Mia moglie è partita a cercare sé stessa, e io mi sono perso con la sua migliore amica…
Enzo, qui il confine tra materia e spirito si dissolve davvero! Devi viverlo anche tu!
Enzo era accasciato sul bordo del divano, davanti al vecchio Olivetti portatile, lo sguardo fisso sul volto abbronzato della moglie. Dietro di lei, oltre la finestra lucida dalla luce del tramonto, sbocciavano i ruderi di un antico anfiteatro, dorati come pagnotte sfornate in pieno agosto. Chiara sembrava brillare: di entusiasmo, di sole, di una pace che non apparteneva a quellappartamento romano. Forse semplicemente perché era assai lontana.
Sì, Chiara, davvero interessante, bofonchiò lui. Qui a Roma, intanto, piove a secchiate e ci saranno sì e no dieci gradi.
Dalla cucina arrivò una risatina, soffocata come i tuoni dinverno sul Gianicolo. Francesca stava vicino ai fornelli, controllando il bollore del tè, con la consueta attenzione distratta verso lo schermo. Era arrivata da poco, con un sacchetto di maritozzi e quellimmancabile sorriso silenzioso che sembrava dire: tutto si sistema.
Enzo, sempre lo scettico, eh, Chiara si sistemò una ciocca ormai diventata quasi bianca dal sole. Io parlo sul serio! Ieri ero a meditare nellabbazia di Montecassino. Cera un maestro che ha detto che sto aprendo il mio terzo occhio. Capisci?
Complimenti, Enzo si sfregò il naso. Quando poi torni a farci visita coi tuoi primi due occhi?
Francesca ridacchiò, rivolta al frigorifero. Enzo incrociò il suo sguardo, sentendo brividi di vergogna, ma non per il sarcasmo: piuttosto, per quella comprensione spietata che trovava negli occhi di lei. Con Francesca poteva essere vero, con Chiara doveva fingere stupore e beatitudine orientale.
Ma perché sei così freddo? Il tono di Chiara si fece di vetro appannato. Sto trovando me stessa. Non eri tu che mi sostenevi in questa ricerca?
Glielaveva detto, tre mesi fa, quando lei aveva abbandonato studio notarile e parenti in preda a preoccupazioni per trasferirsi spiritualmente in Oriente. Lui aveva acconsentito, abbracciato, baciato il cocuzzolo della testa: È una fase, pensava, passerà. Era invece trascorso parecchio tempo; Chiara continuava a spedire immagini di monasteri thailandesi, templi e monaci in abiti porpora, e messaggi infiniti su WhatsApp pieni di chakra, energie e legami karmici.
E lui restava solo, lì, in quel bilocale a Trastevere, tra le vestaglie lasciate sul letto e i bollettini della luce non pagati.
Certo, Chiara, che ti sostengo, sospirò. Sono solo molto stanco. Il progetto in ufficio è un casino.
Povero mio, lei si avvicinò alla webcam, invadendo tutto lo schermo con la sua fronte arrossata. Se vuoi Francesca può restare con te, così non sei solo.
Enzo si immobilizzò. Francesca si irrigidì davanti al bollitore. Lo sguardo che si scambiarono era quello di chi si trova a un incrocio tra una verità e il possibile crollo.
Sì, ogni tanto passa, cercò di mantenersi neutro. Mi porta dei dolci. Le sono grato, davvero.
Francesca è oro vero, sorrise Chiara. Saluta quando puoi.
Francesca posò le tazze e sgusciò via silenziosa. Forse avrebbe voluto sparire; aveva ragione: non era il momento di esserci, mentre Enzo e Chiara si perdevano nei problemi dello spirito.
Enzo, tra mezzora ho unaltra meditazione, Chiara lanciò unocchiata al telefono. Voglio però raccontarti ancora della mia giornata, e poi domani ci sentiamo, daccordo?
Certo.
Chiara si lanciò in un resoconto febbrile: di una ragazza australiana, ventanni di Vipassana alle spalle, con cui aveva guardato lalba sul Vesuvio; di energie che confluivano in una sola coscienza, di vibrazioni inarrestabili. La sua gioia sembrava liquida.
