Questo è il figlio di Igor…

È la figlia di Matteo…

Questa storia accade proprio adesso, in un comodo appartamento al quarto piano di un palazzo di nove piani in una tranquilla zona residenziale di Firenze. Qui vive una donna, pensionata ancora in attività, sola e dal carattere energico: si chiama Agnese.

La vita di Agnese si svolge senza sorprese, ordinata come sempre: pensione, lavoro, amiche, visite ai nipoti e assistenza allanziana madre che abita poco distante. Quel giorno sembra uguale a tanti altri.

Al mattino Agnese chiama la madre per sapere come sta. È la sua giornata libera lavora in una piccola clinica privata, turni di ventiquattrore ogni quattro, a rispondere al telefono e gestire gli appuntamenti. Oggi, come sempre, si occupa di cucinare qualcosa e portarlo alla mamma: un rituale che a volte la stanca, la fa sospirare e roteare gli occhi. Due cortili da attraversare, niente di che. Anche cucinare è cosa semplice, tanto più che la madre ha ancora un po di minestrone del giorno prima e una focaccia avanzata. Lunica vera fatica è arrivare al quinto piano senza ascensore e sorbirsi i lamenti quotidiani sulle sue mille malattie.

La mamma racconta i sintomi con dovizia, in un flusso inesauribile, e non si aspetta soluzioni: le diagnosi dei medici sono mille volte reinterpretate e rafforzate dai racconti delle vicine e dai consigli visti in TV dalla dottoressa Tozzi. Perfino i suggerimenti della figlia, che è stata per quarantanni infermiera di sala operatoria, vengono liquidati: Che ne sai te! Sarà proprio linfermera?

Al supermercato deve anche andarci, prendendo il pane toscano e un po di burro per la mamma. Mentre si sistema davanti allo specchio, allingresso, per sistemarsi un po il trucco per una signora oltre i sessanta si tiene bene: poche rughe attorno agli occhi, viso piacevole, capelli corti grigio cenere, grandi orecchini suona il campanello.

Nel palazzo cè il citofono, quindi qualche vicino? Magari Giovanna del secondo piano, che ogni tanto invita per un caffè. Agnese, col rossetto ancora in mano, apre la porta.

Davanti a lei cè una ragazza snella, con i capelli castani raccolti in una coda, maglia a righe, felpa lunga blu e jeans, uno zainetto sulle spalle. Solo dopo Agnese ricorderà ogni dettaglio. Ora vede solo il suo volto teso e il fagotto fra le braccia: un neonato avvolto in una copertina marrone. Sguardo contratto, mascelle tese, un respiro profondo, si avvicina, le porge il fagotto e dice solo:

È per lei!

Distinto, Agnese prende il bambinocol rossetto ancora in manosente il suo peso e abbassa lo sguardo: Oddio, è davvero un neonato! Quando rialza gli occhi la ragazza già scende le scale di corsa.

È la figlia di Matteo, io devo studiare le parole della ragazza echeggiano mentre i suoi passi sfuggono in fretta giù.

La porta dellingresso sbatte, il silenzio cala.

Agnese rimane ancora qualche secondo, sperando che la ragazza torni. Poi rientra nellingresso, nota il sacchetto della spazzatura pronto, si ripete di non dimenticarlo quando andrà dalla mamma. Solo ora vede anche un altro pacco: chissà quando la ragazza lo ha appoggiato lì.

Oddio, è un bambino vivo E cosa ha detto? È la figlia di Matteo? Sono sicura che ha detto Matteo?

Agnese va in salotto, si siede sul divano col neonato in braccio. Sì, la ragazza ha detto proprio Matteo. Ma chi è Matteo? Lunico figlio di Agnese si chiama Leone. È sposato, ha due figli, vivono a Torino. Agnese invece abita qui a Firenze. Suo marito è morto ormai cinque anni fa; si chiamava Gabriele.

Tutto incomprensibile. Sul divano, il fagottino si agita tra le sue braccia. Agnese lo stende con delicatezza, apre la copertina: una tutina di cotone beige, un ciuccio a forma di ranocchia nella bocca minuscola. Avrà al massimo un mese di vita.

Su, piccolo lo accarezza, il neonatino si quieta e si riaddormenta. Forse, le risposte stanno nel pacco lasciato dalla ragazza: dentro trova due biberon, una scatola di latte in polvere, un pacco di pannolini e un ricambio di vestiti.

Ancora un po spera che la ragazza torni, bussi alla porta, riprenda il piccolo, si scusi e la giornata riprenda come sempre: portare fuori la spazzatura, la spesa, la mamma

Non succede. Agnese finisce di mettersi il rossetto, guarda spesso fuori dalla finestra: niente.

