— E ora ho raccolto le mie cose e sono scivolato fuori dalla porta, — dichiarò Alessio a sua cognata…

14 aprile 2025

Oggi ho raccolto la mia giacca e, con passo deciso, sono uscito dalla porta di casa, annunciando a Maria, la moglie di mio fratello, che avrei sistemato gli ospiti. «Maria! Mi senti?» ho gridato prima ancora di entrare.

«Ti sento», mi ha risposto lei, senza staccare lo sguardo dal tablet su cui disegnava con la penna digitale.

«Giorgio e sua moglie Giulia arrivano con la piccola Maddalena», ha detto Maria. Conoscevo bene Giorgio: è il fratello più giovane, un tipo irrequieto, sempre con la macchina fotografica al collo. Da ragazzo scattava foto di tutto, soprattutto di modelli femminili. Ha iniziato in una redazione, poi in una agenzia pubblicitaria, e con sua sorpresa si è trovato a partecipare a un concorso di bellezza, un vero Klondike per lui. Da lì non si è più fermato: ha fotografato matrimoni, presentazioni, ovunque ci fossero soldi da guadagnare. Perfino al matrimonio di nostro fratello non riusciva a stare fermo, correva dietro alla sposa e la cacciava con il flash.

Maria ha chiuso il tablet, si è raddrizzata e, proprio in quel momento, è entrato io. Ha sorriso e ha guardato me.

«Allora, do il via libera», ha detto. È stato piacevole sentirla parlare dei nostri ospiti; ormai viviamo vicino al mare di Amalfi e tutti vogliono venire a trovarci. Lunica pecca è che la nostra casa è piccola; solo lanno scorso abbiamo iniziato a costruire un piccolo edificio per gli ospiti.

«Dobbiamo finire i lavori», le ho ricordato al marito, che non è proprio un gran maniscalco. «Mancano solo gli ultimi ritocchi».

«Quando pensate di finire?», ho chiesto.

«Se tutti sono daccordo, tra due settimane», ha risposto Maria.

«Allora, accoglieremo tutti», ho concluso.

«Che ne dici di fare una passeggiata?», ho proposto timidamente a Maria.

«Ancora troppo lavoro», mi ha risposto. «Capisco, ma forse»

Maria esce raramente di casa; la sera, quando il caldo si smorza, ama curare il giardino, ma il resto del tempo è al suo studio a disegnare senza sosta. Per questo è sempre a dieta, conta le calorie, ma poi cede alla tentazione, si autocritica e ricomincia da capo.

Dallaltra finestra si sente il fruscio del mare, il giardino è in fiore, le rose emanano un profumo delicato. Sul davanzale ronfa il nostro gatto soffice, che apre gli occhi solo per osservare i gabbiani che passano.

Io mi sono alzato, ho massaggiato la schiena, ho salito sulla bilancia e, sospirando, ho visto i numeri salire. «Di nuovo», ho pensato, «un mezzo chilo in più». Ho guardato il sacchetto di croissant che avevo portato in ufficio, ne avevo già mangiati metà. «Forse uno solo, basta così», ho pensato, ma limpulso mi ha tradito; ho chiuso il sacchetto e lho portato in cucina.

Se lavoro da casa, mi chiedono solo il risultato: illustro libri. Io, cinque anni fa, ho aperto una piccola agenzia pubblicitaria a Napoli. Ho iniziato comprando materiale per i biglietti da visita, poi una fotocamera, ho assunto studenti di grafica, poi artisti e sceneggiatori. Il mercato della pubblicità è in continuo mutamento, così ho assunto anche programmatori e esperti di ecommerce. Eravamo una squadra di quindici dipendenti più altrettanti freelance. I guadagni erano buoni; dopo aver vissuto al nord, destate ci siamo trasferiti al sud, dove una padrona di casa ha voluto vendere il suo terreno. Io lho ignorata, immerso nel lavoro, ma a Maria è piaciuta lidea di comprare un appezzamento di terra: venti centiare su un pendio.

