Il gatto fu tradito, scaricato e dimenticato tutto a causa di unanalisi. In pieno inverno, col gelo
Il protagonista, un gattone di nome Leopoldo, fu trovato accanto al portone del condominio dove aveva sempre vissuto. Il poveretto correva avanti e indietro, miagolava così disperato che pareva stesse cantando una nenia malinconica, graffiava la porta gelida e provava perfino a morderla con i suoi dentini, come se potesse rosicchiarla fino ad aprirsi la via del ritorno in salotto. Terrorizzato dalla strada lui che non aveva mai visto oltre il divano cercava aiuto da chiunque passasse: vicini, postini, perfino il tecnico dellascensore. Si strofinava sulle caviglie, tremando da far pena, con uno sguardo che diceva chiaramente: Per carità, riportatemi tra i termosifoni e le coperte!.
Il perché di tutto questo è paradossale nella sua semplicità. La padrona aveva avuto unilluminazione: Prendiamo un altro micio! Ho appena visto lannuncio di un certosino elegante in regalo!. La persona che le stava affidando il felino nuovo aveva chiesto una cortesia: fare qualche analisi al gatto già in casa. Esiti: Leopoldo risultava portatore asintomatico del virus dellimmunodeficienza felina. Malattia per nulla pericolosa né per gli umani né per i cani il virus riguarda solo i gatti e per passarselo serve più intimità di una cena a lume di candela.
Ma tra una ricerca su internet saltata e una paura infondata, la signora non volle sentire ragioni: Un gatto così no, grazie, e poi magari è contagioso!. Nemmeno si informò, figuriamoci. Nemmeno per sbaglio provò a capire che per gli umani era innocuo come il traffico il 15 agosto, e che Leopoldo era sanissimo; semplicemente decise di traslocarlo di peso dal piumone al marciapiede di Torino, nel bel mezzo del freddo pungente.
A notare lassenza del consueto concerto da portone fu la portinaia, la signora Adelina. Un giorno vide Leopoldo che, invece di agitarsi, giaceva immobile arricciato sulla neve come una pagnotta dimenticata troppo vicino al congelatore. Congelato e senza forze, stava quasi sprofondando in quel sonno profondo che, dinverno, spesso non lascia ritorno. Per fortuna Adelina non è di quelle che voltano lo sguardo: lo ha raccolto subito, portato nel suo minuscolo ufficio, sistemato sulla propria sciarpa vicino alla stufetta e, ciliegina sulla torta, lo ha sfamato col suo pranzo un piatto fumante di risotto alla milanese, una bontà che per Leopoldo valeva quanto il tesoro dei Medici. Quello e il calduccio gli hanno rimesso in moto la coda.
Dopo, Leopoldo è stato affidato a un rifugio per animali. Lipotermia aveva giocato brutti scherzi, e pure il raffreddore da settimane era il suo compagno di zampa. Ma con una bella cura e tanto affetto si è rimesso in sesto. Ora Leopoldo è tornato a essere il principe dei felini: ha una nuova fiducia nelle persone, è castrato, vaccinato e dotato di passaporto veterinario più tamponato di uno studente Erasmus.
Giovanissimo ha appena tre anni! è duna dolcezza quasi imbarazzante: si aggrappa alle gambe come un peluche, fa le fusa così vicine allorecchio che sembra voglia registrare un audiolibro, e i baci (testatine incluse) sono la sua specialità. Ogni volta che i volontari lasciano la stanza, lui sembra dire: Ma insomma, vi ho già perdonato tutto, adesso portatemi a casa!. Un vero gatto da appartamento, nato per essere coccolato sul divano, ai piedi di una bella stufa, tra le braccia di chi sa ascoltare la sinfonia delle sue fusa.







