Ho ritrovato in soffitta una lettera della mia prima cotta d’amore del 1991 che non avevo mai visto prima – dopo averla letta ho subito cercato il suo nome su Internet

Ho trovato in soffitta una lettera della mia prima grande amore del 1991, mai vista prima d’ora dopo averla letta, ho digitato il suo nome su Google

A volte, il passato rimane silenzioso fino a quando non decide di farsi sentire. Quando una vecchia busta scivola giù da una mensola polverosa della soffitta, riapre improvvisamente un capitolo che credevi ormai concluso.

Non la cercavo. Non davvero. Eppure, ogni dicembre, quando la casa si fa buia alle 17.00 e le lucine colorate lampeggiano alla finestra, proprio come facevano quando i miei figli erano piccoli, Martina riaffiora tra i miei pensieri.

Non la cercavo.

Non lho mai fatto di proposito. Arrivava come il profumo di un abete. Dopo quasi quarantanni, continuava ad abitare gli angoli del mio Natale. Io mi chiamo Lorenzo, e oggi ho 59 anni. Quando ne avevo 20, ho perso la donna con cui pensavo di invecchiare.

Non fu perché lamore fosse finito, o per un addio drammatico. No, la vita divenne semplicemente caotica e rapida, e complicata in modi che non potevamo prevedere, noi che eravamo solo due ragazzi pieni di sogni a una festa universitaria, a prometterci il mondo sotto le stelle di Roma.

Non era mai stato pianificato.

Martina Marti per tutti quelli che le volevano bene aveva quello sguardo accogliente, forte e silenzioso, che faceva sentire chiunque al sicuro. Era la ragazza che, in una stanza piena di gente, ti faceva comunque sentire speciale.

Ci siamo conosciuti al secondo anno di Facoltà. Le cadde una penna. La raccolsi. Fu linizio.

Eravamo inseparabili. Gente rideva di noi, ma nessuno ci aveva mai odiati, perché non eravamo mai stati stucchevoli.

Eravamo semplicemente… giusti insieme.

Ne ero convinto.

Poi arrivò la laurea. Ricevetti una telefonata: mio padre era caduto. La sua salute peggiorava, e mia madre era a pezzi. Così feci le valigie e tornai a Firenze.

Martina aveva da poco accettato un lavoro in una ONLUS a Milano che le dava speranze e uno scopo. Era il sogno della sua vita, e non avrei mai osato chiederle di rinunciarvi.

Ci promettemmo che sarebbe stata una separazione temporanea.

Riuscivamo a vederci nei fine settimana, ci scrivevamo lettere.

Eravamo convinti che lamore sarebbe bastato.

Poi arrivò la laurea.

E dopo, semplicemente, il silenzio.

Senza litigi, senza addii. Solo silenzio. Una settimana le sue lettere traboccavano dinchiostro e sentimento; quella successiva, nulla. Ne scrissi ancora. Le dissi che lamavo, che avrei aspettato. Che nulla, assolutamente nulla, poteva cambiare ciò che provavo.

Fu lultima lettera che spedii. Telefonai perfino a casa dei suoi genitori, nervosamente chiedendo loro di farle avere il mio biglietto.

Suo padre fu gentile ma distaccato. Mi assicurò che glielavrebbe consegnato. Gli credetti.

Gli credetti.

Passarono le settimane. Poi i mesi. Senza risposta, cominciai a convincermi che aveva fatto una scelta. Forse era arrivato un altro. Forse ero rimasto indietro. Alla fine, feci ciò che fanno tutti quando la vita non regala un epilogo.

Sono andato avanti.

Ho incontrato Silvia. Diversa da Martina in ogni modo. Pratica, solida, con i piedi per terra. Ed era proprio quello di cui avevo bisogno. Ci frequentammo per qualche anno. Poi ci sposammo.

Abbiamo costruito una vita tranquilla: due figli, un cane, un mutuo in euro, riunioni a scuola, campeggi in Toscana, la solita routine.