Con il sostegno di mio padre, che ha inviato i soldi, abbiamo iniziato a costruire. Dopo due anni è nata una casa di tre stanze e, appena gli ospiti sono arrivati, abbiamo aggiunto una casetta per loro. Anche se io e Maria ci siamo sposati prima di Giorgio, le nostre figlie, Ginevra e Maddalena, hanno la stessa età.

Allinizio dellestate, Maria ha mandato Ginevra da sua madre. Maddalena aveva cinque anni, quasi pronta per la scuola. Maria voleva che le due ragazze si conoscessero, così ha chiesto a me se potevo andare a prenderla.

«Torno subito», le ho detto, «divertiti con gli ospiti e» ho messo una pellicola protettiva sul monitor per non far entrare curiosi.

«Chiuderò a chiave», ho scherzato.

Con spirito tranquillo, Maria è volata via. Dopo qualche giorno, Giorgio è arrivato con Giulia e Maddalena.

«Wow!», ha esclamato Giulia, avendo sentito solo parlare della casa del fratello.

«È tutta opera di Maria», ho detto, indicando il giardino. Il giardino è quasi selvaggio: pere, noci, meli e prugne crescono qua e là, lerba è così alta che la tosa non basta più. Ho indicato a Ginevra il ciliegio in alto. La bambina è corsa subito.

«Che bel posto», ha commentato Giorgio, trascinando le valigie verso la casetta degli ospiti.

«Che cè qui dentro?», ha chiesto Giulia. Ho passato quasi unora a spiegare ogni albero, poi siamo scesi dal pendio e siamo entrati nella casa padronale. Quando ho visto la porta della stanza di Maria aperta, sono entrato. Ginevra, come padrona di casa, ha tolto la pellicola dal monitor e ha preso la penna.

«Stop!», ho detto con calma ma fermezza. «Non si tocca». Ho preso la penna digitale, lho messa sullo scaffale. «E meglio non entrare più in questa stanza». Ginevra è corsa via; ho rimesso la pellicola, ho chiuso la porta dietro di me.

«La tua moglie è ancora così robusta?», ha chiesto Giulia con un sorriso beffardo. Ho sorriso, sapendo che Maria non è una modella, a differenza di Giulia, ex fotomodella. Ho risposto con tatto: «Non tutti devono essere snelli come te». Giulia ha risposto con un sorriso compiaciuto: «Meglio non parlarne».

«Per restare snelli basta mangiare meno», ha consigliato lei. Io ho capito che non colpiva al punto giusto, così ho detto a voce alta: «A Maria non va detto così». Giulia ha sbuffato, si è alzata e, uscendo dalla casetta, ha ripetuto: «Mangiate meno, non fate le porche».

Mi è rimasto il dubbio su come queste modelle possano essere così dure. Lavoro con loro, si vantano del loro fisico, ma è solo un dono della natura che non usano con saggezza.

Il giorno dopo, come promesso, Maria è tornata con Maddalena. Lho accolta, lho abbracciata; la bambina sembrava più robusta, guance rotonde e labbra piene.

«Non preoccuparti», le ho detto, «tra qualche giorno sarà di nuovo in forma».

«Come vanno gli ospiti?», ha chiesto Maria. «Sono andati al mare, torneranno presto».

«Non hanno mangiato solo pizza?», ha chiesto la padrona di casa, aprendo il frigorifero. «No, Giulia ha preparato qualcosa, non sono morti di fame».

«Allora preparo il pranzo», ha detto Maria, cambiandosi e andando in cucina. Dopo unora, gli ospiti sono tornati. Giulia è rimasta in silenzio, ma dal suo sguardo ho capito che non era soddisfatta dellaspetto di Maria né di Ginevra. Ha commentato a voce alta: «Non mangiare troppo o finirai come Maddalena». Maria e Maddalena erano già fuori a giocare, ma io ho sentito tutto. Il mio volto si è arrossato di rabbia; stavo per intervenire quando la nostra figlia è corsa in sala.

«Papà, papà, posso andare sul pendio?», ha chiesto. Il pendio dietro la casa è coperto di noccioli e viti selvatiche; il canto degli uccelli è la sveglia naturale. Ho proposto a Ginevra di accompagnarla: «Andiamo, ti mostro il nido e le rocce».

