Invidia della migliore amica.
Il rapporto di amicizia tra Alice e Sofia era iniziato praticamente dalla culla. Siamo cresciute insieme, fianco a fianco, a scavare con le manine nella sabbia nei giardinetti comunali di Firenze, dove le nostre mamme ci portavano. Litigavamo per le formine, facevamo pace condividendo una caramella, ci raccontavamo segreti della prima cotta in terza elementare e sopportavamo insieme la tragedia dei brufoli da adolescenti o le liti con i genitori che non ci capivano. Per tutti eravamo inseparabili: vederci una senza laltra era rarissimo.
Allinizio tra noi regnava quasi la parità assoluta: le stesse ginocchia sbucciate, le stesse magliette comprate dal mercato di San Lorenzo. Ma verso i sedici anni, le cose iniziarono a cambiare.
Alice sbocciò come solo certi fiori speciali fanno. Era alta, slanciata, con folti capelli castani che la madre le lasciava tingere nei toni del cioccolato e una pelle che pareva immune a ogni problema. I suoi le viziavano: non cera nulla di male, dicevano loro, a comprarle un vestito allultima moda o un mascara buono.
Sofia invece sembrava condannata a restare in secondo piano. La madre, decisa e tutta dun pezzo, sosteneva che con i suoi capelli fini la soluzione migliore fosse il taglio corto, quasi da maschio. Il padre lavorava in fabbrica ed era tutto dun pezzo, quasi severo: sentire parlare di trucco gli faceva storcere il naso. “Il trucco è roba da donnacce, mia figlia invece sarà intelligente.” Andare da unestetista? Fantascienza: soldi buttati nella spazzatura. Così Sofia si portava dietro capelli mal tenuti, maglioni larghi e il viso segnato dai brufoli.
Alice, che a diciassette anni già divorava Vogue Italia e Grazia, credeva che in ogni donna ci fosse una bellezza tutta da scoprire. Portò il phon a casa di Sofia e in una mezzora trasformò il suo taglio informe in un look da ribelle. Le scelse una crema per la pelle, la aiutò con il trucco e le prestò una dolcevita nera e dei jeans aderenti. Quando si guardò allo specchio, Sofia non si riconobbe: gambe lunghe, occhi grigio-perla che spuntavano oltre la frangia disordinata.
Ma guarda un po, rise Alice, sei proprio una chicca!
Sofia arrossì e si girò, la parola “chicca” suonava come una presa in giro.
Entrammo insieme in economia alluniversità di Pisa; la sorveglianza dei genitori si fece meno pressante e Sofia finalmente respirò. Fece crescere i capelli, imparò a delineare gli occhi, cambiò stile. Tingendoli in un rame caldo, scoprì un nuovo riflesso nel suo sguardo. Ebbe qualche corteggiatore, pochi ma sinceri.
Tuttavia letichetta di lamica bruttina persistette. Era una specie di bonus per quei ragazzi che la consideravano solo perché Alice era fuori portata. Alice invece sembrava una farfalla: tutti i maschi le ronzavano attorno, portandole fiori, offrendole caffè in centro, facendo la fila per poterla invitare fuori. Lei li ringraziava con un sorriso ironico.
Sofia soffocava la gelosia ogni volta che vedeva Alice liquidare con unalzata di spalle lennesimo spasimante. Desiderava con tutta se stessa essere al suo posto, anche solo per un attimo. Al massimo doveva accontentarsi di rari complimenti e della presenza costante di Alice. Lei era la sola vera amica, perciò Sofia si sforzava di reprimere i pensieri neri.
Tutto cambiò una sera di settembre al secondo anno, quando si aggregarono due ragazzi più grandi, studenti di giornalismo: Marco, alto e con occhi svegli dietro gli occhiali, e il suo amico Giulio, brillante e ironico. Tra Alice e Marco scattò subito qualcosa, un lampo istantaneo che fece sparire tutto il resto.
Giulio, senza pensarci troppo, iniziò a corteggiare Sofia. Era gentile, divertente, ma già dalla prima sera Sofia sentì che il suo cuore pieno di amara gelosia era irrimediabilmente legato a Marco. Le faceva male ogni sguardo dadorazione che lui rivolgesse ad Alice.
Quando la compagnia usciva, Sofia passava ore a prepararsi: trucco studiato, il vestito più audace tra i pochi che possedeva, quei tacchi che la facevano impazzire.
Sei vestita così per Giulio? scherzava Alice chiudendole la cerniera dietro la schiena. Ma lui ti guarderebbe anche se indossassi la tuta!
Sofia fingeva di sorridere. Se solo sapessi, sciocca, per chi mi sono vestita davvero
Ma per quanto si sforzasse di sembrare attraente, restava solo una carina: Alice era un fenomeno della natura, magnetica anche in jeans strappati e con i capelli raccolti maldestramente. Sofia, amara, doveva ammetterlo.
