Lezione di fiducia in sé stessi

Diario di Giulia La lezione di fiducia

26 settembre, Milano

Martina! Ho bisogno di te, subito! ho esclamato quasi senza fiato, non appena la mia migliore amica ha risposto al telefono. La voce mi tremava così tanto che a momenti facevo fatica a riconoscerla. Sentivo il battito frenetico nelle orecchie, come se qualcuno stesse battendo forte su un tamburo. È una questione di vita o di morte! Ho solo due mesi per trasformarmi da bruco in farfalla, e non una farfalla qualunque, ma una che lascia chiunque senza parole.

Dallaltro lato del telefono è calato un lungo silenzio. Ho chiuso gli occhi e subito lho immaginata, Martina: un sopracciglio rialzato, la testa leggermente inclinata, lo sguardo sorpreso sul display. Me la vedevo già sospirare, come per domandarsi cosa mi fosse passato per la testa questa volta.

Una richiesta interessante! ha risposto infine Martina, lasciando trapelare una certa incredulità. Due mesi… in teoria si può fare, ma bisognerebbe darci dentro. Che succede?

Ho passato nervosamente una mano tra i miei capelli lunghi, ma spenti, e sulle punte danneggiate da mesi di trascuratezza. Ho sorriso amaramente tra me e me: ironia della sorte. Da cinque anni Martina mi suggeriva di provare una beauty routine in centro, o anche solo la palestra, lo yoga, una corsa mattutina al Parco Sempione. E io niente, sempre unottima scusa pronta. E adesso? Ero io a chiederle aiuto, disposta a mettermi in gioco per qualcosa da cui di solito fuggivo a gambe levate.

Ti ricordi quel ragazzo conosciuto su quella app, vero? ho iniziato, cercando di mantenere la calma, anche se già la voce mi tradiva. Ho preso fiato e sono andata avanti: Scriviamo da un sacco di tempo, sembra andare tutto bene… e adesso vuole incontrarmi.

Quale di preciso? ha ridacchiato Martina, e già potevo vederla, col suo classico sorrisetto divertito. Lei prende un po in giro il mio eterno cercare il principe azzurro online, non lha mai nascosto. Le ho sempre detto che non era detto che ci saremmo mai visti dal vivo, tanto.

Federico… quello alto, biondo e con gli occhi azzurri! ho spiegato in fretta. Te lo ricordi, vero? Anche a te aveva fatto subito simpatia, mi avevi detto che sembrava intelligente e aveva un bel sorriso.

Ah, sì… la voce era più distante, come se avesse spostato leggermente il cellulare. Ma io, presa dallagitazione, non ci ho fatto caso. E quindi?

Mi ha detto che viene a Milano per Natale! ho gettato tutto dun fiato. Tra due mesi! Abbiamo scritto tanto, ci siamo raccontati tutto Non voglio leggere delusione nei suoi occhi quando finalmente mi vedrà. Soprattutto sapendo che nella foto io sono beh, un po migliorata dal filtro, la silhouette non è proprio quella, i capelli nemmeno

Ogni secondo di silenzio pesava come un macigno. Speravo solo che Martina dicesse subito: Dai, stai tranquilla, andrà tutto bene!. Invece niente, e la mia ansia cresceva di attimo in attimo.

Ma allora perché hai accettato dincontrarlo? ha domandato, quasi scettica. Martina non è mai stata una fan delle conoscenze virtuali: chi può dire chi si ha veramente di fronte?

Ho ceduto ho ammesso, abbassando lo sguardo anche solo al pensiero. Un po mi vergognavo di aver acconsentito senza riflettere sulle conseguenze. Era così gentile, mi faceva domande, sembrava davvero interessato… Alla fine mi ha detto che sperava in qualcosa di serio tra noi. Ci ho pensato per giorni, alla fine non sono riuscita a dire di no.

Sono rimasta in silenzio, mordicchiandomi il labbro. Lui mi ha detto che cercava proprio una persona come me, che si sentiva a suo agio e intrigato dalle nostre conversazioni. E se davvero fossimo fatti luno per laltra?

