Questo episodio è accaduto in una scuola italiana negli anni della Repubblica

Questa vicenda accadde in una scuola elementare italiana

Questa storia si svolse in una scuola elementare italiana, nellautunno del 1986. I testimoni, bambini di circa otto anni, non ne parlarono con nessuno, quindi la vicenda rimase nascosta. Nemmeno i genitori, che probabilmente vennero a sapere come andarono le cose, fecero rimostranze allinsegnante. Nessuno.

Io lho saputa direttamente dallinsegnante stessa. Per tutta la vita, fu tormentata dai ricordi e dal senso di colpa verso lalunno a cui aveva riservato un trattamento molto duro.

La situazione, in effetti, era davvero delicata. A essere sincera, ancora oggi non so bene cosa pensare. Sono curiosa di leggere i vostri pensieri

A una cittadina di provincia arrivò, assegnata dal Ministero, una giovane maestra di scuola primaria. Aveva solo ventidue anni, giovane e inesperta, con un unico grande desiderio: avere la sua prima classe, dimostrare a tutti, e a sé stessa, quanto valesse, sia dal punto di vista professionale che umano.

E, a dirla tutta, ci riusciva abbastanza bene. Aveva ricevuto una classe composta di bambini selezionati dopo unattenta valutazione (nellistituto era attivo anche un corso specialistico parallelo): i risultati scolastici soddisfacevano famiglie e direzione, e la disciplina era buona.

In ogni gruppo di trentacinque alunni, però, ci saranno sempre quelli che mettono alla prova la maestra. Anche Bianca Volpini, chiamiamola così, ne aveva alcuni. Eppure, riusciva quasi sempre a entrare in sintonia con loro, coinvolgerli, farli partecipare alla vita della scuola. Tutti, tranne uno

Edoardo Crespi veniva da una famiglia disgregata. La madre, impegnata e distaccata, si limitava a nutrirlo e basta. Così, il ragazzino cresceva come unerba di campo: selvatico, incapace e poco incline a relazionarsi con coetanei o adulti.

Bianca cercava in tutti i modi di avvicinarsi a Edoardo, ma era inutile. Lui, per dispetto, faceva sempre il contrario di quello che gli chiedevano. A volte si nasccondeva sotto il banco e faceva smorfie ai compagni, scatenando risate generali. Diceva parolacce a voce alta per farsi sentire da tutti. Insultava con cattiveria, portando alle lacrime soprattutto le bambine. Arrivò perfino a fumare in cortile, cosa che nemmeno i ragazzi delle medie osavano.

Se qualcuno provava a rimproverarlo, Edoardo assumeva un atteggiamento di sfida e rispondeva:

E tu che mi fai?

Ma la cosa più sgradevole di questo ragazzino era il suo vizio di sputare.

Non cera compagno che non avesse ricevuto, almeno una volta, uno sputo da Edoardo.

Lo faceva con gusto: raccoglieva quanta più saliva poteva, poi lanciava uno sputo fragoroso sulla vittima di turno…

A disgustoso non basta.

Bianca parlò e riparlò con lui, provò a fargli vergogna, spiegò mille volte quanto quel comportamento fosse inaccettabile, ma nulla. Anzi, peggiorò. A quel punto decise, suo malgrado, di parlarne con la madre:

La prego, provi a parlare con suo figlio. Non mi ascolta. Ha già sputato su tutti, e temo che presto toccherà anche a me.

La mamma promise di intervenire, e, si racconta, lo fece in modo piuttosto severo. Edoardo arrivò in classe con lividi e uno sguardo carico di odio.

Quella stessa giornata estese i suoi attacchi: durante lintervallo iniziò a sputare nei corridoi, prima di nascosto, poi palesemente.

Sembrava proprio divertirsi a provocare i compagni; rideva vedendo il disgusto e le lacrime impotenti dei bambini. Persino i più grandi, che pure lavevano spesso rimproverato e qualche volta anche picchiato, non ottennero risultati. Se lo agguantavano, lui appena libero scattava in fuga, urlando ingiurie alle spalle.

Insomma, Edoardo era diventato insopportabile per tutti. Il culmine fu quando sputò con forza addosso alla professoressa di geografia, amata da tutti. Era salito sulle scale e si divertiva a lanciare sputi a chi passava sotto. Forse scambiò la professoressa per unaltra studentessa. Lei non si accorse di nulla, ma i ragazzi più grandi videro bene la scena, lo riferirono allinsegnante e gliela fecero pagare così caro che dovettero portarlo in infermeria.

Maestra Bianca, prima o poi finirà male le disse la signora Rosa, linfermiera della scuola Devi fare qualcosa.

Ho già provato tutto sospirò Bianca Sembra diventare solo più arrogante e cattivo.

Bambini come lui capiscono solo certe cose rispose pensierosa linfermiera.

Cosa dovrei fare, allora, sputargli addosso anche io? esplose la maestra, furiosa e impotente.

Non lo so

La conversazione finì lì, ma quelle parole rimasero impresse nella testa di Bianca.

