La Vendetta di Ylenia: Dopo il Lavoro la Confronta l’Ex Suocera – Un Duro Scambio Svela Segreti, Ingiustizie e la Decisione di Lasciare Dario Dopo il Tradimento e l’Incidente che Ha Cambiato Tutto

Vendetta

Appena finito il turno in ufficio, mi si avvicinò una donna bassa e tarchiata, la cui voce solitamente arrogante e autoritaria suonava ora quasi dolce, ma comunque gravida di rimprovero.

Giulia cara, cosa succede tra te e Matteo? Mi ha chiamato ieri per dirmi che lhai lasciato. Ma si fa così? Proprio adesso avrebbe bisogno come mai prima dora del tuo aiuto e del tuo sostegno, e tu invece che fai? Prendi e sparisci?

Che razza di donna innamorata sei diventata dopo questo?

La stessa che è lui come uomo innamorato, risposi in tono tagliente, tradendo un sorriso amaro. Oppure hai dimenticato di come ne parlavate insieme, in cucina, un anno e mezzo fa?

Vuoi che ti ricordi quelle parole? Tu stessa hai approvato tutte le sue idee e i suoi “principi di convivenza”, come li chiamava. E ora? Improvvisamente hai cambiato idea? O forse questa è unaltra storia, vero?

Ma che stai dicendo, Giulia! Io mai avrei appoggiato che una persona che dice di amare possa abbandonare il proprio compagno, tanto più in un momento così difficile.

Strano, io ricordo bene altro. Ricordo bene anche il tuo rifiuto quando proposi di sposare tuo figlio, e anche quando gli dicesti che se si fosse sposato con me, io mi sarei attaccata al suo collo, e in caso di qualche male sarei diventata un peso morto su di lui.

Perché mai allora lui può non farsi carico di nessun peso, mentre per me non sarà mai concesso?

Ma quale peso, Giulia?! Dai su, vi amate! Le difficoltà si affrontano insieme

Lui non ha voluto farlo insieme. E tu nemmeno. Ora arrangiatevi con tutta la situazione che avete creato. Io vado per la mia strada, i vostri problemi non mi sfiorano più.

E grazie al cielo che, grazie a te, non siamo mai stati sposati: così non dovrò nemmeno passare un euro di mantenimento a Matteo. Grazie, Luciana.

Feci un leggero quanto beffardo inchino davanti a Luciana, poi mi incamminai a passo svelto verso la fermata dellautobus.

Tornò subito quel pensiero fisso: forse era tempo di chiedere finalmente un mutuo e prendere un appartamento più vicino allufficio, visto che andare nella vecchia monocamera lasciatami da mia nonna richiedeva quasi due ore ogni volta, tra traffico e fermate del pullman.

Al problema della casa si riaffacciarono subito i dubbi se avessi fatto bene o meno a lasciare Matteo in un momento così complicato.

La logica diceva di sì, il cuore quello era sempre troppo tenero.

Fortuna che bastava ricordare certe parole ascoltate per caso, mesi prima, per far svanire ogni briciolo di pietà.

Io non ho mai amato origliare le conversazioni altrui. Non era nel mio stile. Ma quella sera, dopo una giornata a letto con linfluenza, scesi in cucina per bere un bicchiere dacqua e non trovavo nemmeno le ciabatte. Probabilmente io stessa o Matteo le avevamo scalciate sotto il divano. Per non perder tempo andai in cucina scalza.

Perciò né lui, né sua madre Luciana, sentirono il mio arrivo.

Ma io sentii tutto.

È brava, certo, Matteo caro, diceva Luciana ma non dovresti sposarla. Se almeno fosse stata ricca allora ne sarebbe valsa la pena, in caso di eredità, ma così? Lo sai cosa succede se adesso ti sposi con lei?

Ma che vuoi che succeda, mamma? Giulia lavora, non mi chiede di mantenerla. E poi, se mi sposo ora magari prendo pure una promozione.

Il mio capo tiene a queste cose: la famiglia tradizionale, i figli tutte quelle robe lì.

Non vorrai mica fare un bambino con lei! agitò le mani Luciana preoccupata.

Ma figurati! Mica sono scemo! Non voglio certo buttarmi nei casini per mantenere un figlio. E poi Giulia ci tiene alla carriera, vuol fare strada lei, mica pensa ai figli.

Avevo pensato quasi di inventarmi che fosse sterile, tanto per fare la parte del santarellino che lha presa comunque come moglie imperfetta.