Dopo un po, il neonato piange: Agnese si sente goffa, non è suo figlio, può spogliarlo? Cambiarlo? Dar da mangiare? Avrebbe il diritto? Dubbiosa, gli toglie la tutina. Sotto ha i pagliaccetti e la maglietta. Solo ora la responsabilità la travolge. Le hanno abbandonato una bambina in casa.

Matteo Chi è? Leone da giovane era piuttosto vivace. Quante volte lo aveva rimproverato per le storie con le ragazze Ma ora è un uomo di famiglia, felice con la moglie e i bambini. Hanno estinto il mutuo, comprato unauto nuova, sistemato la vita

Dai, piccolina, smetti di piangere, ora cambiamo il pannolino

Oddio, davvero una madre può lasciare così la propria bambina? Lei non ne ha diritto, eppure le mani esperte tornano a memoria: cambio veloce del pannolino, vestitini, e la bimba di nuovo in braccio, in cucina per scaldare la pappa.

Squilla il telefono: la mamma.

Come mai non rispondi? chiede la madre.
Niente, mamma, che volevi?
Sei già al supermercato?
Non ancora.
Vorrei delle pere, però non quelle dellultima volta, ma quelle con il picciolo più fine e un lato rosso scuro Le ricordi?
Sì, mamma, le prendo.

Con la bimba che mugola in braccio, Agnese cerca di finire la telefonata. Aspetta. E se fosse realmente la figlia di Leone? Ma ha detto Matteo Forse il figlio in qualche viaggio si è fatto chiamare Matteo. Ricorda che in agosto era stato per lavoro a Perugia Il pensiero le attraversa la mente. Mette la mano sul polso per sentire la temperatura del latte, sciacqua il biberon sotto acqua fredda, la bimba è sempre più pesante in braccio. Agnese non è più abituata, ora.

Chiamare il 112? Ma se fosse davvero figlia di Leone? La guarda meglio: somiglia a Marta, la sua nipote?

E se venisse fuori uno scandalo? La nuora non lo perdonerebbe mai. E i bambini?

Meglio rimandare ancora: spera che la ragazza si renda conto, torni a riprendersi la bimba. Non sembra una sbandata. Una normale ragazza, magra, sguardo da studentessa.

Perché darne notizia alla madre? Sarebbero solo lamenti, domande, sospetti. Trova il numero del nipote maggiore, Marco, e chiede di papà. È via per lavoro, in una zona senza campo, rientra dopodomani. Ma chiama ogni sera la mamma, tutto ok.

Potevate almeno avvisarmi! borbotta Agnese, anche se sa che il figlio con il lavoro sempre in viaggio non le racconta mai tutto.

Chiama la nuora Chiara, le chiede di dire al marito di richiamare appena può.

Tutto bene, devo riferire qualcosa? chiede Chiara.
No, solo che attendo la sua chiamata con ansia.

Poi mente alla madre: Mi sono slogata una caviglia, oggi non vengo, ma hai ancora minestrone e pane Cinque chiamate della mamma che si lamenta e vuole andare lei.

Finalmente, Agnese si rilassa, si cambia dabito, si siede vicino alla bambina e pensa: perché non chiamare la polizia? Ma cè la paura: se davvero la bambina è di suo figlio? E poi spiegare tutto sarebbe infinito. Cè anche un pensiero per la ragazza: in quello sguardo, aveva visto la disperazione mista a rabbia, ma anche la certezza di una scelta difficile.

Meglio parlarne con lamica vecchia, Veronica. Dopo il racconto, Veronica promette di arrivare subito.

Calma, Agnese, troviamo una soluzione. Intanto niente carabinieri. Dobbiamo trovare questo Matteo.

Ma quale Matteo? Nel nostro palazzo ci saranno solo dieci Matteo
Magari la ragazza ha sbagliato piano, o numero. O può darsi sia davvero Leone Richiamalo appena riesci.

Passa così il giorno. Agnese su internet ripassa come si accudisce un neonato, segue mille consigli, la nutre, la culla, la cambia, le canta persino una canzoncina per addormentarla.

Come va la caviglia? Domani passi? chiede la madre alla sera.
Agnese confida che tutto si risolverà entro domani.

Veronica arriva e inizia lindagine: guarda tutto con attenzione, va a informarsi dai vicini, raccontando della ricerca di Matteo e

Trovato! esclama trionfante rientrando, Al sesto piano cè un Matteo, corrisponde alletà giusta.