Analizzava ogni parola che Marco le rivolgeva, sperando in un doppio senso, in un messaggio segreto. Un complimento alla sua borsa diventava nella sua testa una dichiarazione; ma la ragione fredda le diceva che lui era solo gentile. Lui vedeva solo Alice.
Giulio ben presto capì che Sofia non era interessata e rivolse le sue attenzioni a una matricola frizzante.
Che peccato, sospirava Alice mentre dividevamo una pizza in una trattoria vicino al Duomo. Giulio era un bravo ragazzo. Stareste proprio bene insieme.
Ma per favore, rispondevo tagliando la pizza. È superficiale come Marco: vuole solo divertirsi e basta.
Alice si rabbuiò:
Marco non è così. Non parlare male di lui, te lo chiedo. Con me si comporta diversamente.
Certo, borbottò Sofia, lasciando intendere che non ci credeva. Ma dentro di sé sperava, con cattiveria, che Marco deludesse Alice, che la lasciasse, per poterla finalmente pareggiare.
Come succede agli innamorati, Alice e Marco litigavano spesso: per gelosia, per tensioni, per sciocchezze. Ogni volta Sofia sperava che fosse la rottura definitiva, ma Marco trovava sempre il modo di farsi perdonare: arrivava con una scatola di baci Perugina, o portava Alice di notte sulla collina a vedere le stelle. Ci metteva il cuore.
Fa solo finta, sibilava Sofia ogni volta che Alice, felice, le mostrava un messaggio romantico di Marco. Sta solo facendo la sceneggiata per lasciarti più avanti. Non sopporto questi manipolatori.
Basta, Sofia, replicava Alice con unombra negli occhi. Tu non lo conosci davvero. Per lui io conto, i nostri progetti contano.
Gli interessa solo tenersi stretta la bambola perfetta, ribatteva Sofia, trattenendo a stento la rabbia per tutto quellamore che spettava ad Alice.
Cerano momenti in cui riusciva a far dubitare Alice, a seminare piccoli sospetti. A volte ci riusciva; altre, no. Ma ogni discussione rinsaldava ancora di più il rapporto tra Alice e Marco, che tornavano ogni volta più forti di prima.
Alla fine Marco accettò uno stage a Milano, unoccasione imperdibile presso un grande gruppo editoriale. Alice rimase a Pisa, con la promessa di raggiungerlo appena laureata.
Mi mancherai da impazzire, singhiozzava Alice la vigilia della sua partenza, stringendolo forte. Due ore di treno, biglietti costosi
Tornerò ogni fine settimana, la rassicurava lui. E risparmierò tutto per noi. Devi solo aspettarmi.
E partì. Alice entrò in un limbo fatto di attesa. E, strano ma vero, anche la vita di Sofia sembrò più facile: non vedere Marco tutti i giorni attenuò quel veleno. Trovò un ragazzo, Iacopo, un dottorando tranquillo.
Poi, una sera, Alice arrivò pallida come uno straccio. Era incinta, da poche settimane.
Devi interrompere la gravidanza, Alice fu la risposta fredda di Sofia. Marco pensa solo a far carriera. Ti detesterà. Rovinerai tutto.
Alice però chiamò Marco, che si spaventò ma reagì da uomo; decisero insieme di tenere il bambino, di organizzarsi. Lei avrebbe cercato una sistemazione e lui avrebbe lavorato il più possibile.
In quel momento sentii solo un dolore insopportabile. Lui non laveva lasciata, le era rimasto accanto. E quello che avrebbe dovuto essere il mio trionfo divenne la mia dannazione.
Da lì in poi ebbi solo unossessione: separarli, a qualunque costo.
La loro relazione entrò in una routine fatta di messaggi veloci, telefonate notturne Marco era sempre più preso dal lavoro, Alice spesso già dormiva o si sentiva sola.
Io alimentavo la sua insicurezza:
Marco sparisce di continuo? Secondo me non immagina neanche cosa stai passando tu. Che marito premuroso
Intanto Alice, anche in gravidanza, era bellissima. Riceveva attenzioni da tutti, soprattutto da un amico comune, Denis, che iniziò a occuparsi di lei: la portava dal medico, le teneva compagnia.
Questo sì che è un uomo vero, le sussurravo io seduta sul suo letto. Lui cè. Marco non lo farebbe mai.
Un giorno Denis abbracciò Alice un po troppo a lungo. Lei lo respinse e gli disse chiaramente di smetterla. Io scattai una foto nel momento perfetto. Sembrava che lei ricambiasse labbraccio.
Elisci questa foto, sbottò Alice paonazza.
