Tango
Isa, dove sei tutta agghindata così? esclamò Lia Grimaldi guardando la vicina e, sorpresa, si alzò dalla panchina.
Isabella Montanari sollevò appena il sopracciglio ma mantenne il suo portamento. Un cenno del capo, la mano che accompagnava il cappello, e scivolò via con grazia. Non è il momento di spiegare: già il tempo stringe.
Lia rimase immobile, trattenendo il respiro e seguì con lo sguardo lamica.
Incredibile! Tacchi! E il cappellino! E questa sarebbe Isabella? Che da cinque anni non varca altro che la soglia dellalimentari accanto. E anche lì quali tacchi? Solo la vestaglia in casa e le ciabatte, quando fa caldo. Certo, va detto che Isabella, i suoi vestaglie li sceglieva con gusto e i capelli, invece di una banale treccia disordinata, li portava acconciati con attenzione. Questione di educazione. Sua madre non usciva mai tra la gente trasandata. E costringeva anche Isabella. Quante volte Lia, conscia della sua treccia arruffata, si affrettava a sistemarla, dopo aver sentito la madre di Isabella rimproverare la figlia.
Isabella! Ma che modi sono questi? Sistemati un po!
Anche il nome, la mamma laveva scelto non per romanticismo, ma per pura strategia.
Nessuna delle mie amiche ha questo nome. Non ti confonderanno con nessuna! Il nome, bambina, è come un biglietto da visita. E tu devi essere sempre allaltezza.
E Isabella allaltezza lo era, almeno finché la chiamavano solo per nome. Ma quando si aggiungevano cognome e patronimico, si faceva sempre più fatica a trattenere una risata: Isabella Montanari Ferri Nemmeno a inventarla una combinazione così!
Cambierai cognome quando ti sposerai! Hai trovato proprio un gran problema!
La madre di Isabella era irremovibile. Del resto, il suono di quel nome lincantava. Come avesse intuito quale donna sarebbe cresciuta la sua Isa? Eppure da piccola non faceva che piangere, sempre ammalata. Se non fosse stato per la nonna paterna, la madre di Isabella avrebbe dovuto rinunciare al lavoro. E vivere di cosa? Suo padre non era un uomo affidabile: guadagnava e subito spendeva tutto in vino. Tanto che, una sera, Isa aveva meno di due anni quando sua madre buttò letteralmente fuori di casa il marito.
Meglio sola che con un uomo così. Mi vergogno davanti a mia figlia
A vegliare su Isabella ci pensava la nonna paterna. Una donna del paese, semplice e buona: conosceva tutte le erbe dei dintorni e dalle cose più umili creava giochi meravigliosi.
Guarda qui!
Infilava un chicco duva su uno stecchino, strappava un fiore di cardo e in un lampo ecco la principessa col vestito vaporoso!
La nonna faceva infusi e impacchi ad Isa, lavava accuratamente i tre capelli incrociandoli, dicendo:
Vedrai che con le tue trecce stupiremo tutti!
E aveva ragione. In prima media Isabella era già cresciuta, i capelli erano diventati linvidia di tutto il cortile.
Isa, guarda! diceva Lia, indicando il libro di storia. Sembri unimperatrice!
Quella ragazza folta di capelli nel libro non somigliava affatto a Isabella, ma lammirazione delle amiche la faceva stare bene.
Ed erano state proprio le trecce di Isabella a segnare il suo destino. Lirrequieto compagno Paolo, che sedeva con lei, dapprima la tirava per i codini, poi crescendo li sfiorava con dolcezza, cercando di non farsi notare. In terza superiore era già innamorato e soffriva in silenzio, finché partì per la leva.
Mi aspetterai?
Non lo so.
Cattiva! Ti amo! E tu
Paolo, non so Dammi tempo.
Ma il tempo non ce lho! Dimmi ora se mi aspetterai!
Ti aspetterò
Isa non era abituata a promettere tanto facilmente. Scriveva a Paolo lettere puntuali e, a termine servizio, era sicura ormai di amarlo. In quelle righe storte cera tanto detto Ma una cosa sono le lettere, unaltra la vita insieme.
La decisione di sposarsi fu rapida.
I genitori di Paolo guardarono la bella nuora con le labbra appena contratte. Bella era bella, ma troppo perfettina. E labito pareva cucito su misura, gli occhi bassi, e quel nome!
Va beh, il vestito lo aveva cucito la madre di Isabella, e in modo tale che tutte le vicine si stupivano. Ma quegli occhi Troppo bella, difficile credere che avesse aspettato onestamente il loro figlio.
