Torta tradizionale italiana: un viaggio nei dolci più amati d’Italia

Torta

Tanti auguri a te! La canzone iniziava sottovoce, ma poi la voce del gruppo cresceva. Tanti auguri a te! Tanti auguri caro Matteo! Tanti auguri a te!

Tutti gli sguardi sono rivolti alla porta: di lì da un momento allaltro dovrebbe apparire Bianca con la torta. Le luci sono già spente, i presenti aspettano con trepidazione il culmine della festa. La pausa si protrae, qualcuno ride imbarazzato, qualcun altro riprende piano la canzone.

– Cosè successo? Francesca Ricci, madre di Matteo, si acciglia e si avvicina alla porta.

Gli ospiti sono tanti. Parenti, colleghi dellazienda che Matteo dirige, amici di lunga data. Non capita tutti i giorni di compiere trentacinque anni! Nonostante le proteste del figlio, Francesca ha insistito per una grande festa.

Non sei più un ragazzino! Devi pensare alle persone che ti stanno intorno, alle relazioni. Questo non è solo un compleanno: è anche unoccasione per socializzare con chi bisogna! diceva.

Mamma, basta… vuoi solo vantarti di me, ammettilo! Matteo rideva, guardando la madre che sbuffava indignata. Ok! Organizzo io la festa! Così ti vanti come vuoi e poi io e Bianca partiamo per le vacanze, lontani da tutti questi “contatti utili”!

Dove pensate di andare? Proprio ora? Non devi lavorare? Siete appena tornati dal viaggio di nozze!

Mamma! Matteo, alto e magro come un grissino, si curva ad abbracciare la madre. Ti ricordi che non sono più un bambino, vero? Posso fare quello che voglio, sì?

Sì…, ammette Francesca, porgendo la guancia per il bacio.

Perfetto! Sei una donna saggia, l’ho sempre saputo.

Vorrei solo che anche tua moglie fosse altrettanto saggia…

Mamma?

Che cè?!

Finiremmo per litigare, tu e io. Mi pare ne abbiamo già parlato: ti ricordi che hai detto di rispettare la mia scelta, sì?

Sì…

Allora, fine della discussione! Ho la miglior mamma del mondo! E la miglior moglie! Sono i miei pilastri, capisci? Se voi due litigate, chi ne soffre? Io! Quindi pace, ok? Vuoi altri motivi? Bianca è una scelta eccellente, mamma. Se non erro, hai detto anche tu che è intelligente, istruita, di buona famiglia. E la dote non ti ha fatto certo dispiacere, giusto? Mi pare di aver soddisfatto tutte le tue richieste, o no? Quando volevi che lasciassi Giulia le avevi elencate tutte.

Riguardo a Giulia, avevo ragione! Ti serviva solo la residenza e i tuoi soldi. Non ti voleva bene!

Mamma, ti prego! Ciò che è passato, lasciamolo andare. Giulia è felice con il nuovo marito e sono contento per lei. Preferivi che rimanessimo insieme a tollerarci e imparare a odiarci pian piano?

Ti ha tradito, figlio!

E allora? Ormai non vivevamo nemmeno più insieme. Eri tu a insistere su questo, dicevi che non mi meritava. Ma la verità è che eravamo troppo giovani, diversi, uniti più dalla passione che dall’amore. Ma era necessario intromettersi così tanto? Metterci uno contro laltra? A cosa è servito?

Sei diventato libero.

E a quale prezzo? Te lo ricordi? E gli anni che ho perso, non contano? Capisci quanto mi ha ferito tutto questo? Mamma, io non sono di pietra! E lo so benissimo che nessuna ragazza potrà mai competere con te, per te non andrà mai bene nessuna. Ma sai cosa ti dico?

Cosa?

Ho imparato. Tu mi vuoi bene. Io voglio bene a te. Ma se la regola diventa: “Fa come dico io, così ti amerò!”, non ci sto più. E non mi fa sentire più amato. Questo non riguarda Bianca, capisci? Riguarda noi due. Lasciami respirare e tutto andrà bene. A proposito, mi ero scordato: le chiavi.

Quali chiavi?

