Il Vigile di Quartiere

Il Vigile di Quartiere

Giovanni Demetrio, venga subito! Non ne posso più! urlava furiosa la signora Lidia Petronilla al telefono.

Aveva chiamato allalba, quando la gente normale sta ancora dormendo.

Cosa è successo? chiese con calma Giovanni, guardando lorologio.

In qualsiasi situazione, riusciva sempre a mantenere la calma e sul suo viso non traspariva mai unemozione. Fa parte della professione, si dice.

Cosa è successo?! Mi chiede cosa è successo? I vicini tengono il cane che abbaia tutta la notte e la mattina! Ecco cosa è successo. E io ho la pressione alta, capisce? Ho bisogno di tranquillità e pace. E quei vicini

Che cosa hanno fatto i vicini?

Pensano solo a loro. Fanno festa da giorni, ma si può vivere così?! Ho provato a parlare, ma non mi hanno dato retta. Anzi, mi hanno detto di andarmene al diavolo

Davvero hanno detto così?

Proprio così, e io sono una signora di una certa età e non intendo tollerare tale maleducazione. Venga subito, Giovanni Demetrio! Non vorrà mica che mi portino via in ambulanza, vero?

Arrivo subito.

Giovanni si lavò la faccia in fretta, indossò la divisa, prese la sua cartellina nera di pelle con chiusura lampo e uscì di casa, mentre nella sua mente risuonavano i versi di Montale:

E la lotta, eterna. Il riposo, solo un sogno vago.
*****

Per arrivare a casa di Lidia Petronilla servivano dieci minuti a piedi. Tanto bastava per svegliarsi davvero.

Camminando, pensava al suo lavoro: duro, ingrato. Se succede qualcosa nel quartiere, la colpa è del vigile che non ha fatto attenzione.

E il quartiere nemmeno lo conosceva ancora bene, la città era nuova per lui. Da solo un mese era stato trasferito. Non aveva ancora fatto in tempo a orientarsi.

Così doveva lavorare quasi su tre turni, perché nessuno avesse da ridire sul suo operato.

Oltre a questo, la giornata era pienissima e spesso doveva fermarsi fino a tardi, e ora nemmeno la domenica unico giorno di riposo gli permettevano di dormire un po di più.

Nonostante tutto, però, aveva scelto lui questo lavoro: sapeva a cosa andava incontro. Il vigile di quartiere non si limita a compilare scartoffie, seduto in ufficio.

Serve dialogare sempre con la gente, ascoltare tutti, fare controlli per le case, visitare quelli che già in passato avevano dato problemi.

A volte bisogna prevenire i reati: meglio impedire che dover sistemare i litigi che nascono in famiglia o tra vicini.

Così anche stavolta, volente o nolente, doveva approfondire quel caso e capire perché il cane dei vicini abbaiava tutta la notte.

Lidia Petronilla è un personaggio deciso. Esagera spesso, ma non rispondere sarebbe stato peggio.

Se qualcosa non le va, finisce a protestare persino in Comune o dal Prefetto, lamentando che il vigile non svolge bene i propri compiti. Meglio andare e controllare lo ha scelto lui quel lavoro, inutile ora lamentarsi.

*****

Finalmente! esclamò la pensionata, quando Giovanni si avvicinò al portone.

Stava di vedetta davanti allingresso, girando nervosamente la testa, pronta a non perdersi larrivo del vigile.

Allora, mi dica, fece Giovanni. Cosa succede?

Ma glielho appena detto al telefono! Se lo è già scordato, Giovanni Demetrio? Comunque ripeto: il cane abbaia, piange, non mi fa dormire. E nellappartamento fanno cadere cose, urlano, ascoltano quella loro musica allucinante: io dal mio appartamento sento tutto!

Chi vive in quellappartamento?

Come sarebbe?! Ah già, lavora qui da poco, non conosce ancora nessuno

Appunto, sembra logico chiedere.

Allora. Fino a un mese fa ci abitava la mia amica Elena Stefania. Brava persona. Ma proprio poco prima che lei arrivasse, è venuta a mancare

Mi dispiace.