Un anno, due, tre Isabella aveva finito luniversità, lavorava, e il marito invece si cercava. Un lavoro qui, uno là, mai a lungo. Alle domande della moglie si scostava:
Non so ancora cosa voglio fare. Sto valutando. Una laurea? Ma chi la chiede oggi? Conta chi si dà da fare, non chi sta sui libri. Non stressarmi!
Isabella taceva, per evitare litigi. Cercava di salvere la famiglia, ma i problemi crescevano, come una valanga, ormai non sapeva più che fare.
È passato tanto tempo e quella resta vuota. Figlio mio, non è un buon segno. Magari prima di te cera qualcun altro, e ora non può più fare figli?
La suocera di Isabella non ci andava leggera.
Allinizio Paolo non dava peso. Non si fanno sempre a comando, i figli
Ma la goccia scava la pietra. Arrivò il giorno che anche lui iniziò a pensare che forse la madre aveva ragione, e Isabella ricevette il primo rimprovero da suo marito.
Resteremo senza figli? Se cera qualcosa prima, dimmelo. Magari il problema non sono io?
Fino a quel momento Isa si era sempre sentita forte. Come no! Diploma con lode, università superata senza perdere un anno, sempre a dare una mano alla madre. In casa, ordine e pulizia, il marito non aveva di che lamentarsi. Anche i suoceri, durante le feste, apprezzavano i suoi piatti. Credeva di poter sopportare tutto.
E invece no.
Quel colpo fu così forte che qualcosa in Isa si spezzò. Nettamente, come il rumore di un rametto.
Per la prima volta la sua logica venne meno. Non riusciva più a mettere in fila amore e dolore, come aveva fatto sempre.
Proprio in quel momento, senza saperlo, Isabella era già incinta. I malesseri li attribuiva al nervosismo. Non aveva nessuno con cui parlarne: sua madre, se mai lei provava a lamentarsi, rispondeva sempre:
Proprio tu non ce la fai? Isa, mi sorprendi!
E ora questa, si era detto Isa. Da sola non riesco a reggere.
Fu Lia ad aiutarla.
Di ritorno dal lavoro, Isa raggiunse il portone ma le gambe non reggevano più. Non voleva tornare a casa. Non voleva vedere suo marito. E neanche parlare della notizia che aveva appena saputo.
La scoperta della gravidanza la sconvolse tra gioia e amarezza, le veniva da cantare e poi subito piangere. Perché proprio ora? Solo un paio di giorni prima e tutto sarebbe stato diverso, avrebbe potuto replicare a chi la criticava. Adesso? Gettare in faccia al marito: Perché?? Nemmeno ci riusciva. Si sentiva vuota, colpevole senza motivo.
Lia era sulla sua panchina, cullando la carrozzina del figlio.
Quella panchina era il suo trono. Laveva costruita suo marito quando era arrivato il loro primo figlio.
Ecco! Così potete chiacchierare, voi donne, senza aspettare i mariti a casa. Sennò pare sempre che siete in prigione.
Luomo di Lia era stato bravo. Peccato che se ne fosse andato troppo presto, appena compiuti i cinquanta. Un mese dopo il compleanno, il cuore lo tradì. Lia soffrì tanto che Isabella dovette quasi trascinarla in cortile si sfogasse pure davanti a tutti. Serve. Le lacrime svuotano la testa e poi, magari, si va avanti. Aiutò
Ma questi erano tempi passati. Ora Lia sgranocchiava semi aspettando che il tramonto e il fresco riempissero il cortile di vita e che le amiche si sedessero vicine a raccontarsi i fatti del quartiere.
Isa, che hai? Oddio! Sei pallida come un cencio! Lia si alzò subito e guardò lamica negli occhi. Racconta cosè successo.
Perché Isabella si confidò proprio con lei? Non era mai stata abituata a parlare a cuore aperto. Ma quel giorno fu diverso. Mentre le lacrime le solcavano le guance, raccontava tutto, cercando liberazione dal dolore che le divorava ogni speranza.
Che maiale! strillò Lia e subito iniziò ad agitare la carrozzina. Il bimbo aveva il sonno leggero, se si fosse svegliato era finita la pace. E cera tutto questo da dire!
Intanto Lia, mentre cullava il bambino intonando una ninnananna, si calmava.
E cambiò subito tono: arrabbiarsi era facile, ma distruggere una famiglia per una frase era ancora più facile. E cera di mezzo pure un bambino! Gli conviene crescere senza padre?
