Verso le Dolomiti in cerca dilluminazione. Malinconia da valigia capitolo 10
Giulia, preparati! Andiamo sulle Dolomiti!
Martina irruppe nella biblioteca come se avesse appena scoperto un tesoro nascosto. Giulia sollevò lo sguardo dal modulo che stava compilando e guardò stupita lamica. Martina era la solita: giacca a vento rossa, jeans strappati sulle ginocchia, uno zaino grande sulle spalle. Un vero turbine di energia, come sempre.
Sulle Dolomiti? Giulia cercò conferma. Quando?
Ad agosto, tra una settimana! Ho già trovato tutto. Un ritiro yoga, meditazione, escursioni in montagna, si dorme in tenda Un gruppo di persone molto avanti, professionisti dellesoterismo italiano! Io voglio illuminarmi, Giulia! E a te, un po dilluminazione non farebbe male.
Illuminarmi? Giulia scoppiò a ridere. Martina, lavoro in biblioteca. Lilluminazione dovrebbe venirmi di default!
Macché! Martina si sedette di fronte a lei e tolse dallo zaino alcune stampe. Guarda qua: Dolomiti, luogo di potere. Sciamani, riti antichi, torrenti di montagna, aria purissima. Si dorme in tenda, si mangia vegetariano, tutte le mattine yoga e meditazione, seminari E visite guidate ai luoghi sacri.
Giulia sfogliava il volantino. Cime aguzze, fiumi limpidi, tende montate lungo i ruscelli, gente vestita di bianco che meditava al tramonto. Bello, sì ma tende? Solo verdura? Guardò negli occhi accesi di Martina e capì che opporsi era inutile.
Chi altro viene?
Un gruppo di dieci, tutti nostri, dalla provincia di Trento. Gli organizzatori sono esperti, lo fanno da anni. Giulia, questa è unoccasione! Sei sempre stata avventurosa. E poi, è unesperienza nuova: yoga, energia delle montagne
Io non ho mai fatto yoga, confessò timida Giulia.
Imparerai! Ci saranno molti principianti. Basta la voglia.
E Riccardo? improvvisamente pensò a lui, una lieve fitta al cuore. Dovevamo andare via insieme questanno
E Riccardo ci viene? chiese Martina.
Difficile, sospirò Giulia. Lui preferisce la pesca, la tenda, il bosco ma niente esoterismo.
Meglio così! Martina batté le mani. Che resti ad aspettare. Tu vai, ti illumini, ritorni nuova. Gli piacerai ancora di più.
Quella sera Giulia telefonò a Riccardo. Gli raccontò tutto: il viaggio, le tende, lo yoga. Lui ascoltava in silenzio e infine disse:
Le Dolomiti sono stupende. Non ci sono mai stato, ma ne ho sentito parlare.
Tu non vuoi venire?
Non fa per me. Esoterismo, ritiri preferisco una pescata. Tu invece vai. È il tuo stile.
Non hai paura che vada da sola? domandò lei, senza capire se scherzasse o facesse sul serio.
Perché dovrei aver paura? rise Riccardo. Sei tu lavventuriera. Aspetterò che torni illuminata.
Allora è deciso, disse Giulia.
Mise giù. Guardò il depliant che Martina le aveva lasciato. Non sapeva se le servisse davvero lilluminazione. Ma sulle Dolomiti aveva sempre voluto andare. E lavventura la chiamava. Riccardo lavrebbe aspettata. E questo contava più di tutto.
Allora, amica, disse a Martina il giorno dopo. Prepara la tenda. Ho deciso. Si parte per le Dolomiti.
Illuminazione sia! rise Martina.
Illuminazione, assentì Giulia.
Non sapeva ancora cosa laspettasse in quelle montagne misteriose, quali incontri, quali scoperte avrebbe fatto. Ma sentiva che sarebbe stato il viaggio più strano e importante della sua vita. E, quasi, si sentiva pronta.
***
Il pullman lasciò la stazione di Trento di prima mattina e Giulia capì subito: questa non sarebbe stata una vacanza come le altre. Il gruppo era un vero arcobaleno umano. Davanti a loro, due ragazze poco più che ventenni con lunghi vestiti di lino e braccialetti colorati alle caviglie e polsi, capelli raccolti a treccia. Accanto, una signora sulla cinquantina tutta in tunica arancione con orecchini enormi che tintinnavano ad ogni movimento. Dietro di loro, attraverso il corridoio, un uomo serio con una camicia bianca ricamata e un bastone con nastri colorati e campanellini.