Dopo la sua morte, ci si è trasferito il nipote, Domenico. Un vero teppista

Ma lui dove viveva prima?

Con la madre, dallaltra parte della città. Adesso si è sistemato qui, nella casa della nonna. Che pace cera prima Ora invece porta a casa amici, festeggiano fino a mattina. E qualche giorno fa ha portato un cane. Lho visto io dalla finestra: lo trascinava.

Quel cane è suo?

Non lo so. Ho pensato che forse lha rubato: sembra di razza. Vorrà venderlo, secondo me.

Comunque, magari lha comprato…

Comperato?! Ma no! Perché mai? Domenico non riesce a badare nemmeno a se stesso, figuriamoci un cane.

Va bene, grazie signora Lidia. Proseguo da solo. Torni dentro, fa fresco.

Meglio resto qua. Però si occupi della questione. Veramente non ne posso più.

A dire la verità, Lidia era stata la prima che aveva conosciuto dopo il trasferimento al nuovo posto.

Si era presentata in ufficio, si era presentata per bene, raccontando tutto sui vicini e sulla situazione generale del quartiere.

Aveva così capito che, se succedeva qualcosa di interessante, di sicuro sarebbe stato avvisato da Lidia.

Infatti quasi tutti i giorni la donna veniva in ufficio a riferire le ultime novità.

Anche di Domenico aveva parlato, dicendo che il ragazzo andava tenuto docchio. Giovanni aveva promesso, ma ancora non aveva avuto modo di conoscerlo di persona.

Ecco, loccasione è arrivata. pensava mentre entrava nel portone.

Giovanni salì al quarto piano, si avvicinò alla porta giusta e ascoltò.

Dal dentro si sentiva chiaramente un cane che piangeva, voci di uomini e musica altissima.

A questa volta almeno Lidia non esagera: davvero stanno esagerando, pensò Giovanni.

Bussò una, due, tre volte. Nessuno apriva, solo il cane abbaiava.

Non sentono?

Guardò il campanello: dal muro sporgevano due fili scoperti.

Li unì e il campanello suonò, forte come una campanella scolastica.

Dopo poco, la porta si aprì.

Ma che vuoi ancora, vecchia, non capisci litaliano? sbottò un giovane, ma vedendo il vigile si zittì.

Giovanni lo guardò impassibile.

Ehmm scusi, maresciallo, disse il ragazzo con un sorriso forzato. Pensavo fosse di nuovo la vicina di sotto. Mi ha distrutto la pace fin da stamattina. Perché è venuto così presto, è successo qualcosa?

Buongiorno. Sono Giovanni Demetrio, vigile di quartiere. Ci sono delle lamentele su di voi.

Da chi?! Da quella di sotto? Ormai è fuori di testa, si inventa le cose. Noi siamo qui a chiacchierare, non disturbiamo nessuno.

In realtà ho sentito anchio il cane piangere. Forse vuole uscire e voi lo ignorate.

Ah, parli di quello? Guardò il cucciolo a fine corridoio, che fissava tutto impaurito. Ora lo calmo, non si preoccupi. Vieni qui!

Si avvicinò barcollando, cercò di calciare il cane ma il cucciolo fu più rapido.

Domi, ti decidi? urlò una voce dalla cucina. Quanto ci metti!

Arrivo!

Dopo aver tentennato, il ragazzo bloccò il cucciolo per la collottola e alzò la mano per colpirlo.

Ma allultimo, Giovanni lo afferrò per il polso, stringendo forte, costringendolo a urlare per il dolore.

Ehi, maresciallo, che fa?

Dica a me che fa lei? Perché si permette di alzare le mani su una povera bestia? La violenza non si tollera.

Ma va là, rise il ragazzo. È lunico modo che capisce. Funziona. Solo che bisogna rifarlo ogni tanto.

Domi, dove sei?!

Un amico uscì dalla cucina, ma immobilizzato davanti al vigile, lo fissava incredulo.

Salve

Giovanni prese il cucciolo, lo strinse e si avviò verso la porta. Sulluscio si girò.

