Galina aprì piano la porta ed entrò in casa, pensando che magari le mamme si stessero rilassando… Ma invece no! Dalla cucina arrivavano voci forti: le mamme litigavano di nuovo, così prese da quella discussione da non accorgersi nemmeno del suo arrivo.

Caterina aprì la porta di casa con il massimo silenzio, sperando che le sue mamme magari si stessero riposando Ma niente da fare! Dalla cucina arrivavano voci accese: le signore stavano litigando ancora una volta. Erano talmente immerse nel loro battibecco che non notarono nemmeno il rientro di Caterina.

Per mamme, Caterina intendeva sua madre, Donatella Rinaldi, ormai ottantaduenne, e la suocera, Fiora Guidi, che aveva superato da poco gli ottantaquattro anni. Anche Caterina non era più giovanissima aveva cinquantanove anni ma ancora lavorava come infermiera nellambulatorio della piccola ospedale del paese. Quella giornata era stata pesante: gli operai di due reparti della fabbrica locale erano passati per i controlli di routine, uninfinità di prelievi e analisi del sangue. Caterina non desiderava altro che cenare in tranquillità e riposarsi sul divano, ma il destino aveva deciso diversamente: le sue mamme erano di nuovo in guerra.

Tre anni prima Caterina aveva perso il marito. Lunica figlia si era trasferita in una città lontana e tornava di rado. Così, quando la sorella di Caterina chiese se poteva prendersi cura della madre, Caterina accettò volentieri: andò a Firenze e riportò con sé la signora Donatella.

La sorella, infatti, era diventata nonna: la figlia si era appena sposata, e i giovani ancora studenti si erano trasferiti temporaneamente dai nonni. In quel bilocale non si respirava più, mentre Caterina aveva un appartamento con tre camere tutto per sé. Alla madre piaceva: piccola palazzina in legno con otto appartamenti a Empoli, piano terra, comfort a portata di mano e la possibilità di uscire a sedersi sulla panchina del cortile ogni volta che voleva. Solo che, nel condominio, non cerano altre signore della sua età e spesso Donatella si lamentava di avere poca compagnia.

Dopo due anni, fu il momento di accogliere anche la suocera: Fiora non riusciva più a vivere da sola nel vecchio casale in campagna, la casa era ormai pericolante e troppo faticosa da mantenere. Degli altri figli non cera più traccia: li aveva tutti sopravvissuti, e toccava a Caterina occuparsi anche di lei.

Caterina pensava che insieme le due nonnine si sarebbero fatte compagnia. Per la prima volta dopo tanto tempo, Fiora fece finalmente qualche visita medica: le diagnosticarono il diabete, le prescrissero medicine, una dieta e qualche integratore per il cuore. Alle mamme Caterina assegnò la grande camera che apparteneva alla figlia.

Per una settimana sembrava filare tutto liscio, poi però scoppiò la baraonda. Litigavano per ogni cosa: il bastone lasciato in mezzo al corridoio (tutte e due si aiutavano a camminare), la notte una russava, laltra faceva rumori, un vero spettacolo tragicomico. E poi, ovviamente, raccontavano tutto a Caterina, unica arbitra.

Così la donna decise di separarle: diede la sua camera a Fiora e si spostò lei stessa in salotto. Le liti calarono, ma solo per poco. Le due anziane ogni tanto sgattaiolavano fuori dalle proprie stanze, pronte a trovare un nuovo motivo per battibeccare.

La madre di Caterina aveva passato la vita come cuoca nella mensa della scuola, la suocera invece aveva lavorato in campagna come mungitrice.

Di che ti lamenti? attaccava spesso Fiora Sei sempre stata al calduccio, con il naso nei tegami! Lo so come si faceva in mensa a risparmiare sullarrosto, e la panna acida, si allungava con lacqua! A te, la vita non è mai mancata Io invece, in stalla alle cinque del mattino!

E voi in campagna il latte mica lo portavate tutto in città, eh? E un po di panna la facevate sparire! ribatteva Donatella. E poi fai la spiritosa! In mensa mi spedivano i quarti di carne congelata, tu non immagini come le mani si intorpidivano, e le pentole pesavano! Meglio studiare, venire a fare vita di città, invece di perdere la vita tra le mucche!

Così ogni giorno, e dopo ogni litigata entrambe prendevano gocce di cardioaspirina e si massaggiavano il petto, mentre Caterina si domandava se non si sarebbero mai ferite a colpi di bastone.

Questa volta per cosa vi state scannando? domandò Caterina sconsolata.

Le signore si zittirono per un attimo.

Lei si è mangiata due cioccolatini, e non potrebbe, lo hai detto tu che le fanno male e rischia la crisi! E poi nasconde le carte sotto il cuscino, accusò Donatella.

E tu hai rotto il barattolo del latte e i cocci non li hai raccolti, sono ancora sotto la credenza replicò Fiora.

Senti ragazze, la situazione è questa! Mi ha chiamato mia sorella: i ragazzi lasciano casa sua, mamma, tornerai a Firenze, mentre Fiora resterà qui con me, tanto il suo casolare è praticamente crollato. Sono stanca, non ce la faccio più, vi devo proprio separare! Mi fate impazzire! concluse Caterina, esausta.

Di colpo le mamme si ammutolirono e rientrarono sconsolate nelle loro stanze. Per tre giorni regnò il silenzio. Poi, strappando un sorriso, si presentarono dalla nuora con aria pentita.

Non voglio tornare a Firenze, qui sto troppo bene! Tu mi fai la puntura quando serve, cè aria pulita, non mandarmi via singhiozzò Donatella.

Non litigheremo più, promesso, credici almeno questa volta. Da sola mi sentirei troppo sola, e poi mi sentirei colpevole! ammise Fiora con voce rotta.

E incredibilmente mantennero la parola. Le due nonnine compresero che non avevano nulla da spartire, che la vita è dura per tutti e che, in fondo, la compagnia allevia qualsiasi fatica.

Da allora vissero serene, guardando ogni giorno le telenovele in televisione e raccontandone le trame a Caterina la sera. In estate si sedevano sulla panchina a prendere il sole, sorridendo ai passanti. E alla fine, se ne andarono in silenzio, una dopo laltra, a sei mesi di distanza.

La vita insegna che, nonostante le differenze e le vecchie abitudini, alla fine la compagnia e il calore umano valgono più di tutte le ragioni per litigare. Non è mai troppo tardi per trovare la pace, se si ha il coraggio di mettersi nei panni degli altri.

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