Figlio di sangue

Alessandro, però dobbiamo dare Cinzia al ricovero per minori!
Ma sei fuori di testa? Come dare? Alessandro fissò la moglie con sguardo incredulo.
Sì, proprio così! rispose Giovanna agitando i riccioli. Presto avremo il nostro bambino, perché tenere unaltra bambina?

Giò! È proprio per la nostra buona sorte, perché Dio ci ricompenserà per aver aiutato quella piccola orfana a trovare una famiglia! Tu stessa avevi insistito per adottarla!
Non speravo più di avere un figlio, per questo ho insistito. Che famiglia è senza figli? disse, mentre la piccola Cinzia, di cinque anni, rimaneva sulla soglia della camera dei genitori, incapace di credere a quello che aveva appena sentito. Non era la loro? Volevano rimandarla al ricovero? Le lacrime le inondarono gli occhi. Era così felice allidea di avere presto un fratellino o una sorellina e ora, a causa di quel nuovo arrivo, avrebbe perso i genitori!

Sentendo qualcosa, Alessandro si alzò dal letto e si diresse verso la porta. Dietro di lui cera Cinzia, ormai in lacrime.
Papà, cosa mi dici? Non sono più vostra? chiese con gli occhioni pieni di paura.
Ma no, tesoro! Alessandro la prese tra le braccia. Certo che sei nostra!
Ma avete detto che vogliamo rimandarla al ricovero! Quindi non sono vostra? insistette Cincina, strofinandosi le guance ancora bagnate.
Sì, ti abbiamo accolta nella nostra casa, ma non vuol dire che non sei parte della famiglia! Ti vogliamo bene! La mamma è solo sopraffatta dagli ormoni per larrivo del bambino Vieni, ti faccio dormire!

Me ne vado, e non vedrai mai più il bambino! urlò Giovanna. Voglio una famiglia normale, senza estranei!
Calmati, non ci sono estranei! cercò di placare Alessandro. Cinzia è anche nostra figlia!
Non lho partorita! Non è mia! continuava a infiammarsi Giovanna. Scegli: o io o lei!

Alessandro aiutò Cinzia a preparare le valigie.
Per ora starai da nonna, così la mamma non sarà sotto pressione, le disse, il bambino nascerà, la mamma si calmerà e poi ti riprenderemo, daccordo?

Cinzia annuì. Accettò qualsiasi cosa pur di non tornare al ricovero. Amava la nonna, una donna gentile che le offriva sempre qualcosa di dolce.

Nonna, se la mamma volesse rimandarmi al ricovero, posso restare qui con te? chiese dalla soglia.
Lidia, la nonna, la guardò severa, mentre Alessandro sorrise imbarazzato: Gli ormoni di Giovanna le fanno perdere la testa!
Certo, principessa! rispose Lidia, aiutandola a svestirsi. Ma la mamma non ti lascerà davvero, è solo lo stress!

Passarono due mesi. Cinzia viveva da Lidia, mentre Alessandro era sempre più assente, diviso tra il lavoro in banca a Roma e lospedale dove Giovanna era ricoverata.

Una mattina, mentre Lidia preparava la colazione, Cinzia guardava fuori dalla finestra. Visto lauto di Alessandro, gridò felice:
Papà!

Così presto? sbuffò Lidia, perché Alessandro raramente arrivava prima di mezzogiorno. Sentendo un attimo di inquietudine, fece sedere la nipote in cucina e andò ad accogliere il figlio.

Giovanna è morta ieri notte. Ha avuto le contrazioni e non ce lha fatta Il bambino è anchesso deceduto disse Alessandro, stremato, sedendosi su uno sgabello dingresso.

I tre rimasero in silenzio nella cucina, dimenticando le tazze di tè ormai fredde.

Mamma, prendo Cinzia. È ora di tornare a casa. disse Alessandro.
Se vuoi, posso stare qui con voi, propose Lidia, guardandolo con occhi interrogativi.
Grazie, mamma rispose lui.

Cinzia osservava con entusiasmo i nuovi fiocchi di seta. Tra poco sarebbe diventata una vera studentessa! Una bella divisa e uno zaino colorato lattendevano.

Allimprovviso si sentì il cigolio della porta di ingresso. Era Alessandro!

Papà! corse ad abbracciarlo la bambina. Accanto a lui cera una donna snella, di bassa statura.

Figlia, ti presento: è Licia! Verrà a vivere con noi! annunciò Alessandro con un sorriso forzato. Ciao, Cinzia! disse Licia, porgendo un piccolo mazzo di fiori. È per il primo di settembre.

Ciao! sbuffò Cinzia, ignorando il bouquet e correndo nella sua stanza.

Non offenderla, sentì la voce di Alessandro rivolgersi a Licia, è davvero una ragazza buona e dolce!
Sono sicura che diventeremo amiche, rispose Licia.