A proposito, dove avete preso questo cucciolo? È di razza, vale parecchi soldi.

Quanto? chiese lamico, ma Domenico lo zittì col gomito.

Trovato in strada. Non è illegale portare a casa i randagi, no?!

In strada, eh

Certo. Era lì da tre giorni, ho pensato di tenerlo. O ha qualcosa in contrario?

Allora, signori! disse Giovanni deciso. Alcolici, stop. Se riceverò ancora una segnalazione, vi beccate ventiquattrore in cella. Il cane lo tengo io. Venite domani quando sarete sobri, vi aspetto allufficio tra le otto e le dodici.

Giovanni se ne andò, mentre i ragazzi tornarono alla festa, ma ormai stavano molto più attenti.

*****

Giovanni Demetrio, allora? lo fermò Lidia Petronilla appena uscito dal portone.

Tutto a posto. Ho parlato con il suo vicino, se tornano a fare casino mi chiami.

Grazie mille, Giovanni. Vedo che ha preso il cagnolino con sé. E che ne sarà adesso?

Nulla di grave. Per ora resta con me. Domani lo restituisco, ma prima un bel discorsetto a quel Domenico, perché labuso sugli animali non resta impunito.

Io non glielo ridarei quel cane! Lo rovineranno. E dove avrà mai trovato Domenico quel cucciolo?

Vedremo, signora Lidia.

*****

Sulla strada verso lufficio, Giovanni passò in un negozio per animali, chiese consiglio per il cibo migliore. Costoso, certo, ma non poteva lasciare il piccolo affamato.

La mattina dopo, rientrato in ufficio, Giovanni rimase cinque minuti inorridito: il cucciolo aveva fatto uno scempio. Tutto per terra, sedie capovolte, fogli sbrindellati.

In quel momento, lufficio sembrava più una discarica.

Il cane, intanto, scodinzolava gioioso sul divano, miracolosamente illeso.

Bau! salutò, felice di vederlo.

Bravo, hai fatto un bel lavoro Oggi potrebbero arrivare in qualsiasi momento e guarda in che condizioni sei!

Bau bau!

Dopo aver portato giù il cucciolo, sistemò in fretta il disastro e aspettò Domenico.

Ma neanche quel giorno, né il successivo, il ragazzo si fece vivo.

Starà ancora smaltendo la sbornia, oppure se lè dimenticato si disse Giovanni.

Ogni mattina, quindi, arrivava unora prima per far paseggiare il piccolo e sistemare la stanza. Ma non poteva continuare così.

Se non viene il cittadino dal vigile, il vigile va dal cittadino, pensò.

Prese il cucciolo e raggiunse il portone. Sotto trovò Lidia Petronilla.

Giovanni Demetrio, tutto ok? domandò. Qui sembra tranquillo.

Giro di routine, signora, rispose Giovanni sereno. I vicini si sono calmati?

Non li ho più visti. Il giorno dopo sono partiti con le valigie e non sono più tornati.

Come partiti?

Non so dove. Li ho visti andar via, fine.

Quindi casa vuota?

Vuota.

Bene e ora che faccio con questo cane? Lo porto al canile? E se torna Domenico?

Giovanni non aveva previsto che il cucciolo vivesse nellufficio del vigile. Con una speranza guardò la pensionata.

Signora Lidia, non vorrebbe per caso un cane? Questo sarà un bravo difensore.

Giovanni Demetrio, per carità! In casa proprio no. Lo sa, la pressione alta, ho bisogno di pace!

Anchio sospirò il vigile.

Salutò Lidia e tornò in ufficio, che ormai era diventato temporaneo rifugio per il cucciolo.

Muctar rimase lì una settimana. Poi

Un mattino arrivò il vicecomandante. Prima delle gran pulizie.

Giovanni Demetrio, stavo per chiamarti! Non pensavo fossi già qui. Bravo!

Salve, maggiore!

Vieni che dobbiamo parlare.

Giovanni esitò.

Che aspetti? Apri la porta!

