Leonardo proprio non voleva credere che Ilaria fosse sua figlia. Vera, la moglie, lavorava allalimentari del paese. Dicevano che spesso si chiudeva nel retrobottega con uomini che non erano certo suo marito. Così Leonardo, convinto che quella piccoletta non fosse sangue suo, non la sopportava. Solo il nonno aiutava davvero la nipotina e finì per lasciarle in eredità la casa.
Solo il nonno amava la piccola Ilaria
Da bambina Ilaria era sempre ammalata. In generale era una creaturina fragile, sottile come uno stelo e alta appena più della panca della chiesa. Né nella mia famiglia né nella tua ci sono mai stati microbi del genere! brontolava Leonardo. Questa qui mi sembra più figlia del vento che mia. A forza di sentirlo ripetere, anche la madre perse ogni tenerezza per la piccola.
Chi invece per Ilaria avrebbe fatto a pugni anche con tutta Zurigo era nonno Matteo. Viveva in una vecchia casa ai margini del paese, proprio attaccata al bosco. Matteo aveva fatto il forestale per tutta la vita. Anche in pensione, non saltava un giorno senza andare tra gli alberi a raccogliere more, erbe buone per la salute e, dinverno, a lasciare pane secco per le bestie. Lo reputavano un po matto e i bambini facevano il segno della croce quando lo incrociavano. Però, quando qualcuno aveva mal di pancia o sonni agitati, correva da lui a chiedere pozioni e tisane.
La moglie Matteo laveva persa tanti anni prima. Da allora, si consolateva con il suo bosco e la nipotina. Quando Ilaria iniziò le elementari, stava più dal nonno che a casa sua. E lui le insegnava tutto sullerba, i funghi e i misteri della terra. La piccola imparava in fretta. Quando le chiedevano che cosa voleva fare da grande, rispondeva sempre: Curare le persone! Ma la madre le ricordava ogni volta: Soldi per luniversità non ce li ho! Il nonno, invece, la rassicurava: Io povero non sono, al massimo vendiamo la vacca!
Le lasciò la casa e una benedizione
Vera, la figlia di Matteo, non andava quasi mai a trovarlo. Ma quando il fratello Andrea si buscò una bella batosta a causa di un debito di gioco a Firenze, si presentò, disperata in cerca di soldi. Adesso che hai il fuoco sotto i piedi ti ricordi che esisto? la rimproverò Matteo. Sono ventanni che non vedo la tua faccia! E le negò ogni aiuto: Io le rogne di Andrea non le copro. Io devo pensare alla mia nipotina, è lei il mio futuro.
Vera urlò come una sirena allora di punta: Non voglio più vedervi! Non ho né padre né figli! Con solennità teatrale, sbatté la porta e sparì. Quando Ilaria iniziò la scuola da infermiera a Siena, i suoi genitori non le diedero nemmeno un centesimo. Solo il nonno e una piccola borsa di studio la salvarono dalla miseria.
Poco prima che Ilaria finisse gli studi, il nonno si ammalò. Sentendo che gli restava poco tempo, le fece promettere di non dimenticare la casa, di scaldare la stufa dinverno e ricordarsi che le mura vivono se cè qualcuno dentro. Non aver paura di dormire qui sola, le disse con voce misteriosa. E vedrai che la tua fortuna ti troverà proprio qui, tra queste mura. Sarai felice, bambina mia. Doveva sapere qualcosa che nessun altro sapeva.
La profezia di Matteo si avverò
Matteo se ne andò nel pieno dellautunno. Ilaria iniziò a lavorare come infermiera nella clinica del paese. Nei weekend tornava sempre alla casa del nonno, accendeva la stufa e utilizzava la legna che lui aveva preparato abbastanza da scaldare mezzo Trentino. Le previsioni davano neve e freddo, ma Ilaria preferiva la casa in campagna a quella stanza angusta in affitto a casa dei parenti della sua compagna di corso.