Ma dove siamo venute a finire, in un circo? sussurrò Giulia a Martina quando si sistemarono vicino al finestrino.
Macché circo, sussurrò Martina con un lampo negli occhi. Sono cercatori di verità, come ho letto sul forum. Sulle Dolomiti ci vanno tutti così, in cerca dellilluminazione.
Illuminazione col bastone? Giulia cercava di trattenere le risate.
Non ridere, la rimbeccò Martina. Ognuno ha la sua via.
Fuori iniziarono a scorrere vigne, boschetti, paesini con campanili e qualche antico maso. I discorsi nel bus non si fermavano mai. La signora in arancione narrava della sua scorsa esperienza in Alto Adige: lilluminazione le aveva fatto capire che la banca non era la sua strada.
Ho lasciato tutto. Ora faccio reiki. Aiuto le persone. E tutto grazie alle Dolomiti!
Io invece ho capito di voler fare la veterinaria aggiunse una delle ragazze in lino Lanno scorso qui ho avuto una specie di chiamata mistica! Prima degli animali non mi importava niente!
Giulia ascoltava senza sapere se ridere o restare basita. Si girò verso Martina:
E tu, che devi scoprire?
Mah Martina ci pensò. Forse aprire una mia attività. O magari fare un altro figlio. Ma io in fondo vorrei solo rilassarmi e vedere posti nuovi. Lilluminazione arriva se deve.
Ecco, sospirò Giulia. Avevo paura dessere finita in una setta.
Non esagerare, dai la tranquillizzò Martina. Solo gente strana. Ma senza la gente strana, la vita sarebbe noiosa.
Viaggiarono per quasi due giorni. Pernottarono in un piccolo motel di montagna. Poi comparvero sullo sfondo le Dolomiti: prima colline boscose, poi cime aguzze e rocciose. Giulia si incollò al vetro, incantata. La strada delle Dolomiti si stringeva a ogni curva, offrendo scorci fantastici: muri di roccia a picco, fiumiciattoli azzurri in fondovalle, vette lontane che scomparivano tra le nubi.
Guarda, guarda, strattonava Giulia lamica sembra di essere sulle Alpi Svizzere!
Sono Dolomiti, la correggeva Martina. Modestamente, anche meglio delle Alpi.
Scattavano foto a ripetizione. Qualcuno nel bus intonò un mantra, ma Giulia ormai non ascoltava più nessuno: le montagne la rapivano. Erano ovunque: a destra, a sinistra, davanti. Giganti di pietra immersi in un silenzio eterno. Alcune sembravano castelli, altre animali strani, altre ancora facce di antichi dei.
Guarda quella roccia, disse a Martina indicando una parete simile a un soldato addormentato.
Luoghi di potere proclamò solenne la signora arancione, sentendo la loro conversazione. Qui ogni pietra parla. Bisogna solo voler ascoltare.
Giulia avrebbe voluto chiederle come si fa ad ascoltare una pietra, ma si zittì. Ciascuno la sua illuminazione.
La prima grande sosta fu al Passo Pordoi. Il pullman si fermò su un belvedere e Giulia scese, le gambe tremanti. La vista: giù in fondo il torrente, le montagne allorizzonte come denti blu, e sopra un cielo immenso, pulito come non se ne vede in città.
Incredibile sussurrò.
Questa è la magia delle Dolomiti, le rispose luomo col bastone che era sbucato vicino a lei. Qui lanima vola.
Giulia assorbiva tutto in silenzio. Quattro passi più in là cera un monumento in pietra scolpita, perfettamente inserito nel paesaggio. Lei e Martina si fecero una foto ricordo. Martina corse ovunque, scattando fotografie ad ogni sasso.
Vieni a vedere! urlava. Guarda qui!
Martina aveva trovato una roccia verticale che pareva volesse rotolare in mezzo alla strada da un momento allaltro. A una stecca di legno infilata nella roccia era attaccato un foglietto: “Pietrina, non ammalarti!”. Giulia lo immortalò divertita.
