano strisce dorate sulla tovaglia ruvida. Era un giorno dottobre, normale in apparenza, ma che avrebbe cambiato ogni cosa.

***

Si erano incrociati per caso. Andrea usciva dalla farmacia, stringendo una busta con le medicine di Laura. Negli ultimi tempi lei si lamentava spesso per la pressione alta, ma quando lui tentava di chiedere come stesse, lei lo scansava: Lasciami stare, so badare a me stessa. Sapeva sempre cavarsela da sola. Sembrava quasi che lui non fosse suo marito, ma solo un inquilino che intralciava la loro esistenza.

Nel parco, su una panchina coperta di foglie secche, sedeva Giulia. Le sue spalle tremavano piano. Andrea si fermò, allinizio non la riconobbe. Erano amici di vecchia data, le rispettive famiglie avevano condiviso venticinque anni, ma ultimamente si vedevano sempre meno. Marco e Laura avevano cominciato a tirare su muri tra loro, e ogni scusa era buona per evitare riunioni familiari.

Giulia?

Lei sollevò il viso, arrossato dal pianto, fragile come mai.

Andrea Scusami, sto solo un attimo qui.

Che è successo?

Scosse la testa, tentò un sorriso tremolante:

Nulla di importante. La vita. Mi fa male lanima, tutto qui.

Andrea si sedette accanto a lei. In silenzio le porse un fazzoletto. Giulia si asciugò le lacrime.

Dai, le propose Andrea. Prendiamo un caffè, parliamo un po.

Il caffe Vecchia Piazza era un posto che conoscevano bene in quattro. Lì avevano celebrato compleanni, anniversari di matrimonio. Si rideva, si discuteva di politica, si fantasticava sulle vacanze estive nella campagna parmense, dove entrambi avevano comprato terreni nello stesso consorzio. Allora Andrea si sentiva al sicuro. Un lavoro normale, stabile, e Laura che lo accoglieva con domande sul suo giorno appena finito. Marco lo chiamava la sera e ci passavano ore al telefono.

Poi tutto era cambiato. Un anno prima Andrea era andato in pensione. Cinquantotto anni, e improvvisamente nessuno aveva più bisogno di lui. Laura continuava con il suo lavoro di contabile, rincasava tardi, stanca, sempre nervosa. Se Andrea provava a parlarle, lei tagliava corto: Lasciami, sono sfinita. Anche Marco era andato in pensione da poco, e si era immerso in una specie di abulia, come se galleggiasse in acque scure. Non telefonava più, e quando rispondeva, lo faceva con poche, fredde parole.

Sai, raccontava Andrea mescolando il caffè, mi sembra di essere uno spettro. Al mattino mi sveglio, faccio colazione da solo. Laura è già uscita. Passeggio in casa, mi siedo in cucina, aspetto il suo ritorno. Ma quando arriva, non cè più spazio per me. Ha la sua vita. Io sono di troppo.

Giulia annuì:

Marco non mi parla neppure. Solo: Portami la cena o Non toccare la mia roba. Ho provato a parlargli dei nipoti, di magari fare un viaggio. Mi guarda, ma come si guarda un muro. Occhi vuoti. Poi via, in garage, o sul divano, davanti alla televisione. E io mi sento trasparente, non più moglie, ma un mobile inutile.

Andrea sentì un nodo stringergli la gola. Le stesse sue parole, la stessa identica sofferenza.

Pensavo di essere solo io, confessò. Di essere io il problema. Troppo pesante, troppo banale

No, Giulia lo guardò con immensa malinconia. Non sei tu. Forse è la crisi dei cinquanta, forse forse ci si stanca, dopo tanto tempo insieme.

Ma noi eravamo amici! gli sfuggì. Ti ricordi quando andavamo tutti in campagna? Marco grigliava, tu e Laura preparavate le insalate. Ridevamo, facevamo progetti.

Ricordo, sussurrò Giulia. Ma era tanto tempo fa. Ora è tutto un altro tempo. Siamo cambiati.

Rimasero nel bar fino a sera, parlando di tutto: dei figli ormai grandi e lontani, del lavoro che non cera più, della paura di invecchiare soli, delle malattie, delleco del vuoto futuro. Ogni frase di Giulia era uneco delle paure di Andrea.

Quando si alzarono, Andrea domandò:

Ci sentiamo? Se dovesse essere una giornata pesante

Lei fece segno di sì:

Sì, per favore.

