— Non capisci! — esplose Lucia. — Non riesci a capire! Sei giovane, hai tutta la vita davanti. Io, invece, sono già anziana, malata. La pressione è altalenante.

— No, non capisci! — scoppia Lidia Bianchi. — Non riesci a capire! Sei giovane, hai tutta la vita davanti. Io sono già vecchia, malata. La pressione è alle stelle.

— È la mia pentola! — grida Fiorella, strappando dalle mani della nuora l’utensile smaltato con il bordo sbavato. — La mia, capito? Non tua!

— Per l’amor del Signore! — si allontana Fiorella, alzando le braccia. — Prendi la tua preziosa pentola! Ma spiegami, dove devo cuocere gli spaghetti al figlio? Nella bollitore?

— E non parlare più del figlio! — arrossisce la suocera. — Mio figlio mangiava bene dalle mie pentole prima che arrivassi tu, e rimaneva sazio!

Fiorella sospira e si appoggia al frigorifero. La cucina del piccolo bilocale milanese è minuscola; le due donne a stento trovano spazio quando entrambe cucinano. E cucinano ogni giorno, perché ognuna è convinta che il proprio cibo sia più sano, più gustoso, più buono.

— Lidia, facciamo un accordo. Non ti chiedo di andare via, non ti sto cacciando. Voglio solo nutrire mio marito in modo decente.

— Decente! — sbuffa la suocera. — E come faccio a credere che dopo trent’anni lo abbia sempre nutrito? È normale, a tuo avviso? È malato, il tuo ragazzo, o è un frutto di distrofia?

Sergio entra in cucina a prendere dell’acqua. È alto, robusto, in tuta da idraulico. Sentendo le solite liti, sospira pesantemente.

— Di nuovo? Mamma, Fiorella, basta! Ogni giorno la stessa storia!

— Sergio, tesoro, non ho detto nulla, è tua moglie a parlare! — Lidia cambia immediatamente tono, supplicante. — Volevo solo prepararti il tuo amato minestrone, ma lei non mi passa la pentola!

— Quale minestrone? — chiede sorpresa Fiorella. — Ieri lo avete fatto! E l’altro giorno anche!

— E allora? Tu ogni giorno fai gli spaghetti! Mio Sergio sta per scoppiare per i tuoi spaghetti!

Sergio riempie il bicchiere d’acqua e lo beve di colpo.

— Mamma, ascolta. Io e Fiorella siamo una famiglia. Dobbiamo gestire la casa insieme.

Lidia si fa pallida, si appoggia al fornello.

— Ah, così! Quindi non sono più parte della famiglia? Mi cacci dalla cucina che ho condiviso per metà vita, dove ti ho nutrito fin da piccolo?

— Nessuno ti caccia! — non regge più Fiorella. — Dobbiamo solo dividere il tempo o lo spazio!

— Dividere! — sbatte le mani la suocera. — Senti, Sergio? Tua moglie vuole spartire la cucina! Magari dividiamo anche l’appartamento a metà!

Sergio scuote la testa, beve ancora un sorso d’acqua.

— Devo andare al lavoro. Sistematevi da sole.

E se ne va, lasciando le due donne sole.

Fiorella, esausta dal turno in ospedale, inizia a svuotare la borsa della spesa. Vuole solo preparare la cena, mangiare in silenzio e guardare la televisione. Ma il silenzio è sparito da sei mesi, da quando ha sposato Sergio e si è trasferita da lui.

L’appartamento è di due stanze: Lidia occupa la camera grande, i giovani quella piccola. Ma la cucina è comune, e ora è un campo di battaglia.

— Fiorella — dice improvvisamente Lidia con tono calmo. — Possiamo parlare?

— Certo. — Fiorella posa il pacco di latte e si gira.

— Sai, sono stata qui sola per tanto tempo. Dopo che il padre di Sergio è andato via, ho cresciuto il figlio da sola. È stato difficile, ma ce l’ho fatta. Ho sempre fatto tutto a modo mio.

— Ti capisco, signora Bianchi.