Quelle del mio appartamento. Puoi restituirmele, per favore?

Ma cosa dici! Francesca Ricci è quasi indignata. Perché mai? Cosa cè di male se le ho io? Se partite in vacanza, chi si occuperà del tuo gatto? E delle piante?

Mamma, che piante? Ho un cactus solo, mezzo secco! E il gatto starà dai genitori di Bianca. Da quando si è affezionato al padre di lei, non vede l’ora di stare là qualche settimana.

Matteo, sei cambiato tanto…

Forse era ora, mamma! Di cosa stiamo discutendo, poi? Su, dammi le chiavi che vado! Ci sarà tutta la festa che vuoi! E Bianca ha promesso di preparare una torta! Sta sperimentando con le farciture da giorni! Sai comè precisa, lei.

Se non fosse precisa, non avrebbe una pasticceria sua!

Grande! Mamma, sei fantastica! Questo era un complimento per Bianca? Non mi sbaglio?

Va, chiacchierone! Francesca si alza in punta di piedi e lo tira per lorecchio. Le chiavi sono sullappendiabiti, allingresso. Prendile! E… Matteo…

Che cè? Matteo si volta già sulla porta.

Hai ragione su qualcosa… Sto diventando una vecchia rompiscatole, vero? negli occhi di Francesca brillano le lacrime. Se è così, portami subito nella foresta! Appena ora!

Due passi larghi e Matteo abbraccia la mamma.

Hai ancora una vita davanti, mamma! Altrochè vecchiaia! Ci aspettano i nipoti, io e Bianca ne abbiamo bisogno della tua attenzione o ci viziamo troppo. Quindi non dire sciocchezze, ok? Vado, se no mi aspetta.

Aspetta, perché va con te e non con la sua macchina?

Lha prestata a sua cugina. Clara ha venduto la sua auto e non ne ha ancora comprata una. Con la figlia da portare alle visite aveva bisogno, così Bianca le ha data la sua. Tanto la recupero sempre io dal lavoro.

La figlia di Clara sta male?

Qualcosa agli occhi. La stanno visitando. Non si sa ancora. Si lamenta che vede male. Ha solo cinque anni. Meglio controllare.

Giusto! Così piccola e già problemi… povera bimba!

Mamma, lhai vista la povera bimba! Alla nostra festa di matrimonio era un uragano. Starà bene, vedrai. Aiuteremo, se servirà. La medicina fa passi da gigante. Ora devo andare. Ci vediamo!

Questo confronto è stato duro per Francesca. Si rimprovera di non riuscire ancora a tenere a freno la lingua. Mai saputo farlo! Non con i genitori né col marito. Solo lironia lha spesso salvata. Anche da bambina, Franceschina sapeva dire cose talmente fuori luogo che i genitori prima si bloccavano, poi ridevano. Col marito funzionava meno, ma quando si sposò aveva già imparato a controllarsi meglio. Le rare discussioni le pesavano. Non sapeva e non amava litigare.

E ora quasi non si riconosce. Dove vuole andare a parare? Già in passato aveva provocato abbastanza!

La sua prima nuora, Giulia, non le è mai piaciuta. Al punto che, al matrimonio di Matteo, aveva pianto rumorosamente, ignorando il marito che cercava di calmarla, e la propria madre.

Francesca! È un giorno lieto, non una tragedia! Che commedia! sbottava il marito.

Ma lei non ascoltava. Il mondo le sembrava crollato addosso!

Il suo Matteo! Non solo si sposava a ventitré anni, ma con chi?! Bella sì, ma cosaltro? Né intelligenza né cuore, si diceva. E non la vedeva affatto adatta per diventare madre dei suoi nipoti…

Poi, quanto si è pentita… Francesca ha sempre pensato che, col suo astio, avesse portato sfortuna a Giulia, negandole la felicità in matrimonio con Matteo…

Non devi, Francesca! sussurrava la mamma, affaticata dalla malattia, ma ancora vigile per darle consigli. Non devi! Tutta la cattiveria, tutto il rancore ti si ritorce contro! Capisci? Non devi augurare il male, mai!

Ma io non lo auguro! protestava Francesca, iniziando a passeggiare nervosa.