***

Gli incontri diventarono abitudine. Allinizio con la scusa di aiutare con dei documenti. Andrea sapeva smanettare col computer, così aiutò Giulia con delle pratiche online. Poi lei lo chiamò, chiedendo un passaggio in ospedale: Marco è impegnato, e io devo vedere il dottore. Andrea andò, la aspettò in macchina, e alla fine tornarono a prendere un caffè insieme.

Sai, sbuffò Giulia bevendo il suo caffè, oggi ho proposto a Marco di andare a camminare. Bel tempo, si stava bene. Lui mi risponde: Vai da sola. Ho da fare. Lui ha sempre altro da fare. Per me, per noi, mai tempo.

Ieri Laura mi ha detto che le do noia in casa, sorrise amaro Andrea. Mi ha consigliato un hobby, così non sto tra i piedi.

Un hobby Giulia scrollò piano la testa. Come se alla nostra età bastasse trovare qualcosa per stare bene. Dopo una vita di lavoro, di famiglia, allimprovviso: sei libero. E ora? Cosa fare di questa libertà?

Non lo so, ammise Andrea. Ho provato a leggere. Non riesco a concentrarmi. Guardare la tv mi deprime. Camminare da solo mi intristisce. I vecchi amici si sono dispersi. Anche Marco è distante. Mi rendo conto che solo con te posso parlare, davvero.

Giulia lo fissò a lungo:

Anche per me. È facile con te. Mi ascolti. Mi capisci. Marco non lo fa più da anni.

Iniziarono a sentirsi al telefono. Allinizio una volta a settimana; poi sempre più spesso. Andrea chiamava quando la tristezza diventava insopportabile, dopo lennesima frase spezzata da Laura, dopo un pomeriggio di silenzio. Giulia rispondeva sempre. La sua voce era calda, comprensiva. Non diceva mai: Lasciami stare. Diceva: Raccontami. Ti ascolto.

Una sera fu Giulia a chiamare, tardi. La voce le tremava:

Andrea, scusami se ti disturbo. Ma non ce la faccio più. Oggi Marco non mi ha nemmeno guardata. Ho passato il pomeriggio a fare la sua torta preferita. Lho messa in tavola. Ha mangiato una fetta, senza dire nulla, poi è uscito. Io sono rimasta sola in cucina, a piangere come una sciocca.

Sciocca tu non lo sei, rispose deciso Andrea. Sei solo una donna che ha bisogno di attenzione. Di calore umano. Di sentirsi parte di qualcosa. E loro non ci danno neppure questo.

Mi sento sola nel mio matrimonio, bisbigliò Giulia. Come si può vivere così? Ventanni con una persona, e sentirsi invisibile.

Ti capisco, disse Andrea. Perché è lo stesso anche per me.

***

Quegli incontri divennero altro. Andrea aiutava Giulia a riparare il rubinetto in cucina. Marco aveva promesso da un mese, ma mai avuto tempo. Laura nemmeno si accorse che il rubinetto non perdeva più, anche quando lui glielo disse. Si limitò a un distratto Bene, e riprese a cucinare.

Giulia preparò per Andrea la torta di mele con la cannella, la sua preferita da ragazzo. Laura da anni non cucinava più torte: Non serve, hai già preso qualche chilo. Andrea ne mangiò due fette, e si sentì felice. Come non capitava da mesi.

Grazie, le disse. Non immagini quanto conti per me sentire che qualcuno ci tiene.

Giulia sorrise:

Tu per me sei importante, Andrea. Sei la mia ancora.

Lui le strinse la mano; lei non la ritrasse.

Piano piano la loro intimità crebbe. Scherzavano, si raccontavano ricordi delladolescenza, parlavano di come si erano conosciuti coi rispettivi coniugi, delle risate e dellenergia di un tempo. Dove era andato a finire tutto?

Forse è colpa nostra, rifletté Giulia. Forse anche noi ci siamo allontanati piano.

Non lo so, rispose Andrea. Io ho tentato. Ho provato a parlare, a proporre qualcosa insieme, a inventare momenti. Ma Laura sfugge. Sembra cliché, ma spesso sono le donne a dire che il marito non le capisce… invece, guarda, eccomi qui.

