Ogni anno, poco prima del compleanno della piccola Giulia, la madre si fermava a ricordare il giorno in cui laveva partorita e a rimproverarsi
Giulia, allora appena diciannovenne, temeva il parto. Anche Massimo, il suo ragazzo, era ancora un ragazzo senza un soldo.
Vi sposate così presto, Giuliotta! A che serve il matrimonio? E tu, Massimiliano, sei ancora un fanciullo, non sei pronto a essere marito! le sgridavano i parenti.
Ma Giulia era testarda. Si sposarono e, tra studi e lavori, cominciarono a costruirsi una vita indipendente. Dopo tre anni, entrambi discussero la tesi, ottennero una promozione e, proprio quando la felicità sembrava completa, Giulia scoprì di essere incinta.
Perfetto, è come un ordine su misura: laurea fatta, marito ben retribuito, possiamo accogliere un bambino, esultò Massimo.
Giulia, invece, era pallida di confusione. Il marito, notandola esitante, chiese:
Non sei felice?
Ma certo, spero solo che il bebè assomigli a me, rispose lei con un sorriso, ma dentro si era impadronita una paura profonda.
Non osava ammettere a Massimo che temeva il parto: la sorella maggiore della madre, Luisa, era morta durante il travaglio, e quellevento non era stato lunico nella loro stirpe. Alcune donne erano morte partorendo, e Giulia sentiva un presentimento che qualcosa di terribile poteva accaderle anche a lei.
Quel presentimento si avverò in parte; ora, guardandosi indietro, Giulia si accuse per non aver ascoltato lostetrica.
Non sforzarti, resiste ancora un attimo cosa stai facendo? Dai, forza, non fermarti, altrimenti il bambino soffocherebbe! urlò lostetrica, accorata ma severa.
Giulia sentiva le parole come una presa di ferro, una sfida a chiudere gli occhi quando non cè più forza. Il parto fu un incubo: la piccola Cinzia si girò allultimo istante, le sue gambe uscirono in avanti.
Il mondo della madre sembrò crollare. Cinzia nacque debole, con una lussazione al ginocchio che non si poté correggere. A cinque anni, la piccola è ancora spinta nella passegginata, in un lettino a rotelle, e la gente si gira a guardare, perché Cinzia è grande e non cammina.
Massimo è un padre dolcissimo, compra una struttura di esercizi svedese, altalene, piccoli attrezzi. Crede con fervore che la figlia presto camminerà, che tutto si risolverà. Giulia, senza mai perdonarsi, rimane intrappolata nella colpa per aver temuto il parto, per aver fatto pagare a Cinzia il suo terrore.
Eppure Cinzia non si è mai data per vinta. Il suo sorriso è sempre acceso: i cartoni animati, la crema della nonna, i pennarelli regalati da Lei. Un anno fa Giulia le regalò della pasta di creta per bambini, e Cinzia si appassionò subito al modellare, creando figure incredibili.
Di recente Massimo notò che le sue creazioni erano quasi viventi: piccoli animali, minuscoli esseri umani. Un pomeriggio, mentre passeggiavano con la nonna, trovarono un gattino con una zampa ferita. Cinzia lo implorò:
Mamma, guarda quanto è piccolo e la zampa è dolorante, se lo lasciamo morirà!
Giulia non poté rifiutare. Massimo, che da tempo desiderava un animale domestico, accettò e portarono a casa anche un cane, Fido.
Cinzia iniziò a modellare gattini di plastilina, tutti somiglianti a Fido.
Lo stai modellando male, il gattino sta stringendo la zampa. Guarda, corresse la nonna.
Ma Cinzia, con la determinazione di chi crede nel proprio talento, rispose:
Non capisci, nonna. Lo faccio così perché così Fido guarirà più in fretta!
Stranamente, più modellava gattini, più la zampa del piccolo felino sembrava guarire. Dopo qualche giorno, il gattino era di nuovo in piedi.
La nonna, colpita, sussurrò:
Forse Cinzia ha un dono, qualcosa che succede a pochi bambini segnati da traumi alla nascita. Osserviamola, ma silenziosamente, senza spaventarla.
Il dono di Cinzia crebbe: modellò la signora Vera, la vicina che osservava tutti con occhi severi e mai sorrideva.
Questa signora Vera sembra davvero cattiva, anche i vestiti e i capelli ma non ha mai sorriso, commentò la nonna.
Nonna, ti sbagli. Non è cattiva, è solo convinta che nessuno la ami, spiegò Cinzia, rielaborando il personaggio con un sorriso dolce, che nutriva i gattini.
Qualche giorno dopo, la signora Vera fu vista allingresso del palazzo con una ciotola piena di cibo per gattini, accarezzandoli e osservandoli con tenerezza.
Non litighiamo, tornerò con altro cibo, disse, il volto ormai illuminato da una luce nuova.
Quella stessa sera, il figlio di Vera, Dario, arrivò con la moglie Lena e il piccolo figlio Stefano, dopo anni di litigi. Il loro incontro si rivelò spontaneo, e Vera ritrovò il sorriso. Le altre vicine, della stessa età, divennero amiche; Dario non dimenticò più la madre. I gattini furono accolti a casa sua, e Vera sembrò ringiovanire, perché la gioia e la benevolenza ridipingono lanima.
Giulia, osservando il futuro di sua figlia, sognò:
Se solo potesse scolpire anche le sue gambe sane.
La nonna le ricordò:
Non dirlo mai a Cinzia, altrimenti il suo incanto svanirà; il suo desiderio funziona solo quando nessuno lo vede.
Cinzia, come se avesse già un piano, modellò una bambina che danzava in un abito scintillante, quasi una sua copia. Poi una ragazza su slitte, una su una bici. Giulia e Massimo, trattenendo il respiro, la osservavano ogni giorno.
Una sera, al ritorno dal lavoro, la nonna li accolse con unaria misteriosa:
Silenzio, non fate rumore e seguitemi.
Giulia e Massimo entrarono in punta di piedi nella stanza e videro Cinzia davanti a uno specchio, vestita per una danza.
Mamma, papà, compratemi un vestito da ballo, voglio tanto ballare!
Il segreto di Cinzia rimaneva nascosto, temendo di spezzarne la magia. Il dono era così sottile che solo la nonna lo aveva avvistato.
Con gli anni, la passione per la scultura non abbandonò Cinzia; passava ore a modellare, persa nei pensieri. E, come se fosse una profezia, ciò che creava prendeva vita nella sua famiglia.
I medici, alla fine, dissero che non era nulla di miracoloso: la bambina era cresciuta, si era rafforzata, ed era normale che camminasse.
Poi Cinzia scolpì una sorellina, Katia, una casetta sul fiume, un amico per la vita, e persino se stessa in un abito da sposa.
Creò la nonna che danzava al proprio matrimonio e moltissime altre figure. Oggi Cinzia è una scultrice riconosciuta, una donna amata e amata. Ha modellato la sua vita e quella di chi le sta accanto; attorno a lei tutto si anima, persino i fiori che appassiscono e le persone stanche.
È un dono unico, che rende il mondo più caldo e sicuro. Sembra che la vita non abbia fine, che ogni sogno si realizzi e che ogni giorno sia colmo di gioia e significato.
A tutti auguro forza, salute e la gioia di vivere, qualunque cosa accada. E allora, davvero, tutto sarà possibile.







