Ho dato in affidamento mio figlio perché non ne potevo più

Sistemai la bambina solo perché non ne potevo più.

Mi sembra di vederla ancora: Maria, regale, seduta sul robusto divano del mio salotto romano, coperto da una coperta ricamata a mano con motivi di galli multicolori. Le sue mani scorrevano piano tra i documenti stesi a ventaglio sul vecchio tavolino lucido. Di fronte, su una poltrona di velluto, mia figlia Claudia: nella sua postura non cera più traccia della fragile indecisione che laveva consumata fino a poche settimane prima. Era lì, composta ma decisa, lo sguardo fermo acceso da una determinazione nuova.

Insomma, vedo che hai proprio preso la tua decisione, mormorai allora, e la mia voce suonò più come una constatazione che non una domanda. Passai la mano sopra la pila di fogli: il certificato di nascita, il libretto sanitario, una dichiarazione della scuola dinfanzia che avevo pagato io stessa sei mesi prima.

Mamma, non ricominciare, rispose Claudia con un tono che non ammetteva replica. Io e Lorenzo ci abbiamo pensato bene. Non possiamo fare progetti mentre abbiamo sempre qualcuno tra i piedi. Elena è una bambina buona, certo, ma ha bisogno di attenzioni, fa rumore, chiede sempre… non si adatta al nostro ritmo. Lorenzo è un artista, gli serve silenzio, spazio per la sua creatività, e invece qui è sempre un continuo: mamma, voglio bere!, mamma, guarda qui!

Artista, ripetei piano, sentendo tutta la stanchezza degli anni passati da sola, a lavorare e crescere lei senza un marito accanto. E quindi tu non sei una madre, solo… così? Ti rendi conto di ciò che stai dicendo? Una bambina non è un cucciolo da affidare ad altri quando sei stanca. È tua figlia, Claudia. Tua carne.

Proprio perché ha tre anni! intervenne trascinata da una passione fredda. A tre anni si adatta più facilmente che a sette o a dieci. Ha la mente flessibile, si abituerà. È la soluzione perfetta, per tutti. Io potrò finalmente vivere, tu avrai quella maternità che ti è sempre mancata, lo sai. E Lorenzo, beh, potremo essere davvero una coppia. Non una donna con un fardello.

La guardai e mi parve quasi una sconosciuta. Ricordai come Claudia, piccola proprio come Elena ora, si aggrappava al mio grembiule attraversando il cortile, e io, giovane e ancora bella, rinunciavo a uscire perché non volevo lasciarla con nessuno. E oggi lei mi diceva che sua figlia era solo un peso.

E secondo te io sono eterna? A breve devo andare in pensione, ho la pressione alta, vorrei un po di tranquillità in vecchiaia…

E allora? pochi battiti, ed ecco lo sguardo calcolatore di mia figlia. Tu stessa hai sempre detto che la famiglia viene prima di tutto. Che bisogna aiutarsi. È questo che ti chiedo: aiuto. Non la mando per strada, la lascio qui, con la sua nonna, tra le sue cose. Ogni settimana verrò con la spesa, i soldi. Abbiamo dei programmi: vorremmo andare al mare nei prossimi mesi, Lorenzo ha preso uno studio vicino a Trastevere, deve preparare una mostra… mamma, è una occasione per tutti! Io ho sofferto abbastanza con il padre di Elena, mi merito un po di felicità.

Felicità, sorrisi amaramente, accarezzando il ricamo del gallo e lei? La sua felicità?

Elena sarà felice con te, ribatté Claudia, con una sicurezza implacabile. Tu la coccoli, le concedi tutto quello che io non le permetto. Hai sempre detto che sono troppo severa, ecco qui, ora puoi educarla come vuoi. Fallo tu il genio, se vuoi. Io sarò finalmente me stessa, con Lorenzo. Non è per sempre, mamma, è solo per tre o quattro anni. Fino a quando non inizierà la primaria. Poi si vedrà.

Tre o quattro anni, ripetei lentamente, misurando la stranezza di quelle parole. Vorresti che io allevassi tua figlia per tutti questi anni, mentre tu fai la musa per il tuo artista?

Non musa finta, mamma, vera! Claudia balzò dal posto, le guance arrossate. Tu non mi hai mai capita! Hai vissuto la vita tutta secondo le regole: matrimonio, figli, casa. Io voglio amare davvero! Con Lorenzo mi sento rinata! Lui mi sprona, mi fa scoprire lati che non conoscevo. E Elena… è solo un peso del passato, mamma, mi trattiene. Non voglio affogare. Voglio vivere a pieno respiro.

