Verso le Dolomiti per lilluminazione. Clima da valigia
Giulietta, prepara la borsa! Si parte per le Dolomiti!
Caterina irruppe nella piccola biblioteca comunale con la stessa espressione di chi ha appena trovato un tesoro. Giulietta alzò lo sguardo dalla tessera che stava completando e fissò lamica. Caterina era sempre la stessa giubbino rosso di tela, jeans con i buchi sulle ginocchia, zaino sulle spalle. Unirrefrenabile esplosione di energia.
Le Dolomiti? chiese Giulietta. Quando?
Ad agosto, tra una settimana! Ho già scoperto tutto. Ritiro yoga, meditazione, seminari, tende, si dorme sotto le stelle. Saliamo in montagna con un gruppo di gente speciale, persone che cercano la saggezza. Voglio lilluminazione, Giulietta! E anche a te non farebbe male.
Illuminazione? scoppiò a ridere Giulietta. Cate, faccio la bibliotecaria! Lilluminazione dovrebbero darmela come requisito lavorativo.
Appunto! la corresse Caterina sedendosi davanti a lei e srotolando una pila di stampe. Guarda: Dolomiti, montagne che danno energia, aria più pulita dItalia. Si dorme in tenda, si mangia vegetariano, ogni giorno yoga e meditazione, e poi escursioni nei luoghi sacri.
Giulietta sfogliava il dépliant. Scorci di montagne, fiumi impetuosi, tende sulla riva, persone vestite di bianco che meditano al tramonto. Bello… ma dormire in tenda? Cibo vegetariano? Guardò gli occhi accesi di Caterina e capì che opporsi sarebbe stato inutile.
Chi partecipa ancora?
Gruppo di dieci circa. Tutti di Belluno e dintorni. Gli organizzatori sono gente esperta non è certo il loro primo tour. Li ho già sentiti al telefono. Giulietta, è una grande occasione! E poi tu sei la nostra vera viaggiatrice. Yoghi o no, questa è unesperienza nuova.
Non ho mai fatto yoga, ammise Giulietta timidamente.
Imparerai! tagliò corto Caterina. Ci sono molti principianti. Limportante è volerci provare.
E Filippo? Giulietta abbassò gli occhi, pizzicata dal pensiero delluomo che aveva nel cuore. Avevamo detto di andare insieme da qualche parte…
Ma viene anche lui?
Dubito, sospirò Giulietta. Lui preferisce la pesca, il bosco, la tenda… ma niente esoterismi, meditazione…
Perfetto! applaudì Caterina. Che resti pure a casa. Tu torni illuminata, più viva che mai, magari lo sorprendi.
Quella sera Giulietta telefonò a Filippo. Gli raccontò dellidea folle di Caterina, delle tende, dello yoga. Lui ascoltò in silenzio e alla fine disse soltanto:
Le Dolomiti, bellissime davvero. Non le conosco, ma ne ho sentito parlare.
Non vorresti venire con noi? domandò, pur sapendo già la risposta.
Non fa per me, rispose Filippo. Meditazione e ritiri io preferisco la lenza e le trote. Ma tu vai che ti farà bene.
Non sei preoccupato che parta?
E di che dovrei aver paura? rise Filippo. Sei tu la viaggiatrice di famiglia! Ti aspetterò. Ma torna davvero illuminata.
Promesso, concluse lei.
Chiusa la chiamata, prese in mano la brochure che Caterina aveva lasciato sul suo tavolo. Illuminazione o no, Giulietta sognava le Dolomiti da sempre. Era giunto il momento. Filippo lavrebbe aspettata quello era ciò che contava.
Allora, amica mia, disse lei a Caterina il mattino dopo. Prepara le tende. Ho deciso. Si parte per le Dolomiti.
A illuminarci! rise Caterina.
A illuminarci, rispose Giulietta.
Non poteva sapere cosa laspettasse in quelle montagne lontane, quali incontri, quali scoperte. Ma sentiva che sarebbe stato un viaggio particolare. E ci si sentiva pronta. Quasi.
