Disegna una fiaba
Marisa, tesoro! Abbiamo una novità, io e papà!
Marisa, con una certa destrezza, infilava un altro cucchiaio di pappa nella bocca di Artemio e gli puliva il mento.
Quale novità?
Avremo un altro bambino! Sono già al quarto mese. Ma che felicità, Marisa! la mamma la abbracciò con calore per le spalle. Un altro bimbo! Ora saremo in sette! Una vera famiglia italiana!
Marisa rimane in silenzio, lasciando cadere le mani, dimenticandosi per un attimo del fratellino che, come se avesse intuito qualcosa, non piange come al solito, ma osserva seria il volto della sorella maggiore.
Perché non dici niente? la madre la scuote affettuosamente. Non sembri davvero contenta! Marisa, non puoi essere così egoista! Non mi fare dispiacere, piccola mia! Anna bacia la figlia sulla testa e lascia la cucina.
Ma-ma-ma! balbetta Artemio, tendendo le braccia verso la sorella.
Marisa si scuote dai suoi pensieri e riprende il cucchiaio.
Felicità Ma esiste davvero questa benedetta felicità?
Marisa ricorda solo un episodio nella sua vita in cui è stata completamente felice. Aveva circa cinque anni e stavano tutti insieme fuori città. La mamma aspettava allora la nascita di Sandro, e avevano deciso di prendere una boccata daria nella campagna. Nellagriturismo cerano tanti altri bambini, ma Marisa non si staccava mai dalla mamma. Poi il papà la portò a vedere i cavalli. Il momento di pura felicità rimane quello in cui il padre la fa salire sul dorso di un cavallo. Le sembrava di volare in alto, fino al cielo. Allinizio aveva paura, poi il timore si trasformò in un senso di libertà, come se le fossero spuntate delle ali. Il cavallo si mosse piano, Marisa si aggrappò alla criniera e scoppiò in una risata. Ed ecco, il cavallo le rispose con un lieve nitrito. I genitori risero di gusto anche loro:
Ma guarda che dialogo!
Dopo quellesperienza Marisa chiese di poter frequentare corsi di equitazione. Ma nacque Sandro, poi arrivò anche Olga, e i corsi erano costosi. Non se ne fece nulla.
Non sapeva neanche dire davvero perché proprio quel giorno fosse stato il più felice. Probabilmente per quei profumi di erba appena tagliata, di fiume, del sole caldo, e labbraccio della famiglia. Un ricordo che ha sempre custodito in un angolo del cuore, tirandolo fuori solo nei momenti peggiori. Come oggi, per esempio.
Lava Artemio, lo mette nel box e va a svegliare Olga, che deve essere accompagnata allasilo oggi. Allingresso della cameretta, Marisa ha un giramento di testa, ma scuote subito la testa per rimettersi in sesto. Dormire due-tre ore a notte non basta di certo. Se sarà fortunata, stamattina riuscirà a schiacciare un pisolino mentre la piccola sarà allasilo. E se Sandro, per una volta, avrà un po di coscienza e la aiuterà a sistemare la casa, forse troverà anche il tempo di prepararsi per lesame che la aspetta domani. Ieri sera aveva studiato fino a tardi, ma appena si era coricata, Olga si era messa a piangere e aveva dovuto portarla a dormire accanto a sé, altrimenti avrebbe continuato a lamentarsi per chissà quale incubo. Tante volte Marisa aveva suggerito alla madre di portare Olga da uno psicologo, ma Anna scrollava sempre le spalle:
Non inventarti problemi! Vedrai che crescendo le passa tutto!
Col tempo Marisa aveva capito che poteva aiutare la sorella solo portandola con sé, perché così Olga si tranquillizzava. Ma per Marisa le notti finivano proprio quando Olga si calmava, visto che lei aveva il sonno leggero da quando era nato Sandro.
Nella famiglia dei Rossi, in tutto, sono quattro i figli. Marisa è la più grande, ha appena compiuto diciotto anni, Sandro ne ha tredici, Olga cinque appena compiuti e il piccolo Artemio ha poco più di un anno.
Anna e Oleg si erano conosciuti grazie ad amici comuni. Alessia, una cara amica di Anna, le aveva detto che il marito aveva un amico che sognava una grande famiglia proprio come lei. Si erano trovati a una festa di compleanno, si erano capiti subito. Anna raccontava spesso a Marisa:
Non ci potevo credere! Iniziavo una frase e tuo padre la finiva. Sembrava che ci conoscessimo da sempre!
Un anno dopo si sono sposati e si sono trasferiti nel vecchio appartamento della nonna, che glielo aveva lasciato dopo essersi trasferita dalla figlia e dal genero.
Godetevi la vita, figli miei! Vedrete che riuscirò a conoscere anche i miei bisnipotini!