Ok, allora preparati, ha sospirato Martina, con quel tono in cui si mescolano la determinazione e una punta di inquietudine. Lei non si lascia mai scoraggiare, anzi, prende tutto in mano subito. Ci sarà da sudare eh! Due mesi sono pochissimi, ma possiamo farcela. Solo che ti serviranno almeno due settimane di ferie allinizio, perché dopo i primi allenamenti non ti sentirai più le gambe.

Allenamenti? Intendi palestra? ho chiesto, già col terrore che mi stringeva lo stomaco.

Palestra, cibo sano, cura personale, ha incalzato come se stesse scrivendo la lista della spesa. Bisogna fare tutto insieme, Giulia. Altrimenti non cambia nulla. Oppure vuoi che Federico veda la stessa Giulia di prima, ma con un po più di mascara?

Avevo mille pensieri in testa. Lidea di stare ore su un tapis roulant mi dava il capogiro… E se non ci fossi riuscita?

E se non ci riuscissi? la mia voce sembrava quella di una ragazzina spaventata.

Ce la farai! rispose decisa Martina. Io ti aiuto, ma devi davvero volerlo. Niente magie, solo fatica. Ma credimi, puoi fare molto più di quanto pensi.

Ho chiuso gli occhi e mi sono ripetuta tra me e me: Va bene. Ci proviamo. Se non altro per non deluderlo

***

Le prime settimane sono state una battaglia. Il suono della sveglia alle sette era la mia personale tortura quotidiana. Ogni mattina uguale: più che la voglia di cambiare vita, sentivo il desiderio di restare a letto almeno altri cinque minuti. Allinizio solo semplici esercizi di stretching davanti allo specchio, con lo sguardo ancora addormentato e i capelli arruffati. Martina controllava ogni passo: Domani dieci minuti, piano piano aumentiamo.

La sfida era costante: ogni muscolo urlava, ogni scala diventava una montagna. Ma Martina era sempre lì, al telefono o di persona, incoraggiante ma inflessibile:

Non mollare, puoi fare di più. Dai, ancora una serie. Ci sono ancora altre quattro settimane!

Mentre stavo per gettare la spugna, subito mi tornava in mente il viso di Federico, le nostre chat, i suoi messaggi carichi di aspettativa. Questo mi aiutava a stringere i denti.

Anche col cibo la rivoluzione era totale. Colazione con brioche e cappuccino nel bar sotto casa? Scordatevela. Adesso piatti con insalata, petto di pollo al limone, riso e centrifughe verdi che allinizio non riuscivo nemmeno a mandare giù. Aprivo lo sportello della credenza cercando biscotti, ma ogni volta mi fermavo, rivedendo mentalmente gli occhi azzurri di Federico che mi scriveva: Non vedo lora di incontrarti.

Solo due mesi, mi dicevo ogni volta. Solo due.

Pian piano la routine cambiava: imparavo a cucinare piatti semplici e sani, trovavo smoothie decenti, non avevo più la solita stanchezza che mi accompagnava fino a sera. Davanti allo specchio notavo piano piano pelle più luminosa, guance rosate, non per lemozione, ma per il movimento.

Martina seguiva tutto con attenzione, e ora nel suo tono si sentiva anche una punta di soddisfazione:

Vedi che funziona? Sei già unaltra persona rispetto a un mese fa. Ancora un po e sarai in forma smagliante.

Ma la vera difficoltà non era nel corpo, era nella testa. La paura che Federico si fosse fatto unidea troppo bella di me, la sensazione di essere comunque ancora quella di prima. Non sapevo se sarebbe bastato.

Intanto, però, il programma di nuova Giulia proseguiva con una marcia perfetta. Martina aveva prenotato appuntamenti strategici: parrucchiere in centro, unestetista al Naviglio Grande da fidarsi, niente locali da star ma mani competenti e abili.

Il primo giorno mi hanno fatto il taglio: via le punte rovinate, e un leggero movimento. Poi un balayage che ha dato ai miei capelli una nuova profondità un castano caldo, molto naturale. Dopo è stato il turno delle unghie: forma arrotondata, smalto nude, mani curate senza esagerare.