Sospirando, aprì. Il vicevedette subito: sedie rovesciate, carta in giro, e la sorpresa più grossa fu la pozza lasciata dal cane. Muctar lo salutò con un abbaio, difendendo il suo territorio.

Maresciallo! Che razza di confusione hai combinato?!

Non sono stato io, maggiore…

Va bene. Ma perché tieni un cane in ufficio? Non hai un appartamento di servizio?

Non è mio, vede

Non minteressa! Voglio che entro oggi qui non ci sia più questo animale.

Detto ciò, il vice uscì. Perché deve sempre arrivare così presto? pensò Giovanni.

Ma non poteva ignorare gli ordini. Così quella sera portò il cucciolo a casa. Lo chiamò Muctar, perché non gli veniva altro in mente.

Nei giorni seguenti tutto filò liscio. Poi squillò il telefono: era una condomina del suo palazzo.

Giovanni Demetrio, venga subito, non ce la faccio più!

Che succede?

Cè un cane che abbaia sempre. Non si può vedere la tv, né telefonare in pace. Sentirà anche lei! Io sono una donna anziana

Arrivo.

Sulla strada lo chiamarono altri due condomini, sempre per lamentarsi dellabbaiare. Naturalmente, il responsabile era Muctar. Giovanni non si stupì.

Che fortuna, con questo cane Né a lavoro, né a casa riusciva a lasciarlo solo.

Da allora, Muctar non restò più solo. Uscivano insieme, facevano il giro del quartiere, tornavano a casa sempre insieme. E forse grazie alla loro inseparabilità, tra loro nacque una vera amicizia.

Quellamicizia che può esistere solo tra un uomo e il suo cane. Solida come il cemento, eterna come il tempo. Vera.

Se lamore non va, almeno il cane mi è andato bene, sorrideva Giovanni guardando Muctar.

Con le donne non era fortunato. Perché essere vigile non era solo un mestiere, ma uno stile di vita e non tutte erano pronte ad accettarlo.

Così, a quarantanni, era ancora single, senza troppe emozioni sul volto.

Ma grazie a Muctar, aveva imparato a sorridere di più. Perfino la signora Lidia Petronilla notava:

Giovanni Demetrio, siete proprio cambiato. Prima sempre serio, ora invece siete rinato.

Prima ero solo, ora ho un amico vero. Devo ringraziare lui.

Le serve solo una bella moglie e dei figli.

Vedremo cosa decide il destino

*****

Il tempo passava, e il legame tra Giovanni e Muctar cresceva ogni giorno di più. Nonostante qualche guaio.

Un giorno, passando per il parco, mentre Giovanni era al telefono, Muctar sgattaiolò nel chiosco e rubò un pollo allo spiedo.

Prendetelo, il ladro! strillava il venditore.

Giovanni cercò in giro, ma vide solo Muctar che correva con il pollo tra i denti.

Muctar, che combini?! Un cane del vigile non deve rubare!

Pagando il pollo, ringraziò il venditore per il sacchetto omaggio e tornò con Muctar.

La sera, a casa, grazie a quella giornata frenetica, si godettero il pollo insieme.

Daccordo. Da ora in poi niente più furti, promesso?

Bau bau.

Muctar aveva circa nove mesi ed era già un bel cane.

Dopo poco diventò maestoso, forte, sicuro di sé.

Tutto il quartiere parlava del vigile con il cane, due guardiani per le strade.

I soliti bevevano nei giardini. Ma appena vedevano Giovanni e Muctar gettavano tutto nellimmondizia e dichiaravano che non avrebbero più toccato un goccio. Il timore non era il vigile, ma il suo cane fedele, che non sopportava lodore di alcool.

*****

Un giorno, tornando dal supermercato, Giovanni e Muctar sentirono un grido disperato di donna.

Muctar guardò Giovanni e si fiondò nella direzione.

Giovanni, con buste in mano, lo seguì.

Dietro langolo, una donna di circa trentacinque anni piangeva in strada.

È successo qualcosa? chiese Giovanni.

