La sera della festa aziendale è arrivata quasi senza che ce ne accorgessimo. Sembrava ancora lontana, ma all’improvviso dicembre è esploso tutto in una volta—quel momento in cui tutti desiderano dimenticare le preoccupazioni almeno per qualche ora.

La sera della festa aziendale arrivò quasi senza che ce ne accorgessimo. Sembrava così lontana allinizio, ma improvvisamente dicembre cadde addosso in un solo istante quello in cui tutti sperano di lasciare le preoccupazioni fuori almeno per qualche ora.

Il ristorante su via Garibaldi, dove si teneva la serata, splendeva in una luce dorata e calda. Gli specchi riflettevano il bagliore delle decorazioni natalizie, mentre una musica lieve riempiva laria, invitando gli ospiti ad appendere le ansie allingresso.

Massimo fu il primo ad arrivare.

Si fermò vicino alla grande vetrata, osservando i pochi fiocchi di neve posarsi silenziosi sui marciapiedi di Milano. Sentiva dentro una strana tensione, vaga ma insistente, come se aspettasse qualcosa senza sapere cosa fosse. Bevve un sorso di prosecco, cercando di rilassarsi con un respiro profondo.

Uno dopo laltro arrivavano i colleghi chi in abito nuovo, chi al braccio di un compagno, altri da soli ma raggiante. La sala si riempì presto di risate, chiacchiere, profumo di profumi francesi.

La serata prometteva tranquillità e leggerezza.

Fu allora che arrivò Liliana.

In un vestito rosso fuoco, con una camminata decisa da teatro. Si fermò sulla soglia affinché tutti la vedessero, poi si lasciò andare in un sorriso e raggiunse il suo tavolo.

Passando accanto a Massimo, lanciò con noncuranza:

E la tua muta dovè? O stiamo ancora aspettando?

Se viene, bene, altrimenti rispose lui asciutto. È una sua scelta.

Vedrai che arriva, rise Liliana. Certi tipi non dicono mai di no a una cena gratis.

Massimo serrò la mascella. Non cercava litigi quella sera, ma la pazienza stava finendo.

La porta si aprì piano.

E tutto si fermò.

Era Sofia.

Ma non la Sofia che, per un mese, aveva lavato pavimenti rannicchiata sotto il fazzoletto, timida, quasi invisibile.

Questa Sofia era diversa.

Vestita con un tubino blu notte, semplice ma elegante, che metteva in risalto la sua figura delicata. I capelli sciolti, lucidi, cadevano in onde leggere sulle spalle. Il volto nessuno laveva mai visto davvero.

Fine. Pulito. Di una bellezza che lasciava senza parole.

La sala si pietrificò.

Qualcuno trattenne il fiato.

Una cameriera quasi lasciò cadere il vassoio.

Liliana fu lultima a voltarsi.

E rimase di sasso, come colpita.

Sofia? Ma sei proprio tu?

Sofia avanzò timidamente, come temendo che qualcuno la rimandasse via da un momento allaltro. Gli sguardi pesavano, ma lei cercava di reggersi dritta, nonostante il cuore le battesse fortissimo.

Massimo la seguì istintivamente con un passo.

Sei sei davvero tu? mormorò, come se temesse che le parole la facessero svanire.

Sono io, sorrise lievemente. Solo che stanotte non voglio nascondermi.

Ma i sussurri la rincorrevano già. Sofia abbassò lo sguardo, come se si fosse pentita di essere venuta.

Liliana si alzò bruscamente dalla sedia.

È questa la tua trovata? sibilò. La donna delle pulizie che si crede una regina? Bastano un vestito e due capelli sciolti per sentirsi come noi?

Alcuni abbassarono gli occhi. Silenzio.

Un calore salì in Massimo.

Lili, basta così. Hai oltrepassato ogni limite.

Oh, guarda, ribatté lei con veleno, il cavaliere che difende la sua Cenerentola.

Sofia rabbrividì.

E poi un colpo netto di bicchiere sul tavolo.

Elena Bellini.

Si avvicinava lentamente, sguardo deciso come una lama.

Liliana. È sufficiente.

La voce era bassa, severa. Il locale tacque.

Nel mio team nessuno ha il diritto di umiliare un altro per il suo aspetto, per il lavoro che fa, o da dove viene. Questa è lultima volta che te lo dico.

Liliana impallidì.

Elena continuò:

E visto che non ti sei mai interessata Sofia portava il fazzoletto perché aveva una cicatrice terribile per un incendio domestico. Si vergognava del suo viso. Solo grazie a una persona qui dentro ha avuto il coraggio di farsi vedere da un chirurgo plastico, amico mio da anni.

Per un attimo lo sguardo di Elena si posò su Massimo.

Lui deglutì.

Questa sera, concluse Elena, è la prima in cui mostra il suo volto a tutti. E tu hai avuto il coraggio di schernirla? Chiedile scusa. Ora.

Liliana faticò a respirare.

Scusa mugugnò, mortificata.

Sofia annuì appena. Con quella gentilezza fragile che nessuno aveva capito davvero.

La musica tornò.

La gente si rimise a parlare. Ma per Massimo non cera più nientaltro che contasse.

Si avvicinò a Sofia.

Sei stupenda.

Le sue parole erano lievi, ma sincere. Posso invitarti a ballare?

Sofia lo guardò. Nei suoi occhi paura, gratitudine, speranza.

Sì, sussurrò.

La sua mano sfiorò quella di lui.

Ballarono al centro della sala, sotto le luci calde, nella musica soffusa, come se il mondo si fosse ridotto a loro due soltanto.

Sai disse piano Sofia. Ho avuto così tanta paura.

Di cosa?

Di mostrare chi sono. Di essere respinta. Di non essere abbastanza.

Massimo accennò un sorriso.

Io temevo che non venissi.

Sofia si abbandonò appena contro di lui.

Ed in quellattimo capì: il cambiamento di lei aveva cambiato anche lui.

Fuori la neve cadeva tranquilla.

E dentro, tra sorrisi, luci e musica, due vite si erano incontrate proprio nellattimo secondo, quello più importante.

Un inizio, vero, sincero.

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