Stramba Zoe
Fate passare, per favore, su, piano Ecco, così, passa, passa, Ninetta, portiamolo dentro! Però attenta, non è mica un sacco di patate!
Zoe e Vittorio si fecero da parte per lasciare spazio davanti allascensore ai nuovi arrivati. Lui alto, spalle larghe, pensava Zoe, magari sarà stato un carabiniere, e lei, piccolina e svelta come un topolino, avevano appena comprato casa lì e stavano traslocando.
Oh, Vitto, guarda che pianta hanno! Ma è un albero intero! Zoe guardava incantata un enorme ficus in vaso. Che foglie grosse e lucide Ne prendiamo uno anche noi, dai? Dai, Vitto! Lo mettiamo in salotto, sarà bellissimo! Zoe sorrise sognante alzando gli occhi al soffitto, poi si avvicinò al suo uomo e lo abbracciò.
Macché, sono cose inutili! A che ci serve quella roba? Occuperebbe solo spazio. Piuttosto ci metto una sedia, che almeno posso appoggiarci i vestiti. Basta Zoe, smettila con queste fisse tue. Ma sei tutta matta, davvero! Invece prendi tu la busta che il braccio mi si è indolenzito. Vado a cercare le chiavi. Qualcuno dovrà pur aprire casa e tocca sempre a me! Vittorio passò a Zoe il pesante sacchetto di verdure, da cui doveva preparare lo stufato per il weekend, così il Vitto aveva qualcosa da mangiare, e si mise a cercare le chiavi nelle tascone dei pantaloni mentre avanzava.
Quelli erano pantaloni antichi, roba di quando regnava Carlo Magno, eppure Vitto non li avrebbe tolti per nulla al mondo, diceva che sono comodissimi. Ma Zoe sapeva che era solo perché non voleva spendere soldi. Fino a che le scarpe non si spaccano del tutto o la camicia non cade a pezzi, Vitto non compra nulla di nuovo. E cerca anche di insegnarlo a lei. Ma Vitto la chiama parsimonia, secondo la sua amica Elena invece è troppo tirchio, ma Zoe ormai non dà più nome alle cose. Non pensa più a niente. Lo stipendio glielo prende Vitto tutto quanto e lo mette da parte. Per cosa? Per i giorni neri.
Ma tu, perché sopporti tutto questo? sbottava Elena, lamica di Zoe. Ma che te ne fai di questo imperatore della giungla?
Ma, Lenina cara, cè lamore Siamo una famiglia, noi Zoe borbottava, tormentando con le dita lorlo di una vecchia tovaglia che Vitto aveva portato dalla casa al lago, così non dovevano comprarne unaltra. Disse che le cose vanno sfruttate con intelligenza. Al lago si può anche mangiare sul tavolo nudo, ma in città ci vuole la tovaglia. E visto che quella vecchia laveva bruciata mentre sistemava la radio trovata vicino ai bidoni, aveva cambiato la tovaglia. E aveva portato questa, a quadri, che sapeva un po di muffa e cantina, piena di aloni delle tazze.
Vitto, ma magari una nuova la compriamo? Una economica tentò Zoe sottovoce tutta timida.
Ma lui la fulminò con uno sguardo e Zoe tacque.
Taceva spesso, Zoe. E anche ora era carica di borse piene di verdure, la sportina con una bella melone di Sicilia, neanche troppo grande, un barattolo di composta e tre zucchine portate da una collega che abita in campagna, e camminava. A Vittorio servivano le mani libere per trovare le chiavi, così avrebbe aperto la porta, fatto passare Zoe per prima, e poi finalmente avrebbero cenato. Non subito, certo, prima Vitto faceva la doccia, brontolando, facendo casino col sapone, che gli cadeva nella vasca e faceva un baccano, e poi usciva tutto profumato alla fragola, in mutande e asciugamano, beveva il bicchierino di cedrata che Zoe gli porgeva e si piazzava davanti allo specchio.
Quello specchio vecchissimo, opacizzato e macchiato agli angoli, che chissà quante generazioni aveva riflesso, era nella porticina dellarmadio a muro. Vitto lo apriva con cigolio e si compiaceva, mostrando a Zoe i suoi muscoli, piccoli ma secondo lui imponenti, poi tirava in dentro la pancia come nei film di culturismo, ma lunico effetto era che rotolava il pancino. Ma a Zoe mica importava degli addominali. Lei lo amava così, che altro poteva fare?