Arrivò al paese la sera, e durante la notte una tormenta galattica avvolse tutto. La mattina, mentre fuori nevicava da far sparire la strada, qualcuno bussò con insistenza. Ilaria aprì e si trovò di fronte un giovane alto, vestito da città ma con le scarpe già mezze piene di fango. Buongiorno! Sarei nei guai… la macchina è sprofondata nella neve proprio davanti a casa sua. Avete una pala? chiese sperando in un miracolo. C’è una vecchia pala vicino al pozzo. Vuole una mano? rispose lei. Il ragazzo le diede unocchiatina e ridacchiò: Non vorrei mai rischiare che rimanesse congelata pure lei!
Lui spalò da solo, riuscì a far ripartire la macchina, ma dopo tre metri era di nuovo piantato come un albero morto. Nuova spalata, altra fatica. Ilaria, intenerita, lo invitò in casa per un tè caldo mentre fuori la tormenta continuava. Non le fa paura stare da sola qui vicino al bosco? le domandò lui, presentandosi come Stefano. Lei spiegò che il fine settimana lo passava sempre lì. E che pure a lei serviva scendere in paese, ma con quella neve chissà se il pullman passava davvero. Stefano, che pure lui doveva andare in città, si offrì di accompagnarla. Ilaria accettò.
Uno dei giorni successivi, tornando a casa a piedi dopo il lavoro, Ilaria trovò una sorpresa: Stefano era lì ad aspettarla sotto casa. Sarà il tuo infuso magico – scherzò – ma non vedevo lora di rivederti. Magari mi inviti ancora per unaltra tazza?
Niente matrimonio lampo: Ilaria non volle il classico ricevimento per tutto il paese e Stefano, dopo un po, si arrese. Però di amore e risate ne avevano da vendere. Finalmente Ilaria scoprì che non era solo nei romanzi che gli uomini portano sulle braccia le proprie donne. Quando nacque il loro primogenito un vero colosso allospedale tutti si chiedevano come avesse fatto una donnina così minuta a produrre tanta roba! Alla domanda sul nome del piccolo, Ilaria rispose sicura: Si chiamerà Matteo, come una delle persone più belle che abbia mai conosciuto.E fu così che nella vecchia casa ai margini del bosco tornarono a risuonare risate di bimbo e profumo di pane caldo la domenica mattina. Ilaria insegnava al piccolo Matteo a distinguere le erbe, a chinarsi sugli asfodeli per ascoltare il canto sommesso dellalba e a rispettare le minuscole magie che tengono insieme la natura. Ogni tanto, immaginava di vedere il nonno Matteo seduto sotto il suo noce preferito: sembrava sorriderle. Le pareva di sentire la sua voce che le sussurrava: Vedi che la tua fortuna era già qui, nascosta tra questi rami.
Anche chi aveva creduto che Ilaria portasse solo sfortuna, col tempo cambiò idea. Una dopo laltra, le vecchie donne del paese bussavano da lei con ginocchia doloranti o bambini febbricitanti, e sotto la sua cura scoprivano che quegli occhi grandi e quella voce quieta avevano il dono di un sollievo antico. Perfino Leonardo, ormai invecchiato e stanco, passava lunghe ore seduto accanto al fuoco nella casa della figlia, senza dire una parola, ma con gli occhi che brillavano quando il nipote gli saltava in braccio. Il tempo guarisce ogni cosa, si dice, ma a volte basta anche soltanto una risata di bambino davanti a una tazza di latte bollente nella casa di chi ti ha amato davvero.
Così la casa del bosco continuò a vivere, protetta e scaldata dalle mani gentili delle donne e dalle corse felici dei bambini. E chissà, forse davvero tra le sue vecchie mura si era nascosto un pizzico di magia: quella di una famiglia ritrovata, e di un amore che sa fiorire anche dove tutti dicevano non sarebbe mai nato nulla.