Giulia annuì:

Anche io ho tentato. Ho suggerito persino la terapia di coppia. Marco mi ha preso per pazza: La psicologa? Hai perso la testa? Ma io ho bisogno di essere ascoltata.

Ti ascolto io, disse piano Andrea.

Lei gli si appoggiò alla spalla. Lui la avvolse in un abbraccio. Non cera desiderio carnale, ma una disperata ricerca di calore, di umanità.

***

Il senso di colpa arrivò dopo. Una volta incrociarono Assunta, una vicina del consorzio Alba. Li guardò stupita:

Andrea! Giulia! A fare spese insieme?

Andrea sintristì. Giulia si affrettò:

Ci siamo incrociati per caso. Mi aiuta a portare la spesa.

La donna annuì, ma negli occhi brillò un lampo di sospetto o curiosità.

Quando lei se ne andò, Giulia disse piano:

Abbiamo mentito.

Sì, sentiva il peso addosso. Abbiamo mentito.

Ma perché? Noi non facciamo niente di male…

No, Andrea cercava certezze che non cerano. Non facciamo niente di male.

A casa Laura chiese inaspettatamente:

Dove sei stato?

A fare la spesa, lui.

Ci hai messo tanto.

Cera coda.

Menzogna. La prima vera menzogna. E la nausea era insopportabile.

Con Marco fu peggio. Si incontrarono in campagna, per caso. Marco trafficava con i pomodori, in silenzio.

Ciao, vecchio, tentò Andrea.

Ciao, grugnì Marco.

Tutto bene?

Sì.

Non ci vediamo da tanto. Ti va di parlare un po?

Marco si raddrizzò, lo fissò con occhi stanchi:

Di cosa parliamo? La vita è passata. Il lavoro finito. I figli lontani. Aspetti solo la vecchiaia. Questo rimane.

Marco, siamo amici da sempre. Dovremmo aiutarci, parlarne.

Il matrimonio va bene così, Marco scrollò le spalle. Giulia non si lamenta. Si va avanti.

Si va avanti. Non cera più amicizia, né amore, né comprensione. Solo esistenza fianco a fianco.

Andrea tornò a casa col cuore pesante. La sera chiamò Giulia:

Ho visto Marco.

E comera?

Vuoto, sospirò Andrea.

Anche a me oggi Laura è venuta a trovare. Ha portato una rivista, abbiamo bevuto tè. Parla solo del lavoro, dei colleghi. Non si è nemmeno accorta che sei infelice.

Marco non vede che tu soffri, ribatté Andrea.

Quindi stiamo tradendo? chiedeva Giulia, con voce fioca.

Cerchiamo ciò che loro ci negano, rispose Andrea. È un tradimento dellanima?

La pausa fu lunghissima.

Forse, ammise Giulia. Ma non posso fare a meno di te. Solo tu mi capisci.

E io, te.

***

Il confine fu oltrepassato a novembre. Un giorno freddo, umido. Giulia litigò con Marco. Non una lite qualunque: Marco le urlò contro, per la prima volta in ventanni. Solo perché lei gli aveva chiesto di buttare la spazzatura. Marco perse le staffe, le disse parole crudeli. Giulia chiamò Andrea in lacrime:

Vieni. Ti prego. Non sto bene.

Andrea arrivò. Marco era in garage. Giulia era seduta in cucina, frantumata.

Mi ha detto che gli dò fastidio, singhiozzava. Che sono pesante con le mie richieste.

Andrea la prese tra le braccia:

Non è colpa tua.

Andrea, ho paura. Sento che la vita mi sfugge. Non servo più a nessuno. Sono sola, anche se sono sposata.

Servi a me, sussurrava. Davvero.

Lei sollevò il viso. Gli occhi luccicanti di lacrime e angoscia. Andrea la baciò. Lei ricambiò. Poi tutto accadde, in silenzio. Non fu desiderio, fu la fame di calore, il volersi sentire vivi e non soli.

Quando tutto fu finito, restarono in silenzio, distesi. Andrea sentiva il peso tremendo dei loro gesti. Cosa avevano fatto?

Giulia piangeva piano:

Li abbiamo traditi.

Sì, Andrea. Traditi.

E adesso?

Non lo so.

Si vestirono, sedettero in cucina senza guardarsi. Amicizia e tradimento intrecciati in confusione da cui era impossibile uscire.

Non possiamo andare avanti, concluse Giulia. Non è giusto.

No, si rassegnò Andrea. Non è giusto.