Ginevra ha guardato Maria con disprezzo, poi ha detto a Maddalena: «Non vado più con le suine». Ho preso Ginevra e lho mandata a prendere la mamma, che stava innaffiando le rose. Ginevra, offesa, è scappata via.

Mi sono rivolto a Giorgio, che era seduto con la sua famiglia: «Hai insultato la mia figlia, chiamandola suina».

«Io non ho detto nulla!», ha protestato Giorgio.

«Tu e tua moglie avete taciuto, ma avete chiamato la bambina suina», ho risposto, guardando prima Giorgio, poi Giulia, infine Ginevra.

Giulia si è arrossita, Giorgio non ha avuto risposta. Ho chiuso le porte con decisione e sono uscito. La sera, quando Giulia è arrivata con la famiglia, ho pensato che qualcuno si scusasse, ma nessuno ha fatto nulla. Maria ha preparato una cena eccellente; Giorgio ha lodato il cibo e io lho sostenuto. Maddalena, sazia, si è appoggiata alla sedia; Maria ha portato tè e biscotti, chiedendo a me di comprarli. Giulia ne ha preso uno, ha tagliato la crema e ha iniziato a mordere, così come Ginevra.

Maria, ricordando la promessa di non esagerare, ha messo da parte lultimo biscotto. Giulia, notandolo, ha sussurrato: «Per non ingrassare basta non mangiare». Ho sbattuto il palmo sul tavolo; Giulia è sobbalzata, guardandomi confusa.

«Andate a fare una passeggiata», ho detto a Maria. Lei, con Ginevra, è uscita; io sono rimasto solo con gli ospiti.

Ho chiesto a Giorgio: «Hai offeso mia moglie».

«Non è vero!», ha replicato.

«Hai taciuto quando Giulia ha detto che è robusta», ho continuato, guardandola negli occhi. «E hai chiamato la mia figlia suina».

«Basta!», ha interrotto Giorgio.

«E ora hai offeso di nuovo Maria, dicendo mangia meno», ho detto. Giulia, difendendosi, ha ribattuto: «È vero, è robusta». Il mio tono si è fatto più duro; ho alzato la mano sul tavolo una seconda volta, facendo sobbalzare Giulia.

«Ti ho detto che non tollererò insulti nella mia casa», ho concluso. Giulia, furiosa, è scappata nella casetta degli ospiti, seguita da Ginevra.

Al mattino, prima della colazione, la famiglia di Giorgio è partita di fretta. Laria profumava di magnolie in fiore e il sole cominciava a scaldare.

«Dove vanno?», ho chiesto a Maria, asciugando il tavolo con un canovaccio. «Non è il casotto o il mio modo di cucinare che non gli piace?».

«Va bene», le ho risposto, abbracciandola e sistemando la tenda. «Allora, che ne dici di andare al mare tutta la giornata?».

Natalia, la piccola di cinque anni, ha subito corso in camera sua, è tornata con il costume da bagno e un ingombrante salvagente gonfiabile, cantando felice.

«Sono pronta!», ha dichiarato, correndo verso luscita.

«Non così in fretta!», ha detto sua madre, anche lei cambiandosi.

Il mio cuore è un po pesante; non vedevo mio fratello da tempo e speravo che le due bambine diventassero amiche. Maria, sempre attenta, ha iniziato a mettere in valigia acqua, frutta, asciugamani e crema solare.

«Perfetto, andiamo», ho risposto, lasciando la casa di Giorgio e dirigendoci verso la discesa del pendio. Il sole del sud cadeva forte, il vento marino portava lodore di salsedine e alghe.

Questa esperienza mi ha insegnato che le parole, anche dette per gioco, possono ferire profondamente. Ho capito che il rispetto reciproco è la base di una famiglia unita, e che a volte è meglio tacere che lanciare giudizi affrettati. Oggi porto con me la consapevolezza che, per mantenere larmonia, devo coltivare più comprensione e meno critiche.

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