Dobbiamo dirci addio

Ciao, ti racconto di quel periodo in cui ho capito che dovevamo separarci.

Io e Lorenzo ci siamo incrociati proprio in una lezione di fisica quantistica allUniversità di Bologna. Sembra noioso, lo so, ma fra formule e teorie sui multiversi ho trovato qualcuno con cui sentivo subito una sintonia.

Lui sedeva dietro di me, e sentivo il suo sguardo caldo, curioso. Dopo qualche minuto, Lorenzo si è avvicinato e, un po impacciato, ha detto:

Scusi, ho perso la lezione precedente. Vedo che prende appunti a mano e la scrittura è davvero bella. Mi presterebbe il quaderno per un paio di giorni?

Certo, io mi chiamo Giulia, ti va di darci del tu? Lorenzo, giusto? ho risposto.

Lui ha annuito, e senza accorgersene siamo finiti a chiacchierare.

Ci siamo spostati nella caffetteria del dipartimento e, davanti a un caffè, abbiamo parlato come se ci conoscessimo da sempre. Libri, professori, lassurdità dellesistenza e quel profumo di dicembre che sa di autunno. Lorenzo è stato quello con cui è un piacere parlare e anche stare in silenzio, perché il silenzio riempiva meglio di mille parole. Da quel giorno è diventato il mio migliore amico.

Tre mesi dopo, con un mazzo di teneri tulipani in mano, si è presentato sotto la mia finestra e mi ha chiesto di sposarlo. Ho detto sì.

Sembrava la cosa più logica del mondo. Tutti intorno spargevano: Siete fatti luno per laltra!. E noi credevamo. Eravamo come due pezzi di un puzzle. Ma non avevamo una cosa fondamentale: la passione, quel fuoco che fa battere il cuore allimpazzata.

La nostra notte di nozze è stata dolce. Abbiamo riso, rovesciato lo spumante, parlato fino allalba e poi ci siamo addormentati abbracciati come due bambini stanchi. Quella notte, però, ho avvertito per la prima volta un gelo di inquietudine, come se avessi stretto la persona migliore del mondo senza sentire la scintilla di cui parlano nei libri.

La vita è andata tranquilla. Cucinavamo insieme, andavamo al cinema, leggevamo ad alta voce. Era caldo, accogliente e sicuro, come le ciabatte più comode. Un giorno la mia amica Francesca, osservandoci, ha sospirato:

Sembrate una coppia di anziani che vivono insieme da trentanni.

Nel suo tono cera più pietà che ammirazione. Quelle parole hanno trovato terreno fertile nella mia mente. Mi sono resa conto di stare affogando in una palude di quiete, e di guardare gli sconosciuti nella metro con uno sguardo diverso non perché fossero migliori di Lorenzo, ma perché mi vedevano in un modo nuovo.

Il momento della verità è arrivato sei mesi dopo. Eravamo in cucina; Lorenzo, gli occhi brillanti, mi raccontava una nuova scoperta scientifica. Guardandolo, mi è scattata una limpida consapevolezza: Non amo questuomo come dovrei amare un compagno.

Non era odio né fastidio, ma la dolorosa constatazione che avevamo scambiato la più solida amicizia per lamore.

Quella notte non sono riuscita a dormire. Lo guardavo e mi sentivo un mostro. Come potevo ferire la persona più cara per me? Ancora più terribile era lidea di condurci entrambi una vita senza amore.

La mattina, mentre lui preparava il caffè cantando piano, gli ho confidato, guardando il tavolo perché non riuscivo a incrociare i suoi occhi:

Lorenzo, non ce la faccio più. Non ti amo più. Scusa, è stato un errore.

Lui è rimasto immobile, il bollitore in mano.

Cosa intendi? ha balbettato.

Voglio dire che non siamo marito e moglie. Siamo due amici molto stretti. E abbiamo ucciso quellamicizia indossandoci le fedi.

Senza dire una parola, ha messo il bollitore sul tavolo, si è seduto e ha nascosto il volto tra le mani. Le sue spalle tremavano. Il mio cuore si spezzava a pezzi. Avrei voluto abbracciarlo, tornare indietro, ma sapevo che non avrei potuto. Sarebbe stato ancora più crudele.

Ma perché? ha sospirato alla fine. Che cosa ho fatto di sbagliato?

Niente! ho alzato la voce, spezzata. Hai fatto tutto alla perfezione! Sei la persona migliore della mia vita. Ma tra noi non cè passione, Lorenzo. Mi servono fuoco, a ventitré anni. Non voglio che tu bruci per tutta la vita con una luce tranquilla che nessuno saprà apprezzare.