Quando lui uscì, lei gli sussurrò:

Chiamami. Ti prego.

E lui sapeva che avrebbe chiamato.

***

Le settimane seguenti furono infernali. Andrea non riusciva a sostenere lo sguardo di Laura. Lei, però, non si accorgeva di niente. La sua routine: ufficio, casa, conversazioni rapide. Ma per Andrea, ogni suo sguardo, ogni parola, erano una condanna.

Peggio con Marco: il vecchio amico, la vita insieme. Scuola, militare, matrimoni negli stessi anni. I figli cresciuti insieme. Le case in campagna una accanto allaltra. La peggiore delle colpe: la moglie dellamico.

Andrea evitava Giulia per giorni, ma lei lo chiamava sempre.

Sto malissimo. Marco è scomparso fuori casa, non dice dove va. Io impazzisco qui, sola.

E Andrea tornava. E la storia si ripeteva. Ancora intimità, ancora lacrime, ancora sensi di colpa.

Perché non riusciamo a fermarci? singhiozzava Giulia.

Perché non abbiamo altro, rispondeva Andrea. Solo con te mi sento vivo.

Ma non è giusto!

Lo so.

Un tormento di colpa e bisogno, disperazione e sollievo. Ogni incontro lultimo, ogni volta un nuovo appuntamento.

***

A fine novembre Marco chiamò:

Andrea, andiamo a pesca? Proprio come una volta.

Andrea non poté rifiutare. Andarono sul Po, in silenzio, a pescare. Marco era cupo, ma a un tratto si aprì:

Senti, forse ho trascurato troppo Giulia. Negli ultimi tempi non la riconosco. Potresti parlarci tu? Sei come un fratello per lei. Ti ascolta.

Andrea si ghiacciò. La canna tremava tra le dita.

Come un fratello?

Sì. Vi vedete spesso ormai, mi sembra Lei viene da te, porta torte, ti aiuta. Sei buono, paziente. Parla con lei. Forse ha qualcosa che con me non riesce a dire.

Andrea non seppe che rispondere. Annuì soltanto. Dentro sentiva lo stomaco accartocciarsi: Marco si fidava, chiedeva aiuto. E lui lo stava tradendo.

La sera chiamò Giulia:

Dobbiamo parlare. Sul serio.

Lo so, sussurrò lei.

***

Si incontrarono nello stesso bar. Lo stesso tavolo. Ma la luce era cambiata, ora cera solo la neve umida oltre i vetri.

Andrea evitava lo sguardo di Giulia. Lei era pallida, gli occhi gonfi.

Marco mi ha chiesto di parlarti, disse piano Andrea. Ha notato che sei diversa, si preoccupa.

Giulia si coprì il volto:

Dio cosa abbiamo fatto? Abbiamo tradito entrambi. E la nostra amicizia.

Cercavamo salvezza, la voce di Andrea era rotta. Abbiamo trovato solo un abisso.

E adesso? chiese Giulia, pieni di lacrime gli occhi. Dire tutto? Tacere? Sparire?

Non so, confessò Andrea. So solo che senza i nostri discorsi tornerei soffocare.

Giulia allungò la mano, Andrea la prese.

Abbiamo distrutto tutto, sussurrò lei. Venticinque anni di amicizia. Le nostre famiglie. Per cosa?

Per non impazzire di solitudine, rispose Andrea. Per sentire di essere ancora vivi.

Ma il prezzo

Troppo alto, concluse lui. E tacere brucia. Dire la verità distruggerebbe tutto per sempre.

Rimasero lì, con la consapevolezza di essere in trappola. Confessare: famiglie e amicizia perse. Tacere: restare per sempre col fardello, tra segreti, bugie e incontri clandestini.

Io amo ancora Marco, disse piano Giulia, ma lui non mi vede più. Tu mi hai vista.

Amo ancora Laura. Ma lei non ha più bisogno di me. Tu mi hai fatto sentire ancora importante.

Siamo cattive persone?

Forse solo deboli. E impauriti.

Giulia asciugò le lacrime:

Qualunque decisione prenderemo farà male a tutti.

Sì.

Il silenzio calò. La cameriera si avvicinò, domandò se volessero altro tè. Sorrisero, di no.

Se smettiamo di vederci, disse Giulia, tornerò sola, in casa mia con un marito che non mi ascolta. Non ce la farei.

