Capita anche da noi…

Succede anche questo…

I genitori di Giorgino lo hanno aspettato con trepidazione. Ma la gravidanza è stata complicata e il piccolo è nato prematuro. È rimasto in incubatrice a lungo. Molti dei suoi organi non erano completamente sviluppati. Ventilazione meccanica. Due interventi chirurgici. Distacco della retina.

Due volte hanno permesso ai genitori di salutare il bambino, temendo il peggio. Ma Giorgino ha resistito.

Tuttavia, si è capito presto che ci vedeva e ci sentiva appena. Dal punto di vista fisico, pian piano si è rimesso: Giorgino si è seduto, ha afferrato un giocattolo, poi ha iniziato a spostarsi reggendosi ai mobili. Ma dal punto di vista cognitivo nessun progresso.

All’inizio i genitori speravano ancora, poi il papà si è eclissato piano piano, lasciando la mamma, Giulia, sola nella battaglia.

È riuscita ad ottenere una convenzione e, quando Giorgino ha compiuto tre anni e mezzo, gli hanno messo gli impianti per migliorare ludito. Ora percepiva i suoni, eppure lo sviluppo restava fermo. Terapie con neuropsicomotricisti, logopedisti, psicologi e specialisti di ogni genere. Giulia veniva più volte con Giorgino nel mio studio.

Le dicevo: perché non proviamo anche questo? Oppure questaltro? Giulia provava tutto, ma senza risultati. La maggior parte del tempo, Giorgino stava tranquillo nel box a far girare un oggetto tra le mani. Lo sbatteva a terra. Si mordeva la mano e altro ancora. A volte ululava su una nota, a volte modulava il verso. La madre sosteneva che Giorgino la riconosceva, la chiamava con uno strano gorgheggio e amava quando gli grattava la schiena e le gambe.

Alla fine, uno psichiatra anziano le disse: che diagnosi vuole ancora? Per me ormai è uno stato vegetativo deambulante. Prenda una decisione e vada avanti. O lo mette in istituto, o se ne prende cura lei ormai ha imparato, no? Non ha nessun senso sperare in miglioramenti sostanziali o immolarsi vicino al suo box. È stato lunico ad essere così diretto con Giulia. Lei ha portato Giorgino in un centro specializzato e poi è tornata al lavoro.

Dopo un po’ di tempo, si è comprata una moto un sogno che aveva da sempre. Ha cominciato a girare per Milano e fuori città con altri motociclisti. Quando il rombo del motore invadeva le orecchie, tutte le preoccupazioni e i pensieri si spegnevano. Il papà di Giorgino pagava il mantenimento, che Giulia usava interamente per le badanti del fine settimana in fondo, Giorgino era facile da accudire, se ci si abituava ai suoi versi. Un giorno, un amico motociclista ha detto a Giulia: sai, mi sono preso una cotta per te, in te cè qualcosa di unico e malinconico.

Vieni, ti faccio vedere, disse Giulia.

Lui sorrise malizioso, convinto che lo stesse invitando a casa e a letto. Ma Giulia gli mostrò Giorgino. Il ragazzino, in quel momento, era vivace e modulava i suoi ululati con strani gorgheggi forse aveva riconosciuto la madre o si era agitato per la presenza di uno sconosciuto.

Accidenti! sbottò il motociclista.

Cosa credevi di trovare? rispose ironicamente Giulia.

Con il tempo, oltre a uscire in moto, iniziarono anche a convivere. Il motociclista, Stefano, stava ben lontano da Giorgino (lo avevano concordato), e a dirla tutta Giulia non ci teneva. Poi Stefano propose: facciamo un figlio nostro. Giulia fu brusca: e se nascesse ancora così? Stefano restò in silenzio per quasi un anno, poi tornò alla carica: no, vorrei davvero un figlio.

E così nacque Matteo. Fortunatamente, sanissimo. Stefano allora azzardò: ora che abbiamo un bambino normale, non sarebbe il caso di mettere Giorgino in una struttura? Giulia rispose: piuttosto metto te. Stefano si affrettò a ritrattare: era solo una domanda Matteo scoprì Giorgino a nove mesi, sgattaiolando in casa.

Subito si incuriosì. Stefano si agitava: non lasciare il piccolo con lui, può essere pericoloso! Ma Stefano lavorava sempre o era in giro in moto, così Giulia lasciava fare. Quando Matteo era vicino, Giorgino non ululava. E a Giulia sembrava che attendesse qualcosa, vigile e pronto. Matteo portava i giochi a Giorgino, gli mostrava come si usavano, gli prendeva le mani per fargliele muovere giuste.

Un fine settimana, Stefano restò a casa con la febbre. Vide Matteo, ancora incerto sulle gambe, per casa, che borbottava parole, e dietro di lui, come una ombra, Giorgino che fino ad allora era stato sempre chiuso da solo in una stanza. Stefano fece una scenata e pretese: Allontana mio figlio dal tuo ritardato, o almeno controlla sempre che non succeda nulla! Giulia, senza fiatare, indicò la porta.

