Merlino, il gatto magico senza biglietto, l’autobus come casa e un viaggio verso la felicità: la storia di Ania, una conducente solitaria, un incontro sotto i sedili e un biglietto della lotteria che trasforma la vita — tra tazze di caffè italiano, nuovi amici e un cucciolo di nome Artù, quando persino le stelle esaudiscono i desideri.

Il gatto mi fissava in silenzio. Sospirai e, raccogliendo tutto il coraggio che avevo, allungai la mano verso di lui, sperando che le maniche della mia giacca di pelle mi salvassero le mani dagli artigli di quel soffice passeggero clandestino…

Il mio turno stava finendo e mi incamminai verso il fondo dellautobus, controllando con attenzione sotto ogni sedile.

Quel bus, ormai, era quasi una seconda casa per me. E a casa mia, la pulizia era sacra: forse perché non cera nessuno che potesse fare disordine?

Antonella, è ora che ti trovi un marito! mi ripetevano le zie che lavoravano come operatrici alla centrale. Hai quasi trentanni, e sempre da sola stai E poi, questo è un lavoro da uomini! Spesso i passeggeri sono intrattabili, altro che pazienza!

Ma a me capitano sempre i migliori! rispondevo. E il lavoro mi piace! Un marito non è mica un gatto o un cane che lo porti a casa, no?

Le zie si scambiavano occhiate: sapevano benissimo che con un marito cerano ben più problemi che con un animale con la coda.

Allora prendi un gatto, almeno non rimani sola! mi consigliavano.

Sospiravo anche io: Per ora non cè verso, il gatto non si trova dicevo, e rincasavo, accendevo la musica, mi preparavo la cena, leggevo e andavo a letto.

I miei giorni erano gemelli, uno uguale allaltro. Non amavo i weekend: troppo tempo libero per i miei gusti. In quei giorni prendevo in mano la tessera dei mezzi e facevo il giro della città come passeggera.

Mi piaceva sentirmi trasportata, per una volta, verso una vita più bella e felice

Quel giorno non era diverso dagli altri. Terminato il mio turno, iniziavo la pulizia dellautobus.

Quando guardai sotto lultimo sedile, però, sobbalzai: due occhi lucenti mi fissavano dal buio.

Ehi, tu chi sei? Micio-micio-micio! Come ci sei finito qui sotto? mi accovacciai, cercando di tranquillizzarlo. Ti sei perso?

Il gatto mi rimirava, senza emettere un fiato.

Sospirai, mi feci forza e allungai una mano, confidando che la mia giacca di pelle mi proteggesse dalle unghie di quel felino clandestino.

Lasciò che lo prendessi senza neanche provare a graffiarmi e finalmente potei osservarlo meglio.

Il gatto era splendido.

Non ero unesperta di razze, ma con quella faccia dalla forma particolare e il pelo abbondantissimo, capii che doveva essere un persiano. Portava anche un collarino con una medaglietta.

Merlino lessi ad alta voce, ruotandolo delicatamente. Ma guarda un po’, come il grande mago Sei proprio tu?

Merlino sbadigliò platealmente, senza contraddire quellipotesi.

E allora, che facciamo con te, Sua Magia? decisi di trattare il gatto col rispetto dovuto a un animale dal nome tanto importante. Da dove cominciamo a cercare i tuoi padroni?

Il gatto mi fissò di nuovo, sbadigliando. Sembrava dire: E io come dovrei saperlo? Però, già che ci siamo, si potrebbe anche mangiare qualcosa!

Capivo benissimo che le opzioni erano due. O meglio, una sola reale, perché chi mai potrebbe lasciare un micione del genere solo in strada?

Ecco, facciamo così, dissi decisa. Stasera dormi da me, e domani stampo un volantino con la tua foto: qualcuno ti starà sicuramente cercando!

Merlino non protestò. Non appena mi mossi verso luscita, però, iniziò a contorcersi per scivolare a terra. Si infilò di nuovo sotto il sedile e tornò fuori tenendo in bocca qualcosa.

Cosa hai lì? chiesi, incuriosita.

Con una certa teatralità, lasciò cadere tra le mie mani un biglietto della lotteria.

Ma guarda te! esclamai stupita. Dunque, il tuo padrone ha perso sia te che il biglietto?

Il gatto mi fisso come a dirmi: Non perdiamo tempo, a casa!

Così mi affrettai, pensando se fosse il caso di scrivere del biglietto sul volantino. Ma se poi qualcuno ci provava con linganno per avere il premio?

