La mia famiglia

La mia famiglia

Madonna santa, che meraviglia che sei, Angelica! Martina si fermò di colpo sulla soglia della stanza, rapita dalla bellezza di sua figlia.

Angelica si aggiustava davanti allo specchio mentre la sua amica, e ormai inseparabile stilista, Chiara, finiva di sistemarle il velo. Gli ultimi spilloni furono infilati nella pettinatura, Angelica si voltò verso la madre.

Mamma, davvero? Sono a posto?

Sei stupenda, tesoro! La sposa più bella di tutte! Martina pronunciò quelle parole con negli occhi una luce tenera. Anche sua madre, tanti anni fa, glielaveva detto. Forse ogni mamma, guardando la figlia in abito da sposa, dice lo stesso.

La scelta del vestito era stata lunga. Angelica era esigente nei vestiti, non le importava né della moda né dei consigli altrui. Doveva piacere a lei, e basta. Aveva gusto e fortuna con la sua silhouette: nessuno mai le aveva detto che fosse vestita male. Così anche labito nuziale non lha scelto secondo le mode del momento niente di scollato o eccessivo. Voleva qualcosa fuori dal comune, unico. Le addette del negozio si disperavano. Come accontentare una sposa così? Venne in soccorso la proprietaria del negozio, Carlotta.

Forse ho proprio quello che stai cercando.

Carlotta scomparve in magazzino e tornò pochi minuti dopo con una custodia in mano. Non appena la aprì, Angelica restò a bocca aperta: era quello.

Linee semplici, nessun ricamo vistoso. Il tessuto pregiatissimo. Angelica si vide nello specchio: era perfetto. Le stava come una seconda pelle, non cera nulla da aggiustare.

Che ne dici?

Lo prendo!

Un lieve velo di malinconia attraversò lo sguardo di Carlotta, subito soffocato. Perché Angelica avrebbe dovuto sapere che quellabito lo aveva ordinato per sé? Solo che alla fine le nozze non si erano celebrate: senza fiducia e amore non si può costruire nulla. E se manca uno, svanisce pure laltro. Ah, Alessandro Perché? Laveva amato, sognava una famiglia e figli, e lui invece laveva ingannata, indeciso tra due donne. La vita però andava avanti. Carlotta scosse il capo, scacciando i pensieri.

Su quellabito ci sta un velo meraviglioso, lo prendo subito.

Angelica fece locchiolino alla madre:

Lo sapevo che lavrei trovato, mamma.

Martina sorrise alla figlia, colma di gioia e gratitudine. Sapere che Angelica era felice la rendeva felice. Avrebbe ricordato per sempre quei giorni come i più belli. Doveva confezionarsi labito da sola anni fa, con laiuto delle zie che avevano recuperato stoffa e decori. Il risultato fu bellissimo, anche se la felicità le era sfuggita tra le dita: il marito se nera andato quando Angelica aveva solo due anni. Nuovi amori, nuove delusioni Martina era rimasta sola a crescere la figlia. Il padre le versava lassegno di mantenimento, giusto per non far parlare male la gente, ma per Angelica non cera mai.

Non ho bisogno di problemi aveva detto lui, e Martina non aveva insistito. Meglio niente padre che un padre assente.

Le era capitato di rialzarsi e avere un compagno, ma tra Angelica e il nuovo marito non era scattata nessuna scintilla. Quelluomo, pur amando Martina a modo suo, non voleva saperne di educare la figlia altrui arrivò perfino a suggerire che Angelica tornasse dal padre, e di fronte a una simile proposta, Martina lo aveva accompagnato alla porta senza una parola.

Non ti preoccupare, amore, ce la faremo, noi due.

Angelica, pur piccolissima, aveva percepito quella scelta. Forse per quello, crescendo, non aveva mai dato problemi alla madre per lei Martina era il pilastro della sua vita.

Angelica, è ora, altrimenti fai tardi! Martina aggiustò con dolcezza il velo sulla fronte della figlia, poi la baciò. Sii felice, mia principessa.