Ci è riuscita. Marisa adorava la bisnonna. Era riuscita a conoscere tutti tranne Artemio, che è nato dopo.
Finché cera la bisnonna e i nonni materni in salute, la vita di Marisa era ancora piacevole. Quando nacque Sandro era piccola anche lei, il peggio iniziò quando iniziò la scuola. Quaderni sciupati, libri pasticciati, compiti spariti, penne e matite ovunque: cera sempre qualche disastro. E nonostante cercasse sempre di ritagliarsi uno spazio, la madre ripeteva:
Marisa! Non puoi essere egoista!
E non lo era davvero. Né allora, né dopo, con larrivo degli altri fratellini. Tanto che ormai si ripeteva da sola quella frase ogni volta che doveva occuparsi dei più piccoli. In fondo credeva davvero che la famiglia fosse il luogo dove non si hanno cose proprie. Né oggetti né camere per godere di qualche attimo di privacy, né tempo.
Siete una famiglia! E tu sei la mia aiutante più preziosa! la mamma la stringeva e lei, lasciando i suoi, correva a dare una mano.
Ha potuto respirare solo quando Olga ha cominciato ad andare allasilo. Sandro era già cresciuto e serviva solo controllare i compiti. Era un periodo sereno, anche se Olga si ammalava spesso e Marisa doveva vegliarla. Poi, lannuncio dellarrivo di un altro fratello e Marisa non aveva ancora intuito che la pace sarebbe finita proprio lì. Con la nascita di Artemio, infatti, la routine della famiglia è cambiata del tutto. Il bambino è nato prematuro e con diversi problemi. Per fortuna col tempo, i medici e le cure è tornato tutto quasi normale. La mamma correva da uno specialista allaltro, mentre tutte le incombenze cadevano su Marisa, che, nonostante la giovane età, accettava tutto con maturità. A volte comunque, mentre metteva lultimo piatto a scolare, sognava di poter essere lontanissima, in pace, a disegnare o ascoltare musica.
La bisnonna, quando era ancora in salute, la portava a scuola di disegno. Solo per un anno, ma quello fu un mondo magico per Marisa, una fuga di colori e fantasia in cui rifugiarsi. Poi la bisnonna si ammalò e non ci fu più nessuno che potesse accompagnarla. La mamma lavorava, Sandro era appena nato e non cera tempo né soldi per tempere preziose. Ma Marisa si arrangiava con tempere economiche e un semplice album, lasciandosi trasportare in un mondo incantato dove diventava principessa o guerriera. Le fatine, re, regine, unicorni riempivano le sue pagine di colori e i fratellini potevano stare ore a guardare i suoi disegni. Poi arrivarono anche le storie, e ormai la sera Anna non aveva nemmeno bisogno di entrare in cameretta: cera la magia. E persino i più piccoli rimanevano affascinati, distratti, chiedendo:
Marisa, disegna una fiaba!
Poi però, il mattino tornava la frenesia. Lavare, vestire, scuola, asilo. Marisa era ormai abituata a questa vita, aiutando la madre il più possibile. Ma ogni tanto avrebbe voluto solo uscire con le amiche o vedere un film al cinema. Da tempo, però, loro non la invitavano più, sapendo già quale sarebbe stata la risposta:
Non posso! Devo stare a casa! Promesso a mamma
Solo un mese fa il neurologo aveva finalmente tolto una delle diagnosi di Artemio. Marisa si era convinta che ancora un po e anche lui sarebbe andato allasilo, così avrebbe avuto tempo tutto per sé.
Ma non era destino.
Marisa sospira. Tanto ormai non si può fare niente, bisogna solo andare avanti.
Dà velocemente la colazione a Olga, laiuta a prepararsi e, guardando lorologio, si accorge che sono in ritardo.
Dai, Olga, muoviamoci!
Marisa, non dimenticare di fermarti a fare la spesa! le urla dietro Anna.
Marisa fa segno con la mano che ha capito. Unaltra giornata movimentata prende il via, e solo verso sera si ricorda del suo “segreto”. Doveva controllare la mail la mattina, ma non ha avuto tempo. Spegne il fornello, dopo aver preparato da mangiare post esame, e caccia Sandro via dal computer:
Mi servono solo due minuti! Hai finito i compiti?
Non cominciare! Mi manca solo un livello!
La mamma ti fa vedere lei i livelli! Ti serve aiuto?
Boh Solo algebra. Marisa, fammi giocare ancora! Altrimenti quando tornano i genitori stai certa che non posso più.
Ti ho detto che ci metto un attimo. Ce la fai! apre la posta e vede subito la mail che aspettava tanto. Il cuore le batte fortissimo, quasi ha paura ad aprire. E se non fosse la risposta che sperava? Sandro, vai a prepararmi una tisana. Poi ti aiuto io in algebra.
