La mia famiglia ruota attorno a mio padre, che mi ha cresciuto, mi ha sostenuto e mi è stato sempre vicino con una dedizione senza limiti. Subito dopo la mia nascita, mia madre ci ha abbandonati, e mio padre ha scelto di non risposarsi, forse temendo di soffrire ancora una volta. La vita non è stata gentile con lui e ho sempre desiderato crescere in fretta, così da poterlo aiutare in tutto ciò che doveva affrontare come uomo responsabile.
Considerando la nostra situazione economica, ho iniziato a lavorare già a quindici anni. Scrivevo articoli per i giornali di Milano, e dopo tre anni ho trovato un impiego migliore. Dopo qualche altro anno sono riuscito ad ottenere un lavoro dufficio che mi ha permesso di diventare indipendente e provvedere non solo a me stesso, ma anche a mio padre. Un giorno, mio padre mi chiamò per parlarmi con tono serio; almeno così mi disse. Sentivo un certo disagio, come se qualcosa stesse per cambiare. In salotto mi aspettava una donna che, secondo mio padre, era mia madre.
Quando mi vide, scoppiò a piangere, chiedendomi scusa e cercando di abbracciarmi. Ma non sono riuscito a trovare dentro di me la forza di ricambiare quellabbraccio. mi sono delicatamente sottratto alle sue braccia e sono uscito dalla stanza senza dire nulla, lasciando i miei genitori soli. Ho deciso di permettere a mio padre di gestire la situazione come riteneva più giusto. Non riesco a perdonare chi ci ha abbandonato senza alcuna considerazione, né a ignorare il fatto che non si sia mai fatta sentire, neppure per augurarmi buon compleanno dopo tanti anni.
Oggi, guardando indietro, ho imparato che la famiglia non sempre coincide con i legami di sangue, ma con chi rimane al tuo fianco ovunque e comunque.