Isa, non fare sciocchezze. Anche il marito ha i suoi motivi, non detto che abbiano ragione! Lia le poggiò una mano sulla spalla tremante. Però si può anche capire. Quando tutti ti mettono dubbi in testa, uno ci pensa. Tu sii più furba. Adesso nascerà tuo figlio, vedrai che si ricrederanno. E il marito, se ha sale in zucca, chiederà scusa. La colpa, Isa, in una famiglia ci aiuta a essere migliori. Quando stai per arrabbiarti, ti ricordi che anche tu hai i tuoi difetti e ti dai una calmata. Così pian piano passa, anche il dolore. Non dura per sempre. Ricordi cosa dicevano le nostre nonne? Dormici su. Domani sarà diverso. Pensa al futuro, non al passato.
Isa ascoltava e si sentiva sollevata, chissà perché. Forse Lia aveva ragione? Perché pensare sempre a ciò che è stato? In fondo, cosa? Una sciocchezza, ok, ha ascoltato la madre che non lha mai amata, ma poteva anche ragionare con la sua testa. E ormai Che importa? Bisogna andare avanti. Ma come?
Solo quando Isabella raccontò al marito della gravidanza, tutto si sistemò. La gioia fu tale che qualunque cuore si sarebbe intenerito. Isa non sapeva serbare rancore. Lo perdonò.
Il figlio di Isabella nacque ma con una debolezza al cuore, che richiese subito unoperazione e poi unaltra. Isabella rimaneva sempre in ospedale vicino a lui, consapevole che a casa si addensavano nuove dicerie, altri sussurri. Né il figlio era normale, né lei lo era. La disperazione lavvolgeva a ondate, lasciandola senza fiato.
Fu in quei giorni che Isabella si tagliò finalmente le famose trecce. Bastò chiedere un paio di forbici alle infermiere, e recise i capelli cortissimi. La testa subito più leggera, anche il dolore parve attenuarsi.
Sua madre, che portava cibo al nipotino, non disse nulla vedendola coi riccioli corti. Distolse lo sguardo per un attimo, poi si rimboccò le maniche e si mise a sistemare la borsa dei viveri. Cercava di sorridere, di tirarla su, ma con scarsi risultati. Isa la vedeva cupa.
Mamma
Non dire altro, Isa! Non tormentare te stessa e nemmeno me. Adesso pensiamo al bambino, solo a lui. Cosa dicono i medici?
Era questo che contava e Isa si tuffò nel presente, senza più rimuginare sul marito che ormai vedeva poco e la suocera che non era mai andata allospedale.
Arrivò finalmente il giorno delle dimissioni
Ma Isabella non tornò a casa, bensì dalla madre. Il matrimonio si sciolse senza traumi.
Finito, Paolo?
Scusami
Grazie almeno per lonestà.
Mi permetti di vedere nostro figlio?
Sei suo padre. Non potrei impedirlo.
Paolo resistette tre anni. Poi si risposò con una ragazza giovane e andarono a vivere in Calabria, per cominciare una vita nuova
E Isabella? Niente cambiamenti. Tutto secondo programma: figlio, salute, acciacchi della madre e tanto, tanto lavoro.
Isa amava il lavoro. Si entusiasmava ogni volta che tornava a quadrare ciò che sembrava impossibile tra cifre e rapporti. Nei numeri si perdeva, dimenticava tutto il resto, tranne il figlio.
Il suo ragazzino, Sergio, era il suo tutto: vita, luce, gioia, ansia. La paura non la lasciava mai, anche se i medici rassicuravano: ormai Sergio è sano, vivrà una lunga vita.
Ed era vero. Ora che lo guarda mentre riceve le congratulazioni nel suo giorno di nozze, Isabella è raggiante come non mai, tanto che Lia le dà una gomitata.
Tutte le mamme alle nozze dei figli piangono, e tu invece sbocci come una rosa di maggio! Isa, non ti dispiace?
Cosa? chiese Isabella, interdetta. Di cosa?
Di tuo figlio! Lo stai dando via!
Lo do in buone mani, Lia. Evidentemente hai dimenticato cosa ho passato con la suocera? Io, a casa mia, ho respirato altro: mamma che assisteva la nonna, cantavano insieme quando ormai niente alleviava il dolore. Ricordo le lacrime di mamma quando la nonna se nè andata. Quella era una madre vera. Io, invece, la suocera mi voleva chiamare solo signora. Non sono stupida, non ripeterò gli stessi errori. Non so come andrà, ma se Sergio ha scelto questa ragazza, è giusto così. Mi adatterò.
