Il valore aggiunto

– Ma, Giuliana, quella ha pure il bagaglio! O ti sta bene così? le risate scivolarono dalle labbra di Donatella mentre si appoggiava allo steccato, fissando lamica Eppure tu non sei mica lultimo arrivato. Bravo ragazzo, serio, in paese le ragazze non ti mancano, e invece… hai scelto proprio lei!

Giuliana sospirò, nascondendo a sé stessa quanto poco accettasse la scelta del figlio. Sentirselo dire dalla vecchia amica era doppiamente amaro.

– Ma guarda che a noi i bambini fanno solo piacere, Donatella! Capito? E poi, cosa avrebbe di male questa ragazza? È giovane, carina, educata e onesta, lo so per certo. E poi un figlio… che vuoi che sia? Almeno lo ha avuto in matrimonio, e non per chissà quale avventura! Poverina, è pure rimasta vedova così giovane qui ci pensa la sorte, nessuno può saperlo. E crescerà, lo educheremo, e sarà un altro nipotino per me. Basta con queste chiacchiere, dài.

Giuliana strinse le labbra, cacciando via il gatto della vicina che camminava lungo la staccionata verso il suo orto.

– Sempre qui a rubare! Lanno scorso mi ha portato via tre pulcini, Donatella. Tieni a bada il tuo gattone, altrimenti ti libero Ulisse, vediamo poi chi si lamenta.

– Oh, che paura! rise Donatella spingendo via il grosso gatto tigrato Forse chi darà la caccia a chi! Ma lo tengo dentro, giuro! Lunico motivo per cui lo tengo è che è un cacciatore nato di topi. Gli istinti, che vuoi farci?

– Che li usi dentro casa, allora!

– A proposito, mi stavo dimenticando! I barattoli! Sarà pronta ormai la marmellata.

– E tu stai qui a chiacchierare mentre cè chi la cuoce?

– Olga! È venuta ieri ad aiutare nellorto.

– Ma sei sicura? Che non è quasi al termine della gravidanza?

– Per quello è in cucina, a spignattare. Non riesce a stare senza far nulla. Non è una nuora, è doro!

– E allora, perché ne parli così bene alle spalle e poi la sgridi davanti?

– Questione di principio! rise Donatella di nuovo Prendi esempio tu, quando sarai suocera. Se sei troppo dolce, ti vanno a nozze sulle spalle!

– Vedremo, vedremo! Giuliana sospirò Vuoi i barattoli o fai senza? Non ho tempo da perdere in chiacchiere, meglio darsi da fare.

Appena Donatella se ne fu andata, Giuliana si dedicò alla pasta. Domani sarebbe arrivato suo figlio, portando la futura sposa a conoscere la famiglia. La futura nuora Giuliana si fermò, appoggiando le mani al tavolo mentre lo sguardo si perdeva fuori dalla finestra. Chissà cosa sarebbe successo…

Anna in realtà non la conosceva. Solo sentita nominare e vista un paio di volte mentre andava a trovare la sorella nel paese vicino. Una ragazza come tante: bionda, occhi grandi, piuttosto alta, in pratica della stessa altezza di Marco, suo figlio. Ma, a voler essere precisi, non era più una ragazza: era una giovane donna, era già stata sposata, aveva un bambino. Un bimbo di tre anni, ora. La vita con Anna non era stata gentile: da piccola aveva perso i genitori, era cresciuta coi nonni che lavevano fatta studiare e poi sposare. Avevano appena fatto in tempo a gioire del pronipote che il destino le aveva portato via il marito in un incidente. Era rimasta vedova con un figlio piccolo. Come si poteva non avere compassione? Eppure Giuliana avrebbe preferito compatirla da lontano. Da quando il marito era morto, Marco era rimasto il suo unico sostegno. Pensava che fosse ora formasse una famiglia, lui invece nicchiava, scherzava, diceva che aspettava il grande amore. E ora, improvvisamente, aveva trovato… Anna.

Giuliana era corsa subito dalla sorella: doveva informarsi. La sorella, Lucia, le aveva risposto sbuffando, era la maggiore, poteva permettersi un tono secco.

– Ma sei una chioccia, Giuliana! Calmati.

– Ma insomma, che tipo è? E poi cosa succede?

– Verrà da te, sì, ma giusto per poco.

– In che senso? Giuliana era rimasta di sale.

– Non ti ha detto che ho passato a Marco la casa dei nonni? Non è abitabile, certo, devi ricostruire, ma il terreno è grande. Si sistemeranno.

I pensieri di Giuliana si rincorrevano: il figlio se ne sarebbe andato. Cera poca distanza tra i due paesi, ed anche lautobus, ma una cosa è sapere che la sera lo hai in casa, unaltra è che faccia vita a sé. Lei non avrebbe avuto più diritto dingerenza, solo visite per le feste.

