Tamara Ivanovna ha scoperto che suo marito frequentava la vicina di casa al lago quando si è recata da lei per chiedere un po’ di sale per mettere sotto aceto i cetrioli.

Tamara Maria scoprì che suo marito aveva una relazione con la vicina di villetta il giorno in cui andò da lei a chiedere un po di sale per mettere sotto aceto i cetrioli.

Le aprì la porta Vasco. Il SUO Vasco, in mutande lunghe e canottiera.

Vasco? riuscì solo a balbettare.

Lui impallidì, poi arrossì, poi tornò bianco.

Mara… adesso ti spiego tutto…

Alle sue spalle spuntò Claudia, la vicina rimasta vedova anni addietro. Indossava una vestaglia buttata sopra il corpo nudo.

Vasco, chi cè? chiese, poi vide Tamara. Oh

Rimasero tutti e tre così, a fissarsi. Poi Tamara girò i tacchi e corse via verso il cancello. Di corsa, quasi fuggendo.

Mara! Aspetta! Vasco la inseguì, scordando persino dessere ancora in mutande e canottiera.

Tutta la stradina del villaggio di villette, con le sue dodici case, uscì a vedere la scena.

Il signor Vasco Petrucci, stimato capo del consorzio delle villette, che rincorre la moglie per strada… in mutande.

È arrivato il circo, commentò il vicino a sinistra, Michele.

Tamara rientrò in casa, chiuse la porta dallinterno. Vasco bussava forte.

Mara, apri! Lascia che ti spieghi!

Da quanti anni? urlò lei da dietro la porta.

Cosa?

Da quanti anni ve la fate?!

Vasco tacque, poi disse piano:

Diciotto.

Tamara scivolò a terra, schiena contro la porta. Diciotto anni. Proprio come gli anni di Sergio, il figlio minore, che ora aveva appunto diciotto anni.

Il cancello cigolò e Claudia entrò nel cortile. Stavolta era vestita, pettinata.

Tamara, vieni fuori. Dobbiamo parlare.

Vai via, vipera!

Dai, Tamara, siamo adulti. Basta drammi inutili.

Tamara si riprese in fretta e uscì. Si sedette sui gradini. Claudia si mise al suo fianco. Vasco se ne stava a qualche metro.

Diciotto anni, disse Tamara. Come è potuto succedere?

Ti ricordi quando ti bloccasti la schiena? Sei stata due mesi in ospedale

Se lo ricordava bene. Loperazione, la lunga riabilitazione. Vasco in quel periodo diede fondo ai cetrioli, fece andare a male i pomodori. Tamara si era chiesta come avesse fatto a restare in piedi senza di lei.

Io lo aiutavo continuò Claudia. Con lorto, la cucina. Poi…

E iniziò tutto, borbottò Vasco.

Diciotto anni! Tamara scattò in piedi. Diciotto anni che mi prendete in giro!

Nessuno ti ha mai preso in giro, ribatté Claudia, alzandosi anche lei. Tu facevi la tua vita, noi la nostra.

La vostra?! Era mio marito! Padre dei miei figli!

E quindi? È forse venuto meno come padre, come uomo di casa? I figli sono cresciuti, la villetta curata

Tamara alzò il braccio come per colpire Claudia, ma Vasco la fermò.

Mara, per carità.

Lasciami stare!

Si scrollò di dosso la mano di Vasco, rientrò furibonda. Ormai fuori si era radunata la folla. Le notizie in paese corrono velocemente.

Su su, tornate a casa! tuonò Vasco. Lo spettacolo è finito!

Ma nessuno se ne andava. Tutti a commentare. Lidia della terza villetta proclamava:

Lho sempre detto io! Li ho beccati più volte!

Menzognera, ribatté suo marito. Sei cieca come una talpa.

Tu sì che sei scemo, io vedo tutto!

La sera Tamara era seduta in veranda. Vasco faceva i cento passi.

Mara, dimmi qualcosa.

Cosa dovrei dire? Divorziamo!?

Ma che divorziamo? Abbiamo sessantanni!

E allora? Dopo i sessanta non ci si può più separare?

Dai Mara, non fare la bambina. Quarantanni insieme!

Ma con me solo ventidue. Gli altri diciotto con Claudia.

Sono sempre vissuto con te! Andavo da lei ogni tanto.

Ogni tanto?

Be, due volte a settimana

Due volte a settimana per diciotto anni non è ogni tanto, Vasco. È una regola.

Si sedette di fronte a lei.

Mara, ascoltami. Ti amo. Ma Claudia… è diversa.

Meglio?

Non meglio. Solo diversa. Con te ci sono la casa, i figli, le spese… Con lei mi stacco da tutto questo.