Adesso tocca a me imparare da te Lia annuì assorta. Non sono così brava. Ho fatto sposare mio figlio ma non ho accettato la sua metà. Farò del mio meglio
Il nipote, poi la nipotina. Isabella trovava sempre da fare. La moglie di Sergio comprese subito il messaggio e accettò con gioia ogni aiuto, restituendo affetto vero, con calore sufficiente da non far sentire mai Isa sola. Tra portare il nipote a calcio, la nipotina a danza, compiti, gite al mare, le giornate erano piene. Piacevoli domeniche in campagna intorno a una moka, tutto cera. E tutto è passato.
I nipoti cresciuti, ognuno in una città a studiare, Sergio e la moglie emigrati sulla costa ligure. Una vita sognata da tempo: una casetta vicino a Finale Ligure.
Mamma, vieni con noi! Come farai qui da sola?
Isabella ci pensa a lungo. Ma alla fine rifiuta.
Non ora, magari un giorno. Adesso godetevi il vostro tempo insieme. Terzo incomodo, no grazie.
Mamma!
Su, Sergio! Fidati di me stavolta. Un giorno mi ringrazierai. Mi fermo qui. Ho amici, il lavoro, Lia. Da voi verrò in vacanza. Così va meglio.
Il figlio parte e Isa si sente subito sperduta.
Che malinconia, Lia. Che noia. Mi sento in una stanza vuota, grande, infinita. Urli e nessuno ascolta.
Allora smetti di gridare. Vai da tuo figlio.
Non posso. Non voglio essere un peso. Se mi ci metto, poi mi lascerei andare, diventerei un mobile. Sai come è mia nuora: non mi farebbe nemmeno prendere in braccio un bicchiere. Non ci sono bambini piccoli. E che faccio? Impazzisco e li tormento? No, grazie.
Lia convive col figlio e, ogni sera, scende sulla sua panchina per sfuggire alle discussioni. Cosa dire? Isabella è sempre stata una donna intelligente.
Trova un passatempo.
Tipo?
Non so. Cosavresti voluto imparare, quando non avevi mai tempo per niente?
Avrei voluto imparare a ballare il tango
Cosa aspetti allora?
Ma a questa età?
Isa, e che età sarebbe? Finché la sabbia non cade, meglio agire! Non rimandare. Meglio pentirsi di ciò che si fa che di ciò che non si è fatto.
Dove lhai letto?
Non ricordo ma è giusto! Rimandiamo sempre. Ma la vita non aspetta.
Isa prese sul serio il consiglio. E perché no, in fondo?
Trovare una scuola di ballo fu facile. Entrare un po meno. Si fermò davanti alla vetrata, osservando le coppie danzare e se ne andò a casa. Vergogna. Sembravano tutti perfetti, anche i più anziani, eleganti e armoniosi. Lei, invece, dopo la partenza del figlio, si era lasciata un po andare: la figura non più la stessa, i capelli imbiancati.
Tornando indietro, se la prese con Lia per averla convinta. Ma davanti a una parrucchieria si fermò. Tempo di dare una rinfrescata!
Il giorno dopo, di nuovo davanti allingresso della scuola, questa volta tirò il fiato, si fece coraggio e entrò senza esitare.
E scoprì che non era poi così spaventoso. Cera persino un gruppo per quelli che hanno una certa età. Di appassionati di tango, più che a sufficienza.
Fu in quel gruppo che Isa conobbe Alessandro Petri. Un uomo distinto, capelli dargento, sempre gentile, mai invadente, più portato ad ascoltare che a parlare. E così, quasi senza accorgersi, Isabella finì per raccontargli del figlio, dei nipoti, dellex marito.
Sandro, ma tu non parli mai di te?
Non sono abituato. Il lavoro non lo permetteva, e poi non cè molto di buono da raccontare. Preferisco parlare di mia figlia.
Sarei felice di ascoltare!
Isa si meravigliò: quante prove può reggere un uomo senza spezzarsi?
Sono stato sposato due volte. Con la prima moglie, non funzionò. Forse non ci siamo mai amati davvero. Eravamo ragazzi, pieni di pretese. Alla fine, nulla aveva senso. Ci lasciammo quando scoprii che aveva interrotto la gravidanza. Mi disse che non era pronta. Avevamo una vita piena, escursioni, amici Non voleva sacrificare tutto per un bebè. Ma io, invece, ero pronto. E andò così. Il suo papà mi rovinò la carriera. Ma è acqua passata. Mi sono rifatto, mi sono trasferito da una parte allaltra e lì ho conosciuto la mia seconda moglie, Galina. Era una donna splendida, davvero. Con lei era impossibile essere tristi. Bastava che sorridesse e la vita si alleggeriva. Somigli molto a lei.