***
Il pullman partì dalla stazione di Belluno allalba, e Giulietta capì subito che questa gita sarebbe stata diversa da qualunque altra. Un gruppo di veri personaggi, e dire variopinti è dire poco. Di fronte si sedette una coppia di ragazze vestiti lunghi in lino, braccialetti dargento, capelli sciolti. Subito accanto, una donna sulla cinquantina, con in dosso una tunica arancione e orecchini enormi che tintinnavano ad ogni gesto. Più dietro un uomo in camicia bianca ricamata e bastone di legno decorato con nastri e campanellini.
Ma dove siamo finiti, in un circo? sussurrò Giulietta a Caterina, sistemando la giacca.
Non è un circo, rispose Caterina a bassa voce, con gli occhi che le ridevano. Sono i cercatori di verità. Li ho letti su internet, vanno tutti sulle Dolomiti. Per illuminarsi.
Con bastone incluso? Giulietta trattenne a stento una risata.
Non deridere, sussurrò Caterina, colpendola con il gomito. Ognuno ha la sua via.
Il pullman lasciò la città e ben presto fuori dal finestrino scorrevano prati, filari di salici, paesini sperduti. Le conversazioni nel bus non mancavano. La donna in tunica arancione raccontava della sua prima esperienza sulle Dolomiti: una folgorazione, aveva lasciato il lavoro in banca per aprire uno studio Reiki.
Adesso curo le anime, dichiarava a voce alta. Grazie alle montagne ho trovata la mia vera strada!
Anchio in montagna ho capito cosa dovevo fare, disse una delle ragazze in lino. Studio per diventare veterinaria, e pensare che prima non sopportavo nemmeno i gatti!
Giulietta ascoltava, divertita e perplessa. Si voltò verso Caterina:
E tu cosa speri di scoprire?
Io? rifletté Caterina. Magari una nuova attività. O magari dei bambini, chissà Ma, sinceramente, sono qui per le bellezze. Se lilluminazione vuol venire, venga pure.
Ecco lo spirito giusto, sospirò Giulietta, Pensavo fossimo capitate in una setta.
No, rise Caterina. Solo stranezze. Ma rendono tutto più interessante.
Due giorni di viaggio, una notte in una locanda di provincia. Finalmente il Trentino: allorizzonte spuntavano le Dolomiti. Prima basse e morbide, coperte di boschi, poi alte, scoscese, rocciose. Giulietta si incollò al finestrino dimenticando i compagni di viaggio. Il pullman si avvitava lungo strade tortuose, e dietro ogni curva cera una meraviglia: scogliere incise nel cielo, fiumi luccicanti, vette immerse nelle nuvole.
Cate, guarda! strattonava la sua amica. Sono le Alpi vere, come nei film!
Sono le Dolomiti! correggeva Caterina. E secondo me sono le più belle del mondo.
Non smettevano di fare foto. Qualcuno intonò un mantra, ma Giulietta ormai pensava solo alle montagne. Erano dappertutto: giganti immobili, antichi e severi. Alcune rocce sembravano castelli, altre animali, altre facce di divinità dimenticate.
Guarda là, somiglia a un cavaliere addormentato, indicò Giulietta.
Luoghi di energia, disse la donna in arancione, ascoltando. Qui le pietre sanno parlare. Basta saper ascoltare.
Giulietta non chiese come si fa a sentire parlare una pietra. Per ognuno lilluminazione aveva un volto diverso.
La prima sosta importante fu al passo Giau. Il pullman parcheggiò vicino al belvedere. Giulietta scese tremando per la forza della vista: in basso, il fiume scorreva tra le praterie, montagne blu si perdevano allorizzonte, sopra tutto un cielo troppo puro per appartenere a città.
È pazzesco, sussurrò.
Queste sono le Dolomiti che aprono lanima, spiegò il tipo col bastone, materializzatosi di fianco a lei.
La piazzetta era decorata con statue di legno e pietra. Fecero foto ovunque. Caterina già correva da una parte allaltra, travolta dallentusiasmo.