Cinzia chiuse gli occhi e, con un gesto teatrale, sbatté la porta della sua camera.

Alessandro e Licia si sposarono modestamente. Poco dopo gli fu offerta una nuova promozione, e il lavoro lo assorbì quasi completamente. Tutti i compiti di Cinzia ricaddero sulle spalle di Licia, che fece di tutto per avvicinarsi alla bambina: la aiutava con i compiti, partecipava alle riunioni scolastiche, la portava al cinema e in un bar.

Col tempo Cinzia si sciolse e cominciò a fidarsi della matrigna. In casa regnava una certa serenità.

Alla fine dellanno scolastico arrivò unaltra notizia: Licia era incinta. Per Cinzia fu un colpo improvviso. Si chiuse nella sua stanza e pianse a lungo. Licia, alla porta, implorò:

Cinzia! Non piangere! Ti voglio bene! Non ti lascerò mai! Saremo sempre insieme! Sei la mia bambina più cara!

È vero? uscì Cinzia, ancora con gli occhi rossi.
Certo! Licia la strinse. Sei la mia figlia! Non ti perderò!

Qualche mese dopo, Cinzia teneva in braccio il fratellino, così piccolino da sembrare un cioccolatino.

Mamma! Guarda quanto è carino! esclamò, senza accorgersi di aver chiamato Licia mamma. Licia, trattenendo le lacrime di gioia, la abbracciò.

Due anni dopo, Cinzia iniziò la quarta elementare quando una brutta notizia colpì la famiglia: Alessandro morì in un incidente stradale. Licia e Cinzia, meccanicamente, continuavano le faccende domestiche, curavano il piccolo Matteo e… tacevano. Avevano paura di parlare, perché le lacrime scivolavano subito. Matteo non capiva cosa succedesse e iniziava a fare i capricci. Una sera, mentre il bambino dormiva, Licia si avvicinò a Cinzia e le disse:

Cin, non possiamo continuare così! Il papà non tornerà, ma la vita va avanti. Dobbiamo smettere di soffrire, daccordo?

Daccordo, rispose Cinzia. Licia aveva ragione: non si poteva riportare indietro il padre.

Ma la sventura non finì lì. Mentre avevano deciso di andare avanti senza dolore, bussò alla porta una donna robusta, presentandosi come ispettore dei servizi sociali.

Dovete portare Cinzia al ricovero per minori, non avete più genitori. proclamò, chiedendo i documenti di adozione, che non cerano. Ecco perché! La nonna è troppo anziana per garantire una vita dignitosa, e voi non siete nulla!

Licia, sconvolta, non piangeva più. Cinzia, invece, era indifferente: il suo incubo si era avverato, era di nuovo sola.

Ti prenderò fuori da lì! gridò Licia, ma Cinzia non credette più a nessuno. Chi avrebbe voluto una orfana? Prima, quando il papà era vivo, era amata. Ora, senza di lui, nessuno la voleva, soprattutto Licia, che aveva già il suo bambino.

Licia continuò a visitare il ricovero, ma la ragazza non rispondeva più. Vedeva la donna seduta su una panchina in attesa, ma non accoglieva più linvito. Col tempo Licia venne meno, poi sparì del tutto.

Ecco, è finita! pensò Cinzia con un sorriso amaro.

Due mesi dopo, un ragazzo scaltro, capo del ricovero, entrò nella stanza di Cinzia.

Elena, la direttrice ti chiama! annunciò. Sei stata accettata in una famiglia! Beh, non è proprio una famiglia, ma almeno

Non voglio nessuna famiglia! sbottò Cinzia. Non ho mai avuto fortuna con le famiglie!

Fortuna o sfortuna, vedrai dopo. Ora prendi le tue cose e vai dai tuoi nuovi genitori.

Cinzia obbedì, senza più curarsi di quello che sarebbe accaduto. Fu portata fuori dal ricovero, dove la vide Licia.

Che ci fai qui? chiese Cinzia, indifferente.
Sono venuta per te
Già mi hanno adottato
Sono io.

Tu? rimase senza parole la bambina.

Sì! Ti ho detto che sei la mia figlia e non ti lascerò mai! Le madri sole non trovano spesso chi le adotti, ma io ho dimostrato di poter offrirti una vita dignitosa, e qualche convenienza non è mai stata vietata. Ora siamo una vera famiglia! Andiamo a casa, Matteo ti sta aspettando!

Cinzia, finalmente, capì che lamore non sempre arriva nella forma che ci aspettiamo, ma può nascere anche da chi, pur imperfetto, decide di prendersi cura di noi. E così, con un cuore più leggero, accettò il suo nuovo cammino, ricordando che la vera famiglia è quella che sceglie di amare, non quella che ci è stata data per caso.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

one × 4 =

Figlio di sangue
Chi sei tu per dare ordini agli altri?!