Ma cosa dici! Non mi conosci abbastanza.
Fidati, Isa, hai la sua luce. La vedo!
Dai, parliamo daltro.
Va bene. Di Galina. Lho persa in modo stupido, sciocco Il senso di colpa mi resta dentro. Alla fine erano anni che stavamo insieme, avevo appena adottato sua figlia. Galina aveva una bambina, Svetlana, che chiamava me papà da subito. Firmati i documenti, ci regalarono una settimana di ferie. Prendemmo un piccolo bungalow vicino al lago, cerano boschi, silenzio, cosaltro serviva? Felici, spensierati. In quel bungalow due stanze: noi, sua madre e la piccola. Quella mattina uscimmo io e Galina da soli. Portavo la canna, lei raccolse le reti e poi decise di tuffarsi. Io restai a riva e mi addormentai. Non lhanno ritrovata che dopo tre giorni. Annegata. Non potrei perdonarmi. Ma sua madre mi disse che da giovane anche lei era quasi annegata, era stato un passante a salvarla. Non devo sentirmi in colpa, forse Galina nemmeno chiamò aiuto Ma io penso sempre che sia colpa mia. Se non avessi dormito, forse lavrei salvata.
Non ti colpevolizzare. Nessuno conosce il proprio destino.
Forse hai ragione
E la bambina?
Svetlana? Rimasta con me. Come avrei potuto lasciarla? Siamo vissuti in tre: lei, io e mia suocera. Tutto insieme, tutto in famiglia.
Mai più sposato?
No. Non volevo che Svetlana avesse una matrigna. È una ragazza forte, con carattere. Ormai è medico, chirurgo, in ospedale con suo marito.
E figli?
Due. I miei nipotini.
E come fanno a stare dietro a tutto?
Ci penso io! In pensione, do una mano come posso, babysitter mai avuti. I miei due nipoti sono bravissimi: giocano a hockey, amano gli scacchi e la fisica. Il grande già studia fuori, il piccolo questanno dà la maturità.
Bravi
Così, chiacchiera dopo chiacchiera, nacque la loro coppia. E il primo saggio, mano nella mano, a ballare il tango davanti agli altri, Alessandro che le sussurra:
Coraggio! Sei bravissima!
La proposta di matrimonio arrivò un anno dopo.
Sei impazzito? Che matrimonio? Non siamo ragazzini! E i figli? E i nipoti? Cosa penseranno?
Già sanno tutto e sono daccordo.
Come? Isabella si interruppe. Che hai combinato?
Ho scritto, chiamato, invitati tutti al nostro matrimonio.
Che matrimonio, Sandro! Ma dai!
Perché no, Isa? Chi dobbiamo rendere conto? Non siamo certo giovani, metà vita se nè già andata, magari anche di più. Chi e perché mai dovrebbe importarci?
Un mese dopo, Lia, in abito elegante e sui tacchi che ormai aveva dimenticato come si portano, guarderà Isa, raggiante di felicità, i figli di entrambi che si scambiano sguardi complici mentre il fotografo li raggruppa per la foto, e sussurrerà:
Isabella Montanari Ferri Che suono! Allora, questo tango? Dimmi dovè la scuola, vengo anchio.
Ma avevi detto che non faceva per te?
Quante stupidaggini ho detto? È dura essere soli, Isa. Nulla fa più male che sentirsi invisibili quando hai famiglia accanto. E tu nemmeno ti accorgi e ti ritrovi arrabbiata con chi ami, senza capire il perché. Hai fatto bene. Guarda quanto sono contenti i tuoi figli. Vogliono solo vederti felice. Non so se i miei arriveranno mai a gioire così sinceramente, ma ci voglio provare. Anche se non troverò mai uno come il tuo Sandro, almeno imparo il tango. E magari passo il tempo meglio. Sarà già un sollievo, anche se per poco.
Perché?
Non te lho detto? A breve mi nasce un altro nipotino.
Ma davvero!
Eh già! Ce la siamo cercata: ormai non giovani, ma ci provano ancora
Isabella sospirerà e tapperà la bocca allamica:
Tango, Lia, tango! Era ora!