Poi ancora strada. La statale delle Dolomiti serpeggiava in mezzo ai giganti di pietra, regalando viste mozzafiato. Quando si fermarono alla confluenza fra il torrente Avisio e il piccolo Rio San Pellegrino, Giulia rimase senza parole.
Due corsi d’acqua sincontravano ma non si mescolavano: uno lattiginoso e fangoso, laltro trasparente e turchese. Correvano affiancati per diversi metri, poi finalmente si fondevano.
Dipende dalla diversa densità dellacqua, spiegò la guida. E dai sedimenti. Uno porta giù limo dai ghiacciai, laltro è puro. Si incontrano, non si mischiano. Come due destini.
Giulia restava sulla riva e pensava che a volte, anche le persone stanno vicine ma restano comunque un po distanti. E solo più avanti capisci dove si andrà a incontrare davvero.
Arrivarono sul far della sera al campo presso la parete di Sass Pordoi. Le tende furono montate in fretta. Giulia e Martina, che ne avevano una in due, non ci capivano nulla con i tiranti e i pali. Luomo del bastone si avvicinò e in meno di un minuto la montò da solo. Si guardarono la scena, per imparare la prossima volta. Dentro stesero i sacchi a pelo e si sistemarono.
Allora, tutto bene? chiese Martina una volta seduti vicino al fuoco, mentre scaldavano il tè nella pentola.
Sinceramente non lo so, rispose Giulia. Mi sembra di essere atterrata su un altro pianeta. Montagne, fiumi, tutti questi strambi con i mantra Non sono abituata.
Ti abituerai, sorrise Martina. Siamo qui solo per una settimana.
Quella notte Giulia non riusciva a dormire. Il ruscello scorreva talmente forte accanto alla tenda che pareva coprire ogni altro suono. Stava lì, in ascolto, e sentiva che qualcosa dentro si stava trasformando. Non illuminazione, no solo consapevolezza di essere lì, di provare quella bellezza, di essere viva.
Dormi? sussurrò Martina.
No.
Neanche io. È rumoroso.
Queste sono le Dolomiti, mormorò Giulia. Mi stanno parlando.
Martina rise piano.
Sei già diventata una di loro con i mantra e tutto.
No, ribatté Giulia. Solo sento che qui cè qualcosa di speciale.
Chiuse gli occhi. Il torrente le faceva da ninna nanna. Lontano, sulle vette, il vento ululava, le stelle brillavano sopra il telo della tenda, e Giulia sentiva che quello era davvero linizio del viaggio. Quello vero. In un posto dove le montagne parlano e i ruscelli non si mischiano mai davvero. Dove ciascuno trova il proprio senso. Anche una bibliotecaria di provincia come lei.
***
Il primo giorno sulle Dolomiti iniziò con il suono dei campanelli. Giulia risalì dal sonno un po confusa: dovera,, che era quella melodia? Tenda, sacco a pelo, Martina che russava accanto. Fuori, sotto la tela, qualcuno cantava sottile e squillante:
In piedi, praticanti! Il sole sorge, lenergia arriva! Tutti sui tappetini!
Cosa? mugolò Giulia, colpita dalla schiena dolorante dopo la notte in tenda. Mar-ti-na, chi è?
Yoga, sussurrò Martina già coi fuseaux addosso. Dai, vieni, non farmi fare figuracce.
Giulia sbucò dalla tenda, gli occhi semi-chiusi per la luce. Sul prato cerano già i tappetini stesi. La signora della banca oggi una guaritrice stava seduta immobile in posizione del loto. Le ragazze in lino si stiracchiavano come gatte. Luomo col bastone senza bastone ora era in verticale, sulle mani.
Davvero si sta a testa in giù? Giulia si stropicciava gli occhi.
Per loro sì, Martina si piazzava già sul tappetino. Dai, sbrigati.
Listruttrice una donna snella, completamente vestita di bianco, lunghi capelli intrecciati e un sorriso di beatitudine si aggirava tra i tappetini, correggendo e incitando.
Respirate a fondo! Immaginate lenergia del sole che riempie ogni cellula!
Giulia tentò la posizione del cane a testa in giù. Mani avanti, bacino in alto, tentò di raddrizzare le gambe. Un dolore atroce nei muscoli mai usati la fece gemere silenziosa.
Altro che cane sembro un gamberetto! borbottò.