Ma dove sono ste chiavi?! Le ho perse, eh?! si spazientì Vitto, Zoe, non mi hai cucito ancora la tasca? Te lavrò detto cento volte che cè il buco! Zoe! Metti giù la spesa, dove vai? Non vedi che non trovo le chiavi!
Si misero a cercare. Aiutò Ninetta, la nuova inquilina, quella del ficus.
Sono vostre? Erano in terra! disse porgendole, sorridendo.
Proprio a Zoe aveva sorriso. Poi le aveva fatto i complimenti per la molletta nei capelli.
Grazie mille per le chiavi, Zoe arrossì imbarazzatissima. La molletta? Ah, niente, lho presa così, per caso, quando eravamo a Riccione coi miei.
Davvero? Mia mamma aveva una simile, solo le conchiglie erano diverse. Che piacere, disse contenta Nin.
Zoe annuì. Era bello sentirsi apprezzate, ma doveva sbrigarsi perché Vitto era già in casa a fissarla con aria severa. Stava per entrare, ma si fermò di colpo.
Scusate, vi serve una mano? chiese, sorpresa da se stessa. Avete tante cose, e poi tra poco si fa buio, e pioviggina pure
No, grazie, non preoccupatevi! Avete già le mani piene, le sorrise Ninetta. Poi organizziamo, venite a prendere un caffè da noi. Io sono Nina e lui Pavolino. E voi?
Zoe, Vittorio, si presentò Zoe. Se non cè bisogno vado allora. Arrivederci!
E chiuse la porta dietro di sé. Vitto era già in bagno a sgocciolarsi, nemmeno aveva sistemato la spesa.
Zoe aveva giusto quindici minuti per riprendersi dopo la giornata da commessa in negozio e preparare la cena. Cinque minuti di pausa, venti per scaldare i burger e il purè di patate già pronti.
Lacqua scrosciava in bagno, con il pezzo di sapone, Vitto imprecava, e la sua che moglie poi, signore?! Manco sposata, Vitto diceva che non cera tempo per queste scemenze di mettere timbri e firme avremo tempo. Così Zoe aspettava.
Si siedette sul divano sformato, stese le gambe, le osservò dentro le calze grigio-marroni, chiuse gli occhi, statica, come pietrificata. Quindici minuti. Solo quelli per sognare che quellappartamento, fra qualche anno, sarebbe stato bello, pieno di vita: magari un bambino, una vera famiglia Mobili nuovi, tende nuove, finalmente una ristrutturazione, un aspirapolvere degno, non quella vecchia Tempestina rumorosa da impazzire. Magari anche piatti nuovi, un bollitore, perfino il forno a microonde Ora era esagerato, diceva Vitto, meglio mettere via.
Il timer dentro di sé la avvisò che il tempo dei sogni era finito, quindi corse in cucina a scaldare cena
Tardi, quando Vittorio si era già coricato e Zoe aveva fatto una doccia veloce, si guardava allo specchio dellarmadio stringendosi la camicia sulla vita.
Vitto, che dici se tornassi in piscina? Una volta ero brava, eh! Potevo quasi diventare campionessa
Ma sei fuori?! brontolò Vitto. Ma ti rendi conto quanto costa la piscina? E tua madre? E la macchina che risparmiamo, dimentichi? Sei matta davvero, Zoe!
Dai, Vitto, quale macchina, non sai neanche guidare! sospirò Zoe, stringendosi ancora di più la vecchia camicia da notte. Eppure voleva sistemarsi un po. Magari dimagrisco pensò.
Imparerò appena avremo lauto! E la piscina, cosa?! Credi di essere una sirena? Da come sei messa, ti serve una zattera! Lascia perdere sti discorsi. Ora vai a letto, coprimi, che sento il freddo dalla finestra. Sei proprio la mia foca!
E lei restava lì, immobile, ripensando alle urla dei genitori suo tempo sulle tribune: il papà che batteva le ginocchia, la mamma che agitava un berretto alluncinetto, e lei, Zoe, tutta snella, con un costume rosso fuoco, che nuotava felice. Felice perché qualcuno credeva in lei, qualcuno le diceva che era proprio brava, non importava se vinceva. Labbracciavano comunque.