Involontariamente sì… Non sei obbligata a voler bene a quella ragazza, ma pensa a tuo figlio! È più legato a lei che a te, ora. Ed è giusto. Bisogna lasciarli fare…

Non intralcio! Tu non capisci! Lei non lo ama, si vede! Tra un anno si lasciano, lui solo perderà tempo.

Se sarà lui a deciderlo, sarà il suo tempo. Ma se sarà per colpa tua… potresti peggiorare tutto… Ascoltami…

Mamma, stai tranquilla. Ti serve riposare, facciamo uniniezione e poi ti preparo un brodino?

Quanto darebbe, ora, Francesca per sentire come continuava il discorso della sua mamma… Ma il tempo non torna più.

Se allora lavesse ascoltata, chissà come sarebbe andata! Forse avrebbe avuto già dei nipotini.

Adesso si arrabbia ancora per il passato. Ma provava anche pena per Giulia, quando era in ospedale dopo laborto spontaneo. Solo che anche allora non seppe mostrare i suoi sentimenti. Si offese quando Giulia si voltò, non rispose alle sue domande, poi girandosi la fissò con occhi asciutti, tristi e incolleriti:

Ora è come volevate voi… Contenti? Felici?

Francesca perse la pazienza, rimproverò Giulia e se ne andò sbattendo la porta.

Ora capisce che ha sbagliato… E Giulia, in fondo, aveva ragione. Forse senza tensioni e litigi, la bimba sarebbe nata…

Ma il dolore più grande arriva dopo. Perché, quando Francesca incontra Giulia anni dopo il divorzio, la ragazza le sorride… E quella gentilezza rode ancora Francesca. Come ha fatto? Salutarla, sorridere, sistemare la copertina della carrozzina dove dormiva un altro bambino, e augurarle il meglio, sinceramente! Senza rancore! E Francesca lo ha percepito.

Da dove prendeva quella forza? La stessa che aveva avuto la mamma di Francesca. Unaltra non avrebbe mai perdonato! Francesca stessa non ci sarebbe mai riuscita. Avrebbe alimentato il rancore giorno e notte, lasciandolo crescere fino a oscurare tutto… Eppure Giulia ce laveva fatta! Aveva lasciato andare il passato e continuava a vivere! Aveva avuto un figlio e si godeva il sole con le lentiggini sul viso… Come è possibile? Dove trovare quel coraggio?

Non lo sa. Sa solo che lansia per suo figlio non la abbandona mai. Come sta? Come se la cava?

A vederlo sembra tutto ok. Ha la sua impresa, ha comprato finalmente casa. E poi cè Bianca… Sembra una brava ragazza, e Matteo ha ragione. Ottima famiglia, genitori medici.

Francesca era rimasta sorpresa solo dallo scoprire che la famiglia supportava Bianca nella sua scelta di rompere la tradizione medica familiare.

Ma come? Avete una dinastia! chiedeva Francesca. La madre di Bianca rideva.

Non è mica una monarchia! Non deve salire al trono per forza. Fa quello che le piace: il nostro compito è aiutarla.

Fare torte sarà mai come fare il medico? Non è la stessa cosa…

Non bisogna paragonare. Sono mestieri diversi. Io posso aiutare una donna a portare a termine la gravidanza, ma non sarei mai capace di fare una Millefoglie buona come quella di Bianca. E non saprei di certo organizzare il bilancio della pasticceria come sa fare lei. Sapete che ora gestisce tutta lattività? Non abbiamo mai nemmeno dovuto chiedere un prestito: lei aveva calcolato tutto già dal primo anno di università. Abbiamo solo venduto il garage per aiutarla con laffitto del locale, tanto lo volevamo eliminare da anni. A ognuno il suo! Non crede?

Non so… Per me il medico è sempre una missione. Ma Bianca è giovane. Magari un giorno cambia idea.

E allora dirò lo stesso: avanti figlia mia! Saremo con lei. È la nostra unica figlia. Perché vivere, se non per la sua felicità?

Francesca non capiva. Per lei un figlio non poteva sempre avere ragione! Assurdo!