Enzo notava solo il movimento delle sue labbra. Il fuoco negli occhi. Il fervore alieno. Lei ormai era altrove, la sua barca veleggiava lontana nei mari della meditazione. Enzo restava inchiodato alla vita: bollette AMA, doccia che perde, buio prematuro a novembre.
Tre anni fa si erano incontrati a una festa aziendale, entrambi impiegati in palazzi limitrofi. Lei era solare, spiritosa, sopra le righe. Dopo sei mesi, lui si inginocchiò sul terrazzo, tra i gerani e le antenne, e le chiese di sposarlo. Lei pianse per la felicità. Sarai sempre la mia roccia, il mio amore, il mio nord, promise.
Quando era cambiato tutto? Un anno fa? Lei iniziò dallo yoga. Poi Ayurveda. Poi Buddismo. Allimprovviso, dichiarò che la sua vita aveva bisogno di una missione, che il senso non si trovava nei soldi, ma nella ricerca.
Enzo assentiva e sosteneva. Pensava che sarebbe passata. Ma tornava solo la sua ombra, a fare le valigie tra un volo e laltro: Tailandia, Nepal, ora Cambogia. La sua anima restava sullo sfondo di tutti quei monasteri.
Mi ascolti? Chiara lo riportò alla realtà.
Sì, certo. Parli di energia; davvero notevole.
Enzo, mi sembri bloccato. Prova anche tu la meditazione: ti mando unapp, bastano dieci minuti al giorno.
Dieci minuti per scoprire la differenza tra i mondi. Ma la differenza Enzo la sentiva già, enorme: le sue giornate fatte di lavoro, pendolarismo, cena da preparare, e la sua vita che le sfuggiva via come sabbia tra le dita.
Grazie, ci penso, rispose.
Ora devo andare, lei gli mandò un bacio: Ti amo. Tornerò presto, promesso.
Presto quando?
Forse due mesi. O tre. Vorrei visitare anche la Birmania, cè unaltra scuola là.
Due mesi. Tre. Un anno. La verità era che nuotava avanti sulle onde dei suoi viaggi, e lui affogava nei giorni sempre uguali.
Va bene, Chiara, chiuse gli occhi. Ciao.
Ciao amore!
Schermo nero. Nella stanza silenzio, solo la pioggia di ottobre batteva sul balcone e qualche clacson strillava laggiù in via della Lungara. Enzo rimase immobile, seduto, fissando il soffitto.
Francesca era ancora in cucina. Si sentiva mentre agitava tazze e sistemava la tavola; la normalità. La vita semplice, senza chakra.
Lei comparve con due tazze di tè e un piattino di maritozzi.
Scusa, non intendevo sentire tutto, sussurrò. Quindi davvero sparisce altri mesi?
Lui fece spallucce.
Sta cercando sé stessa.
E tu? poggiò le tazze sul tavolino e si sedette accanto, lasciando spazio tra di loro. Tu chi cerchi?
Ormai niente, sorrise amaro. Ho trovato tutto: moglie, lavoro, mutuo. E non basta.
Francesca sapeva ascoltare senza parlare. Si erano conosciuti grazie a Chiara, il giorno del compleanno di Enzo. Francesca era ragioniera in una piccola agenzia, viveva in zona Garbatella, da sola. Non aveva la luce folgorante di Chiara, ma una calma aperta e onesta.
Quando Chiara era partita, Francesca aveva iniziato a passare da lui: allinizio poco, poi più spesso. Portava cena, aggiustava si fuse e fili rotti nei loro dialoghi. Non dispensava consigli. Era lì. E basta.
Vuoi un maritozzo? glielo passò.
Enzo ne prese uno. Dolce, col profumo leggero della casa. Un conforto semplice dopo ore di teorie sullio superiore.
Grazie di venire, disse. Senza di te sarei diventato una bestia.
Figurati, sorrise. Anche a me piace. A casa mia cè silenzio, niente gatti, fiori appassiti. Solo il frigo e le pareti.