Certo, certo mentii, già caricandola nella cartella delle prove.
La mia collezione fotografica continuò a crescere. La portavo ovunque, sempre con Denis in mezzo, e scattavo senza farle sospettare niente. Limmagine era perfetta: la fidanzata lasciata, incinta, che trova conforto nellabbraccio di un altro.
Arrivò loccasione. Dissi che dovevo andare a trovare mia cugina a Milano, coinvolta in un incidente.
Cerca di vedere come sta Marco, mi pregò Alice, visibilmente affranta.
Mi presentai a casa di Marco preparata su tutti i fronti: trucco curato, abito sobrio, aria malinconica. Così, senza Alice accanto, finalmente potevo essere la protagonista.
Marco mi accolse contento, contento di rivedere un pezzo del suo mondo. Parlammo, poi con finta esitazione tirai fuori tutto il mio arsenale. Gli parlai delle attenzioni che Alice riceveva, soprattutto da Denis. Gli mostrai le foto. Ogni click era una coltellata studiata.
Ma lei non mi ha mai parlato di Denis balbettò Marco.
Eh certo, sospirai dolente, perché per loro è diventato importante.
Lui mi credette: la distanza, la stanchezza, la poca comunicazione… tutto filava.
Bloccai listinto di chiamare subito Alice: “Aspetta, non rovinare tutto. Guardala reagire.”
Quella sera chiamai Alice, con voce tremante.
Alice non so come dirtelo Marco ha unaltra.
Non è vero! sentii la sua voce strozzata.
Non risponde perché è con lei! recitai a perfezione. Li ho visti insieme. Davvero molto affiatati
Le suggerii di aspettare e non umiliarsi. Poi chiamai Denis: “Se Marco dovesse chiamare, fagli da muro. Proteggi Alice.”
Un paio di giorni dopo Marco tentò di contattarla: rispose Denis, che urlò insulti e poi chiuse. Per Alice fu la prova del tradimento supremo.
Andai da Marco: piangendo, gli dissi che Alice aveva abortito e si era trasferita da Denis. Chiamai Denis, fingendo di essere una cara amica di Alice, e gli chiesi di proteggerla dal traditore di Marco.
Dopo questa raffica di bugie, Marco crollò. Lo abbracciai, lo coccolai, offrii comprensione, amore, dedizione. Per lui ero solo una stampella, qualcosa che gli facesse dimenticare il dolore. Dopo una settimana, con la scusa che mi avevano sfrattata, andai a vivere da lui.
Lasciai luniversità, presi un lavoro come segretaria in uno studio lì vicino. Allesterno sembravo la compagna ideale; dentro, finalmente avevo vinto. Iniziavo a sognare unabito da sposa.
Alice, nel frattempo, era sola, con la pancia che cresceva e il cuore a pezzi. Denis rimaneva vicino, sempre amico ma senza oltrepassare il limite. Lei pensava che Marco lavesse abbandonata e la cosa più dolorosa era la sua totale indifferenza verso il figlio che portava.
Un giorno, in lacrime, me lo disse al telefono. E io, ormai convivente con Marco, le risposi:
Anche con me ha detto che il bambino era un problema tuo. Che non gli interessa.
E lei ci credette. Perché la voce di unamica vale più di ogni altra.
Io e Marco fissammo la data al Comune. Matrimonio sobrio, solo tra un mese, senza dirlo a nessuno. Lui si trascinava, aveva spento anche la voce: non voleva che io lo dicessi a chicchessia, temeva domande, pettegolezzi e, più di tutto, di sentire il nome di Alice.
Confessò tutto solo a Giulio, il vecchio amico, che per caso scrisse ad Alice su WhatsApp: “Lo sai che Marco si sposa con Sofia?”
Per Alice fu il colpo di grazia. Lui non solo laveva lasciata: aveva scelto la sua migliore amica. Chiamò Denis singhiozzando, e fu lui a notare che tutto era troppo strano. Si fece una domanda: non sarà che Sofia ha orchestrato tutto per restarci sotto?
Avvertì Marco, che però non volle rispondere. Finché una sera Denis riuscì a prendergli la linea.
Tu sei una carogna! sbottò Denis Alice è qui, aspetta tuo figlio! E tu convivi con Sofia? Sei uno schifo!
A Marco mancò il fiato. Aveva sempre creduto al racconto di Sofia sullaborto. Rabbrividì.
Come sarebbe quale aborto? Lei è ancora incinta?
Ma certo che lo è! Chiede solo un po di attenzione e tu la lasci sola a piangere! Sveglia!
Quel dialogo durò quaranta minuti. Marco rimase impietrito: la rabbia montava.
Attese che Sofia rientrasse. Appena fu in casa scaricò tutta la verità:
Prepara la valigia e sparisci. Subito.