— Non capisci! — esplode di nuovo. — Non riesci a capire! Tu sei giovane, hai il futuro davanti. Io sono vecchia, la pressione sale, il cuore batte a raffica. L’unica gioia è nutrire mio figlio, prendermi cura di lui. Tu arrivi e cambi tutto!

Fiorella si siede sullo sgabello. È ora di trovare una soluzione, altrimenti la vita diventerà un inferno.

— E se facessimo un calendario? Tu cucini lunedì, mercoledì e venerdì; io martedì, giovedì e sabato; domenica cuciniamo insieme.

— Un calendario! — deride Lidia. — Come al campo estivo! Non, cara, non funziona così.

— Allora cosa proponi? — chiede Fiorella, stanca. — Suggerisci tu.

La suocera riflette, poi si siede di fronte a Fiorella.

— Parliamo onestamente. Dimmi, perché ti sei sposata con mio figlio?

— Perché lo amo.

— Lo ami! — sbuffa Lidia. — E l’appartamento? E il fatto che Sergio guadagni bene?

— L’appartamento? — risponde Fiorella, infuriata. — Avevo il mio monolocale! L’ho venduto quando sono venuta qui!

— Venduto? — stupita Lidia. — Perché?

— Ho dato i soldi a Sergio per comprarsi una macchina. Sognava da tempo, ma non aveva i mezzi.

Lidia resta in silenzio, evidentemente non sapeva di questo.

— E poi, — continua Fiorella, — se volessi solo un appartamento, avrei scelto un uomo più ricco, con condizioni migliori. Mi sono innamorata di vostro figlio quando, dopo il turno, lo ho visto scendere dal pullman tutto sporco, stanco ma con gli occhi gentili.

— Ha davvero gli occhi gentili, — concorda Lidia. — Come suo padre, che era buono finché non si è avvicinato all’alcol.

Silenzio. Fuori scende la sera, è ora di accendere le luci e preparare la cena.

— Lidia, qual è il tuo piatto preferito?

— Il minestrone, — risponde senza esitazione. — E le polpette. Sergio le adora fin da piccolo.

— Io adoro il risotto e il pesce al forno. E le insalate varie.

— Il pesce non so cucinarlo, — confessa la suocera. — Lo brucio sempre o lo lascio crudo.

— Ti insegnerò! — esulta Fiorella. — Mia nonna era pescatrice, mi ha trasmesso tutti i segreti.

— Sergio ama il pesce, — riflette Lidia. — Lo chiede spesso, ma io ho paura di sbagliare.

— Prepariamolo insieme oggi! Tu finisci il minestrone, io cuocio il pesce e le patate.

Lidia esita, poi annuisce.

— Va bene, proviamo.

Iniziano a cucinare in silenzio, ma la tensione è già diminuita. Fiorella mostra come pulire il pesce, quali spezie aggiungere. Lidia condivide i trucchi del minestrone: quando mettere la barbabietola, come fare il soffritto.

— Ho anche una ricetta speciale, — dice Lidia mescolando. — Quando Sergio era piccolo e si ammalava spesso, gli preparavo un brodo di pollo con uovo e prezzemolo. Lo chiede ancora quando ha il raffreddore.

— Insegnami, per favore, — chiede Fiorella. — Finora faccio solo il brodo base.

— Ti insegnerò, — promette Lidia, sorridendo per la prima volta in sei mesi.

Sergio torna dal lavoro, annusa nella hall.

— Che profumo! Che cosa state preparando?

— Stiamo facendo la cena, — annuncia orgogliosa la madre. — Fiorella ha cucinato il pesce, io il minestrone.

— Insieme? — chiede sospettoso. — Senza litigare?

— Senza litigare, — conferma Fiorella. — Domani cucineremo ancora insieme. Imparerò le tue polpette, Lidia.

Sergio si siede, assaggia il pesce.

— Delizioso! Il minestrone è sempre perfetto. Sapete, forse è vero che cuciniamo meglio insieme che separati.

— Forse, — concorda Lidia. — Fiorella è bravissima con il pesce, e le sue insalate sono splendide.