Camminava avanti e indietro: ogni suo passo era un martello nelle mie tempie. Davanti a me, quella ragazza perfetta, curata, con le unghie smaltate di fresco, non era più la figlia che tre anni prima mi aveva bussato piangendo, con una neonata tra le braccia: mamma, lui mi ha lasciata, non ce la faccio. Le notti insonni, i risparmi per carrozzina e corredino… Oggi quella stessa figlia mi ricattava con la parola eredità.

E per le scartoffie? chiesi a bassa voce, il mio ultimo baluardo. Vorresti che io portassi Elena dal pediatra, a scuola, a firmare tutto?

Ovvio, rispose Claudia, come se fosse la scelta più naturale. Domani dal notaio: una procura generale, per tutte le pratiche, mediche, scolastiche, tutto. Sei pur sempre la nonna, nessuno dirà nulla. Io e Lorenzo abbiamo bisogno di serenità, totale, capisci? Il resto non ci interessa.

Mi affacciai alla finestra, giù nel cortile un uomo spingeva sua figlia sullaltalena. Avrei voluto gridare a Claudia di uscire di casa, non sentirla più. Ma sapevo: se non io, chi altro? Se mi tiro indietro, la piccola Elena, con gli occhi limpidi e i capelli chiari, rimarrebbe sola con chi la considera solo un fastidio.

E se rifiutassi? Se ti dicessi: no, Claudia, tua figlia te la cresci tu?

Claudia si fermò, voltandosi lentamente. Nei suoi occhi lessi qualcosa che mi tolse ogni voglia di resistere: nessuna ira, nemmeno delusione, solo… sollievo.

Allora, disse gelidamente andrò allassistenza sociale. Dichiarerò che rinuncio a mia figlia. Non posso, non voglio, non ce la faccio. La porteranno in una casa-famiglia, forse la affideranno. Tu non avrai parte in tutto ciò. Dunque scegli tu.

Mi sentii impallidire, il volto divenuto simile alle ciocche dargento sfuggite al mio chignon ordinato. Davanti a me, quella che avevo partorito e cresciuto, non era più la mia Claudia. Non bluffava, era davvero capace di tutto per avere quello che voleva.

Lo faresti davvero? chiesi, sperando ancora in un miracolo. Daresti tua figlia a degli estranei? Per un uomo?

Non uno qualunque: luomo della mia vita, puntualizzò stizzita. E non una casa daccoglienza, ma una struttura dove avrà cure, pasti, istruzione. Forse meglio di quanto potrei offrirle io. Ma spero tu non mi costringerai a tanto. Tu la ami, Elena, lo so. Più di come hai mai amato me. Ecco: dimostralo.

Abbassai la testa. Cedetti. Non per debolezza, ma perché sapevo che, in fondo, solo io potevo salvare quella bambina. Quella donna che avevo cresciuto, ora aveva il cuore arido, rinsecchito dal desiderio egoista di quellartista.

Va bene, dissi con voce bassa e affaticata. Accetto, Claudia. Ma ricorda: stai costruendo la tua felicità sopra le ossa di tua figlia. E prima o poi ti tornerà indietro. La felicità così non esiste.

Claudia fece una smorfia, quasi di dolore, poi si compose di nuovo.

È solo il tuo punto di vista, mamma. Superato. Oggi una donna ha diritto alla propria felicità e, se serve, può riconsiderare le proprie responsabilità. Non allunghiamola.

Si avvicinò al tavolo, raccolse ordinatamente i documenti nella cartellina di pelle un regalo di Lorenzo dallItalia e, già sulla soglia, si pettinava i capelli davanti allo specchio della mia entrata.

Domani alle dieci dal notaio, annunciò in tono pratico. Porto Elena e le sue cose per pranzo. Prepara un po di spazio nellarmadio. E, mamma, non guardarmi così.

La porta sbatté. Rimasi sola, annusando ancora nellaria la sua scia dolce. Passai la mano sul tessuto ricamato, e solo allora le lacrime cominciarono a scorrere.

Lo studio di Lorenzo, che chiamavano pomposamente atelier, odorava di trementina e sigari costosi. Tele ovunque, pennelli, tubetti di colori sparsi a terra. In un angolo, un cavalletto con lopera Liberazione: una figura femminile che spezzava i lacci, e in quella figura tutti riconoscevano Claudia.