Ha bisogno di svago lui! Anche io vorrei farmi una pausa, invece metto sotto aceto i cetrioli!

Proprio questo! Tu non ti fermi mai! Cetrioli, pomodori, marmellate! Io a volte vorrei solo sedermi, bere un bicchiere, parlare.

E con me non si può parlare?

Con te si parla di figli, nipoti, orto. Con lei di vita, di libri.

Lei legge? Tamara rimase sorpresa.

Claudia era sempre stata la tipica donna di paese, semplice.

Legge. Le piacciono i classici, sai anche le poesie.

Tamara quasi si mise a ridere. Vasco e la letteratura!

E adesso?

Non so. Decidi tu.

Io? E tu?

Io… Mara, ho sessantadue anni. Quali decisioni vuoi che prenda ormai? Quel che resta, lo vorrei passare sereno.

Con chi? Me o lei?

Vasco tacque. Poi disse:

E se potessi con tutte e due?

Tamara afferrò la prima cosa che le capitò. Era un barattolo di cetrioli. Lo lanciò. Mancò il bersaglio, si frantumò contro il muro.

Esci di casa!

Vasco se ne andò. Da Claudia, ovviamente.

Quella notte Tamara non dormì. Pensava. Quarantanni insieme, due figli, nipoti, una vita intera costruita a quattro mani.

E diciotto anni di menzogna.

Ma poi: era davvero una menzogna? Vasco non aveva mai promesso fedeltà. Non aveva mai giurato eterno amore. Semplicemente viveva. Un po con lei, un po con Claudia.

La mattina dopo arrivò Gina della quinta villetta con una torta.

Tamara, forza e coraggio.

Grazie.

Se vuoi, mio marito può prendere Vasco a pugni.

Lascia stare, Gina. Non siamo allasilo.

Ma quindi, che farai?

Per ora niente.

Io lavrei sbattuto fuori di casa, un traditore così!

Gina, ma tuo marito non va forse da Lidia della terza villetta?

Gina si fece paonazza.

Da dove lhai preso?!

Li ho visti nel roseto.

Quella… non è come sembra!

E come sarebbe?

Parlavano delle aiuole!

Abbracciati?

Gina se ne andò sbattendo la porta.

Verso mezzogiorno si affacciò Michele.

Signora Tamara, se vuole posso dare una zappata al terreno, aiutarla in qualcosa…

Grazie, Michele, non serve.

Sa, Vasco ha detto che stasera torna a prendere le sue cose.

Quali cose? Le mutande della festa?

Eh… non so. Ho solo riferito.

Riferito. Grazie.

Michele rimase qualche secondo imbarazzato, poi se ne andò.

La sera Vasco davvero tornò a raccogliere le sue cose, a capo chino.

Prendo le mie cose.

Prendi.

Entrò in casa; Tamara lo seguì.

Vasco, ma perché proprio Claudia? Cosa ha di speciale?

Si fermò.

Non so. Con lei vado tranquillo.

Con me invece no?

Non è questo. Solo che tu sai sempre tutto. Sai come si fanno i cetrioli, quando si piantano le patate, quanto regalare ai nipoti…Con lei invece sono io quello che sa. Mi chiede consigli.

E questo ti fa sentire intelligente?

Più che altro utile.

Tamara sedette sul letto.

Vasco, neppure io so tutto. Ora, però, non so come andare avanti dopo diciotto anni di tradimento col vicino di casa.

Mara…

Non so come guardare in faccia i figli. Come spiegare ai nipotini che il nonno ora vive dalla signora Claudia.

Non spiegare niente!

Come no, Vasco. Domani viene Francesco con la famiglia. Cosa gli dico?

Digli che abbiamo litigato.

Vasco si sedette vicino a lei.

Mara, proviamo a fare finta di niente?

E come?

Facciamo conto che non sia successo nulla.

Ah sì. Claudia di là dal recinto, tu che la vedi ogni giorno, e facciamo finta di niente?

Allora che proponi?

Tamara si alzò e guardò fuori. Claudia stava annaffiando i cetrioli. Sempre quella vestaglia.

Fai come vuoi. Ma dirai tu ai nipotini perché ti sei trasferito.

Mara!

E i cetrioli questanno sotto aceto li fai da solo.

Non sono capace!

Ti aiuterà Claudia. Ormai è culturale, saprà pure fare i cetrioli.

Vasco se ne andò col suo fagotto di roba. Tutta la stradina lo osservava.

Quella notte Tamara fu svegliata da rumori nellorto. Uscì. Vasco era là.

Che fai?

Controllo i pomodori. Domani fa caldo, devo aprire serra.

Hai detto che te ne andavi.