Lascia perdere i matrimoni, Matteo! Tu non lo sai quante complicazioni giuridiche ci sono? Tutto quello che comprerai sarà anche suo. Se vi lasciate metà casa, metà macchina, metà soldi dal conto corrente, tutto tocca dividere. Certo, potresti fare un accordo prematrimoniale, ma secondo te accetterebbe? Nessuna accetterebbe di rinunciare a qualcosa.

E se poi durante il matrimonio le succede qualcosa tu sei obbligato a mantenerla!

Qualche mese fa è venuto da me un cliente: la moglie lo tradiva e pure è rimasta malconcia in una rissa col nuovo compagno. Lui è riuscito a divorziare, ma ha perso quasi tutto e ora deve pagarle il mantenimento. E come se fosse colpa sua se lei è diventata invalida!

No, Matteo. Con Giulia niente nozze. Così, se succede qualcosa, la metti fuori casa in un giorno, senza complicazioni.

Se almeno fosse ricca o magari facesse carriera. Ma non ha nessuno dei due.

Quella notte tornai in camera in punta di piedi e piansi fino allalba.

Non che mi aspettassi davvero da Matteo la proposta, visto che dopo due anni insieme non se nera mai parlato. Ma una cosa è sospettare che un uomo tentenni, unaltra è scoprire che la sola idea di sposarti per lui equivale a prepararsi a buttarti fuori appena qualcosa va storto

Aveva sempre detto che il capo non approvava i dipendenti sposati. E prometteva che appena si fosse presentata loccasione, avrebbe cambiato lavoro e ci saremmo finalmente sposati.

E invece la realtà era ben diversa.

Le lacrime però finirono subito. Così, a quanto pareva, anche lamore verso di lui.

La mattina dopo valutai tutto dal punto di vista economico.

Convivenza con Matteo mi faceva risparmiare il tempo delle faccende, quello per il tragitto in ufficio (visto che abitava in pieno centro), e nonostante i suoi difetti, sapeva farmi stare bene a letto. Cercare qualcun altro per sfizio dopo una rottura sarebbe stato solo una perdita di tempo e forse neanche avrebbe portato a qualcosa di buono.

Oltre tutto, durante quei mesi convivevo con lui ma affittavo il mio piccolo appartamento in periferia: non era chissà quale somma, ma almeno aiutava.

Se si toglievano i sentimenti (che, evidentemente, non cerano nemmeno per lui), la faccenda era un semplice scambio di convenienza: ciascuno teneva laltro finché non pesava, né di più né di meno.

Così abbiamo continuato, fino a quando, qualche mese dopo, Matteo non fece un incidente.

Si mise alla guida ubriaco, sbagliò curva, distrusse il guardrail e la sua macchina nuova, su cui aveva ancora un anno e mezzo di rate da pagare e, il peggio di tutto, si lesionò la schiena. I dottori dissero che la riabilitazione sarebbe stata lunga e complicata, ma che le possibilità di riprendersi cerano.

Almeno aveva auto-inflitto il danno, senza coinvolgere altri, altrimenti sarebbe finito pure sotto processo.

Fu con questanimo, e con questa buona notizia, che venne accolto dalla sola visita che gli feci in ospedale.

Non preoccuparti, Giulia, supereremo tutto. Dammi sei mesi, forse un anno, e ritorno in piedi. Ora basta non abbattersi.

Buona fortuna, gli sorrisi ampiamente.

Poi, senza lasciare spazio a repliche, gli feci sapere che una relazione, di fatto, con un disabile non mi era conveniente né desiderabile; insomma, già da oggi non avrei più messo piede in casa sua.

Sono solo venuta a restituirti le chiavi. Ho già portato via le mie cose, persino le pentole. Prima ti mando le foto della casa, così vedi che non manca nulla di tuo.

Aspetta vuoi dirmi che mi lasci in questo momento? Giulia, ci amiamo! Non si dovrebbe aiutare chi si ama quando la vita gira male?

Tu e tua madre non volevate impegnarvi, proprio per non dovermi aiutare in caso di difficoltà, ricordi? Vale anche al contrario. Io non tengo sulle spalle chi non è né marito mio, né avrebbe mosso un dito per me se le parti fossero invertite.

Io ti avrei aiutata, Giulia! Non ti avrei mai lasciata!

Questo lo pensi ora. Ma chi lo può sapere come sarebbe andata davvero?

Comunque, grazie della compagnia, in bocca al lupo per la riabilitazione. Per quanto mi riguarda, questa è lultima volta che ci vediamo.

Detto ciò, uscii dallospedale e immediatamente bloccai il suo numero.

Da allora non mi interessa più né lui né la sua famiglia.

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Attendere un momento, disse lui. Sono uscito un attimo alla vostra fermata e, quando sono tornato nel vagone, non c’erano più le mie cose.