Per un po, Edoardo si calmò. Poi riprese lo stesso andazzo.

Un giorno una bambina festeggiava il compleanno. Aveva portato cioccolatini per tutti, e dopo la festa, Edoardo le sputò in faccia. Lei, ovviamente, scoppiò a piangere mentre lui, soddisfatto, fissava Bianca con aria di sfida:

E allora, che mi fai?

A quel punto la maestra Bianca perse la pazienza.

Chiamò Edoardo alla lavagna. Chiuse la porta dallinterno e guardò in silenzio tutta la classe, che intuì la gravità del momento.

Si alzino in piedi tutti a cui Edoardo ha sputato addosso almeno una volta.

Si alzarono quasi tutti.

Noi abbiamo provato a spiegargli con le parole che è disgustoso, ma lui non ci ha ascoltati. Forse non capisce. Ora ve lo dico io: ognuno di voi, una sola volta, può sputare su Edoardo. È un gesto orrendo, gente educata non lo farebbe mai, ma non vedo alternative. Così, forse, Edoardo capirà davvero quanto sia umiliante e schifoso.

I bambini la guardarono interdetti, poi quasi allunisono si avvicinarono al compagno. Edoardo provò a scappare ma la porta era bloccata. Alla fine lo spinsero nellangolo, vicino al lavandino, e, ordinatamente, gli sputarono addosso. Alcuni con rabbia repressa, altri con riluttanza, quasi solo per dovere. Parteciparono quasi tutti. Nessuno parlava, nessuno rideva.

Lunico suono nel silenzio era il lamento di Edoardo.

Quando tutto fu finito ed Edoardo si accasciò per terra, con la testa tra le braccia, Bianca guardò la classe e parlò con voce carica di amarezza:

Non so voi, ma io mi vergogno. Per me stessa, per lui, per tutti noi.

I bambini abbassarono gli occhi.

Ricordate questa giornata continuò Bianca e promettete che mai, mai più, offenderete qualcuno con le parole o con i fatti. Perché ora sapete dove si può arrivare

Aprì la porta. Edoardo corse via piegato, quasi strisciando.

Non voglio dirvi che questo debba restare un segreto aggiunse Bianca piano Sono sicura che lo capirete da soli. Potete andare.

Edoardo rimase assente per il resto della giornata.

E anche il giorno seguente non si presentò.

Bianca, allora, andò a casa sua. Si preparò a un confronto duro con la madre, che invece sembrava ignara.

Non sta bene si giustificò la donna Piange in continuazione, non vuole più andare a scuola.

Posso parlare con lui? chiese la maestra.

Lei la fece accomodare. Quando Bianca entrò in camera, Edoardo si nascose sotto le coperte.

Lo so, ti senti ferito, gli disse, accarezzandogli la testa e anche spaventato: pensi che da ora in poi tutti rideranno di te.

Silenzio.

Ma tu non sei un vigliacco, vero? Forse qualcuno riderà, ma nessuno ti farà altro. Non vuoi forse provare a ricominciare?

Edoardo non rispose.

Vuoi che ti spostino in unaltra classe? Magari là saranno contenti se sputi su di loro

Edoardo allora esplose fuori dalle coperte, occhi accesi:

No! Non sputo più! Non voglio cambiare classe!

Benissimo. I compagni sono un po preoccupati, si stanno chiedendo come stai.

Lui chinò il capo, senza dire altro.

Bianca gli accarezzò i capelli:

Allora, ci vediamo domani?

A domani rispose a voce bassa.

Quando Edoardo tornò, in aula tutti si comportarono come se nulla fosse successo.

Da allora, nella classe nessuno più sputò.

Anzi, negli anni seguenti venne spesso notato come la classe di Bianca fosse tra le più unite dellistituto.

Sembrano quasi ununica persona commentavano alcuni insegnanti.

Forse li lega qualche segreto terribile scherzavano altri.

Bianca, che anni dopo affidò quegli alunni ormai cresciuti ai professori delle medie, non tornò più in quella scuola.

Per anni, portò dentro di sé il tormento per quel giorno drammatico, temendo di aver segnato i suoi bambini. Alla fine, parlando con me, trovò il coraggio di indagare su Edoardo e darsi pace.

Si scoprì che, quando Edoardo era in prima media, la madre si era risposata con un militare in pensione che lo accompagnò allammissione allAccademia Militare Nunziatella.

Oggi, lex terrore della classe ha circa quarantacinque anni. È ufficiale dellEsercito. Non ha mai perso i contatti con molti ex compagni. Torna spesso in città per le rimpatriate.

E nessuno, nemmeno per scherzo, tira mai fuori la storia dello sputo. Forse non la ricordano più…

La vicenda insegna che a volte, quando il dialogo sembra fallire, la responsabilità di chi guida non deve mai degenerare in umiliazione o vendetta. La dignità e lumanità devono restare sempre al primo posto: solo così si aiutano davvero i ragazzi a cambiare.

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