Un gentiluomo-imprenditore è venuto al ristorante senza portafoglio per mettermi alla prova sulla mia sincerità. Non mi sono persa d’animo… Ecco cosa ho fatto…

Ti racconto una scena che mi è successa proprio laltra sera, ti giuro: sembra uscita da una commedia italiana. Allora, il secondo appuntamento con Matteo, che tra laltro è un imprenditore decisamente affermato almeno a giudicare dal suo look: completo sartoriale impeccabile, Rolex in bella vista e quella tipica aria da uomo che pensa di essere il centro delluniverso.

Mi porta in un ristorante super chic nel centro di Milano. Luci soffuse, camerieri che scivolano silenziosi fra i tavoli, atmosfera elegante, insomma tutto un po troppo ostentato. Lui entra perfettamente in scena, si siede, mi sorride, nemmeno guarda il menu e mi dice: Ordina pure quello che vuoi, Lucia. Non sopporto quando una donna si limita. Sembrava di sentire un principe azzurro, ma sentivo puzza di bruciato. Specie mentre mi raccontava dei suoi ex flirt che, secondo lui, erano solo interessate al suo conto in banca.

Io prendo uninsalata con petto danatra e un bicchiere di prosecco. Matteo invece si lancia: filetto, tartare, una bottiglia di Barolo, dessert… E mentre mangiamo, parte con i suoi discorsi sulla superficialità delle persone, sui valori veri, sulla spiritualità, ti giuro sembrava un monologo. Io ascoltavo, annuivo, ma mi sentivo quasi a un esame, pronta a essere valutata.

Quando arriva il cameriere con il conto in una elegante cartellina nera, Matteo continua a parlar di filosofia, poi infila la mano nel taschino, nella giacca, nelle tasche dei pantaloni… Si ferma e fa la faccia seria, un filo teatrale: Cavolo, mi sa che ho lasciato il portafoglio o in ufficio o in macchina. E mi fissa negli occhi, come se aspettasse qualcosa. Non chiede al cameriere di aspettare, non fa una chiamata per risolvere, nulla. Solo sguardo fisso su di me. Poi, con tono disinvolto: Che situazione assurda, oh! Mi aiuti? Paghi adesso, poi ti rimborso, o la prossima volta ti offro con gli interessi.

E lì è chiaro: non è stata una distrazione, era proprio una messinscena. Un test, il solito test da forum o da fiction scadente… Mai avrei pensato che un uomo adulto, apparentemente realizzato, si mettesse a fare questi trucchetti.

La logica era proprio elementare: se paghi senza protestare sei una brava donna, utile, pronta a salvare e accudire. Se invece ti rifiuti, sei venale, una che punta ai soldi. Insomma, ormai Matteo non era più limprenditore affascinante, ma uno psicologo improvvisato, convinto che la sua prova mi avrebbe messo in soggezione.

Pensava di avere la vittoria in tasca. Secondo lui, avrei tirato fuori la carta senza fiatare pur di continuare con il partito ricco.

Allora io, con calma, apro la borsa lui si rilassa, pensa che ci sia cascata. Chiamo il cameriere con gentilezza: Senta, può dividere il conto? Pago il mio linsalata e il prosecco. Il resto, vino, filetto e dolce, li mette sul conto del signore.

Matteo cambia faccia, si irrigidisce: Cosa vuoi dire? Non ho il portafogli! E io tranquilla, appoggio il telefono sul POS: Capisco, ma siamo appena conosciuti. Pagare il mio è normale, e perdonami, ma la cena di chi mi invita in un ristorante del genere e ordina i piatti più costosi… non è affar mio. Sei adulto, ti arrangi. Il cameriere mi guarda stranito, Matteo sbianca e leleganza si scioglie, lasciando spazio alla maleducazione.

Sei seria? Per questi spiccioli? Ti ho detto che ti restituisco tutto, era solo un test! Io rispondo alzandomi: Hai avuto la tua risposta: non sono una persona che si lascia manipolare.

Mentre mi dirigo verso luscita, sentivo che mancava ancora un colpo di scena. Torno indietro, apro il portafoglio, tiro fuori qualche banconota stropicciata e una manciata di monetine che di solito mi rimangono in fondo alla borsa. Glielho messe vicino al suo bicchiere: Ah, tra laltro… se il portafoglio è nellaltra macchina, immagino tu non abbia i soldi nemmeno per il taxi. E io: Ti lascio i soldi per la metro tranquillo, ce la fai. Consideralo il mio contributo alle tue ricerche sullanimo femminile.

Un paio di tavoli si sono girati, lui sembrava aver ricevuto una sberla. Io ho lasciato il locale.

Alla fine, la serata mi è costata solo una insalata e un prosecco poca spesa per capire davvero chi avevo davanti e risparmiarmi anni di problemi. Non so se lui abbia capito qualcosa, anche se, tra noi, credo proprio di no: gente così non cambia.

Tu come avresti reagito al mio posto? Avresti salvato il dimenticone o avresti fatto come me, scegliendo la strada più dura ma onesta?

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

13 + eighteen =

Un gentiluomo-imprenditore è venuto al ristorante senza portafoglio per mettermi alla prova sulla mia sincerità. Non mi sono persa d’animo… Ecco cosa ho fatto…
Sopra la goffa cameriere si rideva al bar, ma un avventore facoltoso si avvicinò e la invitò a casa sua.