Dopo la vendita del terreno, il nonno è arrivato e ha imposto le sue “regole”.

Con larrivo della primavera, i miei genitori decisero di mettere in vendita il terreno che avevano accanto alla casa di campagna vicino Verona. Ormai erano anziani e la salute non permetteva loro di occuparsi più della proprietà come una volta. La figlia, Rosalia, era sempre impegnata: cresceva i figli, lavorava e non riusciva a trovare il tempo per aiutare. I miei, dopo lunghe riflessioni, presero la decisione.

Rosalia, la maggiore, si sentì sollevata: finalmente nessuno li avrebbe rimproverati come era già successo. Era sempre stato difficile trovare spazio tra la famiglia e il lavoro per dare una mano nellorto, soprattutto perché doveva raggiungere il terreno da Padova, dove abitava. Più volte Rosalia aveva consigliato di vendere il terreno e magari comprarne uno più vicino. Non voleva passare le ore a strappare le erbacce. Sognava uno spazio dove leggere un libro o organizzare un picnic. Per me, quel terreno era una fonte di conserve.

I fine settimana scorrevano veloci per Rosalia e suo marito Lorenzo. Non cera mai abbastanza tempo per le faccende domestiche. Anzi, Lorenzo, che lavorava per una ditta di costruzioni, poteva essere chiamato anche nei festivi. Rosalia sapeva bene che lorto portava più grattacapi che piaceri. Dopo un weekend passato lì, sarebbero serviti altri giorni di riposo.

Rosalia fu felice quando finalmente il terreno venne venduto. Per diversi anni, la loro vita fu tranquilla. Poi, però, Rosalia iniziò a sentire la mancanza di un angolo verde. Tornò a sognare un piccolo spazio dove rilassarsi. Fu Lorenzo a suggerire di cercare un altro terreno.

Il lavoro si era ormai stabilizzato e nei weekend si poteva persino concedere una gita in campagna. Sarebbe stato salutare anche per i bambini. Decisero che non servivano orti, ma qualche albero da frutta e cespugli di ribes per le vitamine dei figli. Annunciarono subito ai genitori che avrebbero usato il terreno solo per il relax: niente più aiuole. La proposta piacque a tutti, restava solo da scegliere la parcella giusta.

Valutarono molte offerte. Alla fine trovarono ciò che cercavano: una casa semplice con i giusti alberi e arbusti. Il venditore era un anziano il nonno Giuseppe. Rimasto vedovo da qualche anno, non riusciva più a curare il giardino e decise di cederlo.

Laccordo fu concluso. Rosalia era raggiante: il sogno era diventato realtà. La casa era graziosa e abitabile, non servivano grandi lavori. Si ripromisero di sistemarla meglio quellestate e così fecero.

La prima settimana fu serenissima. Poi nonno Giuseppe iniziò a passare di tanto in tanto: avvisava che sarebbe venuto a prendere qualche altro vecchio oggetto rimasto nella casa. Nessuno obiettava, ma presto cominciò a lamentarsi. Prima per i cespugli che avevano tolto perché secchi. Poi per i gigli, che secondo lui erano importanti.

Nonno Giuseppe affermò che non era quella lintesa. Disse che lui e la moglie avevano piantato quei cespugli tanti anni prima, che servivano sempre i frutti di bosco. Notò che dove prima cerano le fragole adesso cerano pietre decorative.

Il nonno fece il giro del terreno e trovò sempre qualcosa da contestare. Alla fine, Lorenzo non resistette più e parlò chiaro: Abbiamo pagato per questo pezzo di terra in euro, è nostro secondo i documenti, decidiamo noi cosa farci.

Il contratto di vendita non prevedeva che il precedente proprietario potesse usare ancora il terreno: altrimenti non avrebbero firmato. Nonno Giuseppe se ne andò mestamente, ma il giorno dopo tornò portando con sé un cespuglio, deciso a piantarlo al posto delle rose.

Lorenzo chiese cosa stesse facendo. Nonno Giuseppe propose addirittura di restituire i soldi per riavere il terreno. Il rifiuto fu netto, però lui piantò comunque il cespuglio. Arrivò una vicina, Carmela, stupita dalla presenza del nonno. Giuseppe le raccontò le sue lamentele, ma Carmela rispose che Rosalia e Lorenzo avevano tutto il diritto di gestire la proprietà come desideravano. Solo che nessuno riusciva a far accettare la realtà al vecchio.

Poco dopo, Carmela confessò che Giuseppe ormai litigava con tutti nel quartiere. Da quando era rimasto solo, era diventato molto strano. Non si poteva sperare in una convivenza serena: lui continuava a tornare. Carmela suggerì di rivolgersi al Comune, così qualcuno avrebbe spiegato al vecchio come stavano le cose.

Mentre i due discutevano, Giuseppe riuscì a piantare ancora un cespuglio e se ne andò. Tornò più volte per raccogliere le sue cose, manipolò il terreno e poi si allontanò ancora.

La mattina dopo, Lorenzo andò al lavoro: era impiegato presso una ditta in centro Verona. Raccontò la storia ai colleghi, che spiegarono il terreno era arrivato con una sorta di dote. Non si rifiutarono di aiutare: si organizzarono e iniziarono ad erigere una recinzione. Giuseppe scomparve solo per qualche giorno. Al suo ritorno, si accorse che non poteva più accedere liberamente.

Protestò, cercò di aggirare il cancello, poi si presentò al Comune. Lì tutti sapevano ormai che il nonno impediva ai nuovi proprietari di vivere in pace. Non so cosa gli abbiano detto, ma da quel giorno tornò solo una volta: per prendere le ultime sue cose.

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