Valentina stava andando al lavoro quando improvvisamente si è accorta di aver dimenticato il cellulare a casa. Ha deciso di tornare indietro, è entrata in ascensore e…

Valentina attraversava le strade di Milano alle prime luci dellalba, avvolta da una strana nebbia densa e luminosa che sembrava fatta di zucchero filato. Stava andando verso lufficio quando sentì, come una voce nel vento, che aveva dimenticato il cellulare nella sua casetta color terracotta. Decise allora di tornare indietro, con il cuore che batteva in un ritmo irregolare come le campane di San Marco.

Entrò nellascensore, un enorme scatolone dorato con specchi liquidi, ma al raggiungimento dellottavo piano, tutto si immobilizzò in uno scricchiolìo che odorava di vecchio Parmigiano. Valentina restò sospesa tra il cielo e la terra, in quellascensore dargento, aspettando che qualcuno la liberasse dagli ingranaggi immobili. Fu allora che i muri sottili del sogno si fecero ovattati, e le sembrò di sentire il tono caldo e vellutato di suo marito, Gregorio.

Gregorio dialogava nel corridoio con una donna di voce miele:
Amore mio, Gina, la mia dolce Gina, sussurrava lui con parole sciolte in miele darancio. Ti amo, tesoro, e non vedo lora di intrecciare ancora le nostre giornate.

Stasera saremo insieme, rispose Gina, con una risata di stelle filanti. Ti aspetto dopo le dieci, quando le rondini già sognano.

Tuo marito ha ancora il turno di notte?

Per tutta la settimana, mormorò Gina come chi svela un incantesimo. Esce alla mezza e rientra allo spuntar del giorno. Ci conviene affrettarci prima che lorologio ci trovi.

Ma perché questascensore non arriva mai? sbuffò Gregorio, battendo i piedi come un bambino di fronte al gelato.

I due sussurravano parole damore e nostalgia davanti alla porta dellascensore, ignari che tra i fili metallici e luci intermittenti, qualcuno stava ascoltando ogni nota. Parlavano come chi vive in una favola, ringraziandosi per le ore rubate e i baci come cioccolatini sciolti al sole primaverile.

Allinizio Valentina pensava che fossero ombre nelle stanze del sogno; in quei palazzi milanesi tanti sincontrano, e le voci si confondono. Ma non appena Gina pronunciò il nome di Gregorio, e nel vortice di parole comparve anche il proprio nome, tutto in Valentina si sciolse come burro caldo. Capì, allora, che Gregorio aveva trovato il modo di abbeverarsi al pozzo della felicità proprio sullottavo piano: la sua Gina, proprio nella scala accanto, esattamente nellappartamento quaranta.

«Così stanno le cose!» pensò Valentina, sentendo un sapore di limone in bocca. «Lei abita qui, proprio dietro langolo. Adesso so dove voli, Gregorio, quando dici di andare a respirare aria fresca prima di dormire. Ho capito che aroma ha questaria Ti regalerò una passeggiata indimenticabile, una di quelle da ricordare nei sogni futuri.»

Arrivarono due tecnici, vestiti come arlecchini, e aprirono la bocca dellascensore, liberando Valentina dal suo piccolo carcere, mentre nella sua testa già fioriva una vendetta verde come il basilico.

Poco prima delle dieci di sera, Gregorio indossò la sua giacca e si preparò per la consueta «passeggiata allaria aperta».
Valentina cara, mi assenterò unoretta, annunciò, sistemando il colletto impettito.

Ma fuori piove a catinelle! esclamò Valentina, con occhi come noci scure.

Piove?

Magari resta Fatti un giro sul balconcino, laria milanese è piena di profumi anche lì.

Non basta il balconcino. Ho bisogno di camminare, i piedi cercano la strada, capisci? È questione di cuore. E poi la pioggia è solo acqua, prendo lombrello.

Decidi tu, ma oggi non torna niente Sarà mica una giornata storta, Gino?

Bah! Non credo a superstizioni. Torno massimo tra unora e mezza, scrollò le spalle Gregorio, varcando la porta con il suo sorriso di circostanza.

Passata mezzora, già rientrava trafelato, senza cappotto, senza scarpe, con il volto color fogliolina appena spuntata. Altri attori dalla voce roca avevano telefonato al marito di Gina, svelando che la sua dolce metà aveva trovato pane per i suoi denti. Così, Gregorio tornò indietro con le ossa tremanti.

Valentina aprì la porta con la catenella, lasciando filtrare solo un lampo di luce.

E lombrello dovè? E il cappotto? E dove sono le scarpe nuove?

Mi hanno fermato dei ragazzi in strada! Hanno portato via tutto, persino le scarpe. Corri, lasciami entrare, fa un freddo cane.

Ho raccolto le tue cose, le trovi accanto al bidone dellimmondizia. Salutami Gina.

Quale Gina?

Quella dellottavo piano.

E chiuse la porta, lasciando Gregorio nellatrio che odorava di sigari e sapone.

Meno male che i nostri figli ormai volano in altre città Sarebbe stata una commedia poco adatta ai loro sogni, pensò Valentina, accendendo la televisione che trasmetteva vecchi film di Totò.

Gregorio, mezzo vestito e pieno di polvere, corse verso la discarica del palazzo. Trovò una valigia di cartone e vestiti piegati sopra; si rivestì come uno spaventapasseri in primavera. Uscì infine dal palazzo, ma sentì un improvviso vuoto in tasca: il telefono era rimasto dalla sua cara Gina. Deciso a tornare su, bussò di nuovo alla porta di Valentina, sperando di chiedere un favore.

Ma al momento di salire, lascensore si arrestò di nuovo. Tutto il palazzo era prigioniero del buio, elettricità spenta come una candela soffiata via. Gregorio, nella bizzarria del sogno, si ritrovò bloccato allottavo piano, vignaiolo di amari. Proprio lì, nel corridoio, incontrò Gina, con gli occhi lucidi e una valigia in mano.

Hai visto il mio telefono? domandò Gregorio, come se fosse una scusa inventata dalla luna.

Sì, e anche le tue cose le ho qui, rispose tremante Gina, arrotolata in un foulard color lavanda.

Meno male

Scese con lei nellascensore finalmente risorto, ma le strade dei taxi come le vene di una foglia li portarono in direzioni opposte, mentre le ore scivolavano lente come miele sulle tegole di Milano.

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