Sono la moglie di tuo marito. Verrò a vivere con te! annunciò con sicurezza una giovane sconosciuta dal volto grazioso.
Quella mattina mi svegliai troppo presto. I sogni cupi mi fecero rigirare nel letto più volte, e poi una tramontana rabbiosa mi destò del tutto, urlando oltre i vetri. In casa faceva fresco, e per strada il freddo era pungente. Affacciandomi, rabbrividii. Per fortuna era domenica: nessun obbligo di mettere il naso fuori in una giornata così. In cucina, misi su il bollitore, mi cambiai in una tuta calda e preparai una colazione semplice. Ormai ormai era abitudine per me digitare il numero del policlinico, ma anche stavolta nessuna buona notizia.
Era già iniziata la seconda settimana da quando mio marito, Andrea, era in coma. Dopo una brutta scivolata sulle scale di piazza Vittorio, era finito in rianimazione, e i dottori, finora, non avevano detto nulla di rincuorante. Continuavo a sperare, ma ogni giorno sentivo la fatica di crederci.
Guardando fuori, sorseggiando la mia tisana alla melissa, mi sentivo incapace di scacciare i pensieri tristi. Quando suonò il cellulare, mi sentii quasi sollevato: era Pietro, un amico di Andrea, col quale di solito i miei discorsi sono rapidissimi lui non mi ha mai sopportato molto, ma stavolta fu diverso. Mi ritrovai a confessargli le mie paure, gli dissi che tremavo allidea di perdere Andrea. Pietro rispose deciso che sarebbe andato tutto bene, che non poteva essere altrimenti e per qualche ragione, lo credetti. Sentii un piccolo sollievo.
Per distrarmi, decisi di fare le pulizie di primavera. Non potevo lasciarmi andare; Andrea, tornando, avrebbe trovato la casa in ordine e magari anche la nuova disposizione del salotto di cui avevamo parlato tempo fa.
La giornata volò via tra stracci e detersivi. Lultimo tocco fu mettere le tende nuove in cucina, e mentre guardavo soddisfatto attorno, mi sentii meglio. Dopo una doccia calda, mi preparai per dormire presto: il giorno dopo avrei voluto andare di persona allospedale, parlare con i medici, farmi spiegare cosa stessero facendo per Andrea, quanto sarebbe durato quello stato.
Stavo appena infilando le ciabatte quando sentii il campanello. Mi si strinse lo stomaco, un presentimento nero mi avvolse. Senza pensare, corsi ad aprire. E rimasi di sasso.
Sulla porta cera una ragazza giovane, di una bellezza quasi familiare, come se rivedessi unimmagine sbiadita della mia giovinezza. Diverse nei lineamenti, certo, ma cera una vaga somiglianza.
Mi chiami Andrea disse lei con tono autoritario.
Scusi, ma lei chi è? chiesi incredulo.
Sono la moglie di tuo marito! Verrò a vivere qui, chiamami Andrea!
E scusami, moglie, non sai dovè tuo marito? Non capivo se fosse uno scherzo, se avesse sbagliato appartamento; di cose strane ne capitano in una vita
Mi faccia passare la ragazza mi spinse via con una sfacciataggine incredibile e cominciò a chiamare, scorrendo le stanze: Andreino, dove sei? Dai, Andreuccio!
Ma che sta facendo?! gridai, temendo fosse una truffatrice venuta a derubarmi approfittando dello shock. Mi misi davanti alla porta della camera da letto. Mi scusi, ma ora se ne va subito!
Lei mi guardò altezzosa. Non ha capito? Ho detto che ora vivo qui. Andrea mi aveva promesso che avrebbe preso in mano la situazione, che ti avrebbe mandato via di casa e che mi avrebbe chiamata a vivere con lui. Ma il suo telefono è spento. Così sono venuta. E non me ne andrò senza sentire da lui. Allora, dovè?
Andrea non cè, e non tornerà presto! Ora, se non te ne vai subito, chiamo i carabinieri.
Lei si mise a ridere: Ah, davvero? Chiamali pure! Vuoi il mio cellulare, o hai il tuo?
Mi avviai a chiamare dal telefono fisso. Lospite indesiderata continuava: Questa casa è di Andrea, no? Tu, da quanto ne so, qui non sei nemmeno residente. Siamo sullo stesso piano entrambe mogli, solo che tu sei lex, anche se col timbro, io la nuova, e lo avrà presto quel timbro! Se deve andare via qualcuno, di certo non sono io!
Intanto si tolse le scarpe nel corridoio, appese il cappotto di visone (un capo costoso, lo notai subito) e mi fissò: Che stanza posso prendere, mentre Andrea non cè? O scelgo io?