No, meglio andare cauta. Intanto, era il caso di comprare qualcosa di buono per il mio ospite.

Cosa preferisci? domandai in negozio, persa tra gli scaffali di cibo per gatti.

Merlino osservo con attenzione, poi si avvicinò a un certo tipo e lo indicò chiaramente.

Questo? Sei sicuro?

Afferrò la bustina con i denti, non lasciando spazio a dubbi.

Sei proprio intelligente, Merlino! lo lodai.

Fece un verso come per dire: E ci mancherebbe!

Comprai qualcosa anche per me e tornai a casa.

Fai come se fossi a casa tua, gli suggerii, poggiandolo a terra.

Merlino si mise ad esplorare lappartamento. In mancanza di ciotole per gatti, presi due piattini per cibo e acqua.

Dopo il pasto, gli scattai una foto e stampai il volantino, su cui non scrissi né il nome né del biglietto.

Stampato e pronto, glielo mostrai: Guarda che bella foto!, gli dissi. Domani lo appendo in bus, vedrai che ritroviamo i tuoi!

Improvvisamente realizzai che lindomani sarei stata di turno e non avrei potuto portare il gatto con me. Lasciarlo a casa da solo? Che stress per lui, poverino!

Poi mi ricordai di Gabriele, il vicino del pianerottolo. Lavorava da casa, laptop e internet gli bastavano.

Ogni tanto ci si incrociava quando lui usciva a comprare qualcosa. Alto, un po impacciato, in occhiali. Ci scambiavamo un cenno e via. Ma sapevo che un micio poteva tenerlo docchio.

Mi feci coraggio e bussai alla sua porta. Mi aprì lui: scompigliato, in pantofole e tuta larga. Mi guardò, stupito.

Gli spiegai la situazione, un po imbarazzato. Non dovetti però insistere molto: annuì e prese la chiave.

Per un attimo ci rimasi quasi male che non mi avesse prestato troppa attenzione. Sospirai, rientrai nel mio appartamento e chiamai: Micio-micio! Merlino, dove sei?

Si era accovacciato vicino alla portafinestra del balcone, comunicando molto chiaramente che voleva uscire.

Esitai, ma pensai che un gatto così intelligente non si sarebbe buttato dallottavo piano. Così aprii e uscimmo insieme.

Merlino saltò agilissimo sulle ringhiere. Mi prese un colpo e corsi a sorreggerlo.

Mi guardò sdegnato, come dire: Ci penso io!, poi guardò in alto. Accarezzandolo, alzai anchio lo sguardo e vidi le stelle.

Il cielo ci osservava con mille occhi luminosi. Una stella cadente si portò via un desiderio, che affidai subito al cosmos, incoraggiato dal nasino del mio Merlino.

Mi addormentai subito dopo, senza film né libri. Forse grazie alle fusa del mio micio persiano.

Il giorno dopo lasciai nuove istruzioni a Gabriele e me ne andai a lavoro.

Per tutto il giorno, lannuncio del gatto campeggiava sul mio autobus, ma nessuno sembrava riconoscerlo.

Mi vergognavo, ma ero anche contento. Volavo a casa, perché lì qualcosa anzi qualcuno mi aspettava.

A casa, cera il profumo del caffè vero. Io, solitamente, bevevo quello solubile; era impossibile non notare la differenza, anzi sentirla subito al naso.

Mi sono permesso spero non ti dispiaccia, ma il tuo caffè era terribile. Ho portato il mio. Ne vuoi? mi chiese Gabriele.

Volentieri! accettai con entusiasmo. E Merlino?

Il gatto apparve in corridoio, soddisfatto. Venni a dirmi grazie a modo suo, strusciandosi contro la mia gamba.

Merlino è bravissimo, Gabriele si chinò per accarezzarlo. Sai, oggi non ho combinato niente. Dovevo lavorare, ho acceso il pc e invece ho cominciato a scrivere di nuovo, come quando scrivevo storie da ragazzo. Ho scritto una favola su un gatto.

La voglio leggere! mi incuriosii.

Ma dai, è una sciocchezza cercò di resistere, ma gli brillavano gli occhi.

Io amo le favole pardon, il fantasy, ma è quasi la stessa cosa! lo rassicurai anchio con foga.

Così, alla fine, si lasciò convincere.

Bevemmo un ottimo caffè e leggemmo la storia con Merlino che osservava da filosofo i nostri goffi entusiasmi.

La favola mi piacque moltissimo. Quando Gabriele tornò a casa sua, mi sentii stranamente vuoto. Solo un po, certo: avevo comunque il gatto con me.