Allora? chiese Lorenzo, interrompendo il lavoro quando Claudia entrò togliendosi le scarpe nel mezzo della stanza.

È fatta, sorrise lei, gettandogli le braccia al collo. Te lho detto, mamma non poteva resistere. Elena le fa pena.

Lui poggiò il pennello e la guardò con quellaria compiaciuta che sapeva di essere irresistibile.

Sei una donna decisa, Claudia, disse. Ed è ciò che mi piace di te. Solo le donne forti ottengono ciò che desiderano.

Non vedo perché dovrei accontentarmi, ribatté lei, abbracciandolo. Voglio solo noi due, nessun urlo, niente ho sete, nessun pianto o capriccio. Solo noi e la nostra arte.

Ma tu sei pronta a essere musa? La musa esige sacrifici.

Ho fatto il sacrificio più grande che una donna possa fare: ho lasciato mia figlia per te, per noi.

Bene, disse lui, staccandosi dolcemente e affacciandosi alla finestra ora avremo il nostro spazio. Sento che inizia il mio periodo migliore grazie a te.

Claudia si sentiva leggera, felice, guardando la città in lontananza, il cuore pieno deuforia. Pensava che Elena sarebbe stata meglio con la nonna, e che lei ora meritava una nuova vita.

Mentre Lorenzo si rinchiudeva nel suo atelier dove le era vietato entrare Claudia si rilassava sul divano nuovo, scrollando il telefono. Impostò come foto profilo unimmagine scattata con Lorenzo davanti alla sua tela, accompagnandola con la frase: La vita vera inizia quando smetti di avere paura della felicità. I like arrivarono a raffica; le amiche commentavano entusiaste, nessuna chiedeva di Elena. Come se Elena non fosse mai esistita. E Claudia decise che il giorno dopo avrebbe cancellato tutte le foto della bambina dal cellulare: non voleva inutili ricordi. Si sentiva pronta per una nuova pagina. Bianca.

Passò un mese come in un soffio, pieno di uscite e ristoranti chic di Roma dove li riconoscevano. Escursioni fuori città sulla gazzella argentata di Lorenzo, passeggiate fra i boschi, poesie scritte su tovaglioli e custodite tra i suoi effetti personali.

Dal notaio tutto fu sbrigato in fretta, troppo fretta, pensò Claudia: io, rigida e silenziosa come una statua; lei attenta solo a Lorenzo, in corridoio con una rivista. Firmai la procura, ora potevo rappresentare legalmente Elena ovunque; Claudia, finalmente libera, sembrava sollevata da un macigno.

Alluscita, mi lasciò senza saluti: Sono tutta tua, Lorenzo. Senza più freni.

Senza freni è pericoloso, rise lui, aprendole la portiera della macchina.

Pericoloso ma interessante, rispose lei, prendendo posto nel sedile in pelle.

Io uscii dalla palazzina stringendo la piccola Elena per mano. Nel suo nuovo giacchino blu, fissava la macchina allontanarsi. Poi mi guardò:

Nonna Maria, la mamma è partita? Torna presto?

Mi inginocchiai, stringendola:

La mamma deve lavorare, piccola. Verrà a trovarti. Ora stai un po con me, facciamo un garage gigante per le tue macchinine, vuoi?

Macchinine? gli occhi le silluminarono. Nonna Maria, hai i mattoncini?

Li avremo, tesoro, li avremo, promisi, prendendole la mano e accompagnandola sotto le foglie gialle di via Ostiense.

Mentre camminavamo, pensavo a come Claudia nemmeno ci avesse guardate, nemmeno un saluto. Un vero punto a capo.

Intanto, nello studio Lorenzo stappava del rosso, riempiendo due calici. Claudia si sentiva una vincitrice.

Alla nostra libertà, brindò Lorenzo.

Allamore, corresse lei. Libertà senza amore è solo vuoto.

Parole sagge, annuì lui. Sai cosa penso? Andiamocene via, un mese al Sud. Tu riposi, io dipingo, solo mare e luce.

Un mese? Sul serio? E i quadri, il lavoro?

Non scappano. Ho bisogno dispirazione. Qui tutto mi opprime le mura, i vincoli… Dobbiamo trovare uno spazio nuovo. Vieni?