Mi sedetti sul divano in silenzio, la gola chiusa dall’amarezza. E quella moglie scelse la stanza, prese le mie cose dallarmadio e le portò in salotto, dichiarando: Non posso aspettare, devo dormire qui, domani sveglia alle sette, ho la lezione di pilates.
Non risposi, incapace di reagire. Se fossi stato in uno stato danimo diverso, certa gente lavrei sbattuta oltre la porta senza tanti complimenti. Ma adesso, non mi riconoscevo. Riuscii solo, quando sentii scorrere la doccia in bagno, a chiamare Pietro, lamico di Andrea.
Pietro, scusa lorario sta succedendo una cosa assurda, gli spiegai in tono sconfortato. Come faccio a cacciarla?
Con la forza, solo così. Vuoi che venga io? La porto fuori a braccia, se non capisce le parole.
Non è il caso, gli risposi. È capace di andare dai carabinieri, dire desser stata aggredita o chissà che. Meglio vedere se la polizia può aiutare…
In realtà qui ha ragione lei, sospirò Pietro, come dimostri il tuo legame con questa casa? Se lei sostiene di vivere qui e tu no? I carabinieri in queste cose non si intromettono senza il proprietario e lo sfratto si fa solo in tribunale. È successo anche alla vecchia del piano di sopra: la badante, dopo che la signora è morta, non voleva andarsene. Diceva: Fino a quando non viene qualcuno con latto di proprietà, resto qui. I figli hanno fatto denuncia, ma niente, il giudice ha archiviato. Quindi, se vuoi, vengo io…
No, Pietro, non trascinarti in questi casini. Ma neanche tu sai niente di un presunto divorzio con Andrea?
Nulla, rispose lui. Se hai bisogno, chiama quando vuoi.
Ringraziai Pietro e chiusi la chiamata. La ragazza, che disse di chiamarsi Bianca, finita la doccia, si avventurò in cucina, aprì il frigo e prese burro e parmigiano.
No, cara, protestai togliendole subito il cibo dalle mani, non pensare di fare la padrona qui dentro. In camera e guai se esci. Quando Andrea torna, vediamo chi se ne va.
Vedremo, rise lei. Comunque, chiamami Bianca.
Non mi interessa il tuo nome, risposi nascondendomi il volto tra le mani.
Andò via, ma tornò subito: Tieni, guarda questo video, così mi credi. Il compleanno mio di questanno.
Accese il tablet. A malincuore vidi Andrea, più affettuoso che mai con quella Bianca, che la abbracciava e le regalava proprio quel cappotto di visone ora nellarmadio qui.
Fuori da casa mia, le dissi piano, sbattendo la porta.
Quella notte fu un tormento. Non chiusi occhio, ripensando al mio matrimonio. Con Andrea sembravamo felici. Niente figli, però ci bastavamo in due. Lui lavorava in banca a Milano, io insegnavo a scuola, avevamo tutto. Questa era la sua casa, la mia lavevo messa in affitto, per avere qualche euro in più al mese. Come non mi ero accorto che mi tradiva prima? Pensai che forse Bianca non era nemmeno la prima. In famiglia mi avevano insegnato che il matrimonio è per sempre, che si resta uniti nelle difficoltà. Che si costruisce, si perdona, ma una famiglia non si abbandona per sport.
Mi tornò in mente Pietro. Ci conoscemmo al mio matrimonio con Andrea, anni fa. Arrivò con un mazzo enorme di crisantemi bianchi fiori che ho sempre detestato, ma li presi. Mentre Andrea era in giro coi parenti, Pietro mi guardò negli occhi: Mi pento tutta la vita di non averti incontrata prima di Andrea. Diede i fiori e sparì. Mi sentii scossa con Andrea era sempre stato tutto tranquillo, Pietro invece trasmetteva una specie di tempesta. Se fossi stata diversa, forse avrei lasciato la cerimonia per seguire quella corrente imprevedibile. Pietro però sparì, andò allestero per lavoro, sposò una collega, così mi disse Andrea, e tornò dopo anni, solo e divorziato, con una casa in Brianza. Recentemente era tornato a frequentare Andrea, ed io sempre meno spesso mi univo a loro: i miei principi mi imponevano distanza, ma nel frattempo Andrea, ecco, pensava ad altro
Mi destò un altro scampanellio: era mattina piena. Mi alzai per andare ad aprire, ma Bianca mi precedette urlando che era il corriere per la colazione. Mise le sue cose in cucina. La guardai furente.
Poi squillò il telefono: la voce dallospedale mi annunciò che Andrea si era svegliato. In quellattimo scordai tutta la rabbia: piansi di gioia.
