La Madre Sconosciuta

Devi venire a casa mia con il tuo marito, disse con tono serio la signora Sofia Bianchi, pulire i vetri, sbattere i tappeti!
Che proposta curiosa, rispose Ludovica con un ghigno, ma preferisco declinare!
Ludovica, ma che fai? balbettò Marco, confuso. Dobbiamo aiutare tua madre!
No, non serve! affermò Ludovica, cancellando il sorriso dal volto.
Come così, non serve? Marco si perse ancora di più. È tua madre!
Marco, siamo sposati da nove anni! Hai davvero qualche dubbio sulla mia sanità mentale? incalzò Ludovica, guardandolo dritto negli occhi.
Non è così, rispose Marco, indicando esitante la suocera.
Non cè bisogno di spiegarmi che madre è solo madre! replicò.
Allora perché non aiuti tua madre se lei chiede aiuto? domandò Marco.
Hai sentito un accenno di richiesta nella sua frase? si chiese Ludovica. Ha detto cosa dobbiamo fare! È obbligato a noi!
Sì, obbligato! esclamò la signora Sofia. Tu sei mia figlia! E lui è mio genero! Ma al genero la richiesta è più leggera! A una figlia ti ho generato, quindi non puoi abbandonare tua madre in difficoltà!
Mmm, rifletté Ludovica. Posso!
E cosa sei, dunque, come figlia? sbottò Sofia.
Proprio come te, madre! ribatté Ludovica.
Ludovica, non ti vergogni! urlò Marco. Come puoi rispondere così crudelmente alla tua madre?
Ho tutto il diritto morale! proclamò Ludovica. E se non sai tutto, al tuo posto non alzerei la voce contro la moglie!
Ludovica, fece una faccia seria Marco, forse non so tutto, ma la madre va rispettata! E i genitori vanno aiutati! Non è permesso essere sfrontati o scortesi! si rivolse alla suocera. Signora Sofia, perdonate il suo comportamento! Veniremo da voi nel weekend e sistemeremo tutto!
No, non verremo! sbatté Ludovica il pugno sul tavolo.
Va bene, allora andrò da solo! Marco, prima che potesse fermarsi a riflettere, prese il ruolo di capofamiglia che decide da solo.
Se vai da lei, potresti non tornare più a casa! disse Ludovica voltandosi.
Ah, scosse la testa Sofia, la mia figlia è davvero meravigliosa!
Già, eccola qui! Ludovica girò lo sguardo verso la madre. Perché non hai chiesto a Tommasina di lavare i vetri e sbattere i tappeti?
Tommasina chi? domandò Marco.
Ti è stato detto che non sai nulla! sparò Ludovica con cattiveria. E poi cè Tommasina, è la mia sorella, la sorella di sangue!
Ma allora la mamma mi ha chiesto a me, non a lei! si girò verso la madre. Perché non chiedi a Tommasina?
E perché, mamma, non la chiedi a Tommasina?
O forse ti deve per il diritto di nascita che mi pungi il naso? Marco guardò perplesso la suocera, che arrossì senza rispondere subito.
Che cè, mammina? chiese Ludovica con un ghigno. Ti sei dimenticata delle parole? Non trovi le frasi? Ti aiuterò, altrimenti Marco rimane indeciso!
La mamma non chiede a Tommasina perché Tommasina lha allontanata quando si è sposata, sei anni fa! spiegò Ludovica. Allora, Marco, è quel momento in cui la sua mamma ha deciso di tornare nella vita della sua altra figlia! È allora che lhai incontrata! Ricordati!
Ah, sì! rise Marco. Nessuno parlava di lei finché non è riapparsa sei anni fa! Pensavo addirittura che non avessi più una madre. E nemmeno il suocero, neanche una parola.
La tua attenzione è un vero fuoco dartificio! scoppiò Ludovica. Non avevo una madre, poi è comparsa. E non ti sei neanche preoccupato di chiedere come è potuta apparire!
Stavo per farlo! Solo che mi sono impappinato, ho dimenticato, si arrossì Marco. Poi, quando la comunicazione è ripresa, non ci ho più dedicato tempo.
Vuoi che ti racconti tutta la storia? propose Ludovica con entusiasmo.
No! Non serve! strillò Sofia Bianchi.
Che è successo, mamma? Ti vergogni? O la coscienza ti ha svegliata? chiese Ludovica.
Non deve saperlo! E poi non lo riguarda! replicò la suocera.
Come non lo riguarda se vuole lavare i vetri e sbattere i tappeti? È proprio di suo interesse! sostenne fermamente Ludovica. E voglio che lui capisca perché gli dico di no!