Non parlare, respira, sibilò Martina che con sua sorpresa riusciva a tenere le posizioni.
Ma tu come fai?
Ho seguito tanti video! E poi anche con la piccola Lucia a casa. Forza, ora albero!
Giulia si mise su un piede solo, il secondo poggiato al ginocchio. Riuscì a stare dritta tre secondi, poi inclinata urtò Martina e finirono entrambe a ridere sul tappetino.
Ragazze, siete tutte uguali! rise la signora in arancione, immobile in posizione di loto. Prima volta, eh?
Si nota così tanto? ansimò Giulia asciugando la fronte.
Ci si abitua. Lanima gioisce, il corpo si ribella. È normale.
A fine lezione, Giulia si sentiva come un pezzo di legno tentato di far ballare. Non riusciva a toccarsi le punte dei piedi, né a stare su una gamba, né a torcersi come gli altri. Ma stranamente, il cuore era leggero.
Mi sento un tronco, confidò a Martina durante la colazione attorno al fuoco.
Un tronco illuminato! rise Martina. O quasi.
Dopo colazione li attendeva unaltra sfida. Lorganizzatore annunciò: si sale al Passo Giau.
È tra i posti più spettacolari e impegnativi delle Dolomiti, spiegava. Strada non adatta ai deboli di cuore!
Il pullmino sobbalzava sulle stradine di montagna, Giulia dovette serrare con forza il sostegno.
Tieniti forte! urlava Martina, mentre la ruota strusciava su un sasso smosso.
Se cado giù, saluta Riccardo! rispose Giulia stringendo il corrimano Dove ci portano?
In Paradiso!
Speriamo solo non letteralmente!
Quando attraversarono i tornanti rossi del Passo Falzarego, Giulia si scordò di tutto il resto. Laghi di un turchese irreale spuntavano nelle valli. Alcuni senza pesci: Sono laghi sacri spiegò la signora arancione. Qui non si pesca, non si nuota. Qui si prega.
E perché nessun pesce? chiese Giulia.
Non servono, rispose misteriosa.
Per fortuna la guida chiarì: L’acqua è troppo fredda e limpida, senza nutrimento per i pesci.
La strada si arrampicava su, curva dopo curva. Le cime bianche del massiccio della Marmolada brillavano sotto il sole; antichi tumuli restavano scuri sui pendii, ricordi di passate sepolture e riti.
Sentite la differenza? domandò luomo del bastone. Qui il tempo va più lento.
Io sento solo che mi gira la testa, rispose Giulia sinceramente.
Martina rise senza cattiveria.
Si fermarono per una pausa a La Malga di Giorgio, che era più un museo vivente del Novecento che una vera locanda. Vecchie motociclette, ritratti di Garibaldi e Rita Levi Montalcini, vinili di Fabrizio De André e Mina.
Ma è una mostra questa? chiese Giulia.
No, è casa mia! replicò il padrone, un anziano baffuto con aria familiare. E accolgo ospiti. Tè alle erbe?
Bevvero tè dal samovar, spalmando miele fresco sul pane, fissando le montagne. Giulia si sentiva in un tempo diverso, come in un film, o come a trovare il nonno in campagna.
Tutto questa roba lha raccolta lei? chiese.
Raccolgo, sì. Giro per i paesini, raccolgo storie e cose. Perché la gente se ne dimentica. I ragazzi oggi stanno solo coi telefonini.
Giulia pensò alla sua biblioteca e ai suoi libri e ai lettori in cerca di memoria. E si sentì della stessa famiglia del vecchio Giorgio.
Arrivati al valico del Giau, Giulia scese dal pullman e si bloccò. Giù in basso il torrente, minuscolo, con la gente come formiche. Su, le Dolomiti toccavano il cielo, mentre sopra la gola volteggiavano aquile reali.
Guarda, volano più basse di noi, disse Giulia a Martina.
Eh?
Vedi le aquile? Sono sotto di noi.
Restò sul ciglio, fissando gli uccelli che sorvolavano la valle, e il tempo si fermò. Si sentiva lì, in alto, dove le montagne sfiorano il cielo, e nulla poteva essere più importante.
Illuminazione? chiese Martina.
Non so, rispose Giulia. Forse è solo felicità.
La sera dormivano in un minuscolo campeggio ai piedi della Marmolada. Un silenzio da fischiare nelle orecchie. Il cielo infinito sopra, nero e punteggiato di stelle così grandi che sembrava poterle toccare.