Ok! il fratello esce, mentre Marisa incrocia le dita e clicca.
Un minuto dopo, un urlo di gioia. Sandro quasi fa cadere la tazza che tiene in mano. Marisa balla per la stanza come quando era piccola, battendo le mani.
Ce lho fatta! Sandro, ce lho fatta!
Ma cosa hai fatto? lui la guarda sbalordito. Non aveva mai visto la seria Marisa così eccitata.
Marisa gli stampa un bacio sul naso, prende la tazza e dice:
Dopo ti spiego. Dai, dammi lalgebra, così riesci a giocare!
Sandro si dimentica subito dello strano comportamento della sorella e tira fuori il libro.
Intanto la testa di Marisa è ancora sulla mail ricevuta dalla redazione dove due mesi fa aveva spedito i suoi racconti con le illustrazioni. Ci ha lavorato per più di due anni, preparando ogni storia con cura, pensando che forse anche altri bambini, non solo i suoi fratelli, avrebbero potuto apprezzare quelle fiabe. Forse poteva diventare qualcosa di più.
E ora è successo! Laspettano a un colloquio. Solo che deve convincere i genitori a lasciarla andare, e in famiglia i soldi non avanzano mai.
Marisa! Ma non lo so, chi vuoi che abbia bisogno dei tuoi disegni? Non mancano illustratori professionisti
Però mamma, se mi hanno scritto vuol dire che in quello che faccio cè qualcosa!
Forse, ma qui i soldi servono per Artemio. Tra un po dovrà fare un altro ciclo di terapie, e quello viene prima di tutto. Poi servono soldi per visite, analisi Non possiamo rischiare che Artemio stia male come allinizio.
Marisa si rattrista. Sa che la madre ha ragione.
Posso provare a lavorare un po. Sveva mi ha detto che al bar dove lavora cercano cameriere.
E chi pensi che badi a tutto a casa? Io non ce la faccio da sola. Basta, Marisa, labbiamo già discusso.
Anna si alza per andare a lavare Artemio, mentre Marisa, fissando il libro, piange di nascosto, sperando che i piccoli non se ne accorgano. Ma Olga la conosce troppo bene. Si avvicina, la abbraccia stretto.
Non piangere!
Marisa la stringe a sé.
Promesso!
Davvero, che senso ha piangere? Meglio pensare a come mettere da parte i soldi, e come aiutare la mamma mentre sarà via. Dalla mail sa che hanno un mese di tempo, quindi può inventarsi qualcosa.
Bacia Olga, la mette giù.
Dai, vai a vedere se la mamma ha finito con Artemio! Così poi tocca a te. Ma come ti sei conciata oggi allasilo che hai la pittura ovunque, persino dietro le orecchie?
Ho disegnato!
Brava! Ci hai messo tutta te stessa eh! ride Marisa.
Mentre Olga corre in bagno, Marisa riesce a chiamare Sveva.
Sve, fanno anche i turni di giorno al bar?
Sì. Ma come farai con la scuola tua?
Ora ho la sessione, poi partono le vacanze. Posso lavorare fino a sera.
Parlo io con il capo, tanto cerco qualcuno che mi sostituisca. Sei fortunata, veramente! Ma non ti prometto nulla.
Grazie mille!
Per ora di nulla!
Sveva riesce a sistemarle tre settimane di lavoro come sostituta. Non sono tanti soldi, ma stringendo la cinghia Marisa capisce che può permettersi la trasferta.
La sera torna alla carica con i genitori.
Ho i soldi, mamma, papà. Sono pochi, ma mi bastano. Lasciatemi andare, voglio provarci. E se tutto va male, almeno avrò tentato.
Marisa! Ancora con questa storia?! Anna sbatte la tazza di tè che Marisa ha preparato. Non posso credere abbiano scelto te e non dei professionisti.
Non ci sono solo i disegni, mamma, ma anche le storie.
Non importa! Cè gente che studia per anni, lavora duro, e poi tu Che ti porterà questa esperienza? E se ti diciamo di no, che trauma ti resterà?
Ma almeno ci provo Marisa abbassa lo sguardo.
E invece ha ragione! interviene Oleg con un tono deciso. Lasciamola andare, Anna! Meglio provare e sbagliare che non provare affatto. Figlia mia, possiamo aiutarti solo un po, ma qualcosa via riservato per le vacanze
Papà, ma il mare Ci pensavamo da due anni Marisa scoppia in lacrime.
Non importa. Ora questa è la priorità. Daccordo, Anna?
La madre non può far altro che annuire.
Grazie! Marisa li abbraccia forte prima di uscire.
Oleg
Cosa, Anna? Abbiamo fatto di lei una serva, non una figlia!
Ma che stai dicendo?
