È tua sorella nella foto?
No, è mia moglie.
Non ci credo! Ma è la moglie di mio cugino!
Signor Corrado Artemio, cè una signora che insiste per vederla. Ho finito le parole per spiegarle che lei è occupatissimo entrò trafelata la segretaria, Marina.
Chi è? E cosa vuole? Corrado si tolse gli occhiali, sorrise e tornò subito a immergersi nei documenti.
Magari lo sapessi Dice che è urgente, troppo personale.
Falla entrare, se è personale ed è anche urgente! Corrado era di natura generoso e non sapeva voltare lo sguardo altrove davanti ai guai degli altri. Lo cercavano spesso proprio per questo. E Marina cercava sempre di proteggerlo da troppe visite superflue, rispondeva lei dove poteva, smistava come meglio riusciva. Solo lei sapeva quanto sacrificio era costato a Corrado costruire quella piccola azienda, a partire da zero, dormendo a volte in ufficio, cucinando qualcosa di caldo da portargli. Lui apprezzava ogni sforzo. Ormai, Marina era la sua inseparabile mano destra; senza di lei, Corrado si sentiva smarrito e temeva il giorno in cui la segretaria avrebbe trovato marito lasciando tutto per la famiglia. Neanche svelare i propri segreti ad altri gli passava per la testa: dopo un po che lattività tira, i concorrenti sbocciano come funghi, è la solita storia! Tutti passano davanti senza vedere il potenziale finché qualcuno non vi si ferma e allora si radunano in troppi. Stesso discorso per le idee: nessuno osa iniziare, ma basta uno che ci provi e altri seguono, fondando copie. Spesso quelli che replicano raccolgono più successo. Ecco perché Corrado preferiva gestire le questioni cruciali solo con se stesso e Marina, che si era meritata tutta la sua fiducia.
Marina introdusse la visitatrice, chiuse piano la porta e uscì silenziosa. Corrado si alzò meravigliato. Una donna vestita di nero davanti a lui.
Lidia Vittoria? Proprio lei? Che vento lha portata?
Corrado scattò in piedi, si affrettò a offrirle una sedia e si sedette con lei.
La mia Lucia non cè più mormorò la donna, la testa reclinata, una voce spenta.
Corrado allentò la cravatta. Tutta la sua vita gli sfilò davanti agli occhi come un treno in corsa.
Lucia era stata il suo primo amore. Si erano conosciuti al primo anno duniversità. Lui aveva notato subito quella ragazza elegante dalla lunga treccia. Lei gli lanciava sguardi ogni tanto e, quando fu bocciata al primo esame, lui le offrì aiuto: da allora studiarono insieme e Lucia scherzava sempre che, se Corrado insegnasse davvero, tutti gli studenti passerebbero col massimo. Lei passò, difatti!
Amavano stare insieme, anche fuori dagli studi. Quellintesa crebbe, e a fine corso nessuno dubitava che sarebbero presto convolati a nozze. I genitori di Corrado cominciarono a prepararsi: il padre prese doppi lavori, la madre cuciva abiti su richiesta, risparmiando ogni soldo. La mamma di Lucia era felice allidea dei futuri nipoti. Ma Corrado sognava da sempre di lanciarsi nel mondo degli affari fare qualcosa di utile, che producesse benessere per sé e per gli altri.
Verso la laurea Corrado cominciò a pensare che bisognava ufficializzare la relazione non era giusto continuare ad amarsi di nascosto dalla madre di Lucia, che tornava tardi dal lavoro. Pensava e ripensava a come dichiararsi, ma quando finalmente si decise, con un mazzo di fiori, Lucia impiegò molto ad aprire; poco dopo, un uomo a torso nudo uscì dalla camera, rincalzando i jeans. Guardò Corrado con aria di sfida, e Lucia balbettò:
Volevo dirtelo Andrea, il mio ex compagno di scuola. Mi sposo con lui, lho amato da sempre
Corrado lasciò i fiori, corse via, il cuore in gola. Soffriva, sentendosi ingannato da chi credeva così pura. Ma si rimise presto in moto: decise che avrebbe raggiunto il suo obiettivo, trovò lavoro temporaneo in una fabbrica, osservava, pensava alla strategia per iniziare qualcosa di suo. Qualche mese dopo incontrò Lidia Vittoria, che gli raccontò come Lucia fosse davvero convolata a nozze con quel tale, e già aspettava un bimbo; però lei, madre, non era felice: Andrea era un ribelle, un disadattato. Lucia, invece, aveva occhi solo per lui fin dalle elementari; non ascoltava nessuno.