Attorno al fuoco, la signora in arancione tirò fuori un marranzano e cominciò a suonare lento, antico; un ragazzino suonava un tamburo, e quei suoni si mischiavano col crepitio del fuoco e il brusio del bosco.
Sembra un altro pianeta mormorò Giulia.
È un altro mondo, annuì Martina. Un mondo che avevamo scordato, tutto qui. E ora lo ricordiamo.
Giulia ascoltava, guardava le stelle e pensava al domani. Nuove vette, nuove strade, nuove sorprese. Ed era pronta ad affrontare la fatica, la goffaggine nello yoga, la confusione nei pensieri. Perché questo viaggio non era come gli altri: era per sentire. Essere vivi. Stare qui e ora, in mezzo a questo paese magico dove le montagne parlano e le stelle lasciano senza respiro.
***
La mattina dopo il campo era infossato sotto una nuvola. Giulia uscì dalla tenda e rimase paralizzata: una nebbia densa copriva tutto tranne le punte innevate, che sembravano galleggiare sospese. Lontano, le mucche al pascolo: il suono dei campanacci si mischiava al rumore dellacqua e al silenzio così denso da diventare materia.
Sembra un film, commentò Giulia.
Questo è Trentino, bellezza! rise Martina. Qui è meglio di casa.
Quella mattina fare yoga non fece più così paura a Giulia. Ormai sapeva cosa laspettava e, sebbene muscoli e schiena dolessero ancora, provò con impegno. Listruttrice in bianco passava tra i tappetini, correggeva, incoraggiava:
Respirate! Lasciate che lenergia della terra vi attraversi!
Fa sul serio? borbottò Giulia a Martina.
Sul serio-serio! rispose lei. Su, impegnati!
Giulia chiuse gli occhi e provò a pensare allenergia che saliva dai piedi. In realtà sentiva freddo e la mancanza del sacco a pelo, ma non le dispiaceva. Stava lì, respirava e vedeva il sole farsi avanti tra la foschia, e il mondo che pian piano si svegliava.
Forse comincio a capire, confidò più tardi.
Cosa?
Perché si svegliano allalba, fanno yoga, meditano.
E perché?
Perché così senti dessere vivo.
Colazione vegetariana: polenta, pane e miele, tisana di erbe. Giulia, abituata agli abbondanti pranzi di paese, allinizio diffidava. Ma con la fatica, laria fresca e il paesaggio incredibile anche la polenta le pareva la cosa più buona del mondo.
Sai, disse potrei anche abituarmi.
A che cosa? chiese Martina.
A questo. A svegliarmi qui, tra le montagne.
Dopo colazione, lorganizzatore annunciò che avrebbero incontrato uno sciamano. Alla parola sciamano, Giulia rabbrividì. Un vero sciamano in carne e ossa: le sembrava di stare in un romanzo o in un film.
Il sciamano era un uomo sui cinquantanni, lunghi capelli bianchi raccolti, occhi profondi, barba. Vestiva un camice decorato, aveva al collo piccoli campanelli, e un tamburo di pelle tra le mani.
Sedetevi in cerchio, disse a bassa voce, con una calma che imponeva ascolto.
Tutti seduti intorno al fuoco. Lui accese la legna, gettò erbe, e subito laria si profumò.
Le Dolomiti sono un luogo di passaggio, cominciò. Qui i mondi si toccano. Qui si sentono, se si vuole, le voci degli spiriti.
Batteva il tamburo e il suono sembrava unonda che saliva tra le montagne e tornava indietro. Il tamburo tremava di vita. Poi intonò un canto profondo, viscerale. Giulia perse ogni senso del tempo.
Chiama gli spiriti? bisbigliò Martina, ma Giulia non rispose. Fissava il tamburo e sentiva sbloccarsi qualcosa dentro, come una porta socchiusa dopo anni.
Lo sciamano passò davanti a ciascuno, sussurrando, guardando negli occhi. Quando fu il turno di Giulia, le si drizzarono i capelli sulle braccia. Nello sguardo aveva stelle intere.
Tu cerchi, disse. In libri, strade, persone. Non smettere.
Sì, mormorò Giulia, senza sapere il perché.