La truccatrice, consigliata da una collega di Martina, mi ha spiegato per filo e per segno: come esaltare i miei occhi, cosa mettere e come, senza sembrare truccata per carnevale. Make-up soft, sopracciglia definite, rimmel leggero, fard appena accennato.

Guarda come sei bella! mi ha detto Martina, e nei suoi occhi cera vero orgoglio.

Davanti allo specchio, stentavo a riconoscermi: pettinatura ordinata, trucco leggero, camicetta sciancrata di un bel verde salvia scelta dalla mia amica niente più felpe larghe e scarpe da ginnastica che mi ingoffavano. Ero proprio io? Quella che cercava di non farsi notare in mezzo agli altri?

Nonostante questi passi giganti, non era semplice accettare la trasformazione. Ogni volta che percepivo uno sguardo o sentivo un complimento, mi veniva istintivamente voglia di sparire di nuovo dietro una manica o un capello. Martina, però, mi aiutava a tenere la testa alta:

Sei splendida. Goditi questo cambiamento, senza nasconderti.

Col tempo, qualcosa è scattato. Ho iniziato a sentirmi diversa. La gente in ufficio mi sorrideva di più, i colleghi si fermavano a fare due chiacchiere, persino i ragazzi al bar mi salutavano. Andrea, da contabilità, che un anno prima a stento mi salutava, ora trovava sempre la scusa per parlare: un progetto, un weekend, un caffè durante la pausa pranzo.

Una volta, davanti alla macchinetta del caffè:
Hai un gran gusto, Giulia. Quel cappotto è fantastico!
Rimasi sorpresa. Veramente era nellarmadio da anni… Martina lha solo riscoperto per me!

Andrea mi ha osservata a lungo. Ora sembri più sicura. Stai benissimo.

Ma in testa avevo sempre Federico. Sognavo di conquistarlo col mio cambiamento, di sentire da lui quella frase che tenacemente mi ripetevo: Ne è valsa la pena.

Eppure, un dubbio mi tormentava: e se non apprezzasse? E poi mi ricordavo che stavo cambiando, prima di tutto, per me stessa.

***

Mentre i giorni passavano, Andrea e io diventavamo sempre più amici. Capivo che stavo piacendo, ma nei miei pensieri rimaneva fisso Federico. Era la mia meta e la mia ossessione. E Martina intanto mi guardava compiaciuta, quasi emozionata per come stavo sbocciando.

Quel che non sapevo era che Federico non sarebbe mai arrivato: era stata Martina, dietro il profilo, a scrivermi tutto il tempo Lei non ne poteva più di vedermi demotivata e aveva deciso di darmi uno scossone alla sua maniera. Temo di non poterle dare torto…

***

Due mesi dopo una settimana prima del fatidico incontro mi scruto nel grande specchio della mia stanza. Indosso una camicia elegante, i capelli raccolti in una coda morbida, lo sguardo più deciso. Sono davvero io questa?

Martina entra senza bussare. Mi osserva, mi squadra dalla testa ai piedi e mi sorride:

Sei pronta. Non ti riconoscerebbe nessuno, pensa solo a goderti tutto quello che hai conquistato.

Sta per aggiungere qualcosa, ma in quel momento mi vibra il cellulare. Un messaggio.
“Scusa, ma non potrò venire. Sono cambiate le cose. Ci rivediamo, magari, in futuro.”

Mi si gela il sangue. Due mesi di sacrifici, e nemmeno un saluto vero.

Che succede? domanda Martina, vedendo la mia espressione sconvolta.

Non viene. Mi ha dato buca. Ha scritto che è cambiato tutto, vedremo, forse…

Martina rimane ferma un attimo, poi si avvicina e mi abbraccia forte.

Sono contenta, Giulia, davvero. Forse è meglio così, davvero.

Meglio? In che senso?