Corrado non sapendo cosa dire, augurò solo che le cose si sistemassero. Adesso, anni dopo, Lidia era di nuovo davanti a lui, affranta.
Che cosa è accaduto? chiese Corrado, la voce roca.
Lui la picchiava Lei sopportava tutto. Quante volte lho implorata di tornare a casa Nulla. Una volta chiamai la polizia, lui lo portarono via. Lei corse in questura e lo fece uscire, sostenendo che era tutto un incidente. E minacciò: Mamma, se insisti, non voglio più vederti! Cuore di madre temevo che mi escludesse per sempre, così tacevo. E ora non potrò più rivedere la mia piccola
Vuole aiuto per il funerale? domandò Corrado, deglutendo.
No, ormai sono passati quaranta giorni. Lui è in carcere, ma tanto uscirà e vivrà la sua vita, mentre la mia Lucia non tornerà
Lidia scoppiò a piangere. Corrado le porse dellacqua.
Vuole che chiami Marina, che le prenda qualcosa per calmarsi?
La donna scosse la testa.
Sono venuta per confessare, Corrado disse Lidia. Avrei dovuto farlo anni fa, ma Lucia non voleva. Lucia aveva avuto la figlia da te. Quel giorno Andrea lo scoprì, qualcuno glielo disse, e perse la testa.
Corrado sentì la stanza tremare. Ma era possibile? Una figlia? Lui?
Lucia lha raccontato a sua cugina Angela proseguì Lidia dopo tante sofferenze. Angela le chiese perché sopportasse tutto; Lucia, con due bicchieri di vino, si confessò: Porto un peccato mia figlia non è di lui e questa è la mia pena. La notizia arrivò subito ad Andrea, e lui Ecco cosè successo.
Come può esserne sicura? chiese Corrado, a fatica.
Lucia era sincera. Appena lo scoprì, me lo disse. Io ero anche contenta, le ho chiesto se volesse dirglielo a te. No, mamma, che non ci pensi! Ho conosciuto Andrea, lui mi ha invitata fuori, non potevo lasciarmi sfuggire loccasione, lui andava via e lo amavo ancora. Ho fatto in modo che pensasse di essere il padre E ha sposato me. Pianti infiniti, solo il cielo lo sa.
Corrado chiamò Marina, ordinò del tè verde e dei biscotti per la signora, la fece accomodare sul divano. Marina, silenziosa, portò il vassoio e sparì di nuovo. Corrado rimuginava: non aveva più pensato a Lucia, ma la notizia scoperchiava una ferita. E la consapevolezza che una figlia sua fosse cresciuta con un mostro lo avvelenava.
Quando la donna si fu calmata, ricominciò.
Celeste compirà dieci anni tra un mese. Somiglia a Lucia, ma ha gli occhi tuoi. Andrea chiedeva spesso come mai la figlia avesse occhi diversi dai genitori poi però dimenticava. A lui né figlia né moglie erano importanti; sempre al bar, sempre fuori, Lucia sopportava. Dicevo a Lucia di farsi aiutare, ma niente, lamore è una malattia senza cura. Celeste stava spesso da me: Lucia temeva uno scandalo davanti a lei, così la bambina stava da me, buona, intelligente, ama la musica usa ancora il vecchio pianoforte di sua madre. Da quando Lucia non cè più, si spegne ogni giorno, si consuma come una candelina
Corrado la ascoltò, infine disse a voce bassa:
Perdonatemi, ma devo esserne certo. Farò un test di paternità. Se Celeste è mia figlia, non la lascerò ma dovrete capire che la notizia è grande.