Vieni qui! la chiamava. Guarda che roba!
Vicino a una parete di roccia cera una canna appoggiata, un foglio attaccato con il nastro adesivo e una scritta che diceva: Sasso, non ammalarti! Giulietta trovò la scena tenera e surreale, e la immortalò.
Di nuovo in viaggio. La strada saliva, le curve si susseguivano, paesaggi sempre più arditi. Finalmente raggiunsero il bivio tra il fiume Piave e il Boite. I due corsi dacqua scorrevano affiancati, uno limpido e turchese, laltro grigio e torbido, senza mai confondersi fino a valle.
Densità diversa dellacqua, spiegava la guida. E la composizione delle rocce. I fiumi sono come destini: spesso scorrono vicini senza mai incontrarsi sul serio.
Giulietta restò incantata sulla riva, pensando a quante volte, nella vita, si cammina fianco a fianco senza mai davvero unirsi.
Al tramonto trovarono posto ai piedi delle Pale di San Martino, sullargine del fiume. Montare la tenda fu unavventura: lei e Caterina impiegarono una vita a capire corde e picchetti, aiutate silenziosamente dal tipo del bastone che con due gesti risolse tutto.
Come va? le chiese Caterina, scaldandosi il tè al fuoco.
È un altro mondo, ammise Giulietta. Montagne, fiumi, gente che canta mantra non sono abituata.
Ci farai labitudine. Una settimana vola, sorrise Caterina.
Quella notte il Piave scorreva potente, un suono che copriva tutto. Giulietta rimase a fissare il buio della tenda, sentendo dentro qualcosa che cambiava. Non era illuminazione, no. Era solo la certezza di essere lì, di vivere quella bellezza.
Dormi? sussurrò Caterina.
No.
Nemmeno io. Fa rumore.
Queste sono le Dolomiti, rispose Giulietta. Parla con me, la montagna.
Caterina rise piano.
Ti stai davvero trasformando, scherzò. Tra poco ci farai i mantra anche tu.
No. Io sento solo questo posto come speciale.
Chiuse gli occhi e lasciò che fosse il fiume a cantare. Lontano, sullaltipiano, il vento urlava tra le rocce. Le stelle trapelavano dalla stoffa della tenda, e Giulietta sentiva di essere pronta a vivere. Sul serio. In un luogo in cui le rocce parlano, i fiumi non si confondono, e ognuno può trovare qualcosa anche una bibliotecaria di paese.
***
Il primo giorno sulle Dolomiti cominciò con i campanelli delle mucche che salivano la valle. Giulietta si svegliò confusa: dovera, cosa sentiva, perché cera odore di resina e fumo? Tenda, sacco a pelo, e accanto Caterina già vibrante. Da fuori giungeva una voce sottile:
In piedi, praticanti! Il sole sale, arriva lenergia! Tutti sul tappetino!
Ma che succede? mugugnò Giulietta, dolorante per la notte sulla tenda.
È yoga, sussurrò Caterina già con i pantaloni della tuta. Vieni, non fare brutta figura.
A denti stretti, Giulietta uscì nel sole stropicciandosi gli occhi. Sul prato, i tappetini erano già pronti. Lex bancaria con la tunica arancione sedeva placida in posizione del loto, le ragazze in lino si stiracchiavano come gatti, luomo col bastone adesso senza bastone era in equilibrio sulla testa.
Sulla testa? mormorò Giulietta incredula.
Per loro sì, ridacchiò Caterina, stendendo il suo tappetino.
Listruttrice, una donna slanciata in bianco con la treccia lunga e un sorriso beato, girava tra i tappetini, dando consigli e incoraggiamenti.
Respirate, riempitevi del sole! Ogni cellula si illumina!
Giulietta tentò di respirare profondamente e imitare il movimento, la cane a testa in giù. Ne uscì più simile a un gambero che a un cane.
Questa non è posizione del cane, ma del gamberetto, bisbigliò a Caterina, indolenzita.
Non parlare, respira! la zittì lamica, sorprendentemente abile nelle pose.