Perché sei sola?
Non è mai andata, alzò le spalle. Una storia seria, credevo. Ma lui aveva moglie e figli, e non lo sapevo. Quando lho scoperto, basta, via.
La osservò meglio. Francesca non era una bellezza, ma nei suoi lineamenti cera una dolcezza decisa. Non cercava di sembrare altra, non bramava lilluminazione; semplicemente viveva.
Sei tu, il tesoro, disse piano. E lui uno scemo.
Pazienza, sorseggiò il tè. Ognuno ha la sua storia.
Restarono in silenzio, ascoltando la pioggia. Attorno a loro, il telecomando, pile di posta mai letta, riviste di informatica. Solita, piccola vita.
E intanto, mille chilometri più in là, in un monastero tra i pini, la moglie apriva il terzo occhio e cercava lunità col cosmo.
A volte, Enzo sinterruppe, guardando Francesca, mi sembra di averla persa. Non fisicamente: in quel modo. Se nè andata dove io non posso seguirla.
Vuoi seguirla?
Non so, strinse le tempie. Un tempo credevo di sì, di voler credere in tutto questo. Ma non è più una passione: è unaltra esistenza. E io lì non esisto.
Francesca gli poggiò una mano sulla spalla. Un gesto semplice, che scaldava più del tè. Una vicinanza che da troppo mancava.
Scusa, lui si scansò. Non voglio pesarti addosso i miei guai.
Non pesi, ritirò piano la mano, ma nello sguardo restò la stessa attenzione. Sei solo stanco. Di aspettare. E vivere così.
Come sospeso. Non più single, non più davvero marito. Una casa senza anima.
Altro tè? propose Francesca, alzandosi.
Vino, piuttosto, se sei daccordo.
Lei restò interdetta, poi annuì.
Volentieri.
Prese una bottiglia di rosso che Enzo e Chiara avevano messo da parte per un anniversario ormai passato. Versò, si sedettero più vicini.
A cosa brindiamo? chiese Francesca.
A noi qui, disse Enzo. Non altrove.
Sorrisero, tristezza e calore. Il vino scaldava, scioglieva. Poi Francesca raccontò una storia buffa sulle sue colleghe: Enzo rise, prima volta dopo settimane.
Poi il portatile vibrò.
Sul display lampeggiava: Chiara. Videochiamata WhatsApp.
Strano, Enzo incurvò le sopracciglia. Abbiamo parlato poco fa.
Forse ha scordato qualcosa?
Accettò la chiamata. Il volto di Chiara riapparve, i capelli bagnati dalla pioggia tropicale. Stava in una stanza scura, una lampada alle spalle.
Enzo, scusa il bis! Hanno annullato la meditazione, diluvia! Così volevo chiacchierare un po di più.
Va bene, guardò Francesca, pronta a filare via. Un attimo.
Aspetta, chi cè con te? Chiara strizzava gli occhi.
Francesca, tossì. Era appena passata a portare dei dolci.
Francesca! Chiara agitò la mano. Vieni qui, fatti vedere! Mi manchi tanto!
Francesca si avvicinò, incerta, si sedette sul bordo del divano, rimanendo inquadrata appena.
Ciao Chiara, come va?
Benissimo! Chiara quasi brillava. Oggi, sai, ho conosciuto una maestra di Vipassana. Dieci giorni di silenzio e meditazione: niente telefoni, nessuna voce, solo lo sguardo nel proprio animo. Mi sono iscritta.
Dieci giorni in silenzio? Enzo avvertì una stretta nel petto. Vuol dire, niente messaggi, niente chiamate?
Esatto! lei annuì entusiasta. È questo il punto! Disconnettersi per riscoprirsi. Devi provarci anche tu, un giorno!
Dieci giorni. Dieci, che si sommavano alle infinite settimane.
Magnifico, sussurrò.
Chiara non notò lironia.
Sei proprio unico, Enzo. Altri uomini farebbero scenate. Tu capisci sempre.