Se continuiamo, Andrea, è tradire ogni giorno. Verrà scoperto, prima o poi. E perderemo tutto.

E dire ora la verità?

Perdere tutto subito.

Giulia strinse più forte la mano di Andrea:

Non voglio perderti, ma non voglio distruggere ciò che ho costruito.

Anchio. Ma non cè una scelta che non faccia male.

Rimasero. Parlarono di quando tutto era iniziato. Di quanto avessero solo cercato comprensione.

Magari avessimo capito prima disse Giulia. Se avessimo tentato ancora con i nostri compagni

Forse, convenne Andrea. Ma anche loro hanno delle colpe. Si sono chiusi per primi. Hanno ignorato i nostri bisogni.

Ma questo non ci giustifica.

No, lui.

Quando uscirono dal bar, Andrea le tenne la porta. Giulia si fermò a guardarlo:

Chiamerai?

Andrea annuì lentamente:

Sì.

Sapevo che lavresti detto.

Risponderai?

Sì.

Fuori nevicava fitto. Due persone intrappolate dalla solitudine, che sapevano che qualsiasi scelta avrebbe fatto male. Eppure si tenevano ancora per mano, unico rifugio rimasto. La loro storia, nata dal bisogno di essere capiti, era diventata una prigione da cui non si scappa. Ora dovevano imparare a convivere con la colpa, con un bivio impossibile tra sopravvivere e restare fedeli a chi avevano amato per una vita.

Giulia si avvicinò:

Andrea, e se provassimo a parlarne davvero con loro? A spiegare che ci sentiamo soli. Non di noi due, solo di quel che abbiamo dentro. Magari capirebbero

Andrea scosse la testa:

Ci ho provato. Mille volte. Laura non vuole ascoltare. Le va bene così: io non le do fastidio, lei a me. Perché cambiare?

Anche Marco, sospirò Giulia. Quando ho tentato, ha detto: Sei matta? Hai me qui. Presente fisicamente, ma lontano anni luce.

Quindi non servirebbe a nulla.

Restano solo tre inferni, amara Giulia: Dire la verità e distruggere tutto. Continuare e vivere nella menzogna. O chiudere e tornare nella solitudine da cui fuggiamo.

Andrea la abbracciò sul marciapiede, senza nascondersi. Che li vedessero pure. A lui, quella sera, non importava più.

Non riesco a scegliere, le sussurrò tra i capelli. Non so vivere così.

Nemmeno io.

Rimasero così ancora un po. Poi si separarono. Ognuno tornò a casa ognuno verso la propria metà, verso lultimo brandello di amicizia rovinato.

***

A casa Laura non cera ancora. Sul frigo un biglietto: Torno tardi dallufficio. Cena nel microonde. Andrea si sedette in cucina al buio.

E se, tanti anni fa, avesse insistito? Se avesse detto: Sto male, ho bisogno di te, della tua attenzione, del tuo amore. Ma aveva taciuto. Aveva sopportato.

Il cellulare vibrò. Messaggio di Giulia: Marco dorme sul divano, neanche mi ha chiesto dove fossi. Gli è indifferente.

Andrea scrisse: Laura al lavoro. Come sempre.

Due fantasmi che vagano tra case non loro, arrivò da lei.

Già, rispose lui.

Poi ci mise del tempo a scrivere il messaggio seguente. Cancellò, riscrisse, poi inviò: Non voglio perderti, ma non riesco a vivere così. Che facciamo?

La risposta arrivò dopo dieci minuti: Non lo so. Forse il tempo ci darà la risposta. O lo capiremo da soli. Ma restiamo vicini, almeno ora.

Andrea sentì che era questa la loro scelta: non una scelta, ma la sola possibilità per ora. Rimanere sospesi tra colpa e bisogno, amore per i coniugi e limpossibilità di rinunciare luno allaltra. Fino a che ce la faranno. O finché tutto non crollerà.

***

Passarono due settimane. Era dicembre, il gelo pungente, la nebbia. Andrea e Giulia si vedevano meno, si imponevano una distanza. Ma ogni sera si chiamavano. Le loro voci ormai erano aria.

Laura notò che Andrea era spesso col telefono:

Passi il tempo in Internet? Alla tua età fa ridere.

Leggo le notizie, mentì.

Lei si strinse nelle spalle. Non gli chiedeva più nulla.