Scivolò qualche lacrima. Che ci faceva lì? Perché? Vitto russava e si appropriava del letto, Zoe non riusciva a dormire. Era così stanca da non prendere nemmeno sonno, solo torpore malinconico e i piedi freddi.
Foca Quandè che era diventata una foca Zoe? Non era solo fisico, quello era ovvio: anni, ormoni, tre gravidanze finite male, pasti alla buona. Era dentro che Zoe era diventata goffa e silenziosa, incapace, e ormai non sapeva più cosa volesse. Magari niente. Tanto Vitto sapeva tutto lui per entrambi.
Zoe si alzò, rimboccò a Vitto la coperta, perché non si accorgesse della sua assenza, guardò fuori dalla finestra.
Sulla panchina del cortile cera la vicina, Ninetta. Era seduta senza fare niente.
Che sia successo qualcosa? pensò Zoe, preoccupata. Si vestì in fretta, si infilò le ciabatte, prese il suo impermeabile e in un minuto era da Nina.
Zoe! Buonasera, Nina le fece spazio. Sei tutta agitata, che succede?
Perché siete qui? Avete litigato? chiese Zoe, accennando solidale alla luce delle finestre. Ma non preoccupatevi, capita ai maschi di avere questi momenti, anche Vitto urla e si arrabbia quando è stanco. Domani va già meglio, vedrà! I traslochi sono sempre stressanti, si sa
Ma figurati! Nina scoppiò a ridere e le offrì una caramella dal taschino. Prendi, prendi! Da noi va tutto bene, davvero! Ho solo preso aria mentre Pavolino pulisce il pavimento. Ci siamo sistemati, sorrise soddisfatta.
Lui che fa cosa?! Lava i pavimenti? Ma dai, mi prendi in giro! Gli uomini non fanno quelle cose, a parte i marinai o i militari, Zoe si incupì, convinta che Nina scherzasse.
Boh, non so i marinai, Nina scrollò le spalle, però da noi si fa tutto insieme per stare bene in due. Lui spiccia, poi sistemiamo i libri nella libreria. Pavolino è fissato con la biologia, ha i volumi fino al soffitto. Poi andiamo a dormire, perché ho i piedi a pezzi. E il tuo che fa?
Che fa? Zoe non colse.
Tuo marito? Che fa?
Dorme, rispose e aggiunse, Ma noi non siamo sposati. Anzi, nemmeno marito, solo convivente. Ma sì, ormai è così. A chi servirei se lo lasciassi?
Rimasero in silenzio, poi Nina disse:
Sei una donna bellissima, Zoe, anche così, senza trucco e in impermeabile.
Ma dai! È una sciocchezza Dove sono bella? Sono ingrassata, trasandata, nemmeno so farmi in testa una messa in piega. Vitto dice che per lui va bene così, Zoe fece spallucce.
Eh, immagino Ma a TE va bene? incalzò Nina. E Zoe si sentì a disagio.
Ma se Vitto è contento, lo sono anchio, chiuse il discorso Zoe.
Capisco Ma, davvero andavi in piscina? Facevi sport? Nina prese unaltra caramella dal taschino.
Ero brava, sì, tanti anni fa. Poi sono mancati i miei, mi sono trovata sola, dovevo lavorare, andare in gita e al mare destate con le amiche Poi ho conosciuto Vitto, lui si è trasferito a casa mia dallalloggio, abbiamo fatto vita di famiglia. Ma un figlio non arriva. Lo volevo, però
Notte, fruscio di foglie sopra, le ombre lucide sullasfalto, tutto invitava a una confessione tranquilla.
E Zoe raccontò tutto: di come Vitto avesse voluto formare subito una famiglia (non sei più una ragazzina, bisogna darci una mossa), di come lui si era sistemato e lei si era adattata. Lui era stato il primo e lunico
Quanti anni hai? chiese allimprovviso Nina.
Trentatré, rispose Zoe, stringendosi nelle spalle. Non sono certo una ragazzina sorrise, imbarazzata.
Ma dai! Nina sembrava un po sorpresa, un po felice. Zoe, lasciamo stare ora, ma cosa vorresti TU? Non oggi, in generale.