– Che chai? Sei dispiaciuta? Lucia ammorbidì la voce, sedendosi accanto Bisogna lasciarli andare, Giuliana. Marco è cresciuto. È ora che abbia famiglia e casa sua.

– Dici bene Ho solo paura che non funzioni, che qualcosa vada storto E poi cè quel bambino…

– Senti a me, in paese di ragazze ne conosco tante. Ma di Anna posso parlare solo bene, più di chiunque altra.

– E proprio questo mi spaventa. Troppo perfetta, mi sembra.

– Insomma, Giuliana, non sei mai contenta! Se fosse stata una poco di buono, saresti felice? Meglio così. Lasciali vivere e non commettere errori che ti possano costare tuo figlio.

– Che errori? mormorò impaurita Giuliana.

– Se non la accetti perdi Marco. Ti assicuro che le vuole bene. Cè amore.

Quelle parole lasciarono in Giuliana una stretta dolorosa nel petto, che la teneva sveglia di notte senza capire davvero il perché. Si scosse, rimise le mani nella pasta e decise che avrebbe accolto Anna come si deve, così che nessuno poi potesse dire che non era stata benvoluta. Lucia aveva ragione: era meglio tenere per sé i dubbi.

I piccoli panzerotti tondi venivano disposti sul grande vassoio, uno dopo laltro. Giuliana ricordò come suo marito, Pietro, li chiamava semi di girasole e non si stancava mai di mangiarli.

– Semini piccini! Ne mangeresti a vagonate!

Le prendeva la mano e la baciava, e lei rideva, abbracciandolo. Un singhiozzo le sfuggì: quanto le mancava Pietro in quel momento! Lui avrebbe saputo trovare le parole giuste, calmarla.

Fu una notte insonne. Sperava venisse presto mattina…

Anna era arrivata con Marco, il bimbo Lorenzo tra le braccia, timida davanti alla futura suocera. Si guardava intorno, tutto era nuovo e interessante: il cane grande era legato e stranamente tranquillo, il gatto andava in giro con agilità. Lorenzo si rivolse alla mamma indicando lanimale.

– Stai tranquillo, amore.

– Lascialo andare a scoprire il giardino, chiudo Ulisse e non cè nulla da temere propose Giuliana, osservando Anna.

Che strana ragazza, poverina: magrolina, pallida, non si direbbe abbia partorito quel bimbo paffuto. Un moto si fece spazio nel cuore di Giuliana, riducendo la sua ansia. Lorenzo, liberato dagli abbracci della madre, si avvicinò a Giuliana, guardandola dal basso in alto.

– Dovè il gatto?

– Quale gatto? si irrigidì lei Io non ho gatti. Dove lhai visto?

Il bimbo indicò e Giuliana sbottò:

– Corriamo a prenderlo, prima che arrivi ai pulcini!

In due raggiunsero il pollaio, dove la donna scacciò il gatto con la ciabatta.

Vedere Lorenzo rideva contagiò anche Giuliana: Era un bravo bambino! Vivace, ma dolce. Prese la gallinella per mostrare al piccolo che, impaurito, si limitò ad accarezzarla.

– È piccola!

Dopo poco, Lorenzo era già in braccio a Giuliana e sgranocchiava panzerotti. Incontrando lo sguardo di Anna che cercava quello di Marco, Giuliana sorrise:

– Bravo tuo figlio, Anna! Furbo e mangione, la gioia di ogni nonna.

Anna abbassò le spalle, come se le avessero tolto un peso, e Giuliana si sentì meno intrappolata nei suoi pensieri.

Marco scherzava pianificando le nozze, Anna invece taceva guardando il piatto. Attese che Marco si assentasse e poi Giuliana andò diretta:

– E tu perché tanto silenzio? accarezzò i capelli di Lorenzo e gli porse una ciotola di ciliegie Mangia, caro.

– Non so che dire… A Marco avevo detto che avrei preferito una cerimonia in sordina, senza festa…

– E lui non ascolta?

– No. Non è bello, tutti aspettano, non bisogna offendere la famiglia, dice.

– Da un lato ha ragione. Ma tu hai tutto il diritto di parlarne. Perché non vuoi la festa, tesoro?

Anna la fissò con gli occhi grandi, poi spiegò:

– Ho paura… la felicità ama il silenzio. La prima volta il mio matrimonio fu un gran festa e poi…

– Anna mia, sbagli a pensarla così. Capisco il dolore, so che hai perso tuo marito, una tragedia. Ma chi ti ha voluto bene avrebbe voluto che continuassi a vivere, non a piangere per sempre. Ognuno ha la sua parte di gioia e di lacrime. Bisogna accettare tutto, ringraziando o meno, a seconda della forza che si ha. Al destino nessuno scappa.