***

Quando i genitori si separano, i figli soffrono per primi. Qualunque cosa, il trauma è inevitabile, ma solo genitori responsabili lo rendono meno doloroso. Si può concordare incontri, senza riportare il passato o riaccendere vecchi rancori. Per i bambini, i genitori rimangono quelli amati, e capire perché non vivono più insieme dipende dalletà. Anche se due adulti non vogliono più stare insieme, è bene mantenere rapporti civili per il bene dei figli.

I genitori di Ludovica e di Tommasina non si sono mai posti queste domande; volevano solo scappare!

Non pagherò gli alimenti! dichiarò Sofia.
Non insisto, ma la legge è così! rispose Sempronio.
Me ne frego! Se mi tratterranno qualcosa dallo stipendio, lo darai a me!
Ah, così, sei scappato! ribatté Sempronio. Sono soldi destinati ai figli!
Allora mantienili! urlò Sofia.
Ma sono anche i tuoi figli, la responsabilità è equa! contrappose Sempronio.
Non voglio sentire nulla! Non è per te, non è per i figli, non è per gli alimenti! gesticolò Sofia furiosa.
Spiegalo al giudice!

Il divorzio doveva partire fra due giorni, ma la situazione era ben più strana. Sofia buttò via non solo il marito, ma anche i due bambini: due figlie di quattro e dieci anni. Non le importava come avrebbero vissuto senza madre. Lunica cosa che la turbava erano gli alimenti che sarebbe dovuta pagare.

Sempronio, se fosse stato corretto, poteva cavarsela senza quegli alimenti; guadagnava dignitosamente. Ma il piacere di prendere soldi dalle mani di unex era irresistibile. Anche senza quel denaro avrebbe vissuto bene, bastava liberare le figlie dallinflusso isterico della madre.

Sofia escogitò una mossa di scacchi: convinse la decina Tommasina a dire che voleva vivere con la mamma! E la sorella non la sopportava più!

Tommasina era così legata alla madre che ne aveva assorbito i modi. Il giudice affidò la più giovane a Sempronio, la più grande a Sofia.

Alla fine Sempronio ricevette solo una frase:
Ti avevo detto che non ti avrei pagato nulla!

Non discusse, anche se avrebbe voluto dire che, se la figlia rimaneva con lei, doveva crescerla. Tommasina, su istigazione della madre, lanciò insulti al padre e alla sorella in aula.

È chiaro che il bambino non è colpevole. Tommasina ripeté solo ciò che la madre le aveva insinuato. E la madre, la signora Sonia, presto le insegnerà a pensare allo stesso modo.

Sempronio perse una figlia, ma ne rimase unaltra, e la responsabilità rimase su di lui.

Qualche tempo dopo cercò di rivedere Tommasina, ma Sofia non lo permise. Quando Sempronio la sorprese sul vialetto, la figlia lo scacciò così tanto da farlo vergognare davanti a sconosciuti.

Per venti anni Ludovica non sentì più parlare della madre né della sorella. E, sorprendentemente, non piangeva.

Sempronio, papà affettuoso, mise tutto il suo cuore nelleducazione della figlia. Ludovica poté dire di aver avuto uninfanzia splendida, una gioventù meraviglia, e da adulta una vita felice. Non si sentì mai abbandonata o trascurata per lassenza di una madre, nemmeno di una madre adottiva.

Conobbe luniversità, trovò una professione, si sposò, ebbe un figlio. Una vita serena, di cui molti sognano.

Nunca aveva immaginato che, sulla sua soglia, la madre sarebbe riapparsa. La conversazione fu così naturale che sembrava fossero separati da una settimana, non da venti anni.

Ciò la sconvolse talmente tanto che Ludovica la fece entrare, presentò il marito, mostrò al nipote la nonna, raccontò serenamente della sua vita, ascoltando i discorsi della madre.

Sofia Bianchi non raccontò nulla di eccezionale, solo le ultime notizie e le difficoltà quotidiane. Si salutarono e solo dopo Ludovica comprese lassurdità della situazione.

Chiamò subito il padre.
Non ti ho mai parlato di lei, né bene né male. E ora non dirò nulla, disse Sempronio. Ti ho cresciuta come una bambina saggia.
Spero tu capisca perché è tornata e cosa desidera davvero.