Sono sicura che ha solo sbagliato palazzo o piano! Vieni, andiamo!

Ma poi, se non centra niente?
Meglio saperlo, risponde Veronica, andiamo.

Non prendono lascensore, salgono piano al sesto. Suonano.

Chi è? risposta di una voce anziana.

Cerchiamo Matteo.

Apre una donnina curva, che richiama subito: Matteo! Ancora qui per te! Esce un giovane barbutello, aria da informatico, basso e un po assonnato.

Buonasera, per il tablet?
No, abbiamo un altro problema, inizia Veronica conciliatrice, È che Agnese si è trovata per errore il suo bambino.

Silenzio. Il giovane guarda le due donne, spaesato.

Una bambina? Non è mia!

Ma siete lunico Matteo del palazzo insiste Veronica.

Non ho figli! Non è cosa mia

Vediamo, magari cè stata confusione di appartamento, una ragazza stamattina ha portato una neonata a casa di Agnese, >dicendo che era la figlia di Matteo, e poi è fuggita

Ma io? Mai avuto bambini! Forse mi state confondendo che ragazza?
Non lo so, non si è presentata
Allora è tutto un errore, scusate si scusa Agnese, abbiamo sbagliato.

Scendono.

Forse vi posso aiutare comunque, sono informatico e blogger, potrei fare un post: Cercasi madre o padre di una neonata…

No, grazie, meglio segnalare ai carabinieri se serve, risponde Agnese, ancora con sospetti su Leone.

Veronica scuote la testa: Ragazzi, lavorano da casa, che tempi!

Agnese, non potendo contattare il figlio, telefona a Chiara:

Scusa, mamma, giornataccia, piscina di Marta, partita di Marco, e Leone che ha chiamato tardi Fatti miei, scusa!

Se solo sapesse che giornata ha avuto lei

Domani vado dai carabinieri, pensa Agnese. Poi, la sera, mentre si addormenta, rivede lo sguardo di quella ragazza: tra paura e speranza. Cosa succederà a questa piccola se domani la porta ai carabinieri?

La notte è agitata. Ogni rumore dalla culla, Agnese si sveglia, cammina per casa cullando la bambina, prepara il latte. Allalba, finalmente, si addormentano entrambe.

La sveglia la madre: Vieni oggi? Mi porti quelle pere?

Vengo, risponde Agnese. Intanto prepara la piccina: uno scialle-lenzuolo in spalla, con vera gioia materna la veste bene, e nota che i suoi vestiti sono tutti nuovi, carini. Incredibilmente, le piace anche andare a fare la spesa con la piccola nel marsupio. Solo quei cinque piani a piedi!

Mamma, cosè questa?, chiede la madre, sorpresa.
Non cosè, ma chi è! Tieni la spesa Agnese la consegna, va in soggiorno a mettere la bambina sul divano e si lascia cadere anche lei.
Di chi è?
Nadia Rinaldi mi ha chiesto di badare unoretta alla nipotina, è dal parrucchiere.
E la caviglia?
Passata

Le due donne si stupiscono della piccola. Niente storie di malattie!

Guarda che forza, come stringe il dito! Come si chiama?
Non so, non ho chiesto

Eh, ma come si fa a badare una bimba senza nome? rimprovera la madre.

Così, tornando verso casa, Agnese pensa che deve scegliere un nome per la piccolina, chissà il vero nome scelto dalla mamma

Arriva un SMS: Lutente ora è raggiungibile! È Leone! Si siede, stringe la bambina e richiama subito.

Che succede, mamma? Io sono sposato! reagisce lui, dopo il racconto concitato.
Ma la bambina lhanno portata a me, capisci? Forse Matteo sei tu
Mamma, io sono Leone! Lhai scelto tu Chiama i carabinieri! Vuoi che lo faccia io?
No, lascio fare. È solo che la piccola aveva fame e io sono uscita chiama dopo, ne parliamo.

Leone è preoccupato, ma Agnese vuole finire la giornata, cambiando la piccola, dandole da mangiare, pensando che finirà tutto bene. Ma in fondo al cuore sa che domani dovrà affidare la bambina ai servizi sociali: la porteranno in ospedale, chissà in quale. Qui sta al sicuro, pensa lei, meglio che ovunque.

Domani deve lavorare, ma non è legale tenere una bimba trovata. Sospira, accudisce ancora una volta la piccola, e si addormentano insieme, Agnese colma di meraviglia per la tenerezza di quei giorni insoliti.

Un rumore alla porta la sveglia: una donna in lacrime, spettinata, maglia e short, con occhi ansiosi, si affaccia:

Dovè? Dove lha portata? Perché non ha detto niente subito?