Capire. Lui capiva tutto: la partenza, lassenza, la sparizione di lei. E tutto perché lamava? Per abitudine, forse. O per incapacità di dire basta.
Senti, Chiara, il PC mi fa i capricci, accampò una scusa. Meglio se ci sentiamo domani.
Aspetta! lei si affrettò. Devo solo raccontarti questa cosa che mi ha detto la maestra…
Si lanciò di nuovo in un torrente: karma, reincarnazione, superamento dei legami, illusione della sofferenza.
Enzo abbassò il volume, fino a sentire solo un brusio indistinto. Francesca era arrossita, si raggrinziva sul divano. Lui le bisbigliò: Puoi restare, se vuoi?
Lei sgranò gli occhi, ma non si mosse. Rimasero così: la voce di Chiara come lento mormorio, le mani di Enzo che cercavano quelle di Francesca.
Era follia, sogno, colpa. Ma lui sentiva solo il bisogno abissale di quel calore, qui e ora. Di qualcuno vicino, vivo, reale.
Enzo, mi senti? dalla pioggia tropicale arrivò di nuovo la voce di Chiara.
Lui si riscosse. Sì, certo. Parli di Kundalini?
Sembri distante… Che stai facendo?
Solo stanchezza, mollò la mano di Francesca. Lavoro…
Sei proprio il mio povero amore, tornò tenera. Allora buon riposo. Vado a consultare il maestro per i chakra.
Sì… e lasciò la videoche chiamata aperta. La guardava mentre sistemava la stanza, si sedeva a terra in posizione del loto, meditava.
Intanto Enzo si abbandonava sul divano, occhi chiusi, sentendo Francesca accanto; trenta centimetri di distanza e un abisso. Non doveva. Era sbagliato. Ma la sua mano si mosse da sola, cercò la spalla di Francesca. Lei sussultò.
Enzo…
Non dire nulla… e la baciò.
Era follia. Ma necessario. Dopo mesi di gelo e vuoto, di risposte preconfezionate. Francesca pianse in silenzio? O era lui? Si cercarono ansiosi, impacciati come adolescenti, lontani da ogni logica, proprio come accade nei sogni.
Sul portatile, Chiara meditava, ignara. Due mondi: lei, distante nello spirito; loro, qui, nel corpo e nella fame di calore.
Quando tutto si placò, Francesca si rannicchiò sotto il plaid, schiena voltata. Enzo rimase con la testa tra le mani, il volto di Chiara ancora che raccontava di amore come rinuncia.
Amore come rinuncia. Fiducia.
A Enzo venne la nausea. Si alzò, richiuse il portatile. Silenzio. Francesca sistemò in fretta i vestiti.
Devo andare, sussurrò.
Francesca…
Non dire nulla.
Lei si infilò il piumino, uscì.
Enzo restò davanti alla porta chiusa, poi, incredulo, tornò in soggiorno tra bicchieri e maritozzi, come se nulla fosse. Aprì il PC. Messaggio di Chiara: Enzo? Hai problemi di connessione? Tutto ok? Buonanotte, ti bacio. Ci sentiamo domani?
Domani. Domani sarebbe stato tutto uguale. Lei là, lui qui. Lei nel paradiso dei chakra, lui nella miseria del tradimento.
Si mise al telefono per leggere un ultimo messaggio: «Scusami». Era Francesca.
Avrebbe voluto rispondere. Scusami anche tu, magari. Ma per cosa? Per aver usato la sua solitudine? Per aver tradito sua moglie? Ora entrambi dovevano convivere con il fardello.
Si accasciò sul divano, sotto il telo che ancora tratteneva lodore di Francesca, e pianse, senza un suono.
Perché lo aveva fatto? Per qualche attimo di calore? Per vendetta verso Chiara? O solo perché, in fondo, era stanco di essere buono?
Si asciugò in fretta il viso. Altro messaggio di Chiara: Buonanotte amore. Un abbraccio.
Meccanico, automatico. Forse lei già dormiva, persa tra mudra e incensi.
Enzo pulì i bicchieri, sistemò il soggiorno, spazzò via le tracce. Ma niente avrebbe mai lavato via quello che era successo.