— E Lidia ha le mani d’oro, — risponde Fiorella. — Il suo minestrone è da leccarsi i baffi.

Sergio sorride, versando il minestrone.

— Finalmente! Stavo per trasferirmi in campagna a mangiare in silenzio.

— Non dovrai andare in campagna, — dice Fiorella. — Abbiamo trovato un accordo con la mamma.

— Con la mamma? — chiede Sergio, perplesso.

— Con la mamma, — conferma Fiorella, guardando Lidia.

Lidia annuisce, sorridendo.

— Sì, con la mamma. Ora gestiamo la casa insieme, vero, Fiorella?

— Esatto. E le pentole sono nostre tutte.

— Anche il frigorifero è comune, — aggiunge la suocera. — E il fornello.

— Perfetto, — sospira sollevato Sergio. — Stavo per impazzire a separare la guerra ogni giorno.

Dopo cena, le due donne lavano i piatti insieme. Lidia lava, Fiorella asciuga.

— Sai, — dice la suocera, — temeva che mi togliessero Sergio.

— Io temivo che mi cacciassi, — ammette Fiorella. — Pensavo che non mi avreste mai accettata.

— Sciocchezze. Sono abituata a essere la regina di casa. Poi è arrivata un’altra signora.

— Allora ora siamo entrambe padroni di casa, — dice Fiorella. — Tu sei la più anziana, io la più giovane.

— Va bene, chiamami mamma, ora che sei una figlia per me.

— Mamma, — prova Fiorella, sorridendo. — Suona bene.

Il giorno dopo preparano le polpette. Lidia mostra come impastare il macinato, quanta mollica aggiungere, come formare le palline. Fiorella ascolta attentamente.

— Il segreto è non aggiungere l’uovo subito, — spiega la suocera. — Prima sbatti bene la carne, poi aggiungi la cipolla, infine l’uovo.

— Capito. E il pangrattato?

— Il pangrattato è solo per la presentazione. Le vere polpette devono passare nella farina.

Mentre modellano le polpette, chiacchierano di tutto. Lidia racconta l’infanzia di Sergio, Fiorella del suo lavoro in terapia.

— Sei infermiera? — chiede la suocera.

— Sì, in terapia. Amo aiutare le persone.

— È bello. Sergio è buono, aiuta sempre. Da bambino ha portato a casa un gattino, all’inizio mi arrabbiavo, poi mi sono affezionata.

— Che fine ha fatto il gattino?

— Murka è vissuta quindici anni, è morta l’anno scorso.

— Vorresti un altro?

— Mi piacerebbe, ma ho paura che non ti piaccia.

— Amo i gatti! — esulta Fiorella. — Prendiamone uno!

— Davvero? Allora domenica andiamo al mercato a scegliere un cucciolo.

Scelgono un gattino rosso e soffice, lo chiamano Ruggino. Sergio ride vedendo la madre e la moglie nutrirlo insieme.

— Ora avete un figlio in comune, — dice. — Basta litigare.

— Non litighiamo più, — risponde Fiorella, accarezzando il cucciolo.

— Siamo alleate, — aggiunge Lidia.

E così è. La cucina non è più un campo di battaglia, ma un luogo dove due donne creano armonia, condividono ricette e pianificano la spesa. I vicini notano quanto siano unite al supermercato, ridono mentre scelgono i prodotti. Sergio è felice di tornare a casa, sapendo che moglie e madre non combattono più, ma si sostengono a vicenda.

Ruggino diventa subito parte della famiglia, dorme a turno nella stanza di Lidia e nella camera dei giovani, e tutti lo nutrono insieme. Questo nuovo legame consolida ulteriormente il rapporto tra le due donne, trasformando la cucina in un vero focolare di affetto.

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— Non capisci! — esplose Lucia. — Non riesci a capire! Sei giovane, hai tutta la vita davanti. Io, invece, sono già anziana, malata. La pressione è altalenante.
Ho cacciato gli ospiti di mio marito quando hanno iniziato a criticare la mia casa e le mie specialità culinarie