Non era una brutta vita, soltanto diversa.

Andai avanti.

Poi a quarantadue anni divorziammo. Non per tradimenti o litigi, semplicemente ci accorgemmo che eravamo diventati più coinquilini che compagni.

Io e Silvia dividemmo tutto a metà e ci salutammo con un abbraccio nel suo studio di avvocato. I nostri figli, Matteo e Laura, ormai grandi, la presero abbastanza bene.

Per fortuna, sono rimasti sereni.

Non fu colpa di nessun dramma.

Eppure, Martina non mi ha mai veramente lasciato. Rimaneva con me. Ai primi freddi di dicembre pensavo a lei. Mi domandavo se fosse felice, se ricordasse le promesse fatte quando eravamo troppo giovani per capire il tempo, e se davvero avessi mai voluto lasciarla andare.

In alcune notti fissavo il soffitto, sentendo il suo riso nella memoria.

Lanno scorso tutto è cambiato.

Rimaneva.

Ero in soffitta a cercare addobbi natalizi, quelli che puntualmente sparivano. Era uno di quei pomeriggi pungenti in cui hai freddo anche in casa. Mi allungai verso un vecchio annuario su una mensola alta, quando una busta sottile e ingiallita scivolò e atterrò sul mio piede.

Era logora, con gli angoli piegati.

Il mio nome e cognome scritti in quel modo obliquo, unico.

La sua scrittura!

Mi sembrò di smettere di respirare!

Il suo stampatello!

Mi sedetti sul pavimento, circondato da ghirlande finte e palline rotte, e, con le mani che tremavano, la aprii.

Cera la data: Dicembre 1991.

Sentii il petto stringersi. Dopo le prime righe, qualcosa dentro di me si spezzò.

Quella lettera non lavevo mai vista, mai.

Allinizio pensai di averla mancata io per sbaglio, ma rifissando la busta capii che era stata aperta e poi richiusa con del nastro.

Dentro di me si contorse un nodo.

Il mio cuore si serrò.

Cera solo una spiegazione.

Silvia.

Non saprò mai quando lha scovata, né perché non me ne abbia mai parlato. Forse lha vista durante una delle sue pulizie. O pensava davvero di proteggere il nostro matrimonio. Forse non sapeva come dirmi che laveva tenuta nascosta per tutti quegli anni.

Ora non conta più. La busta era stata infilata nellannuario, in fondo alla mensola della soffitta. Un libro che io non avevo mai toccato.

Ormai non conta.

Lessi tutto.

Martina spiegava che solo allora aveva trovato la mia ultima lettera. I suoi genitori glielavevano nascosta infilata tra i vecchi documenti e non aveva mai saputo che li avevo cercati. Le dissero che avevo chiamato e le ordinato di dimenticarmi.

Che non volevo essere trovato.

Mi venne la nausea!

Scrisse che lavevano spinta a sposare Davide, un amico di famiglia. Dicevano che era affidabile e stabile proprio quel genere di uomo che suo padre aveva sempre approvato.

Non scrisse mai se lo amava. Diceva solo di sentirsi stanca, confusa e ferita dal fatto che non fossi mai tornato da lei.

Mi venne la nausea!

Poi cera una frase che mi rimarrà per sempre impressa:

Se a questa non risponderai, allora penserò che hai scelto la tua vita e smetterò di aspettarti.

In calce, lindirizzo.

Per un po restai e basta. Sembrava di essere di nuovo ventenne, col cuore spezzato, ma questa volta con la verità tra le mani.

Scesi in camera, poggiai il computer sulle ginocchia, aprii il browser.

Per un tempo lunghissimo

stetti lì, immobile.

Poi scrissi il suo nome nella barra di ricerca.

Non mi aspettavo di trovare nulla. Erano passati decenni. La gente cambia cognome, si trasferisce, sparisce dal web. Eppure cercavo. Neanche io so cosa speravo.