Boh, ho tutto, casa, lavoro, rispose Zoe.
Ma non era vero, e Nina lo capiva. A Zoe piaceva sentirsi bella, desiderava un vestito, una manicure, un po di cura, romanticismo, un marito e invece portava sempre le borse della spesa, altro che coccole.
Voglio essere carina, alla fine ammise Zoe. Dimagrire un pochino, risistemarmi, come una volta. Vitto invece mi dice che sembra che abbia ormai le forme di una foca e che per lui sono già a posto così.
Capisco, rispose Nina, ma Pavolino in quel momento le fece segno dalla finestra. Salutò in fretta, promettendo che sarebbe passata.
Anche lei, scappa appena chiama il marito, pensava Zoe. Siamo tutte così, schiave dei nostri uomini. Che senso ha
Meno male che la mia unica preoccupazione è capire cosa fare a cena, concluse Zoe tra sé e sé, quasi ironica, mentre Vitto si affacciava dalla finestra urlando:
Ma dove sei? Rientra subito! Mi sono congelato il fianco! Poi batté la mano sulla fronte. Zoe, mi hanno dato la vacanza al centro benessere! Devo comprare qualcosa da mettermi a cena!
Zoe non credeva alle proprie orecchie. Da quando, e soprattutto, senza di lei?!
Ma hai già tutto, bisbigliò avvilita, stringendosi nella coperta che le era rimasta. Io non posso avere nulla, risparmiamo pure sui fiori, e per te si può comprare tutto?
Vitto sbuffò sdegnato.
Zitta, che sono io il capo! Io decido! Basta, domani prepara la valigia, dopodomani parto! e si addormentò.
Zoe non lo accompagnò alla stazione, lo chiamò solo per ricordargli le pasticche per lo stomaco. Che tanto appena mangia qualcosa di nuovo gli viene il mal di pancia.
Ma piantala, so tutto quello che devo portare! e attaccò il telefono canticchiando Felicità, ballando per casa. Andava a spassarsela col suo malloppo, lasciando Zoe a casa a far la guardiana.
Nina bussò già la sera dopo la partenza di Vitto, portando del vino, dolcetti con frutta e qualche insalata.
Ma dai, siete pazzi? Avrete speso una fortuna! Zoe quasi non voleva accettarli.
Non è più care di stare male! Ma cosa fai qui come una reclusa? Su, metti la tavola, stasera si festeggia!
E così si misero a ridere, brindando, Zoe si lasciò prendere dalla serata, prima una risata, poi i singhiozzi: da quanto non passava il tempo senza dover servire, preoccuparsi se ogni cosa piacesse a Vitto?
Ma io con lui sono come la serva, Nina! Ho dimenticato chi sono, non mi guardo nemmeno più allo specchio, mi fa paura. Vorrei sentire di nuovo lamore, la libertà, cambiare quei tappezzi, respirare davvero Ma niente, così, ora come ora bisbigliò in lacrime.
Lascia perdere quel tizio. Meglio, fallo andar via! Vivi per te, non per lui! Nina batté la mano sul tavolo.
Ma tu sei matta? Io senza di lui Zoe si fece piccola piccola.
Nina la guardò con tenerezza, le offrì un fazzoletto, poi fece un buon caffè. Si fermò finché Zoe non tornò serena, promettendo che sarebbe tornata lindomani.
Il giorno dopo tornò con decisione: si doveva uscire. Shopping, shopping vero, non per Vitto, ma per Zoe. Niente di esagerato, due vestiti eleganti su sette provati, scarpe e una borsa. Usarono anche qualche risparmio di Vitto: daltra parte, anche Zoe aveva diritto a qualcosa.
Poi Zoe si guardava allo specchio e sorrideva. I vestiti erano strettini, ma che importava.
Sabato decisero che Zoe sarebbe andata da Nina.
Verso le undici, vieni in tuta comoda, consigliò Nina misteriosa.
Per cosa?
Ti serve aiuto, no? Hai chiesto di aiutare? Eccoti loccasione! rise Nina.
Tuta e maglietta, per Zoe quella era comodità. Sempre la solita per spolverare e rassettare.
Perfetta! Nina la trascinò in una stanza vuota. Finché non arrediamo, meglio così. Aiutami
Nina iniziò a trafficare con lo smartphone e accese il grosso tv nuovo.