Anche Marco sembrava un po più presente con Giulia. Un paio di volte chiese come stava, la aiutò con le borse della spesa. Giulia lo raccontò ad Andrea, quasi ironica:

Vedi? Solo ora si accorge di me, quando ormai poco mi importa.

Succede sempre così, Andrea. Si apprezza ciò che si perde.

Ma è tardi. Non posso far tornare i sentimenti. Sono stanca.

Anchio.

Silenzio sul filo.

Andrea, disse Giulia, e se scappassimo? Se lasciassimo tutto, e iniziassimo da capo insieme?

Andrea rimase muto. Ci aveva pensato tante volte, ma sapeva che dietro quella fuga cera lombra di famiglie a pezzi, figli persi, nipoti che non avrebbero capito, Marco e Laura umiliati, venticinque anni di amicizia buttati. La condanna di tutti.

Non è possibile, rispose. Non abbiamo la forza. Non ce la faremmo a ricominciare da zero.

Quindi ci resta solo sopportare, la voce di Giulia vuota. Soffrire e nascondersi.

Oppure tentare, di nuovo, con i nostri coniugi.

Ci credi davvero?

Andrea ci pensò. Ma sapeva che Laura non sarebbe cambiata. Né Marco. Le persone non cambiano in un giorno.

No, fu sincero.

Neppure io. Quindi siamo condannati. A questa colpa, a questa menzogna, a questi incontri. O alla solitudine. Non cè terza via.

Forse è la nostra punizione, Andrea, sommesso. Per non esserci fermati prima.

Pensi che siamo colpevoli?

Tutti siamo colpevoli. Ma non abbiamo ragione per questo.

***

A Capodanno le due famiglie dovevano incontrarsi, come sempre, nella casa di campagna del consorzio Alba. Era una festa, un tempo: si addobbava lalbero, si mangiava tutti insieme, si rideva, si scambiavano doni. Questanno Andrea e Giulia avvicinavano quella cena con terrore.

Come potrò guardare Laura negli occhi? chiedeva Giulia.

Come darò la mano a Marco? rispondeva Andrea.

Ma non si poteva dire di no. Laura aveva già organizzato tutto, Marco sembrava persino contento: Era ora, come una volta.

Come una volta, quando la vita era semplice.

Il trentuno dicembre entrambe le famiglie arrivarono in campagna, alla casa di Marco e Giulia. Tavola imbandita. Laura portò le sue insalate famose, Giulia cucinò un arrosto. Marco stappò il vino. Andrea fingeva di sorridere.

Per prima cosa, il gelo. Andrea e Giulia evitavano di incontrarsi con lo sguardo. Poi, dopo qualche bicchiere, iniziò a sciogliersi la tensione. Parlarono dei vecchi tempi, dei figli, delle vacanze al mare quando erano giovani coppie, di come avevano fatto insieme il tetto di casa.

Ti ricordi, Andrea, quando stavi per cadere dal tetto? rise Marco. Ti ho preso in tempo

Sì, mi hai salvato.

Marco gli diede una pacca sulla spalla:

Siamo amici. Gli amici si aiutano sempre.

Andrea sentì la nausea. Amici. E lui stava tradendo quellamico.

Giulia era pallida, stringeva il tovagliolo. Laura finalmente notò:

Giulia, ma ti senti bene?

Solo stanca per le feste.

Cerca di riposare. Anche Andrea è strano ultimamente. Forse è letà.

Marco annuì:

A me capita. La pensione è dura per noi uomini.

Ecco, trovategli un hobby, rise Laura.

Parlavano di loro, non con loro. E ancora, Andrea avvertiva la distanza dai propri cari.

Marco versò altro vino.

Brindiamo allamicizia. Allessere ancora insieme, dopo tanti anni. E che sia così ancora a lungo!

Brindarono. Uno sguardo tra Andrea e Giulia: dolore e riconoscimento.

Dopo la mezzanotte, mentre Laura e Marco erano in cucina, Andrea e Giulia uscirono sul portico, a guardare il cielo gelido.

Non ce la faccio più, pianse Giulia. È infernale, fingere che vada tutto bene.

Lo so. Ma abbiamo scelto di tacere.

Forse abbiamo sbagliato. Avremmo dovuto dire la verità?

E ora saremmo tutti a festeggiare tra le rovine. Almeno ora siamo qui, ancora insieme.