Angelica allargò le braccia e rise.

Mamma! Mi fai piangere! Chiara mi sbrana, perdo tutto il trucco!

Mentre abbracciava Martina, le sussurrò:

Ce la metterò tutta

Il giorno del matrimonio passò in un soffio. Martina rientrò nellappartamento ormai vuoto, richiuse la porta e si sedette sulla panchetta dellingresso. Ecco, era rimasta sola. Angelica sarebbe andata a vivere con il marito nellappartamento della nonna, lasciato loro in regalo. Marco, il marito, non aveva una casa, e appena la figlia accennò che forse sarebbero andati a stare dai suoi suoceri, Martina, senza dire nulla, quella sera stessa le diede le chiavi della casa della nonna.

Vivete per conto vostro, cara. E i ragazzi?

Li ho già avvisati, andranno via prima delle nozze.

Ma sono soldi che perdi, mamma Avevamo fatto i conti per prendere in affitto da qualche parte.

Quanti soldi mi servono? Ce la faccio. Ho ancora energia, lavoro, non vi preoccupate. Vivete nella vostra casa, invece di buttare soldi in affitto.

Angelica saltellava stringendo le chiavi tra le mani.

Mamma, grazie! Il mio sogno di una casa tutta mia è un pochino più vicino!

Una casa?

Sì, grande, luminosa, così ci sarà posto per tutti, almeno tre camerette! sussurrò Angelica, arrossendo. Troppo?

Più ce nè, meglio è, tesoro. Basta che stiate bene, tu e i bambini!

Solo tu mi capisci davvero

Per fortuna! E poi ci sarà una nonna giovane per i tuoi figli! Martina rise e baciò la figlia. Costruisci questo nido come desideri, vivilo!

Martina non raccontò nulla alla figlia della conversazione con la futura suocera e il suocero avuta il giorno prima.

Avevano voluto mantenere la tradizione del pranzo di fidanzamento a casa della sposa. Martina aveva passato il giorno in cucina amava cucinare, ma con sua figlia spesso bastava poco. Ogni occasione di mettere alla prova le proprie doti era speciale.

I genitori di Marco parvero simpatici, allinizio. Ma le buone impressioni durarono poco: la suocera, Lucia, dopo aver assaggiato una forchettata di pesce al forno secondo la ricetta di famiglia, storse il naso.

Che strano Tutto così diverso da casa nostra

Martina rimase sorpresa: il pesce e anche la carne erano sempre stati un successo. Il suocero, Carlo, mangiava di gusto.

E Angelica cucina? domandò Lucia, spostando da sé il piatto. Bisognerà insegnarle tutto. Ma va bene: abbiamo una casa grande, cè posto per tutti. Meglio che cominci con noi, tanto Marco va seguito, è viziato. Figlio unico, che ci vuoi fare? Anche Angelica è figlia unica?

Sì.

E lha cresciuta da sola?

Già, è andata così.

Sapete, lesempio della famiglia unita è importante. Come può una ragazza imparare a fare la moglie, senza una figura maschile accanto? Angelica è brava, ma una madre sola non basta per educare una donna.

Martina ascoltava controllando la rabbia. Angelica, già più volte, le aveva sfiorato la gamba sotto il tavolo: Mamma, lascia perdere. Prima dellincontro le aveva già spiegato che Marco era fatto diversamente dai suoi genitori.

È davvero un bravo ragazzo, mamma. Vedrai. E non arrabbiarti, qualunque cosa sentirai. È difficile anche per lui, ma non ha scelta

Solo allora Martina capì il senso di quelle parole. Avrebbe voluto alzarsi, cacciare via quegli ospiti indelicati. Ma Angelica, sempre tanto saggia, aveva certamente ponderato bene il suo futuro con Marco.

Mentre riordinava, fu raggiunta da Lucia in cucina:

Ora che i ragazzi non ci sentono, posso dirle due cose?

Carlo le stava accanto, in silenzio: si capiva che non approvava la piega che stava prendendo la conversazione, ma taceva. Martina annuì, pronta a qualsiasi cosa.