Non temere, Corrado. Lo capisco.
Scambiati i numeri, la signora stava per andarsene. Lo sguardo si posò su una fotografia appoggiata tra libri e carta. La moglie di Corrado, Violetta, guardava fuori da una siepe di lillà, il viso illuminato. Era una foto vecchia, ma Corrado ne era affezionato.
Quella sulla foto, tua sorella? Non sapevo davere una parentela con Violetta E Lucia non me lha mai detta.
No, è mia moglie, disse imbarazzato Corrado.
Ma non può essere! È Violetta, la moglie di mio nipote Matteo, sposati da otto anni.
Corrado prese la foto, la porse.
Guardi meglio
Impossibile sbagliare, scosse la testa, cè il lillà della casa di mia sorella, si vede anche il tetto dalla cucina. È Violetta.
Corrado fissava stupito la foto. Non capiva più nulla. Lidia si affrettò a continuare:
Ero anche al matrimonio, tornata spesso dopo. Brava donna, ha continuato a curare Matteo dopo lincidente, anche quando non camminava più. Unaltra sarebbe scappata, ma lei è rimasta. Hanno dovuto vendere parte dellazienda, e ora Violetta lavora in una casa importante, grazie al fratello; la famiglia ha di tutto, si arrangiano con il resto. Hanno un figlio, Raffaele, sette anni.
Violetta ha un figlio?
Certo. Raffaele, sette anni già.
Corrado si passò la mano tra i capelli. Troppi colpi per un solo giorno.
Lidia, mi faccia un favore: quanto ci siamo detti su Violetta resti tra noi, per ora. Devo verificare tutto. Può mantenere il segreto?
Lo prometto. Però saranno sorelle? Ma è Violetta, di sicuro.
La signora uscì. Corrado chiamò Marina.
Marina, ordina qualcosa da mangiare, del brandy. Poi, chiudi tutto, non voglio visite.
Marina spalancò gli occhi: mai aveva visto Corrado bere, peggio ancora in giorni così delicati per la ditta. Ma tacque.
Presto arrivò con il carrello. Corrado, assorto, non si accorse. Lei portò via i documenti e se ne andò. A tarda sera, dopo aver sistemato tutto per la firma decisiva il giorno dopo, tornò in ufficio. Corrado era curvo sul divano, la bottiglia vuota e il cibo intatto.
Signor Corrado, tutto bene? sussurrò Marina, sfiorandogli la spalla.
Non vado a casa mormorò lui Qui, questa notte, rimango.
Marina gli sistemò la coperta e una vecchia ciambella gonfiabile, rimasta dai tempi eroici della startup. Prima di uscire, controllò se cera dellacqua in frigo. Sapeva che sarebbe servita.
Lindomani arrivò prestissimo, con qualche compressa presa in farmacia. Aprendo la porta, Corrado fu sorpreso e si riscosse.
Come va? domandò Marina, notando il pallore.
Ho la testa che mi esplode. Come posso essermi lasciato trascinare così!
Marina sciolse una pastiglia effervescente nellacqua, il bicchiere frizza e sfrigola come classica limonata da bar di provincia, e gliela porse. Poi riordinò con calma la scrivania.
Ho rovinato tutto, i documenti non sono pronti
Non si preoccupi, Corrado rispose Marina, è tutto a posto.
Marina, davvero non so come farei senza di te. Devo ringraziare il destino per averti avuta accanto!
Lei abbozzò un sorriso malinconico. Stava per uscire, Corrado la trattenne:
Resta ancora un attimo. Non sono mai stato così a pezzi. È tutto un cumulo di macerie e non so da dove cominciare.
Risolverai tutto, come sempre. rispose Marina, liberando con delicatezza la mano.
Solo perché tu ceri.
Corrado pensò a quanto bene conoscesse quella donna: più persino della moglie O ex moglie? Forse sì. Ripensò al primo incontro con Violetta: una sera di gennaio, scuro e gelido, stava per uscire dal parcheggio quando una ragazza quasi gli finì sotto le ruote. Frenò di colpo, lei scivolò e cadde.