Ovunque, con te, sospirò Claudia, il cuore esultante.

Non pensò a Elena né a mia salute né ai soldi. Nemmeno le venne in mente di telefonare. Nel nuovo mondo dorato della musa, i vecchi legami non avevano più spazio. Eliminò ogni foto della figlia dal telefono.

*****

Passò lanno.
Claudia e Lorenzo iniziarono a vivere la relazione come una lunga festa, che però a poco a poco svelava la sua ombra. Al Sud il soggiorno si prolungò, finché Lorenzo bruciò tutti i risparmi e lei, lasciato il lavoro, non aveva più un euro: i quadri di Lorenzo non si vendevano, un gallerista a Via Margutta le disse sottovoce: Signora, sono opere personali. Forse troppo. Manca mestiere, non sentimento.

Offesa, Claudia non riferì nulla a Lorenzo. Cominciò di nascosto a vendere borse, gioielli, tutto ciò che aveva. Lorenzo alternava crisi artistiche a periodi frenetici in cui non dormiva e si sfogava su di lei per ogni sciocchezza.

Tu non capisci! urlò una sera, scagliando il pennello contro il parquet lucido Sei la mia musa e insieme il mio ostacolo! Mi serve solitudine! Persino il tuo respiro mi opprime! Io sono un artista, non voglio preoccupazioni da cucina, non voglio cene, voglio solo silenzio!

Claudia rimase pietrificata.

Posso trasferirmi in unaltra stanza, sussurrò volevo solo sapere se volevi mangiare…

Mangiare! Sempre questi problemi! gridò lui. Ho mondi interi nella testa, tu mi chiudi in una cucina! Mi serve silenzio!

Lui se ne andò sbattendo la porta. Claudia si sedette immobile sul divano, pensando a Elena. In un anno, a parte brevi telefonate formali con me, non aveva visto sua figlia. E io, alla fine, smisi di chiamarla. E a lei, a quella distanza, faceva persino piacere.

Mi tornarono in mente le mie parole: Non sarai felice così. Un giorno le aveva scartate come rimprovero da vecchia; ora suonavano come una profezia.

La mattina dopo, Lorenzo in preda ai sensi di colpa portò il caffè a letto, scusandosi e chiamandola salvezza unica. Claudia sorrise, accettò il caffè ma dentro sentiva una crepa profonda, la consapevolezza che era solo una comparsa nella vita dellartista. Ricordava come Elena le correva incontro abbracciandola, le diceva mamma, ti voglio bene senza secondi fini. E sentiva un dolore sconosciuto, che chiamò stanchezza.

******

Altri sei mesi. Lamore per Lorenzo si ridusse a una lunga sequenza di liti e riconciliazioni sempre più brevi. Claudia trovò lavoro non certo in una galleria raffinata, ma in un piccolo ufficio come impiegata. Per Lorenzo fu un tradimento.

Lavori in quellufficio grigio! le urlava aggirandosi per lo studio impolverato. Dovevi essere la mia musa ispiratrice, invece passi la giornata in un ufficio. Hai tradito la nostra idea!

Lorenzo, rispondeva stanca dobbiamo pure vivere di qualcosa. I tuoi quadri non si vendono. Ho finito i risparmi. Non posso chiedere soldi a mamma, che mantiene mia figlia.

La parola figlia rimase sospesa, pesante. Lorenzo si fermò:

Ah già, la tua bambina. Quella che ti disturbava. Di cui ti sei liberata così facilmente. E ora ti serve come scusa per la tua mediocrità.

Fu crudele. Così crudele che Claudia non rispose subito.

Hai ragione, disse pianissimo, togliendosi il grembiule appena indossato. Me ne sono liberata troppo facilmente. E ora vedo per chi.

Che significa? domandò stizzito Lorenzo.

Significa che tra noi è finita, pronunciò Claudia con una facilità nuova, come se finalmente espellesse lamaro dalla bocca Sono stata stupida. Ho scambiato un amore vero per unillusione. Sei bello Lorenzo, e talentuoso, ma dentro sei vuoto. E io non voglio più essere vuota.

Mise insieme le sue poche cose, raccolse ciò che restava e se ne andò. Lorenzo non la trattenne. Le rispose solo con quello stesso sorriso, ormai acido:

Vai pure, vattene da tua madre e dalla bambina indesiderata. Vedremo quanto resisterai.