Troverai, annuì, poi guardò Martina. Insieme troverete.
Dal sacchetto sparse delle ossa ai suoi piedi, le osservò da vicino.
Il vostro viaggio sarà lungo e felice. Vedrete il mondo. Non abbiate paura.
Come fai a saperlo? chiese Giulia in un filo di voce.
Lui sorrise.
Non lo so, lo sanno queste montagne. Io sono solo il messaggero.
Dopo il rito, nessuno parlava. Giulia rimase a fissare le Dolomiti, che ora sembravano respiri vivi, e pensava di aver sfiorato qualcosa di antico e vero. Non un folklore per turisti. Una forza custodita da secoli.
Come stai? chiese Martina.
Ho ancora i brividi, confessò Giulia. Non so cosa sia successo. Ma era reale.
Questa è la montagna, disse Martina. Ora capisci perché la gente ci torna.
Giulia ora capiva: lincontro con lo sciamano le aveva lasciato una calma nuova. Forse era solo bravo a leggere le persone ma aveva pronunciato esattamente le parole che cercava.
Al ritorno si presero il loro tempo. Dopo il mistero, si godevano la natura. Un lago termale li accolse con lacqua turchese che ribolliva dal fondo, come se la terra respirasse sotto i piedi.
Sono geyser? domandò Giulia osservando le bolle.
Micro-geyser, spiegava la guida. Il sottosuolo si riscalda, lacqua filtra e cambia sempre forma. Ad ogni visita, un disegno diverso.
Giulia si fermò a guardare lacqua in movimento, sentendo il lago vivo, cambiando ogni istante.
Poi una vecchia centrale idroelettrica abbandonata: storia di lavoro, di orgoglio, poi di nostalgia. Le sembrò il museo di Giorgio, oggetti e luoghi conservati per ricordare chi siamo stati.
Ultima sosta al Passo Pordoi. E qui capitò qualcosa che segnò tutti. Un tipo taciturno, sempre in disparte, tirò fuori una bici dal portabagagli.
Ma sei matto? sbottò Giulia.
È il mio obiettivo: scendere dal passo in bici. Sono qui solo per questo.
Pericoloso!
Proprio per questo è speciale.
Lo guardarono lanciarsi giù, scomparire nelle curve tra le nubi e le rocce.
Un pazzo, commentò qualcuno.
O un coraggioso! disse la donna in arancione. Ognuno la propria strada verso sé stesso.
Giulia restò sul bordo del belvedere, riflettendo: tutti abbiamo la nostra via. Qualcuno la cerca nei mantra, qualcuno nel canto antico, qualcuno nella discesa. Io la cerco nei libri, nei viaggi, nelle persone. E spesso trovo quello che non cercavo. Ma sempre qualcosa di prezioso.
Quando tornò a casa, a Pergine, Giulia portava dentro tutti quei giorni. Si svegliava la mattina e a volte cercava con lo sguardo i monti fuori dalla finestra. Non cera né il torrente, né il fumo del fuoco. Ma qualcosa era rimasto.
Allora, ti sei illuminata? chiese Riccardo quando andò a trovarlo.
Non lo so, rispose Giulia. Ma ho visto le aquile da vicino. Ho sentito un canto antico. Ho guardato la terra che respirava.
Devessere stato stupendo, disse serio Riccardo. Mi piacerebbe provarci.
Allora andiamo insieme, gli prese la mano. La prossima volta, insieme.
Insieme, annuì lui. Promesso.
Quella sera Giulia aprì il diario e scrisse: “Dolomiti. Sono stata lì. Ho visto le montagne, i torrenti, il cielo. Ho toccato il mistero. Questo era il mio primo vero viaggio da sola, e so che, dovunque andrò, le Dolomiti incantate resteranno nel mio cuore”.
Chiuse il diario e guardò fuori. Il bosco, il profumo di terra dautunno. Ma le sembrava di udire il canto del torrente, di vedere le creste innevate, di respirare il fumo del fuoco.
Le Dolomiti rimasero dentro di lei. Per sempre. Il viaggio più importante non fu sulle montagne, né sino al mare, ma verso sé stessa. Verso quella parte di me che non teme più, che cerca sempre, che trova. Quella che sa che il mondo è grande, bello, e aperto. Per me. Per noi tutti. Per chi ha voglia di camminare avanti.






