Sarò sempre al tuo fianco

Sarò sempre con te

Non ricominciamo, ti prego! Quante volte ne abbiamo già parlato, Elena? Perché devi tornare ancora su questo discorso? Elena sospirò piano e si rimise al fornello, il mestolo stretto nella mano.

Quel giorno era iniziato triste come pochi. Tutto era cominciato verso le cinque, quando Mattia era corso nella sua camera toccandole la spalla:

Mamma… mi fa male la gola…

Elena, ancora immersa nel sonno, poggiò le labbra sulla fronte del figlio. Bastò un secondo per svegliarsi del tutto. Sentì subito che Mattia aveva la febbre.

Sì, hai la febbre, piccolo. Andiamo. Lo prese in braccio e uscì cautamente dalla stanza, chiudendo silenziosamente la porta. Non voleva sentire le lamentele di Giacomo, che altrimenti si sarebbe lamentato per la notte disturbata.

Dopo avergli misurato la temperatura e dato lo sciroppo, Elena lo sistemò a letto. Guardando lorologio, si disse che ormai sarebbe stato inutile tornare a dormire. Meglio aspettare lapertura della ASL e chiamare il medico. Quando fu certa che Mattia dormisse, andò in cucina e, dopo un caffè, si avvicinò alla finestra.

Linverno quellanno a Bologna era arrivato con una neve incredibile. Il cortile era completamente sommerso sotto uno spesso manto bianco, caduto per tutta la notte. Le impronte di chi era uscito allalba erano poche, qua e là. Elena, gettando un occhio fuori, vide muoversi qualcosa: il gatto della vicina, zia Annina, stava saltando tra la neve, sparendo a volte tra i cumuli. Come facesse ad amare tanto il gelo era un mistero, ma a quanto pareva Brigante così si chiamava non temeva nulla. Amava tanto la sua indipendenza che si rifiutava di andare in bagno in casa, e così zia Annina doveva lasciarlo uscire ogni volta che miagolava. E che voce aveva quel gatto! Sentivano i suoi miagolii fino al portone, se la padrona non era pronta ad aprirgli. Eppure, non aveva mai combinato guai in casa. Solo il giorno prima, mentre scendeva a prendere Mattia dalla scuola materna, Elena aveva visto Brigante, uscendo tutto impettito, lamentarsi sonoramente.

Vai, vai pure, che tanto comandi tu! aveva sorriso zia Annina. Buongiorno, Elena! Guarda che pezzo di carattere!

Ormai lo sappiamo, è lui il padrone. aveva riso Elena.

Eh, sarà il destino di crescere solo uomini di carattere aveva sospirato zia Annina.

Elena le sorrise, senza rispondere. Aveva sempre avuto un debole per la famiglia di Annina. Suo figlio Matteo era davvero una persona speciale, intelligente, ironico. Purtroppo pochi lo notavano, fermandosi ai suoi modi riservati, agli occhiali, allaltezza minuta. Per Elena, però, lui era sempre stato lamico più importante. Fin da bambini, erano inseparabili. Da quando la madre di Elena, Ilaria, era morta investita sulle strisce mentre attraversava, in modo del tutto assurdo e immeritato , Matteo aveva saputo starle vicino come nessun altro. Lui lo sapeva, che vuol dire perdere una persona cara: aveva perso il padre quando avevano dieci anni.

Dopo la tragedia, Elena era entrata in un silenzio profondo. Piangeva in silenzio, sfuggiva tutti, si rifugiava ovunque potesse restare sola. Il padre, Luigi, la portò da una psicologa, che avvertì del pericolo: così la bambina si sarebbe ammalata. Ma a risollevarla fu Matteo. Avevano solo dieci anni, e lui praticamente si trasferì dalla vicina di casa, portando con sé compiti, giochi, consigliandole danza e ginnastica, come avrebbe voluto la madre di Elena. I vicini si alternavano per portare qualcosa da mangiare o badare alla piccola, mentre Luigi cercava di arrangiarsi come meglio poteva. Eppure, mai Annina rimproverò Matteo per le ore passate dai vicini. Solo quando Elena, trovando un cucciolo di gatto cieco per strada, lo portò a casa di Matteo e chiese il latte per nutrirlo, si ruppe lincantesimo. Da allora, lElena di sempre riemerse.