Bianca, invece, sembrava non curarsene. Quella sera il padre le aveva trovato il locale perfetto, e lei si era dedicata con entusiasmo allapertura della sua prima pasticceria.

Di nuovo, Francesca non approvava. Perché? Matteo aveva unattività redditizia, bastava per mantenere la famiglia. Perché tutte quelle fatiche? Non sarebbe meglio che Bianca si dedicasse al marito, presto magari ai figli? Ma nessuno la ascoltava. Anzi, Matteo aveva pure comprato delle attrezzature costose per la futura moglie, e Francesca la vide saltellare entusiasta. Che madre sarebbe diventata quella ragazza? Sarebbe toccato a lei aiutarli… Ma Bianca aveva la sua mamma. Francesca si sentiva in disparte, inutile. Che amarezza…

Vorrebbe liberarsi di questa amarezza, ma non ci riesce. Così continua a vedere difetti nella nuora, anche dove non ce nè.

E ora? Quanto ci mette Bianca? Accendere le candeline è questione di pochi minuti! Dovè finita?

Francesca si fa largo tra la folla ormai divertita che chiede notizie della torta e arriva di corsa in cucina.

Bianca! Ma che succede…

Lo spettacolo davanti a sé è inaspettato, quasi assurdo!

La torta, alla quale Bianca aveva lavorato quasi ventiquattro ore senza lasciare avvicinare nessuno, è irrimediabilmente compromessa. Unenorme ammaccatura mostra i vari strati: crema lievemente rosata, qualche bagliore scuro e brillante di cioccolato e amarene Francesca capisce che Bianca aveva optato per la sua preferita: la Foresta Nera. Anche Matteo ladorava, ma era chiaro che Bianca voleva farle un piacere.

Il danno fa ancora più male per questo. E di chi è la colpa? Di Caterina, la figlia di Clara. Proprio quella bambina per la quale Bianca aveva dato via la macchina, dovendo così farsi recuperare da Matteo.

Caterina è lì, con le braccine aperte e le dita tutte sporche di crema pasticcera. Col suo visino intimorito dietro i nuovi occhiali, Francesca prova un moto di pena.

Cosè successo? Caterina, sei stata tu? Come è successo? Perché eri qui da sola? Francesca cerca con lo sguardo la nuora e si allarma. Bianca! Che hai?!

Bianca è accovacciata davanti al tavolino della torta e piange a dirotto. Mascara sbavato ovunque.

Non saprà mai spiegare come, ma vedere la giovane donna disperarsi per quella torta, fatta apposta per lei, la commuove a tal punto da rischiare di piangere pure lei stessa. Abbraccia Bianca, la fa alzare e la stringe, accarezzandole i capelli e bisbigliando dolcezze.

Su, tesoro! Non così! Rimediamo a tutto, vedrai! Dai… Questa non è sfortuna! Speriamo di non conoscere mai veri dolori, capito? Ora qualcosa ci inventiamo! Forza, calmati!

Le note di quella voce perentoria tornano sulle labbra di Francesca, e Bianca tace, conoscendo ormai molto bene quel tono da non-contraddire-la-suocera.

E come rimediamo? Cosa possiamo fare? chiede Bianca, asciugandosi le lacrime.

Caterina, racconta come è successo?

Caterina abbassa la testa, imbronciata.

Non so.

Le dita sono tutte nella crema! E dici di non sapere?

Caterina tace, fissando il pavimento.

Non è stata lei!

La voce si sente dal basso: Francesca quasi salta per lo spavento e si tira su la gonna lunga.

Zia Francesca, tranquilla! Sono io, Paolo!

La faccetta sporca di un bambino di sei anni esce da sotto il tavolo. Paolo, il piccolo di casa. Coccolatissimo da tutti i parenti, è un terremoto. Di solito, quando ci sono i raduni famigliari, cercano sempre di lasciarlo a casa, ma oggi, siccome la festa è in una trattoria con area bimbi, hanno portato anche lui.

Stanco dei giochi coi più piccoli, Paolo si è intrufolato in cucina. La torta è lì, alta e bellissima: irrinunciabile. Solo una ciliegina! Tanto nessuno se ne accorgerà!