Il divorzio è stato veloce. Quel giorno il sole splendeva alto e il cielo era sereno. Lorenzo era pallido, smarrito. Tenere tutto dentro lo rendeva ancora più affranto, e io mi sentivo la colpevole principale.

Non perdiamo i contatti, ti prego. Sei il mio migliore amico gli ho detto, cercando di non piangere.

Lui mi ha guardato, il dolore nei suoi occhi così profondo che ho rimpianto le mie parole. Sì, in quel momento non poteva nemmeno immaginare la nostra amicizia.

Non lo so, Giulia ha risposto sinceramente. Ho bisogno di tempo.

Lorenzo è andato via e io sono rimasta lì, consapevole di aver distrutto con le mie mani una delle relazioni più belle della mia vita. Ma sotto il peso del rimorso cera un piccolo fuoco di speranza: che un giorno potremmo ridere di nuovo come amici.

***

Quando il dolore si è placato, Lorenzo ha capito che avevo ragione: non dovevamo trasformare lamicizia in una storia damore. Col tempo le tensioni sono svanite e abbiamo ricominciato a sentirci. Non ha mai cercato di riconquistarmi, non ha mai creato imbarazzo, non ha più menzionato il nostro matrimonio e non ha provato gelosia, anche se le proposte non mi mancavano. Anzi, è diventato la mia compagna di vita.

Quando mi sentivo giù, bastava una telefonata a Lorenzo o una sua visita per piangere sul prossimo cuore spezzato. Sul piano sentimentale, il suo percorso non era brillante: era attraente, giovane, colto, ma ogni nuova storia si infrangeva presto perché mancava qualcosa.

Certo, continuava ad amarmi, a fare di tutto per restare presente nella mia vita, anche se ci ho capito solo più tardi.

Tre anni dopo, in vacanza, ho incontrato un uomo di Firenze. Abbiamo passato due settimane meravigliose e, al momento delladdio, mi ha chiesto di sposarlo. Ho detto di sì.

Lorenzo ne è venuto a sapere da mio fratello, che gli ha riferito che ero già in procinto di partire. Lui, sconvolto, ha rifiutato di incontrarmi:

No, Giulia, scusa, sono sommerso di lavoro ha risposto freddamente quando gli ho chiesto di prendere un caffè insieme.

Al binario, il fratello mi ha raccontato che Lorenzo sperava da tempo di riconquistarmi, e ora che mi sposo, sarebbe stato costretto a dimenticare quellamore non corrisposto.

Il mio marito, ormai, crede che amicizia tra uomo e donna non esista. Io, invece, mi sono annoiata di Lorenzo. Prima mi colpevo per il mio egoismo, poi ho capito quanto mi mancavano le nostre chiacchierate, perché nessuno mi conosce così a fondo. In effetti, non ho mai avuto unamica migliore di Lorenzo.

Tre anni dopo lultimo addio, lho chiamato e lho invitato a casa: Vieni a fare il battesimo di mio figlio. Lui è rimasto così sorpreso da accettare subito, senza domande.

Lho incontrato sulla banchina della stazione:

Non sei cambiata per niente.

Era una bugia, ma comunque piacevole sentirla.

Sei più maturo, più serio.

Hai dormito poco tutta la notte mi ha risposto, agitato

Scusami per averla lasciata così, senza parlare avevo paura. È stato davvero difficile separarmi da te ho detto a bassa voce. Lui, sorpreso, ha visto nei miei occhi la stessa leggerezza che provavo.

È tutto perdonato, sono rimasto arrabbiato come un ragazzino ha sospirato, e con quel sospiro è svanita lultima tensione. Per tutti questi anni, avrei dovuto solo parlare e restare amici.

Unora dopo eravamo a casa sua, dove ha incontrato mio marito e il nostro vivace figlio. Lorenzo ha adorato il duro ingegnere petrolifero Marco, e insieme a me abbiamo rivissuto tutti i ricordi, tranne quelli prima della mia partenza. Non gli ho chiesto se fossi felice; lha capito dagli occhi sereni, dal modo in cui parlavo del marito e della maternità. Quella serenità lo scaldava, non lo feriva.

Spero tornerete a trovarci ha detto Lorenzo prima di partire, senza finzioni. Il fantasma dellamore non corrisposto era finalmente morto.

Io ho sorriso, gli occhi brillavano.

Certo, ma prima troviamo la persona giusta. E continueremo a fare amicizia con le nostre famiglie.

Ci siamo abbracciati forte, amichevolmente, senza tracce di vecchia sofferenza. Lorenzo è salito sul treno, ha salutato dalla finestra e si è seduto al suo posto.

Il treno è partito.

Lorenzo guardava le luci della città allontanarsi senza quella solita pesantezza. Al suo posto era una strana leggerezza, quasi una libertà.

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