– Entra, mamma, ti stavamo aspettando, – dice il figlio Vittorio, mentre la nuora prende il cappotto e porge le ciabatte alla suocera. Improvvisamente il sorriso della nuora lascia il posto a un’espressione preoccupata.

Vieni avanti, mamma, ti stavamo aspettando disse il figlio Matteo, mentre la nuora Elisabetta le prendeva il cappotto e le porgeva un paio di comode pantofole. Ma improvvisamente il sorriso di Elisabetta lasciò spazio a una lieve preoccupazione, che si rifletté chiaramente sul suo volto.

Lucia entrò nel salotto dove lattendevano gli altri ospiti, mentre Elisabetta fece un cenno con la testa verso il pavimento. Matteo si inclinò e notò anche lui ciò che aveva visto la moglie: delle tracce scure dacqua. Si scambiarono uno sguardo, ma decisero di non parlarne, almeno per il momento.

Matteo ed Elisabetta avevano una notizia che scaldava il cuore: da poco erano diventati genitori di due gemelli. Adesso che i bambini erano un po cresciuti, avevano radunato i parenti più cari per celebrare insieme questa gioia.

Lucia, ormai da qualche anno in pensione, aveva portato ai piccoli dei maglioncini e cuffiette fatte a mano, creati da lei. Non potendo permettersi di acquistare qualcosa in negozio con i suoi pochi euro la spesa sarebbe stata troppo alta aveva tentennato a lungo sullopportunità di andare a trovarli. Ma Matteo ed Elisabetta erano stati irremovibili: volevano che la mamma prendesse parte a unoccasione tanto speciale.

I piccoli si chiamavano Alberto e Gabriele scelte che resero felice Lucia, poiché il marito si chiamava Gabriele e suo padre Alberto: era la continuazione delle tradizioni familiari, una cosa che la commuoveva.

Ma quanto sono belli! Questo qui sembra proprio te, Eli, mentre laltro ha il viso tutto di Matteo… o forse mi confondo! Sembrano due gocce dacqua questi ragazzi, non riesco più a capire chi è chi! esclamava Lucia, girando intorno alle culle e ridendo, confondendosi tra i due.

Matteo ed Elisabetta ridevano sinceramente; la gioia e lo smarrimento tenero della nonna rendevano quella scena ancora più piacevole.

La serata volò via e, quando gli ospiti se ne furono andati, Lucia iniziò a raccogliere le sue cose per rientrare. Elisabetta guardò il marito: Matteo si avvicinò alla madre.

Mamma, vuoi fermarti a dormire qui? È tardi, magari gli autobus non passano più, e potresti anche aiutare un po Eli con i bambini. Stasera dobbiamo fargli il bagnetto e poi metterli a letto.

Va bene, figlio mio, come vuoi rispose Lucia, accennando un sorriso.

Aiutò la nuora a sgomberare la tavola e a lavare i piatti, poi tutti insieme andarono a preparare il bagno dei piccoli. Quanta luce negli occhi di Lucia quando prese in braccio uno dei bimbi. Ma subito si fece timorosa: le mani le tremavano.

Mamma, ma hai cresciuto Matteo senza mai farlo cadere, rise Elisabetta.

Sì, ma era una vita fa, mi sembra di non ricordare nemmeno più come si tiene un bambino fra le braccia, sospirò Lucia, imbarazzata.

Elisabetta le affidò Alberto e il piccolo si addormentò allistante, come sentendosi in un porto sicuro e familiare. Intanto Elisabetta cullava Gabriele.

A Lucia fu preparato un letto in una stanza tutta per lei, affinché potesse riposare bene. Ma il sonno non arrivò. Rimase a orecchiare nel silenzio, pronta a intervenire se uno dei piccoli avesse emesso anche solo un gemito. Passò così la notte in vigile attesa, crollando solo allalba, esausta.

Quando si risvegliò, Elisabetta aveva già preparato la colazione; i bambini ancora dormivano.

Matteo dovè? chiese Lucia sorpresa nel vedere solo la nuora ai fornelli.

Mamma, siediti pure, arriva subito, replicò Elisabetta sorridendo.

Pochi minuti dopo, Matteo fece ritorno e portava con sé una grossa scatola.

Mamma, questo è per te. Dai, aprila, disse guardandola negli occhi.

Con mani tremanti, Lucia sollevò il coperchio e rimase senza fiato: un paio di stivali nuovi, morbidi, color cuoio. Non riusciva nemmeno a trovare le parole.

Ragazzi, sono troppo costosi io non posso accettare, davvero, sussurrò, commossa e con gli occhi lucidi.

Nessun regalo può valere quanto te, mamma. Su, provali, la rassicurò Matteo con un sorriso dolcissimo.

Lucia si infilò gli stivali, incredula di trovarli perfetti. Come avevano fatto, i ragazzi, a sapere quanto avrebbe desiderato un paio di scarpe nuove? Le sue ormai avevano la suola bucata e si erano aperte ai lati, inutilizzabili; certo non ne aveva parlato a nessuno, con la sua modesta pensione non avrebbe mai potuto permettersene di nuove.

Allimprovviso uno dei gemelli iniziò a piangere e la nonna, nei suoi stivaletti appena indossati, corse da lui con passo leggero.

Sei stata bravissima, grazie di cuore, disse Matteo piano alla moglie, abbracciandola. Senza di te, non ci avrei mai pensato.

Ma non cera da pensare! Ieri la mamma è arrivata con i piedi completamente bagnati. Ho visto le sue impronte dacqua sul pavimento, poi ho notato quelle scarpe vecchie… Ho capito subito. Per noi tremila euro sono tanti, ma ce la caviamo. Per tua mamma, sono una cifra inarrivabile. Che li porti con gioia, gli sussurrò Elisabetta, stringendolo.

E a Lucia scaldava il cuore non solo il calore degli stivali nuovi, ma la certezza di sentirsi amata e importante per la sua famiglia.

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– Entra, mamma, ti stavamo aspettando, – dice il figlio Vittorio, mentre la nuora prende il cappotto e porge le ciabatte alla suocera. Improvvisamente il sorriso della nuora lascia il posto a un’espressione preoccupata.
Ancora una volta, niente viaggio per noi