Ma in quel momento Caterina entra in cucina, cerca Bianca e vede Paolo barcollare sulla sedia mentre tenta di raggiungere la cima della torta. Cade e infossa entrambe le mani nella crema.

Sta ferma! Aiutami!

Caterina deve aiutarlo a scendere dalla sedia, facendo attenzione a non sporcarsi il vestito da cerimonia.

Non dire niente a nessuno!

Lo scopriranno comunque!

Se non lo dici tu, nessuno lo sa. Al massimo… il gatto!

Quale gatto? Bianca ce lha a casa, e qui mica ci sono gatti.

Appunto! Potrei sempre dire che è stato un gatto! Se parli passi guai, capito?

Non mi fai paura! Caterina stringe i pugni.

Stanno quasi per litigare quando sentono i tacchi di Bianca che si avvicina. Paolo si infila sotto il tavolo, Caterina resta lì con le mani in aria in difesa del vestito.

Bianca non la sgrida. Resta solo qualche secondo immobile davanti alla torta rovinata, poi si accovaccia e scoppia a piangere. Caterina vorrebbe consolarla, ma proprio allora entra Francesca Ricci.

Paolo si strofina la crema sulla camicia e cerca spiegazioni.

Zia Francesca, non sgridare Caterina! È colpa mia! Anche se la torta era troppo bella! Mi faceva venire troppa voglia! Dovevo provarla!

E come fai a dire che era buona se non lhai ancora assaggiata? Bianca sorride tra le lacrime, guardando Paolo imbarazzato.

Ho leccato le dita…

In quella confessione cè tutta la genuinità infantile: Bianca ride, Francesca ride, e quasi si dimenticano della torta quando nella cucina entra Clara.

Bianca, tu… Mamma mia! Ma cosè successo?!

E subito si mettono al lavoro. Francesca taglia la parte sana della torta, Bianca la dispone sui piattini, infilandoci una candelina. Clara pulisce i bambini e li rimanda in sala, poi aiuta le altre.

Avete unidea?

Sì! È stata di Francesca Ricci! Io mai ci avrei pensato!

Bianca, se mai un giorno smetterai di chiamarmi signora Francesca, ti concedo di chiamarmi mamma. Non adesso! È una cosa che viene col tempo.

Clara e Bianca si scambiano uno sguardo dintesa, senza dire nulla. Intanto Francesca sistema lultimo pezzo di torta per sé e ordina:

Andiamo!

In pochi minuti tutti i piattini sono distribuiti agli ospiti, la luce si spegne di nuovo e le candele brillano calde in tutta la sala.

Di solito, il festeggiato spegne le candele ed esprime un desiderio. Ma questa sera cambiamo le regole. Ognuno di voi spenga la candela e auguri a Matteo felicità e faccia un desiderio, per sé o per qualcun altro. Pensateci bene: è una cosa seria! Il vostro desiderio si avvererà! Francesca sorride, chiude gli occhi e soffia sulla sua candela.

Passa un anno e vagabonda impaziente fuori dalla maternità.

Ecco i desideri a cosa portano! Lavevo pure detto a tutti! Brava Francesca! Complimenti proprio!

I genitori di Bianca ridono a vederla agitarsi, ma la lasciano fare.

Il fotografo esce, immortalando genitori di Bianca, Francesca impalata sul gradino più alto, Caterina e Paolo mano nella mano, tutti giunti per accogliere il nuovo nato.

Bianca esce al sole sorridente, stringendo il suo bimbo tra le braccia:

Eccoci! Venite a conoscere Michele Matteo! Allora, chi sarà il primo a salutare il nipotino?

Francesca si fa avanti timidamente, cercando il consenso dei suoceri di Bianca; loro annuiscono col sorriso.

Posso? chiede con un filo di voce, tendendo le braccia. Bianca spalanca gli occhi, sorpresa.

Mamma Francesca! Ma su! Fatti coraggio! Tienilo stretto! È il nostro futuro! Così… perfetto! Adesso sì che va tutto bene!

Sì… Francesca solleva un angolo della copertina e si ferma, col cuore colmo di gioia.

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