Andò a letto, rimanendo a occhi aperti fino a notte fonda.
***
La mattina dopo trovò un foglio davanti alla porta. La scrittura piccola di Francesca.
Enzo. Non so che dire. Che vergogna. Con te, con Chiara, con me stessa. Non so come potrò mai guardarla di nuovo. Forse non tornerò più, scusami. Non per ieri, per aver rovinato tutto. Francesca.
La infilò nella tasca del cappotto e andò in ufficio. Lavorò in trance, rispondendo a domande senza ascoltare. Tornò a casa che si era già fatto scuro. Zuppa riscaldata, zero appetito. Notizie in TV che scorrevano come pioggia sul parabrezza.
Altri messaggi. Chiara: Enzo! Giornata fantastica qui! Domani parte la Vipassana, dieci giorni di silenzio, non ti preoccupare se non mi senti. Ti penserò. Un bacio.
Lui guardò la tastiera. Scrisse: Pensa a te stessa, Chia. È più importante.
Spense il portatile.
Dieci giorni. Dieci giorni senza la sua voce, né richieste di energia. Dieci giorni per capire. O per perdersi del tutto.
Poi il telefono tremò: Posso venire? Dobbiamo parlare. Era Francesca.
Lui scrisse solo: Vieni.
Arrivò dopo venti minuti, occhi rossi; restò in piedi, cappotto addosso.
Scusa se è tardi, sussurrò. Sono giorni che penso. Non si può nascondere tutto. Bisogna parlare.
Enzo si sedette, a distanza.
Dimmi pure.
Non so cosa sia successo ieri, guardava il pavimento. Che vergogna. Ho tradito Chiara. Era la mia migliore amica. Ormai non so più.
Francesca…
Lascia che finisca, alzò il volto bagnato. Non so dire che sia stato un errore. Perché lo volevo. Da tanto. Quando venivo da te, vedevo la tua solitudine. E volevo esserci. Ma non voglio usare questa scusa. Sapevo che era sbagliato.
Enzo non trovava le parole.
Ma non si può tornare indietro, continuò. Dovremo conviverci. Cosa farai? Lo dirai a Chiara?
Non lo so. Dovrei? Ma come si fa? Ciao amore, mentre tui meditavi io ho fatto lamore con Francesca sul nostro divano”?
Francesca rabbrividì.
Scusa, lo so che è volgare, premette. Ma sono confuso. Se dico la verità, rovino tutto. Se taccio, porterò il peso per sempre.
E allora? lo fissava, decisa. Facciamo come non fosse accaduto nulla? Di nuovo tè e dolci, e tre persone che si mentono?
No, scosse la testa. Non voglio che tu soffra per colpa mia.
Neanchio voglio essere quella che ha distrutto una famiglia. Vado via, Enzo. Da voi. Da tutto. Forse cambio città. Deciderò.
Non serve, lui si alzò. Francesca…
Lasciami. La nostra storia è finita; anche lamicizia con Chiara. Quella Francesca di prima ora non cè più.
Si voltò ed uscì. Questa volta, per sempre.
Enzo rimase in soggiorno, a fissare la porta. Tutto era al proprio posto. Ma la pietra era caduta.
Andò alla finestra. Oltre i palazzi, da qualche parte, la moglie era seduta in silenzio, persa nella preghiera.
E lui aveva trovato la sua risposta: era solo umano. Non santo, non illuminato. Un uomo con freddo e fame daffetto. E adesso, solo.
Chiuse le tende e spense la luce. Dieci giorni di silenzio per capire se avrebbe potuto perdonarsi. O se ne aveva diritto.
Nessuna risposta. Solo il buio, il silenzio e il cuore di Roma che ronzava oltre i vetri.
Scusa, sussurrò Enzo nelloscurità. Scusatemi.
Ma a chi parlava, davvero? A Francesca? A Chiara, lontana anni luce? O a se stesso, ormai oltre il limite del perdono?
Il buio non rispose, come sempre accade nei sogni infiniti.