La verità! È tutto: babysitter, donna delle pulizie, professoressa È giusto così?
È vero, forse Anna lo guarda spaesata. Ma una famiglia aiuta sempre
Proprio così! Lei ha aiutato noi, ora tocca a noi aiutare lei.
Forse hai ragione Ma sono una madre terribile?
Smettila! Guarda i nostri figli: bravi, intelligenti e con un cuore grande. Non siamo poi così male, dai.
Due giorni dopo tutta la famiglia accompagna Marisa alla stazione.
Chiamaci spesso! Anna la abbraccia, emozionata. E buona fortuna, Marisa. Che tutto vada bene!
Dopo una settimana Marisa torna a casa con la sensazione che ora può affrontare tutto. Anche se pubblicheranno solo un piccolo libriccino con poche storie, sarà pur sempre il primo. E ora, di questo, Marisa non dubita più.
Chi cè? Apre la porta ed entra.
Dalla cameretta arriva Olga che le salta al collo:
Sei tornata! E, indovina, arriverà una femminuccia!
Allinizio Marisa non capisce, poi la stringe forte.
Che bello! Ora diventi anche tu sorella maggiore!
Davvero?! Devo diventare coraggiosa allora! E se avrà paura?
Non temere! Tu la difenderai!
Lo giuro! Olga stringe i pugni.
Piccola combattente! Marisa le carezza i capelli. E gli altri dove sono?
Preparavano una sorpresa per te. Vieni!
Olga la tira per mano verso la cameretta.
Guarda!
Marisa rimane senza parole sulla soglia. La camera dei bambini, la più grande della casa, è irriconoscibile. Spariti i letti diversi, ora cè una parete mobile. Superandola, Marisa non crede ai suoi occhi.
Allora, che ne pensi, tesoro? Ti piace? Anna la abbraccia. Ora hai uno spazio tutto per te, puoi chiudere il pannello e sembra quasi una stanza tua. Avevamo paura di non farcela in tempo per il tuo ritorno.
Mamma! È magnifico, grazie! Marisa la stringe forte.
Abbiamo pensato che ti servisse uno spazio vero per lavorare, senza i piccoli intorno. E perdonami
Per cosa? Marisa la guarda sorpresa.
Ho sbagliato. Tu hai fatto tanto per me in questi anni. Mi hai aiutata tanto, e quando avevi bisogno, pensavo solo a risolvere i miei problemi Non si può rendere felice una persona sulle spalle di unaltra.
Dai, mamma, cosa dici? Senza di noi, senza le storie, non sarebbero nate le mie fiabe. Quindi va bene così.
Forza, venite! Abbiamo preparato il tè e cè la torta! Sandro le afferra la mano.
Quella sera Marisa si rende conto di avere un altro giorno felice da mettere nella sua scatola dei ricordi. Per ora non vuole dire a nessuno che pensa di trasferirsi a Milano, magari per lavoro. Non abbandonerà gli studi, né la mamma col prossimo bambino, però ha già deciso che è ora di andare avanti. La vita è la sua, e ognuno aiuta a modo suo.
Cinque anni dopo, nella cameretta, Olga accarezza dolcemente la testa della piccola Caterina seduta sul letto. Artemio già dorme accanto a loro. Il libro illustrato che Olga tiene sulle ginocchia è quello che i piccoli adorano di più. E come potrebbe essere diversamente, è stato scritto e disegnato dalla loro Marisa, la sorella maggiore. Anche se vive lontano, viene a trovarli ogni volta che può. E allora, come da bambina, Olga le si stringe accanto e sussurra:
Posso essere la piccola, oggi?
Olga legge lultima frase del libro, lo chiude:
Non è facile essere principessa, vero Caterina? Bisogna aspettare che ti vengano a salvare. Però le storie di Marisa sono diverse: sconfigge il drago da sola, salva il regno. Non è fantastico?
Sì mormora sonnolenta Caterina.
Una sorella maggiore non ti insegna mai cose sbagliate! Dai, tutti a nanna, domani cè lasilo! E nel weekend arriva Marisa, forse con un nuovo libro. Scopriremo se la principessa troverà il suo principe, oppure no.
Olga sorride tra sé. Sicuramente lo troverà, e presto arriverà anche un piccolo principe. Così Olga diventerà zia, non più solo la sorella maggiore.
Sistema la coperta su Caterina, toglie la macchinina dal cuscino di Artemio, così non si farà male di notte, accende la lucina e fissa la foto di Marisa in abito da sposa appesa al muro. Alla luce argentata, sembra proprio una regina.
Non una principessa, una regina! Olga sfiora il vetro col dito e va a dormire. Domani la aspetta una giornata piena e, soprattutto, non dovrà fare tardi: altrimenti, altro che regni salvati, finiranno tutti in ritardo allasilo.