Giulia si appoggiò alla sua spalla:

Non mi pento di aver trovato qualcuno che mi ascoltasse. Ma mi dispiace che sia andata così.

Anche a me.

Rimasero così, finché Laura non li chiamò dentro: Venite, fa freddo! Il tè è pronto!

Tornarono, bevvero tè, parlarono di piani per il nuovo anno, risero con una commedia in tv. Ma era tutto finto, una recita in cui solo loro due conoscevano la verità.

Gennaio portò gelo e lucidità. Andrea e Giulia capirono che non potevano andare avanti. Gli incontri divennero rari, le telefonate brevi.

Proviamo, propose Giulia, a sistemare le cose coi nostri compagni. Proviamoci per davvero.

E se non funziona?

Almeno sapremo di aver tentato.

Andrea accettò. Quella sera, fermò Laura prima che scappasse in cucina.

Laura, dobbiamo parlare.

Lei si irrigidì:

Che succede?

Sto molto male, disse. Da tanto. Mi sento superfluo. Non mi vedi, non mi ascolti. Sembro invisibile.

Laura strinse le labbra:

Ma che vai dicendo? Viviamo bene. Cosa pretendi?

Attenzione, disse Andrea. Conversazioni, complicità. Vorrei che mi chiedessi come sto Che saremmo vicini, anche solo per parlare.

Lavoro tanto, replicò Laura. Non ho tempo per chiacchierare.

E io, senza nulla da fare, impazzisco. Ho bisogno di te. Non di una coinquilina. Ma di mia moglie.

Laura tacque, poi si alzò:

Proverò a essere più attenta. Ma non aspettarti miracoli. Resto quella che sono.

E se ne andò. Andrea capì che nulla sarebbe cambiato.

Giulia tentò con Marco. Lui lascoltò, annuì:

Che ti prende? Viviamo bene. Cosaltro dovrei darti?

Te stesso, Giulia. Ma tu non ci sei più.

Sono stanco, Giulia. Fammi riposare un po.

E io? Io?

Rilassati anche tu, nemmeno capiva.

***

Andrea chiamò Giulia il giorno dopo:

Non ha funzionato.

Neanche con me. Loro non cambieranno mai.

E adesso?

Lunga pausa.

Non lo so, Andrea.

Si videro unultima volta al bar. Seduti, tè freddo davanti.

Dobbiamo chiudere, disse Giulia. Non si può andare avanti.

Già.

Ma come faccio senza di te? Sei lunico che mi abbia mai capita.

E tu con me. Ma se insisteremo, distruggeremo tutto. I nostri figli, Marco e Laura, scopriranno tutto. E saremo tutti soli.

Giulia annuì:

Allora è la fine.

Sì.

Stettero in silenzio. Poi Andrea le prese la mano.

Grazie, disse. Per esserci stata.

Grazie a te, sussurrò Giulia. Mi hai salvata dalla solitudine. Anche solo per poco tempo.

Uscirono. Una neve pesante copriva le strade di Parma. Andrea la accompagnò alla fermata. Si abbracciarono, a lungo.

Se sarà insopportabile, Andrea, chiamami. Risponderò sempre.

Meglio di no, Giulia scosse la testa. Soltanto così potremo lasciarci andare.

Il bus arrivò. Giulia prese posto vicino al finestrino. Andrea guardò andar via il mezzo, sentendo dentro di sé il vuoto che lo aveva inseguito a lungo.

Rientrò in casa. Laura preparava la cena.

Dove sei stato?

A camminare.

Con questo freddo? Non ti ammalare.

E più nulla. Indifferente.

Andrea si sedette in cucina, guardando fuori. Il telefono era muto. Giulia non chiamava, e lui non chiamava lei. Si erano lasciati andare.

Ma il dolore era tutto lì, senza rimedio. La solitudine nel matrimonio non era cambiata. Laura non era cambiata. Marco nemmeno. Solo loro due: ora portavano dentro il peso della colpa e della perdita.

Andrea comprese: la scelta non era mai stata tra giusto e sbagliato, ma tra mali. Scelsero di conservare le apparenze, rinunciando allunica cosa che li aveva fatti di nuovo sentire vivi.

Chiuse gli occhi. E per la prima volta dopo mesi, si concesse di piangere davvero.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

ten − one =

Mio marito guardava la televisione mentre io piangevo sulla spalla del suo migliore amico
Un posto speciale in cucina