***********

Lappartamento di mia madre, pieno di odore di torta alle mele e di giocattoli sparsi ovunque, accolse Claudia. Elena, cresciuta e dimagrita, la guardava dalla soglia con occhi chiarissimi.

Ciao, Elena, sussurrò Claudia abbassandosi. Ti ricordi di me?

Elena si nascose dietro la mia schiena. Nella sua mente di bimba ormai la madre vera era la nonna Maria, che laccompagnava alla scuola dellinfanzia, le leggeva le favole, le comprava i mattoncini gialli.

Io restai sulla soglia, bloccandole il passo.

Sei tornata, Claudia? chiesi.

Mamma, scoppiò in lacrime cercando di abbracciarmi. Perdonami! Ho capito tutto. Sono stata una stupida. Voglio tornare. Voglio Elena con me.

Stetti zitta, mentre Elena si avvicinava a Claudia accarezzandole i capelli scarmigliati.

Ma piangi? chiese la bambina seria. La nonna dice che non si deve piangere. Bisogna sorridere.

Tra le lacrime, Claudia provò a sorridere senza riuscire. Non ressi. Aprii la porta e le dissi:

Vieni. Spoglio il cappotto, mangia qualcosa, poi parleremo.

Sedute in cucina, Elena le guardava entrambe.

So tutto, dissi, mentre servivo la torta. Ho saputo tutto di te e Lorenzo. Pensavi che non mi informassi? Mi raccontavano le amiche, sapevo di quando vendevi la tua roba, di come ti faceva soffrire. Ho aspettato in silenzio.

Aspettato? chiese Claudia tra le lacrime. Perché non sei intervenuta? Non mi hai detto svegliati?

A che serviva? risposi poggiando il tè sul tavolo. Non mi avresti ascoltata. Bisognava che capissi da sola. Che toccassi davvero il fondo.

Claudia abbassò gli occhi, sentendosi consumare dalla vergogna. Ricordò il giorno in cui mi aveva imposto la procura sulla nipote, con quella freddezza calcolata.

Mamma, ti prego solo una possibilità, sussurrò senza alzare lo sguardo. Voglio stare con Elena. Provare a fare la madre.

Guardai a lungo la nipote.

Sei pronta? domandai dopo un po. Non a parole, ma nei fatti? Pronta a svegliarti la notte se sta male? A non urlare se frigna? Ad amarla gratis, come lho amata io, anche quando mi hai portato in casa quella procura mostruosa?

Claudia mi guardò negli occhi: dentro cera, finalmente, qualcosa di vero.

Non so ammise Non lo so, mi fa paura. Ho paura di fallire, che lei non mi accetti. Ma voglio provarci. Voglio meritarmi il vostro perdono.

Elena, annoiata dal silenzio, scivolò dallo sgabello e si piazzò tra me e Claudia. Guardò luna e laltra, poi chiese:

Nonna Maria, questa signora starà con noi?

Claudia rabbrividì sentendo la parola signora e riprese a piangere senza ritegno. Le posai una mano sulla spalla di Elena, tirandola a me.

Non è una signora, Elena. È la tua mamma. È tornata. Almeno per ora. Vedremo poi. Intanto… vivrà con noi. Se ti va.

Elena si accigliò, riflettendo, poi si avvicinò a Claudia, scrutandola a modo suo, e le porse una torre costruita di mattoncini.

Tieni, disse non romperla eh. Ci ho messo tanto.

Claudia prese la torre tra le mani tremanti e scoppiò a piangere forte, mentre Elena tornava spaventata tra le mie braccia.

Resto, disse Claudia resto, mamma. Se tu vuoi. Proverò. Ogni giorno. Poco alla volta.

Beh, risposi fissandola negli occhi, stringendo Elena vedremo.

Claudia era tornata. Ed era solo linizio del cammino, quello più difficile, ma anche forse il più reale e vero della sua vita. Non ci sarebbero più dichiarazioni eclatanti, né passioni romantiche. Solo una bambina e la fatica di ricostruirsi maternità. Ma guardandosi le mani tremanti che stringevano la torre di Elena, Claudia sentì che era pronta finalmente a lavorare su di sé. Non per un uomo ideale o il plauso degli amici, ma per quellunico piccolo essere che le aveva affidato il suo tesoro e le aveva detto: Tieni. Solo, non romperlo.

E si promise che non lavrebbe mai più rotto.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

twelve − 1 =