Allora, adesso parte! Guarda! Tu stai lì e io qui. Senti, spiegò, io devo dimagrire, pronti per la spiaggia lestate prossima, me lo sono promessa. Ma andare in palestra mi stufa, tra palestra e pesi non fa per me. Mia nipote mi ha regalato questo!
Il televisore?
No, le lezioni! Cè una piattaforma online che si chiama Fitstars. Segui sul tv, tu replichi. Cè di tutto: yoga, pilates, esercizi per il lato B, anche lo stretching. Oh, vorrei saper fare le spaccate! Tu ci riuscivi, Zoe?
Una vita fa, sì
Sul tv scorrevano le immagini, Nina avviò la sessione e provava a seguirla goffamente.
No, così no! Devi tirare la punta! Zoe si scaldava.
Allinizio erano impacciate, poi si applicarono e la lezione filò liscia. Alla fine si premiarono con una spremuta.
Anche io voglio, anche io perderò peso e allora Vitto Zoe sognava ad occhi aperti.
Eh sì, e allora andrà a Nina, stanca, annuiva.
A dove?! Zoe la fissò.
Chissà, va be, grazie di tutto. Domani si continua, io mi sono data un obiettivo! Nina si fece seria.
Zoe annuì.
Niente palestra, niente imbarazzo, niente ansia da prestazione. Mettevano in pausa, ripetevano, e la fatica diventava allegria.
Nel mese che Vitto mancò, Zoe rinacque: perse quasi due chili, i vestiti le stavano una favola. Certo, si stancava parecchio: allenarsi tutti i giorni non è uno scherzo! Ma la coach dal tv la incoraggiava e Zoe si sentiva finalmente brava.
Assieme a Nina si divertivano anche a consultare le ricette Fitstars, provare piatti nuovi, ascoltare conferenze su come funzioniamo e come migliorare. E intanto, Vitto niente, chiama solo per dire che resta ancora una settimana, parola del dottore!.
E tu cosa hai risposto? chiese Nina, elegante mentre faceva stretching.
Io? Ho già preparato le sue cose. Quando torna, gliele sridò. Nina, non lo voglio più vedere, Zoe rise, respirò profonda e si storse come un gatto.
Ora si guardava allo specchio e si piaceva finalmente! anzi, aveva addirittura comprato uno nuovo, gigante, grazie a Pavolino. Specchio nuovo, casa nuova: con i soldi, se non risparmi su una macchina inutile, ti avanzano anche! Si comprò tappetino nuovo, palestra in casa, pesetti verde menta (carini davvero), nuove tende, tavolo e tovaglia.
E nel cellulare teneva lapp Fitstars, che conta le sessioni, assegna stelline, e magari a fine anno pianti un albero col tuo nome.
Per il futuro, scherzava Nina. Intanto, ecco a te il ficus che tanto volevi! Pavolino, dai!
Lui entrò fiero e posò il grande vaso nellangolo.
Ma no, Nina, non posso! È troppo prezioso! Zoe si commosse, e scoppiò in lacrime. Nessuno le aveva mai regalato nulla così, da tanto tempo
Zoe diventava attraente, ora che sorrideva. Proprio stramba, la nostra Zoe!
Veniva anche Elena, di tanto in tanto, a stupirsi di quanto Zoe fosse tornata giovane, fresca, e a chiederle il nome magico del sito online.
Poi, infine, tornò il Vitto, ingrassato, col valigino e qualcosina in mano.
Ma cosè sta roba? Che ti sei combinata? Perché ti sei asciugata? E io, che fine faccio? Tu senza di me, non vali nulla! Sei pazza!
Mi sono data io stessa il permesso, Vitto. Non so come farai, non mi interessa. Vai pure, te lo permetto. E non tazzardare a chiamarmi, che ora sto bene, anche da sola si sta da Dio! Zoe sorrise, aiutò Vitto a richiudersi la bocca, aggiustò i capelli e con passo leggero sparì in salotto. E fu anche soddisfatta di sentire la porta che sbatteva.
Zoe non era una foca, non lo era mai stata. Aveva solo perso la strada per un po, ma ora è di nuovo viva, sicura. E questa volta, si piace e per questo, piace anche agli altri.