Proprio in quel momento, qualcuno suonò alla porta. Merlino si drizzò e si avviò verso lingresso con aria da padrone.

Chi è? domandai.

Per lannuncio, mi risposero da dietro la porta.

Listinto mi suggerì di non aprire, ma sarebbe stato ingiusto. Così aprii. Sulla soglia cera un uomo anziano, alto, in un cappotto nero elegante. Sorrise:

Signorina, non si preoccupi. Sono davvero venuto per il gatto, e per non lasciare dubbi, posso dirle subito che si chiama Merlino. Ed eccolo!

Il gatto si gettò immediatamente tra le sue braccia. Nessun dubbio: era proprio il suo umano.

Prego, entri pure balbettai, con la voce rotta.

Mi venne quasi da piangere. Ma come si fa ad affezionarsi così tanto a un gatto in un solo giorno? Lanziano annusò laria, sorrise. Aveva la sensazione che tra lui e Merlino ci fosse unintesa misteriosa.

Mi fa offrire un caffè? chiese.

Gliene preparai uno con piacere, usando quello rimasto di Gabriele.

Per tutto il tempo, il vecchio e il gatto si guardarono, come se la loro conversazione non avesse bisogno di parole.

A proposito spezzò il silenzio luomo. non ha trovato qualcosaltro?

Mi imbarazzai, portai il biglietto della lotteria e glielo porsi. Lui però scostò la mia mano.

È per lei, sorrise.

Ma apparteneva a voi! protestai.

Ma lha trovato lei. E Merlino non fa storie rise ancora.

E se fosse vincente?

Intende rifiutare la possibilità stessa di essere un po più felice? chiese, con occhi profondi.

Abbassai lo sguardo. Proprio quello era il desiderio che avevo affidato alla stella cadente.

Dia una possibilità alla felicità, bella signorina, mi sorrise ancora. E non si lasci andare alla malinconia! Sono sicuro che ci rivedremo. Quando tornerà

Tornerò? Da dove? avrei voluto chiedere, ma lui era già uscito, chiudendo la porta con delicatezza.

Sentii il sonno scendere improvviso. Riuscii solo a buttarmi a letto, mentre nella mente mi risuonava la favola di Gabriele.

Parlava di un grande mago che aveva sempre pensato unicamente a sé e, come punizione, era stato trasformato in un gatto finché la sua magia non avesse portato un po di felicità anche agli altri.

La mattina seguente ricominciai la solita routine, ma tutto mi sembrò più luminoso: i passeggeri sorridenti, il bus scattante.

Controllai il biglietto: incredibile a dirlo, avevo vinto un viaggio al mare! La sorpresa vera, però, fu che il mio capo mi concesse le ferie con un sorriso: Goditi le vacanze, Antonella. Se lo meritano anche le donne, ogni tanto!

Furono giorni di mare, stelle e la sensazione di una vita nuova.

Quando rientrai a Milano, conchiglie in borsa e il profumo del mare ancora dentro di me, Gabriele sbucò sul pianerottolo, spettinato e un po goffo.

Ti hanno cercata ieri, mi disse. E beh mi hanno lasciato questo per te.

Rientrò un attimo in casa e riapparve con un gattino grigio, soffice come una nuvola. Aveva lo stesso sguardo fiero che ricordavo.

Ma tutti i persiani hanno quello sguardo.

È il figlio di Merlino, mi spiegò. Il signore mi ha detto che solo tu anzi, solo noi possiamo crescerlo come si deve. Si chiama Arturo.

Come? chiesi, sentendomi il cuore battere allimpazzata.

Ha detto che possiamo allevarlo soltanto insieme, io e te, confessò, imbarazzato.

Miao! fece il piccolo Arturo, allungandosi verso di me.

Allungai la mano verso la sua zampetta e, nel farlo, trovai quella di Gabriele. Il mondo divenne, in un attimo, più gentile, caldo e felice e in fondo, il mio desiderio si era finalmente avverato.

Alla fine, ho imparato che la felicità arriva quando permetti a te stesso di accoglierla, magari sotto forma di un gatto… o di una nuova amicizia che sa sorprenderti e cambiare la tua vita.

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Merlino, il gatto magico senza biglietto, l’autobus come casa e un viaggio verso la felicità: la storia di Ania, una conducente solitaria, un incontro sotto i sedili e un biglietto della lotteria che trasforma la vita — tra tazze di caffè italiano, nuovi amici e un cucciolo di nome Artù, quando persino le stelle esaudiscono i desideri.
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