Me ne sono andato. Ma i pomodori sono miei! Li ho piantati io!

E quindi?

E quindi non li lascio morire!

Aprì la serra, poi passò dallaltra parte della recinzione.

La mattina dopo arrivò Francesco con la famiglia.

Mamma, dovè papà?

Dalla vicina.

In visita?

Ci vive.

Francesco si sedette sconvolto.

Come sarebbe?

Tamara raccontò tutto. Sintetica, senza dettagli in più.

Diciotto anni, mamma?! Ma allora…quando è nato Sergio già…?

Proprio così.

Francesco andò da Claudia. Si sentirono urla, poi il cancello sbatté. Tornò indietro.

Papà dice che vuole bene a entrambe.

Siamo proprio fortunate.

Mamma, ma magari è così davvero. Magari vi vuole bene entrambe!

Francesco, tu potresti amare due donne?

Io? No. Ma io non sono papà. Lui è… particolare.

Già.

Il nipotino arrivò di corsa.

Nonna, perché il nonno vive dalla signora Claudia?

Perché laiuta in campagna, rispose Tamara.

Francesco scoppiò a ridere.

Mamma, sei incredibile…

La notte dopo di nuovo rumori. Tamara uscì. Vasco stava bagnando lorto.

Sei tutto matto?

Siamo in secca! Morirà tutto!

La tua nuova famiglia ti aspetta. Bagna lorto di Claudia.

Quello è suo, questo è ancora mio!

Allora innaffialo! Ma dopo te la vedi col mondo!

Si prese il tubo e iniziò ad aiutarlo. In silenzio. Poi si sedettero in veranda.

Vasco, dimmelo: chi ami di più?

Mara, che domanda è questa?

Normale. Chi?

Vasco ci pensò.

Tutte e due. Ma in modo diverso.

Come sarebbe?

Tu sei come la mano destra. Quella che cè sempre, indispensabile. Senza di te non sarei niente. Lei invece è come una festa; rara, ma allegra.

Se un giorno non ci fossi più?

Sciocchezza! Non dire così.

Ma, se succedesse? Ti sposeresti con Claudia?

Non credo. Sai perché?

Perché?

Perché allora lei diventerebbe la mano destra. E la festa finirebbe.

Quindi ti servono entrambe?

Mi sa di sì.

Restarono lì a guardare le stelle.

Vasco, forse anche io dovrei farmi la mia festa.

Vasco si riscosse.

Che festa? Che vuoi dire?

Non è che magari accetto Michele che voleva darmi una mano?

Michele?! Se si azzarda…

Che puoi farci? Tu ormai vivi da Claudia.

È diverso!

Perché mai?

Mara, tu non sei così!

Come lo sai? Magari leggo anchio i classici!

Non è vero.

Allora comincerò.

Vasco si fece serio.

Mara, basta scherzare. Cosa vuoi davvero?

Sinceramente, cosa voleva? Tornare indietro non si poteva. Mai più.

Voglio vivere tranquilla. Fare i miei cetrioli. Crescere i nipotini.

E?

E niente. Vivi dove preferisci.

Sul serio?

Vuoi stare da Claudia, vai. Preferisci stare qui, resta. Ma basta bugie.

E se venisse Michele?

Non verrà. Ha già la Natascia del lotto 9.

Come lo sai?

Vasco, non sono cieca. Ho solo taciuto. Come tutti.

Il mattino dopo Vasco tornò con le sue cose.

Mara, posso tornare davvero?

Il letto è in garage. Gonfia il materasso e dormi lì. Vedrai che un po si starà.

Posò il fagotto e andò a prendere il materasso gonfiabile.

I vicini guardavano, bisbigliando. Claudia annaffiava i cetrioli ostentando indifferenza.

Francesco uscì in veranda.

Mamma, papà è tornato?

La gonfia il materasso in garage.

Sei una santa? Lo hai perdonato?

No, sono solo sciocca. E a sessantanni ormai non si cambia più.

Dopo una settimana Vasco passò dal garage alla casa. Dopo un mese Tamara smise di badare al fatto che lui due volte a settimana andasse dalla vicina. Dopo un anno nessuno ricordava più quellepisodio nel villaggio delle villette.

Cerano nuove storie: Lidia della terza villetta si era messa con Pietro della quinta, Gina era andata a vivere col marito di Lidia.

Tamara continuava a mettere sotto aceto i cetrioli. Vasco costruiva una nuova serra. Claudia leggeva in giardino.

Alla fine, cosè lamore? Vivere insieme quarantanni, crescere figli, costruire una casa, piantare un giardino.

E accettare che la perfezione non esiste. Neppure nellamore.

Soprattutto nellamore.

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