Non mi aspettavo altro, rispose Ludovica. Grazie, papà!
Se serve, chiamami! concluse Sempronio.

Sempronio non credeva che Sofia potesse cambiare in meglio, ma non ne parlò.

Dopo quella chiacchierata con il padre, Ludovica smise di agitarsi. Lui la calmava sempre. Rilassata, iniziò a riflettere.

Cercare una persona venti o trentanni fa poteva essere difficile; oggi basta un clic. Il segreto è saper cercare!

Ludovica era una sviluppatrice di software; sapeva cercare così bene che perfino gli organi invidiavano la sua tecnica.

Non trovò nulla di straordinario sulla madre: due matrimoni, due figli Ludovica e Tommasina.

Per conoscere Tommasina dovette interrogare anche il padre, che le diede solo letà.

Sofia, con più informazioni, rispondeva come a un interrogatorio; qualche dato si riusciva a estrarre, ma era come parlare con una sconosciuta.

Ha studiato, lavorato, sposato, si è trasferita dal marito

Il resto fu semplice. Ludovica scoprì che Tommasina era laureata in geografia. Solo due università della loro città offrivano quel corso.

Entrò nei gruppi sociali di quegli atenei, trovò Tommasina per cognome, le scrisse e propose un incontro.

Ti sto cercando! confermò Tommasa. Non è una sorpresa! Non può farcela da sola! Ha bisogno di una vittima!
Chi? fu perplessa Ludovica.
Una vittima! È quella persona su cui si aggrappa con qualsiasi scusa, per farsi obbedire! sorrideva Tommasa. Non mi sono solo sposata! Sono scappata da lei!

Quindi, chi era pronto a prenderla in moglie e poi a riprenderla? Era lei!

Ti dico: mandala via, non ricordartene più! Mentirà così tanto che non riuscirai più a distinguere la verità! E alla fine sarai complice!

Ludovica lasciò lincontro pensierosa.

Lunica conclusione che ne trasse:
Chi è avvisato è armato!

Se la mamma brama compagnia, la avrà. Se si mette a fare il capo, otterrà una risposta adeguata.

È curioso, ma per sei anni Sofia Bianchi si limitava a parlare. Alcune piccole commissioni la vedevano scambiare favori con i vicini di cortile. Tommasina aggiunse un avvertimento:

Se cedi anche solo una minima debolezza, sei nella sua rete! Ti tormenterà fino alla follia! Porta due patrigni a letto di un manicomio per rubare i loro beni!

Ludovica non attese più.

***

Alla fine perse il padre per ottenere la verità completa, la quale emerse solo dopo che Ludovica raccontò il suo incontro con Tommasina. Quando la storia fu intera, attese il suo momento.

Marco rimase a bocca aperta davanti alla suocera. Non poteva credere, ma la reazione di Sofia Bianchi confermò che Ludovica diceva la verità. La donna si indurì, ma il rossore e le gocce di sudore dimostravano che era ancora umana, non una statua.

Sei ancora disposto ad andare da lei per lavorare? chiese Ludovica.
Marco scosse la testa negativamente.
Va bene, annuì Ludovica al marito, poi guardò la madre. Mamma, se vuoi un contatto umano, anche se non lo meriti, non ti negherò nulla! Ma ogni altra obbligazione la getterò via e non ti farò più entrare!

Come osi?! strillò Sofia Bianchi. Io sono tua madre!
È chiaro! Ludovica allargò le braccia. Nessuno ti ha costretto a parlare! sorrise. Vai via! Se torni, denuncerò al commissariato per molestia!

Sofia Bianchi spalancò gli occhi.
Che facciamo? Le gambe sono cadute? Posso aiutare con un calcio magico fino alla porta!
Sofia si alzò con la schiena dritta, come fosse una colonna di marmo. Cercando di mantenere la dignità, si avvicinò alla porta. Ma Ludovica non poté trattenersi e gridò alle spalle:
Via, vado via, mad…!

E Sofia, con un sussulto, sembrò avere un po di coraggio.

Sei davvero brava con lei! commentò Marco, dopo la fuga della suocera.
Che voleva? scrollò le spalle Ludovica. Ventanni di assenza e ora appare, dicendo sono tua madre, mi devi qualcosa! E vuole anche ringraziamenti per i calci immaginari che non le ho mai dato!
Beh, madre iniziò Marco.
Di documento sei madre, ma di fatto sei una sconosciuta, concluse Ludovica, chiudendo definitivamente la questione.

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