Guardi, io sono una madre… come lei. So che questa per Marco è una scelta difficile, forse la più importante mai fatta. Quando una donna entra in famiglia le domande sono tante…

Lucia si fermò. Martina aveva imparato in tanti anni che lasciando sfogare le persone, si scoprono tante cose. Così rimase muta.

Angelica ci piace continuò Lucia ma cè qualcosa che devo chiederle. So che siete divorziati da tempo, ma qualcosa della famiglia del padre saprà. Cerano malattie gravi? Perché vi siete lasciati? Era alcolista? Violento?

Nulla di tutto questo.

Potrebbe essere più precisa? Come medico, sa quanto è importante la genetica. Sui limiti della famiglia monogenitoriale posso chiudere un occhio, anche se capisco che lavorando tanto magari la figlia ne abbia sofferto. Ma entra nella nostra famiglia, ho bisogno di sapere cosa aspettarci.

Martina sentì la pazienza sparire del tutto. Aveva sopportato per tutta la sera, ora era troppo. Avrebbe potuto stroncare tutto, mandando allaria i sogni della figlia. Ma dallo stipite della porta vide Angelica, il volto spaventato che le chiedeva con un gesto di fermarsi. Non aveva sentito i discorsi, ma dallo sguardo capì che la pace era appesa a un filo.

Mamma?

Sì, amore rispose Martina, forzando un tono calmo. Sto finendo qui. Apparecchia il servizio buono, prendi la scatola che ti ho lasciato sul tavolo.

Martina, come se nulla fosse, si voltò infine verso Lucia:

Angelica è sana, la nostra famiglia pure. Se servono referti, li fornirò. E io non domanderò nulla sullalbero genealogico vostro. Sono certa che i ragazzi sapranno cavarsela. Lucia Capisco i vostri timori, ma mi auguro che non portino Marco a dover fare nuovamente scelte dolorose.

Martina afferrò il vassoio con la millefoglie fatta in casa e fece un cenno verso la porta a Lucia:

I ragazzi ci aspettano. Mi dà una mano?

Alzò il coperchio della teiera, controllò il vapore, e incontrò lo sguardo di Carlo, che per la prima volta le mandò un cenno di silenziosa approvazione. Uscì dalla cucina e per tutta la sera lasciò intendere a Lucia che la conversazione era chiusa.

Non si videro più fino al matrimonio. Angelica e Marco lavoravano da tempo, pagavano tutto da soli, quindi non chiesero aiuto ai genitori nellorganizzazione.

La casa nuova Angelica e Marco la cominciarono a costruire due anni dopo. Vendettero lappartamento della nonna e con gli euro ricavati comprarono il terreno. Angelica, incinta, studiava progetti e coordinava i muratori con tale scrupolo che tutti, divertiti, la chiamavano “lingegnere”. La casa non era pronta a tempo, così dallospedale Angelica tornò a casa di Martina.

Scusami se ti invadiamo disse Marco, posando la neonata Sofia sul letto nella stanza che Martina aveva lasciato libera ai novelli genitori. Ma così siamo più tranquilli.

Avete fatto benissimo rispose Martina sorridendo davanti allimpaccio del genero. Dai, Marco, svelta la bimba, che morirà dal caldo.

Ho paura

Ma va, è tua figlia: listinto ce lhai, provaci!

Martina bloccò Angelica che voleva aiutare e le sussurrò: Lascialo fare!

Dal primo bagnetto alla prima passeggiata, Marco superò ogni prova. Lindomani arrivò Lucia a vedere la nipotina.

Non è un lavoro da uomini, questo borbottò.

Stereotipo tagliò corto Martina, sorridendo al genero che abbracciava la piccola Sofia.

Non disse a nessuno quanto le bruciava dover resistere alla tentazione di prenderla in braccio e insegnare tutto lei tutte le nonne pensano di saper fare meglio, dimenticando che una volta erano ugualmente spaesate, impacciate e insicure.