Come sta? Certo, arrivo subito. Devo portare qualcosa? Ok
Chi ti ha chiamato? chiese Bianca con lo stesso tono di una coinquilina.
Non dovevi andare in palestra? risposi, Sbrigati, devo uscire.
Lasciale pure le chiavi e basta, è risolto.
Vuoi anche la carta del bancomat? sbottai esasperato.
Andrea me ne ha già fatta una, sorrise a trentadue denti.
Non risposi oltre, ma prima di uscire attivai tutte le telecamere di sicurezza installate per le vacanze, poi presi il tram verso il Policlinico.
Mi fermarono in sala daspetto. Andrea era fuori dal pericolo, ma aveva bisogno di cure, qualcuno che fosse sempre accanto a lui. Non abbiamo personale a sufficienza spiegò il dottore, è meglio che resti un familiare o una badante per un po.
Daccordo, promisi. Mi occuperò io di trovare una badante.
Rientrato a casa, controllai le registrazioni delle telecamere: Bianca girava spavalda, guardava dentro armadi e cassetti, ma non portò via nulla.
In cucina, la trovai a sorseggiare il caffè. Era ormai convinta di essere padrona di casa.
Dimmi, feci io, diretto. Che vuoi da Andrea? È più grande di te, non può avere figli.
Ci amiamo, rispose senza esitazione.
Capisco. Tu sei convinta davvero di voler passare la vita con lui, in salute e malattia, come si dice?
Certo, sì! garantì Bianca, ma tu lascialo stare, non tormentarlo: aveva paura di ferirti, tutto qui.
Se è così, se Andrea lo confermerà, va bene. Ma ora che sei la moglie, tocca a te dimostrarlo. Andrea ha bisogno di assistenza.
Bianca sbiancò in volto.
Ma resterà così per sempre? cercò di sembrare decisa, ma la voce tradiva paura.
Tranquilla, è solo per ora, ma sei la moglie, quindi tocca a te. Vai pure allospedale, la stanza singola è pagata.
Bianca fece la dura, ma non replicò.
Il giorno dopo si preparò come per andare a una sfilata, non per assistere un paziente. Io la osservavo incredulo: tutta questa storia mi sembrava impossibile.
Pietro mi chiamò, non risposi subito, temevo che questo fosse il momento di cedere alle emozioni che avevo sempre temuto. Ma risposi:
Ciao, la sua voce mi faceva tremare. Ci sono novità? Andrea come sta? Posso venire a trovarlo?
Ti farò sapere, tagliai corto. Sto andando al lavoro, scusami.
Va bene, rise, se hai bisogno, chiama.
Compilando la richiesta per un congedo, pensai che forse, con Bianca al capezzale di Andrea, potevo concedermi anchio un po di tempo. Consumai un caffè in un bar vicino alla Galleria. Squillò di nuovo il telefono: Andrea.
Amore mio lo so che sai tutto, volevo dirtelo io disse in lacrime.
Andrea, non serve Non sprecare parole, pensa a guarire e a tua moglie! sottolineai.
Non chiamarla così sospirò Andrea.
Addio, Andrea.
Messe giù, pensai: Ecco, a quarantanni, sei solo, caro Enrico Rocchi!
Non aveva più senso restare in quella casa. Volevo tornare nella mia, ma era ancora affittata fino allestate: per ora dovevo trovare una stanza. Ma mentre mettevo via le prime cose, qualcuno bussò alla porta con forza.
Bianca, isterica, entrò tenendo la borsa stretta: Perché non hai detto che non si sarebbe mai alzato dal letto? Volevate farmi fare la badante, eh? Addio voi e il vostro Andrea!
Ma chi te lo ha detto?!
Il dottore! Lo ha detto lui! Io a cambiar pannoloni non ci sto!
Non capii se davvero aveva frainteso qualcosa o esageravano a posta. Fatto sta che mi vestii al volo e corsi in ospedale. Il medico rise: La ragazza lha lasciata così spaventata? Scusi, ho scherzato. Aveva detto di essere la moglie Le ho fatto capire tra le righe che ci sarebbe stato da lavorare, e lei è scappata. Non ha retto la prova delle difficoltà.
Allora resto io tirai un sospiro di sollievo.
Andrea, alla mia vista, cercò subito di alzarsi.
Grazie di essere qui, scusa per tutto, mi hai sempre ricordato la persona speciale che eri Quando ho conosciuto Bianca, mi ricordava te da giovane ed è scattato qualcosa, borbottò col capo basso.