Lui si spaventò. Fecero pace. Giulia venne a trovarmi:

È un pezzo di legno, ma lo amo mi disse. Tremendo, vero?

È naturale, risposi io. Amare il proprio figlio indipendentemente da tutto

Intendevo Stefano, precisò Giulia. Secondo lei, Giorgino rappresenta un pericolo per Matteo?

Le risposi che, dai fatti, il leader tra i due era Matteo, ma che comunque doveva sorvegliarli. Concordammo.

A un anno e mezzo, Matteo insegnò a Giorgino a impilare le torri per grandezza. Intanto Matteo già parlava a frasi, cantava brevi canzoni e recitava filastrocche come Alla fiera dellEst. Ma allora è un genio? mi chiese Giulia. Stefano vuole sapere. È così fiero: a quelletà, i figli dei suoi amici al massimo dicono mamma o papà.

Credo sia grazie a Giorgino, ipotizzai. Non tutti, a un anno e mezzo, si trovano a trainare lo sviluppo di un fratello.

Ecco! si illuminò Giulia. Glielo dico, così si monta meno la testa.

Una bella famiglia, pensai: un vegetale, un pezzo di legno, una donna in moto e un piccolo genio. Dopo che Matteo apprese ad andare al vasino, ci volle quasi sei mesi affinché riuscisse a insegnarlo anche a Giorgino. Poi Giulia chiese a Matteo di insegnare al fratello a mangiare, a bere dalla tazza, a vestirsi e svestirsi.

A tre anni e mezzo, Matteo chiese diretto: Ma cosa ha Giorgino, mamma?

Innanzitutto, non vede.

Vede sì, obiettò Matteo. Solo male. Questo lo vede, questo no. Dipende anche dalla luce. La lampadina del bagno sopra lo specchio è la migliore: lì vede molto di più.

Loculista rimase senza parole quando gli portarono un bimbo di tre anni a spiegargli lo stato visivo del fratello, ma ascoltò con attenzione, programmò approfondimenti e di conseguenza prescrisse una cura e occhiali particolari.

Lasilo fu un disastro totale per Matteo. Qui dovrebbe stare già alle elementari! Pensate che genio! disse stizzita la maestra. Non si riesce a gestirlo, vuole sempre aver ragione lui.

Mi opposi fermamente allidea di anticipare la scuola: meglio lasciar frequentare a Matteo attività pomeridiane e continuare ad occuparsi dello sviluppo di Giorgino. Stefano, sorprendentemente, fu daccordo: Tanto vale che li tenga con sé finché non iniziano le elementari: che ci sta a fare allasilo? E poi: Hai notato che Giorgino non ulula quasi più da un anno?

Qualche mese dopo, Giorgino disse: mamma, papà, Matteo, dammi, acqua e miao-miao. I fratelli iniziarono la scuola contemporaneamente. Matteo era in ansia: come farà senza di me? Gli insegnanti di quella scuola speciale sono davvero bravi? Lo capiranno? Ancora oggi, in quinta elementare, prima fa i compiti con Giorgino e poi i suoi.

Giorgino ora parla con semplici frasi. Sa leggere e usare il computer. Ama cucinare e aiutare a tenere la casa (Matteo o mamma lo guidano), gli piace sedersi in cortile sulla panchina a guardare, ascoltare e annusare laria. Conosce tutti i vicini e saluta sempre. Adora lavorare con la plastilina, montare e smontare costruzioni.

Ma ciò che più lo rende felice è quando, tutti insieme in famiglia, partono in moto sulle strade di campagna lui con la mamma, Matteo con il papà, e tutti urlano insieme qualcosa incontro al ventoQualcuno, ogni tanto, chiede a Giulia come abbia fatto a non arrendersi. Lei non ha una risposta definitiva, ma forse è perché ogni giorno, quando rientra a casa e sente Matteo e Giorgino ridere insieme, il passato non fa più male: esiste solo quel piccolo miracolo quotidiano. Stefano prepara la cena male come sempre, ma ci prova. Giorgino passa le mani sugli ingredienti, ne distingue gli odori, dà il suo giudizio. Matteo legge le ricette a voce alta, inventa finali diversi ogni volta per divertire il fratello. Giulia si toglie la giacca da motociclista, appoggia il casco e pensa che la sua famiglia, così strana, così fragile eppure forte, ha trovato una sua forma di armonia.

Nella quiete della sera, mentre fuori Milano pulsa ancora di luci e rumore, la casa respira piano. Forse non sono tutti uguali; forse nessuno di loro è come aveva sognato. Ma Giorgino chiude la porta del frigorifero dopo aver preso lacqua, Matteo gli sistema gli occhiali sul naso, la mamma abbraccia tutti e il papà, per una volta, ride senza rancore. Nei piccoli gesti che si intrecciano, nel calore che resta quando il giorno finisce, cè tutto quello che serve per sentire di essere a casa. E, a modo loro, finalmente felici.

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