Si è fatta male? chiese Corrado, aiutandola.
Mi sono solo storta la caviglia, credo. Non riesco a camminare.
La porto al pronto soccorso.
Dove mi porta? la donna lo fissava angosciata.
Solo a farla vedere da un medico.
Lì seppero che le servivano giorni di assoluto riposo senza poggiare il piede.
Le trovo un albergo propose Corrado finché starà meglio.
Non posso permettermelo, protestò lei, trattenendo le lacrime, magari aiutarmi a trovare un appartamentino
Fino a quando guarirà, pagherò io. Ordinerò i pasti in camera.
Violetta quasi si commosse. Dormì come mai aveva fatto: Corrado la visitò, portò frutta e succhi. Lei riprese subito a camminare; lui trovò un monolocale in affitto per lei. Pensò che era giunto il momento di lasciarla andare, ma passò un giorno davanti a quell’indirizzo e, senza sapere perché, suonò il campanello. Violetta aprì in lacrime.
Che succede? domandò Corrado, portandole un bicchiere dacqua. Lei raccontò tutto.
Fuggivo dal mio marito confessò il giorno in cui cè stato lincidente. Mi teneva prigioniera, portava le amanti a casa, mi umiliava davanti a loro. Quando si dimenticò la porta aperta, scappai. Poi mi telefonò e mi minacciò. Non so cosa fare, orfana come sono. Ho solo qualche risparmio Ho paura di uscire, ho paura che mi trovi!
Corrado ascoltò. Forse era meglio il divorzio?
Non me lo concederà mai! borbottò lei angosciata.
Corrado chiamò un amico avvocato, si informò: presentando richiesta contro indirizzo fittizio, se laltro non si presenta, il divorzio è automatico. Così lei fece. Da allora Corrado si prese cura di Violetta, la frequentava spesso; cucinavano insieme, lui si affezionò e propose di sposarla. Lei accettò, ma volle una cerimonia riservata.
La loro convivenza durò due anni. Lei non riusciva a restare incinta, Corrado desiderava un figlio. Alla fine, scoprì che Violetta mentiva: i suoi viaggi in clinica non esistevano. Solo ora, a ritroso, si chiedeva perché non avesse mai voluto una sola prova, perché si fosse fidato così ciecamente.
Ora Corrado riaffiorò dai ricordi. Accanto a lui, Marina, silenziosa, bellissima, più di quanto avesse mai pensato. Cucina meglio di chiunque. Perché non laveva mai vista così?
Marina, ti prego, so che senza di te non vado avanti.
Le raccontò tutto. Lei ascoltava tra le lacrime.
Sai dove si può fare subito un test del DNA?
Mi informo, sospirò Marina.
Poco dopo, le diede un orario e raccomandò: Ho fissato appuntamenti separati, così evitate dincontrarvi prima del tempo.
Marina, sei un tesoro!
La prego, Corrado
Basta darmi del lei.
È che per me è sempre il capo.
Ma siamo amici, o no?
Corrado avvisò la moglie: assente per affari, sarebbe partito di colpo. In realtà doveva pedinarla.
Marina, puoi aiutarmi? chiese Violetta riconosce la mia auto, se vado con la tua non sospetta nulla.
Va bene.
Dopo unora, un taxi si fermò davanti a casa di Corrado. Violetta, con addosso abiti da mercato cinese, salì, fece spesa al supermercato e si diresse alla casa della campagna. In giardino, il lillà della famosa fotografia: aveva ragione Lidia.
Un bimbo corse incontro a Violetta, la abbracciò stretto. Lei ricambiò e portò i pacchi in casa.
Molto scosso? chiese Marina con compassione.
No, il peggio è il tempo perso. Ma ora basta sono libero, come il vento.
Tornarono in silenzio. Due giorni dopo, Corrado rimase a casa in attesa. Violetta tornò poco prima di pranzo, si cambiò dabito. Corrado la affrontò.
Che abiti sono questi, amore mio? Violetta sussultò. Non cambiarli: li indosserai sempre ormai. Ora mi racconterai tutto, senza bugie.