– Io… temevo…

– Cosa?

– Che mi giudicaste.

– E per cosa mai?

– Che abbia deciso di sposare Marco, un bravo ragazzo, quando poteva scegliere chiunque. Sono fortunata…

Lorenzo iniziò a dimenarsi in braccio a Giuliana, che lo posò a terra.

– E tu chi sei? domandò il bimbo, scrutandola con occhi dello stesso grigio della madre.

– Sono la tua nonna adesso, Lorenzo. Chiamami nonna Giuliana.

– Va bene! Lorenzo annuì serio.

Il matrimonio lo fecero come voleva Marco. I parenti, linguaccioni, non rinunciarono al pettegolezzo, ma bastava una smorfia di Giuliana per spegnere le malelingue.

Marco e Anna rimasero quasi un anno a casa di Giuliana. Lei aveva dimenticato i dubbi e i malumori. Vedere la delicatezza con cui Anna trattava Marco le fece capire che avrebbe dovuto smettere di preoccuparsi per il figlio. Non era facile, e ogni tanto le capitava di essere scontrosa, ma Anna aveva il dono di stemperare ogni tensione sorridendo e sdrammatizzando, senza mai rispondere con astio.

– Perché non ti sfoghi ogni tanto, Anna? chiese una volta Donatella, trascinando fuori la mucca dal cancello Racconta tutto a tuo marito. Se no, Giuliana non si quieta mai!

– E poi? Tutti a litigare? Madre e figlio in guerra? Bel consiglio! Anna la guardava ironica.

– Sei troppo orgogliosa, Anna sospirava Donatella Non sempre va bene nella vita.

– Meglio avere testa propria che ascoltare sempre gli altri, rispondeva Anna entrando.

La chiacchiera volava in paese.

Dopo un anno, la casa che Marco aveva iniziato a costruire fu pronta e Anna e lui vi si trasferirono. Le giornate scorrevano velocemente tra casa e lavoro. Quando Anna iniziò a sentirsi strana, andò dal dottore.

– Incinta? ripeté Anna incredula, guardando il medico.

– Cosa la sorprende? Non lo desiderava?

– Sì, certo! Solo la prima gravidanza era stata proprio diversa.

– Problemi ce ne sono, bisognerà che resti a riposo, ma se segue i consigli, vedrà che tutto andrà bene.

Giuliana arrivò subito ad aiutare con Lorenzo. Anna le aprì la porta e subito si ritrasse.

– Che hai? domandò Giuliana allarmata.

– Nulla rispose Anna osservando il volto tirato della suocera occupata a tirare fuori i doni per Lorenzo.

– Grazie, nonna Giuliana! esclamò il bambino giocando con una macchinina.

– Prego caro! Anna, perché ti sei sorpresa quando sono entrata?

– Avevate una faccia così scura Ho pensato foste arrabbiata con me.

Giuliana alzò gli occhi. Ecco Donatella che con le sue battutine le aveva rovinato la mattinata e lumore durante il viaggio fino a casa di Marco.

– Non ti basta che la prendi col pacco e pure malaticcia! E chi lo sa cosa farà nascere forse sei ancora in tempo

– Donatella, che razza di persona sei? Dove hanno sbagliato i tuoi genitori con te? Perché così cattiva, dimmi? Cosha fatto di male Anna?

– Ma chi se ne importa! bofonchiò Donatella. Scherzavo, basta, dài! Che vi vada tutto bene!

Giuliana si girò di scatto e andò via. Cercava di calmarsi mentre tornava, ma niente, Anna lo notò subito.

– Non preoccuparti Anna, roba da nulla. Sullautobus hanno litigato, tutto qui. Perché la gente non vive in pace?

Anna sorrise: sapeva che la suocera non mentiva mai, ma se la vede tentare di rassicurarla, voleva dire che non ce laveva con lei.

– Prepara la valigia, ti aiuto?

– Ho già fatto, mi dispiace solo dover andare in ospedale.

– Ci devi andare per il bene del bambino, Anna. Lorenzo lo guardo io, non ti preoccupare.

Marco accompagnò Anna in ospedale ed iniziarono giorni lunghissimi di attesa. Passò una settimana, poi unaltra, ed i dottori iniziarono a sorridere con compiacimento guardando i valori sul monitor.

– Ancora pochi giorni e potrà tornare a casa, ma con calma e sempre seguita. Ha qualcuno che laiuta?

– Sì, mia suocera, vive da noi.

– Ah… la suocera il medico sorrise dubbioso Non sempre è una fortuna, sa?

– Invece io sono fortunata! rise Anna La mia è straordinaria! Non una suocera da barzellette.

– Bene! È una rarità.