Ma dove hai imparato?
In TV, con mia sorella Claudia, rispose Caterina. Su, non fermarti, ora lalbero!
Dopo tre secondi in equilibrio, Giulietta crollò facendo cadere anche Cate.
Siete due bambini! rise la tunica arancione, sempre immobile. Prima volta?
Direi di sì ansimò Giulietta.
Ci si abitua. Lanima se ne rallegra, il corpo resiste. È normale.
Alla fine si sentiva un tronco che qualcuno aveva tentato di far danzare. Non arrivava neppure alle punte dei piedi, non riusciva a rimanere in equilibrio… eppure, nonostante il dolore, il cuore era leggero.
Mi sento a pezzi, disse mentre si avvicinavano al fuoco per la colazione.
Illuminazione in arrivo, scherzò Caterina.
Colazione vegetariana: zuppa davena, pane e miele, infuso alle erbe. Dopo, la guida annunciò una deviazione sul passo Pordoi una delle strade più spettacolari e ripide delle Dolomiti.
Lasfalto finì subito; la strada diventò un budello di ghiaia, sobbalzi continui.
Tieniti forte! urlava Caterina a ogni scossone.
Eccome! Ma dove ci porti?
In paradiso!
Letteralmente spero di no!
Ma appena superarono la barriera di roccia delle Porte Rosse due pareti che serravano la strada Giulietta si dimenticò di tutto. I paesaggi erano così belli da togliere il fiato. Laghi color smeraldo punteggiavano le valli. Lì non si pescava: Santuari, spiegò la banca-reiki. Lacqua è troppo pura anche per i pesci, aggiunse la guida.
La strada saliva, i prati verdi si facevano radi, la neve brillava sulle cime. Qui il tempo scorre diverso, sospirò il tipo col bastone.
Io sento solo la nausea, ammise Giulietta.
Risero, senza prendere in giro.
Arrivarono infine in una baita-museo, dove il vecchio gestore offriva tè alle erbe, pane e miele, dischi degli anni Sessanta e una collezione di cimeli sovietici e della naia. Così la gente si ricorda da dove viene, spiegò. Giulietta pensò ai suoi libri, alla biblioteca, alle radici.
Arrivati in cima al passo Pordoi, scesero per vedere le aquile volare più basse di loro. Lassù, sopra la valle, loro volano sotto di noi, osservò Giulietta un sentimento di vertigine, ma anche di pace.
Illuminazione? chiese Caterina.
Non lo so Solo felicità.
Più tardi, al campo base di Canazei, fu a cena che la vera magia si sentì. I suoni delle Dolomiti i primi timidi colpi di uno scacciapensieri, il vibrare primitivo di un tamburo, crepitio del fuoco, vento e silenzi profondi.
Sembra un altro mondo, bisbigliò Giulietta.
Lo è, rispose Caterina. Qui ricordiamo come si vive davvero.
E Giulietta, sotto un tappeto di stelle impossibili da contare, si sentiva finalmente presente, viva, in un paesaggio che sembrava parlare solo a chi sapeva ascoltare.
***
Lalba in tenda, ai piedi delle cime, portò la magia della nebbia. Giulietta uscì e vide le cime galleggiare, le mucche che brucavano nellumido, i campanelli che solcavano lo spazio rarefatto.
Altro che cinema, mormorò lei.
Le Dolomiti, tesoro! brontolò Cate, con lo zaino già in spalla.
Il risveglio yoga non faceva più paura. Ormai sapeva come piegarsi, annodarsi, respirare. E mentre la voce della trainer le guidava (Lenergia sale dalle radici dei piedi, attraversa il corpo, va in cielo!), Giulietta sentiva solo il freddo e la luce. Ma il cuore era sereno.
Credo di cominciare a capire, confidò a Caterina dopo la pratica.
Cosa?
Tutto questo: yoga, alzarsi allalba, meditare
E perché lo fanno?
Per sentire che sei viva.
A colazione ancora pane integrale, infuso di erbe e miele, eppure Giulietta trovava quei sapori i migliori.