Il gattino restò con Matteo, visto che Luigi era allergico. E da quel momento i due amici non si staccarono più. Riuscivano a capirsi al volo, senza nemmeno completare le frasi. I grandi osservavano quella strana complicità con un misto di stupore e speranza. Nessuno ostacolò mai la loro amicizia. Erano due figli unici, orfani a metà, e insieme trovavano forza e consolazione.

Le prime difficoltà arrivarono verso la fine del liceo. Elena era ormai diventata una bellissima ragazza, ricercata da molti. Matteo, da parte sua, osservava in silenzio. Sapeva che i pretendenti si avvicendavano, ma Elena non dava a nessuno più che una semplice attenzione. Finché arrivò Giacomo. Lo aveva incontrato allingresso del palazzetto dove faceva ginnastica, scivolando sui gradini ghiacciati.

Tutto bene, signorina? Posso aiutarla? le tese la mano un ragazzo alto e affascinante. Non si capisce se questi scalini sono di ghiaccio o sapone! Si è fatta male?

Elena incrociò lo sguardo di quel ragazzo e sentì il cuore fermarsi. Aveva sempre detto che linnamoramento a prima vista era una sciocchezza poetica. Ma ora si rese conto di quanto si sbagliava.

Sono spacciata, Matteo! Lui è non so spiegarlo unico!

Felice per te mormorò Matteo, stringendo i denti, fino a trovare la forza di salutarla e andarsene con una scusa.

Elena, nelle nuvole, non se ne accorse. Passarono così più di tre anni insieme, fino alla decisione di sposarsi. Informarono i rispettivi genitori e andarono a firmare in Comune.

Peccato che debbano esserci le damigelle. Perché non posso avere un amico dello sposo? Elena rideva davanti allo specchio, provando labito da sposa.

Matteo aspettava seduto su un divano, stringendo le mani. Latelierista, dopo averlo cacciato dicendo che non spettava al futuro marito vedere labito, sentì rispondere:

Ma non è il mio fidanzato! È il mio migliore amico.

Amico che strano aveva ironizzato la sarta.

Cè qualcosa di male? Le persone non possono essere amici? aveva replicato Matteo.

Da allora, ricordando gli anni di matrimonio, Elena spesso si chiedeva come avesse potuto non vedere i difetti di Giacomo. Abituata ad avere sempre accanto un cavaliere fedele, si era convinta che la vita fosse come una favola, in cui sarebbe sempre stata la principessa salvata al momento giusto. Ma i principi, capì troppo tardi, non erano sempre quelli delle fiabe.

I primi segnali arrivarono quando, sei mesi dopo le nozze, Elena si ammalò seriamente. Una tonsillite trascurata si trasformò in una patologia seria. Quando le prescrissero esami urgenti (pagati in parte privatamente), Giacomo si indignò:

Ma siamo pazzi? Abbiamo i risparmi per le ferie! Sei giovane, è inutile che ti facciano passare per pensionata È solo una scusa per farti spendere soldi!

Elena non riusciva a credere alle sue parole.

Lo sdegno di Giacomo fu superato solo dallintervento del padre di lei, che in silenzio pagò visite e analisi senza batter ciglio.

Cè voluto quasi un anno perché si rimettesse in piedi, e qualche problema al cuore le sarebbe rimasto per sempre. Quando, qualche tempo dopo, scoprì di essere in attesa di un bambino, la inserirono in una gravidanza a rischio. Ma Elena non volle neanche sentire ragioni: Avrò questo figlio!, rispose al medico. I mesi successivi furono durissimi, con mesi di ricovero. Mattia nacque sano, ma a che prezzo! Solo due persone sapevano quello che aveva passato: il padre Luigi e Matteo.