Oh mio Dio, dissi a voce alta, incredulo per ciò che compariva davanti a me.

Il suo nome mi portò a un profilo Facebook con un cognome nuovo.

Le mie dita tremarono sulla tastiera. Il profilo era privato, ma cera la foto la sua foto e quando la cliccai, il cuore mi balzò in gola!

Sono passati decenni.

Martina sorrideva, in piedi su un sentiero in montagna, accanto a un uomo della mia età. I suoi capelli erano ormai un po bianchi, ma era sempre lei. Gli occhi non cambiati. Sempre la solita inclinazione dolce del viso, il sorriso gentile.

Devo averla scrutata a lungo: il suo profilo privato non lasciava capire molto.

Luomo al suo fianco non sembrava un marito. Non si tenevano le mani. Nessun gesto romantico evidente, ma chi poteva dirlo.

Potevano essere chiunque, ma non mi importava. Era reale, viva, a un solo click da me.

Gli occhi non sono cambiati.

Fissai lo schermo a lungo, pensando a cosa fare. Scrissi un messaggio. Cancellai. Ne scrissi un altro. Cancellai pure quello. Ogni parola sembrava troppo tardi, troppo fuori luogo.

Poi, senza pensarci, cliccai Aggiungi agli amici.

Pensai che forse non avrebbe nemmeno visto la richiesta. E magari anche la vedesse, avrebbe ignorato tutto, dopo così tanto tempo.

Ne scrissi ancora.

Ma dopo nemmeno cinque minuti la richiesta venne accettata!

Mi batteva forte il cuore.

Poi arrivò un messaggio.

Ciao! Da quanto tempo! Come mai proprio ora hai deciso di aggiungermi?

Restai senza parole.

Provai a rispondere scrivendo, ma non trovavo le parole. Le mani mi tremavano. Allora mi venne in mente di mandarle un vocale. Così feci.

Il cuore mi tremava!

Ciao Martina. Sì, sono io, Lorenzo. Ho trovato la tua lettera quella del 1991. Non lho mai ricevuta. Scusami. Non sapevo niente. Ti ho pensato ad ogni Natale. Non ho mai smesso di chiedermi cosa fosse successo. Ti giuro che ci ho provato. Ho scritto. Ho telefonato ai tuoi. Non sapevo che ti avessero mentito. Non sapevo che pensassi che ti avessi lasciata andare.

Interruppi la registrazione prima che la voce si spezzasse, poi ne mandai unaltra.

Non volevo sparire. Ho aspettato anche io. Ti avrei aspettata per sempre, se avessi saputo che ceri ancora. Pensavo solo che fossi andata avanti.

Ciao, Marti

Inoltrai entrambi gli audio e rimasi lì. Un silenzio che ti preme addosso come una mano sul petto.

Non rispose. Non quella notte.

Dormii pochissimo.

Il mattino dopo controllai il telefono appena sveglio.

Cera la sua risposta.

Dobbiamo vederci.

Bastava quello. Era tutto ciò che mi serviva.

Non ho quasi dormito.

Sì, risposi io. Dimmi solo quando e dove.

Viveva a circa quattro ore da me, e il Natale si avvicinava.

Propose una piccola caffetteria, a metà strada. Terreno neutro. Solo un caffè e due chiacchiere.

Chiamai i figli. Raccontai tutto. Non volevo che pensassero che stessi impazzendo o inseguendo fantasmi. Matteo rise: Papà, è letteralmente la cosa più romantica che abbia mai sentito. Devi andare.

Laura, sempre realista, aggiunse: Solo attento, eh? Le persone cambiano.

Sì risposi ma magari siamo cambiati nella stessa direzione.

Telefonai ai ragazzi.

Partii un sabato con il cuore in gola per tutto il viaggio.

La caffetteria era su un angolo tranquillo. Arrivai dieci minuti prima. Lei entrò cinque minuti dopo.

Ed eccola lì!