Basta, lo interruppi, non voglio sentire altro. Ormai so tutto. Katiuscia non ce lha fatta a prendersi cura di te nella prova della malattia. Lasciamo perderla.
Andrea mi baciò le mani con gratitudine: Sei tu, sempre tu la donna importante della mia vita. Grazie che sei accanto a me
Restai ad assisterlo. Dopo pochi giorni, finalmente fu dimesso. Pietro passò un paio di volte a trovarci. Io però, quando i due amici parlavano, preferivo eclissarmi: temevo il confronto con Pietro. Un pomeriggio, tornando a prendere il cellulare in cucina, mi fermai dietro la porta e, senza volerlo, ascoltai la loro conversazione.
Come hai potuto far soffrire una così, diceva Pietro. Hai una moglie rara, io so cosa vuol dire la mia, invece, non faceva nulla, eppure pretendeva tutto. Tu avevi tutto, e hai rovinato la felicità! Io lavrei portata in braccio per tutta la vita!
Facile parlare da fuori, ribatteva Andrea. Ma se mangi sempre la stessa minestra, dopo un po vuoi cambiare.
Basta aggiungere un pizzico di fantasia: la vita non è solo la zuppa! rispose secco Pietro.
Passarono altre due settimane. Una sera Andrea aprì la porta e si ritrovò davanti Bianca, che dichiarò: Ho saputo che stai meglio. Sono tornata. Mi aspettavi?
Andrea provò a chiudere la porta. Lei però insisté: Sai, sono incinta. Allinizio non sapevo come dirtelo, ora ho capito che posso farcela. Mi fai entrare? Non ho più dove andare, mi hanno mandato via dallappartamento.
Cè un errore, Bianca, io non posso avere figli! rispose glaciale Andrea.
E invece puoi, insistette lei, la tua ex moglie sarà stata sterile al massimo.
Ginevra è stata al mio fianco in tutti questi giorni, e ti prego: rispetto almeno! Domani faccio gli esami, ma se menti, per te finisce qui.
Sarebbe inutile mentire ora, puoi controllare tutto, ribatté Bianca. Andrea indicò la cucina per passarle davanti e raggiunse me, che avevo sentito tutto e piangevo in silenzio sul divano.
Gin, se riesci a sopportarlo, lasciala qui stanotte. Domani mi chiarisco con i dottori. Se è vero abbassò lo sguardo lo sai quanto ho desiderato un figlio.
Esci. Devo dormire, gli dissi, chiudendo la porta.
Presto mi ritrovai a cercare una stanza dalbergo online. Ero esausto, svuotato. Uscii di casa e incappai in Pietro.
Parbleu, ti ho trovato! esclamò sollevato. Andrea mi ha detto tutto: mi ha chiamato, non ce la faceva a trattenersi dallannunciare la sua felicità. Ho pensato subito a te, Gin. Vieni da me qualche giorno? Hai bisogno di staccare. Prometto: non ti disturbo. Ma non posso lasciarti solo, non ora.
Acconsentii silenziosamente e gli diedi le valigie.
Quei giorni furono inaspettatamente sereni. E pian piano, parlando, Pietro mi confessò di avermi amato dal primo momento, ma di aver scelto di allontanarsi pur di non rovinare la mia felicità.
Passò un anno. Una mattina, impaziente, portai a Pietro una scatolina con il test di gravidanza: due tacche rosa. Lui non capì subito, poi mi abbracciò gridando dalla gioia. Proprio in quellistante squillò il telefono.
Faccio presto! promisi.
Gin, sono io, Andrea, la sua voce era stanca. Come stai?
Benissimo! risposi sorridendo.
Sono passato a cercarti ma la tua casa è ancora affittata Ti sei licenziato dal liceo Dove sei?
In una nuova vita! Avrei voluto chiudere, poi chiesi: E tu, Andrea?
Sto male, Gin, sentii il pianto nella voce. Bianca se nè andata. Sono solo col bambino. È dura, e lavoro tanto Quanto mi pento di averti tradito Possiamo ricominciare da capo? Cresciamo insieme il bambino, torniamo felici come prima? Siamo stati felici.
Andrea, sono felice ora come mai lo sono stata con te. Ma tu hai fatto la tua scelta. Ti mando il numero di una bravissima babysitter. Addio, Andrea.
Chi era? mi chiese Pietro mentre preparava la colazione.
Solo unombra del passato, sorrisi e non tornerà più.
In quei mesi mi resi conto che, anche quando il mondo pare sgretolarsi, la vita a volte si ricostruisce proprio dalle fondamenta, con chi davvero ci ha sempre voluto bene. Bisogna solo avere il coraggio di lasciar andare il passato per poter accogliere il domani.