Fu proprio in quei mesi che divenne chiaro quanto Giacomo fosse distante. Quando Elena aveva partorito, suo marito sparì per tre giorni, festeggiando altrove. Il padre la tranquillizzò come poté: Non preoccuparti, pensa a Mattia. Solo larrivo del bambino unì la famiglia, perché Giacomo si comportava con lui come con un piccolo miracolo: si svegliava per allattarlo, andava a spasso, lo coccolava Salvo momenti di fastidio, in cui voleva non essere disturbato e lasciava a Elena il compito di calmare il piccolo. Ma la gioia spesso superava questi sbalzi d’umore.

Elena e Giacomo, col tempo, avevano costruito una convivenza parallela, tenendosi a distanza. Mattia si ammalava spesso da piccolo, e tra visite e medicinali Elena si arrangiava quasi sempre da sola, non potendo mai prevedere le reazioni di Giacomo, tanto perfetto in certi momenti quanto freddo in altri. Suo padre le insegnò a guidare e le regalò una vecchia Fiat Punto, così che potesse essere indipendente nelle sue corse dal medico. Vivevano nellappartamento ereditato dalla mamma di Elena, mentre Luigi si era trasferito in una villetta di campagna appena fuori città. Giacomo diceva di investire tutto nel lavoro e la busta paga di Elena bastava solo per il necessario, visto che le assenze per i congedi di Mattia continuavano.

Luigi aveva capito da tempo chi era realmente Giacomo, ma lasciava che fosse la figlia a prendere le sue decisioni. Una sola volta, quando il piccolo aveva due anni e dopo una notte di pianti e febbre finalmente si era addormentato, Luigi aveva raccolto Elena dal pavimento e, mentre lei singhiozzava sfatta, le aveva sussurrato:

Non ti serviranno consigli o domande, figlia mia. Sappi solo che non sei sola. Lo ricordi, vero?

Sì, papà, lo so Solo che ora non me la sento di parlarne. Fino a quando non avrò deciso davvero, Giacomo rimane mio marito.

Il padre annuì in silenzio e la strinse forte.

Tutte quelle volte che Elena si trovava in difficoltà, Matteo appariva senza essere chiamato. Andava a comprare le medicine, portava la macchina dal meccanico, la accompagnava dal dottore, sempre con efficienza e senza mai farla sentire un peso. Ma Elena sapeva di chiedere sempre troppo, eppure lui rimaneva lunica persona di cui si fidasse completamente.

Quella mattina, guardando il cortile innevato, Elena pensava proprio a Matteo che sarebbe rientrato da una trasferta in giornata. Magari, se il medico non fosse potuto venire, lo avrebbe chiamato per farsi dare un passaggio. La sua macchina, infatti, si era rotta la sera prima, e Giacomo parlava solo di investimenti e debiti, lasciando a lei tutte le spese correnti.

Dopo aver telefonato alla ASL e prenotato la visita domiciliare, Elena si mise a preparare la colazione. Mattia, anche se malato, adorava le frittelle con la marmellata che guariscono i bambini, una ricetta che Elena aveva imparato dalla mamma. Giacomo arrivò in cucina assonnato:

Ma che succede? Perché avete fatto casino tutta la notte?

Mattia ha la febbre. rispose Elena secca.

E perciò dovevi fare avanti e indietro tutta la notte? Senti, sono stanco morto. Vado a farmi la doccia, poi colazione e ho mille cose da fare…

Elena si girò di nuovo verso il fornello, ignorando il resto. Le parole di Giacomo suonavano sempre più estranee ormai.

Hai parlato con tuo padre? le domandò poi.

No!

E cosa aspetti? Ho detto che questa casa va intestata a noi! Pago tutto io e vengo trattato come un estraneo… Sono soldi che servono, a te, a Mattia, a tutti. Sto lavorando come un dannato e qui non basta mai!

Giacomo continuava le sue lamentele. Elena sentì come se dentro di sé si fosse spezzata una corda, quella che ancora la teneva legata a lui dove stavano i ricordi, i primi baci, la dolcezza dei primi tempi, il giorno del matrimonio, la nascita del piccolo. Ora sentiva tutto questo svanire.

Posò lentamente il mestolo e si girò a guardarlo.