In questi due mesi sei diventata una donna diversa. Hai imparato ad apprezzarti, a prenderti cura di te stessa, a guardarti allo specchio senza abbassare gli occhi. Adesso hai capito davvero il tuo valore. Non hai bisogno di una voce dietro uno schermo. Meriti qualcuno che ti scelga qui, ora, nella vita reale, che valorizzi la vera Giulia. Non lo perderai solo perché lui non arriva.

Ascolto in silenzio. Mi prendo qualche secondo, e poi annuisco. Ha ragione lei. La metamorfosi vera era già avvenuta tutto il resto era corollario.

Dai, allora, stasera pigiama, pizza e maratona di serie TV. Da domani si ricomincia!

Sorrido. Ma, guardandola negli occhi, dico: No, Marti. Stasera esco con Andrea. Finalmente vado a teatro con lui, come mi chiede da settimane.

Martina si mette a ridere, luminosa e orgogliosa. Mi abbraccia ancora, più stretta.

Ecco la mia Giulia! Te lavevo detto che ce lavresti fatta. Ed è solo linizio.

***

Quella sera eccomi davanti al Piccolo Teatro, in un abito nuovo scelto a lungo davanti allo specchio. Andrea mi aspetta con un mazzo di rose rosse. Quando mi dice Sei stupenda, avverto una gioia profonda, una serenità finalmente mia. Non è il suo sguardo a rendermi felice, ma il fatto che io stessa mi senta bella, per la prima volta da sempre.

La serata scorre via che è un attimo. Ridiamo, discutiamo la commedia, poi passeggiamo senza meta per le vie illuminate, godendoci la brezza di settembre. Andrea mi ascolta e sorride, io mi sento finalmente libera. Nulla mi pesa, non ci sono paure: solo la freschezza di chi si sente a proprio agio nel proprio corpo.

Seduti su una panchina, mi giro verso di lui. Grazie.

Grazie per cosa? mi chiede stupito.

Per la compagnia, per la leggerezza. Per avermi fatto sentire felice sussurro, e mi accorgo di sorridere per davvero.

In lontananza, Martina osserva la scena da dietro una vetrina. Non si avvicina, non vuole disturbare. Ordina un cappuccino, scorre qualche vecchia foto sul telefono: la Giulia di prima, sguardo basso, felpa informe, poi la Giulia nuova, fiera, sorridente, con la luce accesa negli occhi.

Le basta questo. Non ha bisogno di dire nulla. Sa che il merito ultimo non è suo, ma di Giulia stessa. “Sì, è sbocciata davvero”, pensa tra sé. E questa è la vittoria più bella.

***

Tre mesi dopo. Da allora io e Andrea ci vediamo quasi tutti i giorni. Passeggiate ai Navigli, cene improvvisate a casa, cinema, chiacchiere fitto dopo ogni film. Ridiamo, cuciniamo insieme, a volte bruciamo la pasta e va bene così, ci divertiamo lo stesso. Non è una storia da film, è molto di più: è la mia vita vera che cambia, giorno dopo giorno.

Andrea è il compagno che ho sempre desiderato. Buono, presenza concreta e gentile, occhi capaci di capire subito come sto. Non serve che faccia chissà cosa: basta che sia lì, e mi sento a casa.

***

Un anno dopo

Sono davanti allo specchio di un grande atelier vicino al Duomo. Indosso un abito da sposa che non sembra nemmeno vero: pizzo delicato, linea pulita, gonna lieve e morbida, colore caldo che si sposa con la mia pelle. Martina sistema il velo, mi guarda emozionata e bisbiglia:

Sei la più bella di tutte.

Mi volto, la guardo negli occhi. Grazie. Di tutto.

Sorridiamo, e in quel sorriso cè tutto: complicità, fatica, affetto.

Poi entra Andrea. Si blocca sulla soglia, poi senza paura mi abbraccia: Sei la donna più bella del mondo.

Mentre stringo la sua mano, respiro profondamente. Non ho più paura. So che il mio valore non dipende dallapprovazione di chiunque, ma da chi sono diventata. Serena, autentica, finalmente libera.

Martina si allontana in silenzio, lascia la scena a noi ma so che in fondo anche lei è felice. Tutto si è compiuto come doveva. Ed è solo linizio.

A domani, diario.

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