Violetta si svuotò. Quando successe la disgrazia a Matteo, suo marito, non aveva il coraggio di andarsene né la forza di restare. La sorella della suocera, Lidia, venuta a sfogarsi e parlare bene di Corrado, le diede unidea: provò a vedere se anche lui fosse davvero compassionevole, si informò su di lui e lo spinse a aiutarla con la storia del divorzio. Riuscì persino a ottenere un secondo passaporto dichiarando lo smarrimento, si costruì una falsa nuova identità. A casa diceva che lavorava in città; a Corrado mentiva sulle terapie. Approfittava delle sue assenze per tornare qualche giorno dalla famiglia.
Lascia il passaporto e le carte qui, ora vai. Dirai la verità tu stessa a Matteo. Se non lo fai tu, lo farà tua zia.
Violetta se ne andò muta. Corrado rimase solo, svuotato, disgustato: si sentiva lui il colpevole, lui il ladro della donna di un altro.
Dopo qualche giorno arrivò il risultato del DNA: Celeste era sua figlia. Non ci credeva davvero, ma si promise che si sarebbe preso cura di lei e che la bimba lavrebbe amato un giorno.
Marina, puoi aiutarmi a scegliere un regalo per mia figlia?
La guardò: si accorse che, ormai, la cercava per ogni cosa, perché aveva bisogno di lei. Marina se ne rese conto.
Se serve davvero, certo che ti aiuto.
Serve, la sfiorò sulla spalla.
Andarono in negozio, uscirono carichi di pacchi.
Sei sicura che a Celeste piacerà tutto questo? chiese Corrado in macchina.
Ho una nipote della stessa età, fidati!
Per la prima volta, Marina gli dava del tu. Ai suoi occhi, era primavera.
Lincontro con la figlia fu più semplice del previsto. Lidia preparò la nipote; Celeste accolse il padre con un abbraccio timido, poi sincantò tra doni, vestiti, dolci. Corrado guardava la bimba che sorrideva piano, aprendo ogni pacchetto.
Era tanto che non sorrideva così. Corrado, grazie di cuore.
Ma figurati
Lascia che Celeste rimanga con me ancora un po, verrà il tempo che si abitui a te.
Lo capisco bene. Anchio ho bisogno di tempo.
Corrado, ti chiedo un favore: informati che operazione serve a Matteo. La pago io, promise Corrado.
Sei un uomo doro! Mi informerò, te lo dobbiamo per sempre. Sai, Violetta ha lasciato Matteo. Se nè andata con una lettera: Scusa, ma non ce la faccio. Cresci tu nostro figlio. Almeno il bimbo si era allontanato da lei, ormai, e ama molto suo padre e la nonna.
La vita è complicata.
Corrado annullò il matrimonio con Violetta. Se lei avesse problemi con la giustizia per i documenti falsi, non era più affar suo. Operarono Matteo con successo, Corrado si trasferì a vivere con la figlia e la nonna.
Ho una casa grande, ce nè per tutti. Lidia, io dormo sereno se tu sei accanto a Celeste.
E allora sì! acconsentì senza esitazione.
Marina diventò unospite costante. Prima come amica, poi come promessa sposa. Si legò subito a Celeste, la bimba era felice.
Papà, dopo il matrimonio posso chiamare Marina mamma?
Sarebbe bellissimo, e credo che farebbe piacere anche a lei.
Papà Vorrei tanto anche un fratellino, o una sorellina! È il mio sogno.
E allora, se è un sogno, prima o poi
Corrado, per la prima volta dopo anni, si sentiva felice e libero. Marina rifioriva accanto a lui come un fiore di maggio, la nonna aveva ormai stretto amicizia con i suoi genitori, divenendo parte della famiglia, numerosa e finalmente unita un caleidoscopio di affetti che si confondevano tra sogno e realtà, in unItalia onirica dove tutti si incontrano, si perdono, infine si ritrovano, e i giorni si sciolgono come zucchero nel caffè.