Ti dico una volta sola, ascoltami bene. Oggi farai le valigie e te ne andrai dalla nostra casa. Giacomo, voglio il divorzio. Non posso più vivere in questo modo, e nemmeno tu sembri più felice. Non ha senso continuare questa commedia. Discutere di soldi non servirà. Ora dobbiamo solo ricordarci che abbiamo Mattia e che per lui bisogna restare genitori, anche se non marito e moglie.

Giacomo rimase stupito, tentò una risposta, poi gettò la forchetta sul tavolo e se ne andò dicendo:

Ci penserai, vedrai. Stasera tornerò e spero che avrai riflettuto.

Hai capito bene, la decisione è mia. E dovresti sapere che quando decido, non torno indietro.

Pensi che qualcuno ti voglia con un bambino? Fatti pure le tue illusioni Quando ti sarà passata, chiamami. Sarò da mia madre.

Come vuoi, disse Elena, voltandosi per non mostrare le lacrime.

Giacomo uscì di scena, battendo la porta. Solo allora Elena si lasciò finalmente andare, piangendo in silenzio finché Mattia non arrivò in cucina.

Allora, il mio campione, vuoi fare colazione?

Non tanta fame, mamma. Adesso mi fa male anche la testa.

Le frittelle potrebbero aiutare?

Sì! Ma solo se ci metti la marmellata

Fatto!

Quando, dopo la visita del dottore e la prescrizione dei farmaci, Elena stava per chiamare il padre per chiedergli aiuto con la farmacia, sentì bussare alla porta. Era solo Matteo che, come sempre, non suonava mai il campanello. Era il loro segnale.

Ciao!

Ehi, come state? Matteo reggeva una scatola con una macchina giocattolo. Elena si stupì: quando era stata lultima volta che Giacomo aveva comprato qualcosa per il figlio? I regali di Natale o dei compleanni li aveva sempre comprati lei. Matteo non si era mai presentato a mani vuote.

Mattia è di nuovo malato. Puoi restare con lui? Devo andare in farmacia.

Certo. Anzi, ci vado io, hai la lista?

Elena gli diede il foglietto e lui uscì subito.

Nemmeno il tempo di tirare un respiro, che squillò il telefono.

Pronto, Elena Bertoli?

Sì, chi parla?

La chiamano dall’Ospedale Maggiore. Suo padre è stato ricoverato.

Che è successo? domandò Elena, le mani che tremavano.

Un infarto. Le condizioni sono serie.

Arrivo subito.

Bloccata dallansia, Elena si vestì di corsa. Non riusciva nemmeno a pensare. Suo padre, così forte, poteva davvero lasciarla così, da un momento allaltro?

Chiamò distinto Giacomo.

Pronto, Giacomo…

Che cè, ti sei pentita? Ora penso io a decidere…

Giacomo, mio padre è in ospedale. Infarto.

E allora? Che cosa vuoi da me? Tanto volevi il divorzio, giusto?

Elena rimase interdetta, poi chiuse la chiamata.

Matteo rincasò appena in tempo per vederla con la giacca addosso.

Dove vai?

Mio padre, al Maggiore. Hanno detto infarto.

Non servirono spiegazioni. Matteo tornò a chiamare sua madre che restò con Mattia, quindi lui accompagnò Elena in ospedale.

Aspettarono fino a sera, rigidi su sedie scomode, senza parole. Solo dopo molte ore, Elena si lasciò andare:

Grazie Quanto è bello che tu sia qui.

Ci sarò sempre, per te.

Lo so, Matteo. Ora, so tutto.

Un medico uscì verso le nove: vide Elena addormentata sulla spalla di Matteo, lui la svegliò piano.

Abbiamo trasferito suo padre in reparto. Ci vorrà tempo per riprendersi, ma il peggio è passato. Da domani può vederlo, informatevi sugli orari delle visite.

Elena, senza parlare, abbracciò Matteo e finalmente pianse tutte le lacrime che aveva trattenuto negli ultimi anni, lasciando che il dolore scivolasse via, lasciando spazio soltanto alla gratitudine e alla speranza di una nuova vita.

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