Ti racconto questa storia, che mi è sempre stata nel cuore. A scuola cera una ragazza, una vera orfana: viveva con la nonna, che era tanto anziana e incredibilmente devota. Ogni domenica passavano davanti casa mia, tutte e due esili, quasi trasparenti, fragili come foglie, con quei fazzoletti candidi annodati sulla testa. Si diceva che la nonna non le permettesse di guardare la televisione, mangiare dolci o ridere a bocca aperta, che altrimenti il diavolo si sarebbe infilato dentro; e le faceva lavare il viso con lacqua gelata.
La prendevamo un po in giro, lo ammetto. Lei ci guardava con occhi grigio scuro, non quelli ingenui dei bambini, e diceva: «Santissimo, perdonali, non sanno quello che fanno». Nessuno ci faceva amicizia. La reputavano un po fuori di testa. Si chiamava Lina. Angelina.
Sai, ai miei tempi la mensa scolastica non era un granché. Ma il venerdì arrivavano i cornetti con il tè o la pasta sfoglia con la salsiccia e il cacao, e perfino una piccola tavoletta di cioccolato. Un giorno, mentre qualcuno prendeva di mira la povera Angelina e la spingeva, lei finì contro di me; io sbattei contro il tavolo dove cerano i bicchieri di cacao, e tutta quella cascata marrone finì addosso a due ragazzi più grandi.
Bene, dissero i due.
Scappiamo, le sussurrai io, afferrandole la mano, e filammo di corsa in classe.
Mi pareva di sentire intere bande di cow-boy e mandrie di bufali correre dietro di noi. Gli ultimi due periodi erano matematica. Dietro la porta a vetri si stagliavano le sagome dei ragazzi grandi; ogni tanto la porta si apriva di poco e loro sbirciavano dentro, poi rimuginavano tra loro. Ho capito che ci aspettava un processo e chissà quale castigo.
Bisogna sgattaiolare fuori senza essere viste e poi io conosco un passaggio per il sottotetto; potremo stare lì fino a sera, poi correre a casa, le dissi.
No, mi rispose Angelina, usciamo come fanno le ragazze italiane. Alla luce del sole, tranquille.
Ma Angelì, ci stanno aspettando E se?
Che cosa vuoi che ci facciano? Ci rovesciano il kefir in testa? Ci urlano contro? Picchieranno due ragazzine di quinta elementare? Davvero?
Beh
Anche se ci picchiano, sarà una volta sola. Ma se scappiamo, avremo paura ogni giorno.
Uscimmo dalla classe insieme agli altri, come si deve. Umili ma fiere. I due ragazzi erano lì, appoggiati al muro.
Ehi, piccole, chi ha perso questo? Uno di loro aveva il mio portafoglio con Topolino e dieci euro dentro (servivano per la piscina e il corso darte).
Tieni, me lo mise in mano, e non scappare più così.
Tornando a casa, dondolavo lo zaino e pensavo quanto fosse bello vivere. Come tutto si era sistemato. E quanto fosse speciale aver trovato una nuova amica.
Vuoi che chiamo la mia mamma, così lei parla con tua nonna e ti dà il permesso di venire da me a vedere qualche cartone? Oppure non puoi?
Angelina alzò gli occhi al cielo.
Andiamo, prendiamo qualche wafer con la crema dalla nonna; oggi li ha fatti lei.
Abbiamo continuato a esser amiche ancora per tanti anni, finché la vita non ci ha portate in posti lontani, su continenti diversi. Ma non ho mai dimenticato quella volta.
Saltare dalla piattaforma nella piscina blu fa paura. Ma è una paura che provi una volta sola.
Fa paura fare qualcosa di nuovo. Qual è il peggio che possa succedere? Che dicano che sei stupida? Te lo dicono una volta sola. Ma se non provi, te lo ripeti in testa ogni giorno.
Meglio avere paura una volta, che viverla tutti i giorni.
Superi la paura una volta, oppure le permetti di vivere la tua vita al posto tuo, ogni giorno.
La scelta è tuaE così, ogni volta che la paura bussava alla mia porta, pensavo a quella giornata, ai fazzoletti bianchi e agli occhi decisi di Angelina. A scuola, a lavoro, nelle stanze silenziose di una città sconosciuta, sentivo il coraggio semplice e quieto che avevamo condiviso. Chissà dove sarà adesso, forse ancora con la nonna o forse a saltare nel mondo, ma so che quel piccolo gesto ci ha cambiato entrambe.
E ogni volta che qualcosa sembrava impossibile, ho chiuso gli occhi e lho rivista, dritta tra i corridoi della scuola, mentre camminava alla luce del sole. E allora, senza sapere come, il cuore si è sentito un po meno fragile. E ho sorriso, decidendo di affrontare la paura, una volta sola.