Indossava un cappotto blu, i capelli raccolti. Mi guardò e sorrise, con il solito calore: io ero già in piedi senza accorgermene.

Ciao dissi.

Ciao, Lorenzo rispose lei, con quella voce che non avevo mai dimenticato.

Ed eccola lì.

Ci abbracciammo, prima a disagio, poi con forza, come se i nostri corpi ricordassero qualcosa che la mente aveva dimenticato.

Ci sedemmo a ordinare il caffè. Il mio nero, il suo con panna e una spolverata di cannella proprio come ricordavo.

Non so nemmeno da dove cominciare, dissi.

Sorrideva. Forse dalla lettera.

Mi dispiace. Non lho mai letta. Penso che labbia trovata Silvia, la mia ex moglie. Lho trovata nellannuario in soffitta che non toccavo da anni. Probabilmente lha nascosta. Non so perché. Forse pensava di proteggere qualcosa.

Forse sì.

Martina annuì. Ti credo. I miei mi dissero che volevi lasciarmi. Mi vietarono di cercarti. Mi spezzò.

Chiamai, li supplicai. Non sapevo che non te lavessero mai consegnata.

Cercavano di guidarmi, disse. Erano pazzi di Davide. Dicevano che aveva un futuro. E tu dicevano che sognavi troppo.

Sorseggiò il caffè, guardando fuori dalla finestra.

Mi sono sposata con lui, aggiunse sottovoce.

Lho immaginato, dissi.

Annuii.

Abbiamo avuto una figlia, Giulia. Ora ha 25 anni. Io e Davide ci siamo lasciati dopo dodici anni.

Non sapevo che dire.

Poi mi sono risposata,” continuò, è durata quattro anni. Era gentile, ma ero stanca di fare tentativi. Così ho smesso.

La osservai, cercando nei suoi gesti il tempo andato.

E tu? chiese.

Mi sono sposato con Silvia. Abbiamo avuto Matteo e Laura. Bravi ragazzi. Il matrimonio… è andato finché è durato.

Lei fece cenno di sì.

E tu?

A Natale era sempre peggio, ammisi. Era il periodo in cui ti pensavo di più.

Anche per me, sussurrò.

Seguì una lunga pausa.

Le sfiorai le dita.

Chi è luomo nella tua foto profilo? chiesi, temendo la risposta.

Rise. Mio cugino, Stefano. Lavoriamo insieme al museo. È sposato con un uomo meraviglioso, Marco.

Scoppiai a ridere, e in un attimo tutta la tensione se ne andò!

Rise anche lei.

Bene che lho chiesto, dissi.

Speravo lo facessi.

Mi sporsi avanti, col cuore a mille.

Martina… daresti mai a noi due unaltra possibilità? Anche adesso. Specialmente adesso, perché ora sappiamo cosa vogliamo.

Mi fissò per un momento.

Pensavo non lo avresti detto mai, rispose.

Così è ricominciato tutto.

Speravo lo facessi.

Mi ha invitato a casa sua per la Vigilia. Ho conosciuto sua figlia. Lei ha conosciuto i miei ragazzi qualche mese dopo. Sono andati damore e daccordo, meglio di quanto avrei immaginato.

Questultimo anno è stato come tornare in una vita che pensavo di aver perso ma con occhi nuovi. Più saggi.

Ora passeggiamo insieme letteralmente. Ogni sabato scegliamo un sentiero nuovo, portiamo il caffè nei termos, e camminiamo fianco a fianco.

Parliamo di tutto!

Anni persi, figli, cicatrici, speranze.

Più saggi.

A volte mi guarda e dice: Puoi crederci che ci siamo ritrovati?

E io, ogni volta: Non ho mai smesso di crederci.

Questa primavera ci sposiamo.

Vogliamo una cerimonia intima. Solo famiglia e pochi veri amici. Lei vuole vestito blu. Io in grigio.

Perché a volte la vita non dimentica quello che deve essere concluso. Si limita ad aspettare che siamo pronti.

Io sarò in grigio.

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