Agnese, ancora assonnata, la riconosce: è proprio la ragazza della mattina prima.

Non ha detto subito che non era lei!

Forse perché ero io e lei è fuggita in fretta.

Sa dovè la bambina? Davvero lo sa?! lo sguardo supplica.

Agnese fa un passo indietro: Entra pure.

La ragazza nasce subito nella stanza, trepidante, cercando la bimba. Quando la vede addormentata, scoppia in pianto, cade sul tappeto di fianco al letto. Singhiozza forte, Agnese la solleva, le dà da bere e del cioccolato.

Tra le pause fra i singhiozzi, la ragazza finalmente racconta: si chiama Giulia, la bimba Elvira. Una storia come tante, forse troppo comune. Giulia studia infermieristica, proprio nella scuola dove aveva studiato anche Agnese. Viene da un piccolo paese vicino Arezzo.

Un amore estivo: un ragazzo di nome Matteo, studente fuori sede, le aveva giurato di sposarla. Era stata solo una volta in quellappartamento, con Matteo. Poi lui era sparito dopo le feste natalizie, telefono spento. Lei aveva cercato amici, parenti, ma nessuno ha saputo dirle dove fosse finito.

Sostenuta solo da una zia materna, senza soldi e senza casa, con la piccola Elvira in braccio, Giulia ha continuato a studiare, vivendo presso unamica. Gli esami incalzano; le immagini di Matteo e una nuova fidanzata scorrono online. Un giorno, esausta e disperata, ripensa alle promesse di aiuto della madre di Matteo, e corre a quellindirizzo, convinta che la signora saprà cosa fare.

Ha consegnato la figlia ad Agnese, è fuggita piangendo, ha studiato tutta la sera per lesame, non dormendo e disperandosi. Il mattino, scrive a Matteo tramite i social: “Riprenderò la bimba dopo gli esami.” Scopre così che lui di tutto ciò non sa niente: la mamma non ha mai visto la bambina. Giulia si precipita, ancora sconvolta, in quellappartamento solo per scoprire che aveva sbagliato portone. Lindirizzo giusto era il palazzo gemello, sempre terzo piano, ma nel cortile a fianco.

Ho visto sua foto, era identica a lei. Stessa pettinatura Oddio, che pasticcio ho fatto! piange ancora.

Agnese le accarezza la mano: Si dice che la più grande follia sia creare un capolavoro e rinunciarvi. Guardando Elvira mi chiedevo: che madre può lasciarla? Per fortuna sei tornata. Tornerai allappartamento di Matteo?
Nooo, basta così stanotte non ho fatto che cercare la piccola nella culla vuota. Torno in studentato, se riesco. Casa non ne ho, magari mia zia mi aiuterà. Mi dispiace, anche lei avrà passato un brutto momento.

In effetti, sì ho davvero temuto, pensavo fosse di mio figlio! E dobbiamo chiedere scusa anche a Matteo e alla nonna.

E raccontano, ridendo tra le lacrime, dellincontro imbarazzato col vicino e della confusione creata.

Vado io a scusarmi si offre Giulia, ma Agnese la convince a restare almeno quella notte. Anzi, fermati un mese. Tieni la camera degli ospiti, preparati agli esami, Elvira sta bene qui, e io lavoro domani. Dopo si vedrà.

Giulia, esausta, si addormenta quasi subito su una poltrona con Elvira accanto.

Agnese sussurra a Veronica al telefono: No, non è di Leone, lui ha chiamato. E nemmeno del vicino È qui con me. È tornata. No, non la mando via. Sai, ho fatto bene a non andare dai carabinieri!

Il latte materno non va perso. Gli esami Giulia li passa benissimo. Da allora, spesso sale anche lei dalla mamma di Agnese, affrontando i fatidici cinque piani; e la mamma, per la prima volta, ascolta e obbedisce ai suoi consigli esperti: Lei sì che è brava, aggiornata, una ragazza in gamba!

Terminata la sessione, Giulia trova lavori occasionali in ambulanza, grazie ai contatti di Agnese; le due donne si scambiano consigli di medicina, affiatate. Matteo, il vicino, scopre che la nonna ha davvero bisogno di cure e Giulia passa piano piano a curare anche lei, con Elvira sulle ginocchia.

E a ottobre, con tutte le sue cose e la piccola, Giulia si trasferisce proprio di sopra, nellappartamento della nonna di Matteo, per rimettere insieme i suoi sogni e riscrivere il copione della sua vita, una volta per tutte, con una grafia nuova e decisa.

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