Sofia cresceva sana e allegra. Festeggiarono il trasloco nella casa nuova. Un anno dopo Angelica pensò subito al secondo figlio, ma arrivò la preoccupazione.

Mamma, Sofia ha la febbre la voce di Angelica tremava di panico, cosa mai sentita.

Alta?

Sì. Non scende.

Chiama la guardia medica, arrivo subito!

Martina guidava per la città notturna recitando preghiere. Ti prego, Dio, fa che non sia grave

Ma qualcuno, lassù, aveva evidentemente altri progetti.

Emergenza, rianimazione, due giorni dangoscia con i medici che le dicevano solo: Stiamo facendo tutto il possibile

Angelica sembrava di pietra fuori dalla terapia intensiva. Martina non provava a convincerla ad andarsene, solo ogni tanto le portava tè o qualcosa da mangiare.

Servono forze, quando Sofia tornerà in reparto dovrai essere forte.

Marco passava tra lavoro e ospedale. Martina lo abbracciava nei momenti di crisi:

Tieni duro! Se crolli tu, Angelica impazzisce.

Lucia si presentò poco dopo larrivo di Sofia allospedale.

Ma che cosè? Da dove viene? Una malattia ereditaria? Uninfezione?

Lucia, taci, per favore Martina perse finalmente la pazienza. Che importanza ha, adesso?

Ma Lucia guardò Angelica, sfinita, e Marco, pallido, silenzioso accanto a lei, poi Martina, che la fissava con uno sguardo fulminante. Scusami.

Sofia fece stare tutti col fiato sospeso due giorni, poi volle subito la mamma. Venne trasferita in reparto, e Martina sospirò di sollievo. Sarebbero state sufficienti le loro forze.

Qualche giorno dopo Martina andò a fare visita in ospedale. Dopo aver giocato con Sofia e assicurato che Angelica mangiasse qualcosa, stava per andarsene quando la figlia la fermò.

Mamma, aspetta. Quando arriva Marco, dobbiamo parlarne.

Sentita la richiesta, Martina chiuse gli occhi un attimo. La felicità

Allora, mamma, ci aiuti?

Certo! Non cera nemmeno bisogno di chiederlo!

Grazie! Angelica sospirò, sollevata. Due figli, Sofia così bisognosa Non ce la posso fare da sola.

Ma come no! Hai pure un marito esemplare!

Marco fece capolino da sotto la coperta, Sofia gli giocava accanto.

Quindi, ti spiacerebbe?

Venire ad abitare da voi? Figuriamoci! Solo, per un periodo, finché Sofia non si rimette. Sono una collaboratrice stagionale, sappiatelo!

Mamma!

Che cè? Devo pur farmi valere! Vi aiuterò, ma vivere sempre con voi no. Non è giusto.

A me piacerebbe tantissimo averti sempre accanto

Martina abbracciò Sofia e si alzò.

E lo sarò, in ogni caso. Ma Angelica, io sono ormai unarpia solitaria, e voi siete la vostra famiglia. E così che deve essere. Aiutarsi, sì. Ma vivere insieme, no. Siamo daccordo, Sofia? Un ultimo bacio alla nipote e salutò.

A casa iniziò a preparare la valigia quando il telefono squillò.

Martina? Ti sembra logico che sia tu? Lucia, diretta come sempre. Sarei più utile io. Tu hai il lavoro, io sono libera e di bambini ne so più di te.

Lucia, lhanno deciso loro. Vuoi parlarne con loro? Il mio compito è aiutare se serve.

Marco non mi ha neanche ascoltata! Che cosa gli hai dato, non sua madre! Ma è assurdo!

Perché non chiedi direttamente a lui?

Con te non si può ragionare! Io penso che dovresti dire di no. Dire che sei occupata.

Ma ti ascolti? Non ti chiedo perché dovrei; ti chiedo una cosa sola: Quando sei venuta lultima volta da Sofia?

Beh, ma ci sei sempre tu. Non riesco nemmeno a portarle un boccone, ci pensi sempre tu.

Ecco la risposta. Scusami, devo chiudere. Ciao.