Gli annunciarono che oggi avrebbero incontrato un vero guaritore di montagna, uno sciamano ladino. Un uomo robusto sui cinquantanni, capelli lunghi raccolti, barba, occhi che sembravano scrutarti dentro. Cascamanti e tamburo in mano.
Seduti in cerchio, ordinò con calma.
Accese una piccola pira di erbe, e lodore si diffuse nellaria.
Qui le montagne avvicinano i mondi. Qui si possono ascoltare i segreti della Terra.
Colpì il tamburo: il suono si diffuse, rimbalzando sui monti. Un canto primitivo, cupo e vibrante, cominciò. Giulietta si lasciò trasportare, sentendosi pian piano svanire.
Lo sciamano passò davanti a ciascuno sussurrando. Davanti a lei si fermò:
Tu cerchi sempre non era una domanda.
Sì, rispose lei, sorpresa.
Troverai. Insieme troverete.
Sparpagliò ossicini di animale sulla terra e, scrutando, dichiarò:
La strada vi è aperta. Sarete felici, viaggerete. Non temete.
Ma come fa a saperlo? domandò Giulietta, la voce roca.
Solo un sorriso come risposta:
Sono le Dolomiti che parlano. Io solo traduco.
Dopo nessuno parlò più. Ognuno portava dentro la propria rivelazione. Forse erano solo parole, forse no ma per Giulietta fu una carezza profonda nel cuore.
Il viaggio di ritorno fu lento, meraviglioso. Al lago di Carezza lacqua sembrava respirare, le bolle azzurre che salivano dal fondo come un piccolo geyser.
È vivo, mormorò Giulietta. Cambia ogni giorno.
Alla vecchia diga scordata da tutti, la guida raccontò come il tempo passa ma la memoria resta.
Allultima sosta al passo Giau, il tipo serio del gruppo quello che leggeva sempre tirò fuori una bicicletta.
E questa? domandò Giulietta.
Era il mio sogno: scendere il passo in bici. Sono venuto solo per questo.
È pericoloso! avvertì Caterina.
Proprio per questo è bello, sorrise lui.
Si lanciò per la strada a tornanti, piccolo tra le montagne, sparendo presto alla vista.
Matto, commentò qualcuno.
Solo coraggioso. Ognuno cerca la propria strada, aggiunse la tunica arancione.
Giulietta seguì la strada col pensiero e capì davvero: cè chi trova qualcosa nella meditazione, chi sulla bici, chi nella musica. Lei lo trovava nei libri, nei viaggi, nelle persone: non ciò che cercava, ma sempre qualcosa di importante.
Rientrata a Belluno, Giulietta visse per settimane col cuore ancora sulle Dolomiti. Si svegliava credendo di vedere i monti, di ascoltare il rumore del Piave, annusare il fumo del fuoco e sentire la voce del guaritore.
Allora, ti sei illuminata? le chiese Filippo quando andò a trovarlo.
Non lo so, però ho visto aquile volare sotto di me, rispose lei. Ho ascoltato un canto antico, ho visto lacqua delle montagne respirare.
Straordinario, disse lui.
La prossima volta vieni anche tu. Insieme.
La prossima volta, sorrise Filippo. Promesso.
Quella sera, Giulietta scrisse nel suo diario: Dolomiti. Cero. Ho sentito le loro voci, i fiumi, il cielo. Ho toccato il segreto delle montagne. Non importa quanti posti ancora visiterò: le Dolomiti resteranno sempre dentro di me.
Chiuse il diario e guardò fuori. Dalla finestra entrava il profumo della terra e della fine estate. Ma lei sentiva ancora il fiume e le montagne, e il cuore, leggero, ricordava.
Le Dolomiti erano rimaste con lei. Per sempre. Quello era stato il suo vero viaggio: non verso le montagne, non verso il mare, ma verso sé stessa. Verso quella donna che non ha più paura, che cerca, che trova. In un mondo grande, aperto, pronto ad accogliere chiunque vorrà camminare.