Lei tentò di giustificarsi, pianse, ma lui fu implacabile:
Sei solo una persona cattiva, Sofia. Nientaltro. Te lo meriti. Levati di torno.
La lasciai davanti al portone, piangente, spaesata. Non mi tornava addosso alcun rimorso, solo una rabbia cieca contro tutti.
Marco prese il primo treno per Pisa. Chiamò Alice, che non ci voleva credere.
Alice ti prego, ascoltami. Tutto ciò che ti ha detto Sofia era falso. Tutto. Sono stato uno stupido.
Perché me lo dici ora, Marco? Che senso ha? Non cambierà niente. Lasciami in pace.
Non posso. Sto arrivando, ho bisogno di guardarti negli occhi.
Non venire. Non ti voglio qui. Sparisci, come hai sempre fatto.
Rimasi nel corridoio, senza forze. Marco si accasciò a terra con la sua borsa sportiva.
Il mattino dopo, Denis arrivò di corsa:
Marco sta arrivando qui, lo so! Tutto quello che hai saputo era un piano ordito da Sofia.
Alice ascoltava come se non capisse.
E allora? Cambia qualcosa? riuscì solo a dire. Dopo tutto questo, cosa pensi che ci sia da recuperare? Era lui che ha creduto sul serio che fossi capace di abortire o di tradirlo con te!
Devi almeno lasciargli spiegare, disse Denis, rammaricato.
Alice allora pensò al bambino. Doveva farlo, almeno per lui.
Quando Marco arrivò, si vide davanti a una donna spezzata, stanca, incinta. Non ci fu bisogno di parole: le spiegò tutto, inutile chiedere perdono. Lei ascoltò, poi, dopo aver saputo che aveva vissuto con Sofia, gli porse un cuscino e una coperta.
Il divano si apre. Domani vado alla visita dal ginecologo alle dieci. Se vuoi venire, fallo. Per ora voglio stare sola.
Marco si sentì accolto come un naufrago.
Riprese la vita quotidiana. Appena poté, Marco diede le dimissioni, trovò un posto in un piccolo giornale locale. Ogni mattina, accompagnava Alice dal medico, al mercato, ovunque.
Parlavano solo lo stretto necessario. Il nome Sofia era bandito. Ma una sera, Alice chiese:
Come ti ha convinto?
Allinizio butta lì dei dubbi: “Alice sta tanto con Denis” Poi aggiunge: “si sono avvicinati molto”. Poi la foto al momento giusto. In un secondo, ero già furente. Poi la storia dellaborto.
Alice ascoltava in silenzio, guardando fuori dalla finestra.
Era più furba di me. Non pensavo che avrebbe rivolto quellintelligenza contro di noi.
Non è colpa tua. rispose Marco. Tu le hai dato tutto, la tua amicizia. Lei ha scelto l’invidia.
Le settimane passarono. Parlarono del futuro, del lavoro, della cameretta del bambino, dei nomi.
Dopo un po arrivò un messaggio senza firma sul telefono di Alice: “Perdonami, ti ho ferita. Ho distrutto ciò che amavo. Sappi solo questo.”
Alice lo mostrò a Marco. Lui scrollò la testa.
Cancella. Non darle attenzione. Non prova vero pentimento, solo rimpianto per essere stata scoperta.
Alice cancellò. Sapeva che aveva ragione.
Finalmente si sposarono civilmente, solo genitori e Denis come testimone. Era più un atto amministrativo che una festa.
Dopo un mese si trasferirono appena fuori Pisa. Affittarono un piccolo bilocale. Il parto fu lungo, difficile. Marco non la lasciò mai sola; quando nacque la loro bimba, minuta, col ciuffetto scuro, pianse come un bambino. La chiamarono Barbara, Barbarina.
Di Sofia non seppero più niente. Nessuno seppe dove fosse finita, pare neppure i social portassero traccia di lei. Nei momenti difficili mi domandai: se non ci fosse stato Denis, se nessuno avesse avuto il coraggio di pensare male? Saremmo ancora uno contro laltra, vittime di una menzogna.
Un pomeriggio, mentre spingevo la carrozzina di Barbara in Santa Maria Novella, Alice mi disse:
Forse non ci ha tolto lamore, Sofia. Forse lo ha solo messo alla prova. Ha spazzato via ciò che era fragile. Se quello che è rimasto dopo tutto questo dolore è ancora integro, allora allora sì, forse è vero amore.
Le passai un braccio attorno alle spalle, la strinsi mentre Barbara rideva ai piccioni. E in quel momento ho capito che linvidia avvelena, ma la verità, quella arriva sempre. E quando la verità rompe tutto, lunica cosa che sopravvive è ciò che vale davvero.