Mi hanno rubato la borsa! Dentro cerano tutti i miei soldi, chiavi di casa, il cellulare Cosa faccio adesso?

Quanti erano? Dovè andati? Tranquilla, sono vigile di zona, li troveremo.

Erano due singhiozzava. Sono scappati laggiù, verso il cantiere abbandonato.

Mi può tenere le buste, per favore? disse Giovanni lasciando la spesa.

Certo. Li prenderà?

Lo cercherò di sicuro. Muctar, cerca!

Il cane annusò il guanto della donna, abbaiò energico e partì trascinando Giovanni verso la strada indicata.

*****

Arrivati vicino ai box, si sentivano voci maschili. Una famigliare a Giovanni.

Sotto un lampione, due ragazzi. Uno teneva una borsetta.

Domi, che hai trovato? Soldi ci sono? chiese nervoso il complice.

Ci sono! Ci sono pure chiavi di casa e documento! Possiamo svuotargli anche lappartamento!

Mica male!

Giovanni si avvicinò silenzioso. Ordinò a Muctar di restare.

Non voleva rischiare la vita del suo amico, nel caso avessero dei coltelli.

Ragazzi, lo sapete che ciò che fate non va bene, vero? disse quasi con calma entrando nel fascio di luce.

Si voltarono di scatto.

Ecco chi sei, pensò Giovanni.

Maresciallo, che coincidenza, rise Domenico. Strano vederti qui, eh?

Faccio solo il mio lavoro.

Senti, laltra volta volevo già darti una lezione. Sei venuto in casa mia, hai fatto il duro, ti sei preso il cane che volevo vendere. Ma ti sei salvato.

Ora hai la possibilità di rifarti, sorrise Giovanni. Ma non credo per te si metta bene.

Vediamo, strinse gli occhi Domenico, lanciando a terra la borsetta e aprendo un coltellino. Dovevi startene a casa stasera.

Anche il complice estrasse un coltello. Si avvicinavano minacciosi.

Ma ecco che un forte abbaio ruppe la notte: Muctar si lanciò su Domenico.

Acc! urlò.

Giovanni approfittò della confusione per disarmare laltro. In pochi istanti, entrambi erano a terra, faccia in giù.

Domenico guardava il cane, riconoscendo quel cucciolo che tanto aveva sottovalutato.

Peccato non averti

Non fiatare! Giovanni lo ammonì con un calcio, costringendolo al silenzio.

Dopo mezzora, i due vennero circondati, caricati sulla volante e portati in commissariato. Giovanni con Muctar raccolsero la borsa e tornarono dalla donna, rimasta in attesa.

Ha trovato la mia borsa?!

Sì, tranquillissima, rispose Giovanni sorridendo.

Grazie, grazie davvero, la donna saltò al collo di Giovanni e lo baciò sulla guancia. Erano i soldi per le medicine di mia madre. Grazie, veramente!

Solo il mio dovere Ma se vuole ringraziare qualcuno, ringrazi il mio cane, indicò Muctar.

Grazie anche a te! si accovacciò accarezzandolo. Ma quanto sei bravo!

Bau!

Mi scusi, lei come si chiama? chiese Giovanni.

Lucia.

Lucia, la accompagniamo a casa. Domani passi in ufficio per la denuncia. Ok?

Certo!

Giovanni e Muctar la accompagnarono. Lungo il tragitto scherzarono un po, persino risero.

La mattina dopo la donna tornò allufficio con una crostata gigantesca alle mele.

È solo un ringraziamento, arrossì. E per il suo cane cè pollo arrosto. Le piace?

Tanto, rise Giovanni.

*****

Domenico e il complice furono condannati, anche per altri furti commessi in città, dopo anni finalmente presi.

Il comando ringraziò Giovanni, promettendo anche un bonus in euro.

Ma la cosa più importante fu lincontro con Lucia. Donna dolcissima e premurosa, e come lui un po sola.

Finalmente, due solitudini trovavano una strada comune. E Muctar era felice per il suo padrone, che si era meritato una famiglia.

Era proprio destino.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

twenty − five =