Martina rifletté. Distruggere la pace in famiglia era facile; ricostruirla richiedeva fatica e pazienza. Lucia non lo capiva, ma lei sì. Martina prese il telefono e chiamò Marco.

Dobbiamo parlare.

Tre anni dopo.

Nonna, oggi mi porti tu a danza o la nonna Lucia?

Oggi ci sono io. Lucia porta Paolo al parco. Mamma deve lavorare.

Allora oggi pranzo da te?

Sì.

Evviva! Ci sono le brioches come laltra volta?

Ti sono piaciute? Allora le facciamo ancora. Martina guardava la nipote dallo specchietto mentre guidava.

Nonna

Sì, tesoro?

Andiamo allo zoo insieme questo weekend? O con nonna Lucia?

Tutti insieme! Anche il nonno, che deve sgranchirsi.

Mi compri i palloncini?

Anche il gelato. E lo zucchero filato.

Che bello! sospirò Sofia. Anche a Paolo i palloncini, va bene?

Ma certo! Martina sorrise.

Nonna

Dimmi?

Posso dirti un segreto? Proprio il più segreto che cè?

Puoi!

Presto avrò un altro fratellino, o sorellina.

Martina allargò gli occhi. Ma guarda! Angelica negli ultimi tempi sorrideva con aria misteriosa, ma non aveva detto nulla. Da quando aveva rifiutato di trasferirsi a vivere con la coppia, preferendo un aiuto a distanza e con la collaborazione di entrambe le nonne, Angelica la stimava ancor più, ma le prime notizie ormai le dava a Marco, non a lei.

Allinizio non era facile: qualche litigio cera stato, ma tutti, alla fine, avevano trovato il proprio spazio. Ognuno aveva imparato a parlarsi e a tacere quando era il momento. Così Sofia e Paolo avevano due nonne e uno splendido nonno.

Come lo sai? Martina abbassò il volume della radio.

Ho sentito mamma e papà che ne parlavano. Pensavano dormissi. Nonna, ma posso desiderare una sorellina?

Perché chiedi?

Se invece fosse un fratello, magari si offende che non lo volevo

Martina sorrise di nuovo. Che brava, dolce bambina stavano crescendo.

Sofia, vuoi bene a Paolo?

Tantissimo!

Allora vorrai bene anche al nuovo fratellino, se sarà maschio, e lui a te. Va bene?

Va bene!

Allora aspettiamo che i dottori dicano cosè, daccordo? E sai che cè?

Cosa?

Sognavo anchio di avere un fratello, o magari due.

Sul serio?

Proprio così!

Allora va bene. Sofia si accomodò nel seggiolino con i suoi peluche: il coniglio glielaveva regalato nonna Martina, lorsetto, nonna Lucia. Aspetterò anche un altro fratellino.

E sai cosaltro? Martina svoltò nella via dove stavano Angelica e Marco. È quasi come ricevere un pacco a Natale: finché non lo apri non sai che regalo cè.

Hai già preso il mio regalo? Sofia guardò maliziosa la nonna, scendendo dalla macchina.

Per Natale? Ancora no, è presto. Ma ho già preso quello per il compleanno. E vuoi sapere un altro segreto?

Dimmi!

Anche nonna Lucia ti ha preso qualcosa. Non ti dico cosa però!

Uffa! Sofia fece il broncio.

Che broncio! Manca poco al compleanno, poi saprai tutto.

Va bene! Sofia prese il coniglio e corse al cancello.

Martina scaricò il piccolo zaino della piscina, salutò Lucia che arrivava col piccolo Paolo in braccio.

Ciao nonna!

Ciao tesoro! Lucia ricambiò il sorriso. Noi andiamo al parco.

Noi a danza, poi ci cambiamo.

Martina seguì con lo sguardo Sofia, che si accoccolava vicino a Lucia raccontandole mille novità tutte dun fiato, e pensò che la vita era insieme semplice e complicata: amare chi si ha vicino, ascoltare davvero, esserci. Questo è essere famiglia.

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