Mentre Anna si preparava per rientrare a casa, la sua preziosa suocera si disperava nel paese, cercando Lorenzo: quella mattina era sparito. Sempre ubbidiente, aveva permesso che andasse a giocare in cortile, mentre lei cucinava pensando al ritorno di Anna. Aveva visto Lorenzo nella sabbiera, poi, distratta solo un attimo, non lo trovò più. In preda alla paura, corse alla porticina: era spalancata, la strada deserta. Quanto tempo era passato?

Non sapeva che Lorenzo, sentendo dei rumori, era corso a vedere ed aveva trovato un piccolo cane bianco e nero tormentato dai ragazzini più grandi. Cercò di difenderlo, piangendo:

– Lasciatelo stare, gli fate male!

I ragazzi ridevano e tiravano calci al cane, Lorenzo tentava in ogni modo di salvarlo. Gli inseguimenti lo portarono in qualcuna delle tante vie del paese, e solo quando una donna gridò ai ragazzi, questi scapparono lasciando andare il cucciolo.

– Cosa combinano certi bambini oggi? sdegnata, disse la donna strattonando Lorenzo Anche tu, mica lo vuoi far soffrire?

– No, è piccolo, soffre…

– Bravo!

Poi la donna tirò dritto. Lorenzo restò lì, stringendo a sé il cucciolo tremante.

– Mamma dice che se ti perdi, devi stare dove sei, così ti ritrovano

Trovò una panchina vicino al cancello di una casa e si sedette, aspettando che venissero a cercarlo.

Intanto, Giuliana non immaginava quanto lontano fosse andato. Cercava nelle strade vicine mentre Marco, appena tornato, non trovando Lorenzo, prese a setacciare le vie più lontane, raccomandando a sua madre di non dire nulla ad Anna.

Dopo unora, Marco trovò il figlio addormentato sulla panchina, il cucciolo tra le braccia, che abbaiò non appena vide il papà.

– Sarai un bel guardiano di casa! gli accarezzò le orecchie mentre svegliava Lorenzo.

– Papà… sono stato fermo qui, come mi avete sempre detto voi.

– Bravo! Così ti ho trovato. E questa palla di pelo chi è?

– Papà assomiglia a Ulisse, della nonna Giuliana.

– Sembra più Achille! Che facciamo, lo teniamo con noi?

– Possiamo? gli occhi pieni di speranza di Lorenzo commossero Marco.

– Certo! Una casa senza cane che casa è?

Presa la bestiolina, tornò di corsa a casa. Giuliana lo vide da lontano e la tensione si sciolse in lacrime di gioia.

– Mi hai spaventato, tesoro! pianse abbracciando stretto Lorenzo.

– Nonna, non succederà più, promesso!

Chi poteva dire che lui non fosse suo nipote a tutti gli effetti? Che accada quel che vuole Donatella! Quali nipoti più veri di questi?

Anna seppe tutto dopo. Lorenzo non aveva fiatato, come se intuitivamente sapesse che meglio così. Quando lavarono il cucciolo che aveva le pulci risero e si abbracciarono, fradici e felici.

– Mi sei mancato!

– Anche tu!

Alla fine, la sorellina di Lorenzo nacque puntuale. La chiamarono Giuliana, come la nonna. Giuliana si illuminava ogni volta che poteva andare nel nuovo paese, sempre pronta a dare una mano, sempre accolta senza rimproveri per il passato di Lorenzo.

– Poteva succedere pure con me, mamma. Non colpevolizzarti. Lorenzo ha un cuore troppo grande, vuole bene ad ogni essere vivente. Con le coccinelle le porta via dallasfalto per non schiacciarle.

– Meglio così, se cresce buono!

La suocera non diede mai consigli non richiesti, aiutava col lavoro senza imporsi. Il caldo grazie, mamma di Anna era la sua ricompensa.

Vedere Lorenzo correre verso di lei per un abbraccio, il sorriso che le rivolgevano Anna ed il nipotino, la riempivano di un senso di pienezza. Sapeva di aver fatto la cosa giusta, tutto era come doveva essere.

– Te ne vai dalla nipotina, eh? Donatella, come sempre appollaiata al cancello, osservava Giuliana mentre chiudeva il suo.

– Dai nipoti, Donatella. Ne ho due!

– Una è davvero tua.

– Due, Dò, due. Sono miei tutti e due. E tu, lo vuoi sapere un segreto?

– Di pure, vediamo che tinventi.

– Lamore, Donatella, è una strada a doppio senso. Se vuoi essere amata, devi darti da fare. I miei figli e i miei nipoti mi amano, e i tuoi?

– I miei? Mi rispettano!

– Anche quello conta, ma secondo me lamore è meglio, sai? Giuliana le fece locchiolino, guardò lorologio e si affrettò verso il bus Mi aspettano!

Ecco, la famiglia non la decide sempre il destino, ma la costruisce la gentilezza e lamore di chi la vive ogni giorno.

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